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Quando Sigmud Freud arrivò a formulare la presenza nella parte psichica del soggetto del Super-io (nella parte semi-incosciente), insieme al Se (dell’inconscio) ed all’Io (del conscio), lo individuò come una struttura che il soggetto si forma attraverso le sue esperienza di vita, dalla nascita sino alla morte.

Queste esperienze derivano dall’educazione familiare, sociale, dalle regole imposte in determinati ambienti e quelle acquisite dalla convivenza con gli altri.

Freud mosse le sue teorie partendo dal presupposto che la natura umana per se stessa è’ radicalmente asociale e gravata da un ‘istinto’ mirante ciecamente a scindere tutti i vincoli e i legami sociali, ma che si assoggetta alle regole sociali e famigliari per la convenienza e la comodità che da una vita in gruppo: maggior sicurezza, più agi, più comodità, meno pericoli, più possibilità di sopravvivere con un certo tenore di benessere ed agiatezza, cosa che un soggetto non potrebbe avere se si isolasse completamente dal mondo.

Egli pose il complesso di Edipo, il rispetto del primato del Padre e delle sue regole, come il principio di frustrazione che subordina la natura umana alla cultura e la rende sottomessa alla socialità.

Ancora oggi, in ambito psicanalitico, il Super-io viene assunto come una parte della personalità che può funzionare in modo normale – veicolando e facendo vigere i valori, le norme e le regole della società – o in modo patologico.

La patologia superegoica consisterebbe in un eccesso di difesa dalle pulsioni libidiche e aggressive, che ritorcerebbe contro l’individuo la violenza di quelle pulsioni. Tale eccesso sarebbe dovuto alla confusione, propria di falde infantili della mente, tra fantasie, desideri, intenzioni e azioni.

Questa personalità appartiene sia agli uomini che alle donne, ma per un retaggio mentale si sviluppa prevalentemente nei maschi.

 

Cosa vuol dire avere una personalità superegoica

 

Le persone iperegoiche o superegoiche agiscono e vivono entro schemi personali e forme sociali e mentali preordinate, prestabilite in base a delle eredità del passato, trasmesse anche con una rigida educazione, e conservate con più o meno consapevolezza, che comunque difficilmente viene ammessa, il più delle volte ostinatamente negata per orgoglio, imbarazzo e difficoltà ad ammettere i propri limiti, ciò che invece consentirebbe di superare il problema e di vivere in maniera più normale e con minor disagio.

Perché anche l’egoismo portato all’eccesso sotto tutti gli aspetti mentali, comportamentali e relazionali, compresi quelli narcisistici, nascondono sotto un’apparenza sicura, integerrima, disinteressata da ciò che è diverso dal loro pensiero, che viene fortemente disprezzato e contestato.

Spesso il loro modo di fare, con chi non condivide i suoi stili di vita ed idee, e dispregiativo, riduttivo, distaccato e menefreghista degli eventuali disagi o problemi procurati agli altri proprio per il diverso modo di pensare e di comportarsi.

Essi patiscono delle grandi debolezze interiori, delle vulnerabilità, delle mancanze e delle carenze che compensano con un’eccessiva sicurezza esteriore, come un meccanismo difensivo diretto a nascondere a tutti gli altri le loro paure, timori, insicurezze e disagi che pertanto in tal modo vengono protette e soprattutto celate.

La funzione superegoica è normale nell’età post-natale e di tutta l’infanzia del bambino,il quale è unicamente concentrato sulle proprie necessità ed esigenze, quindi non vede altri che i propri bisogni, com’è normale che sia per il suo sviluppo intellettivo.

Verso i 3/4 anni comincia ad espandere la sua visione sugli altri e sul mondo esterno, incominciando a rendersi conto che esistono altre realtà al d fuori del suo corpo, esigenze della famiglia ma anche di tutti coloro con cui viene in contatto.

Egli pertanto incomincerà a riconoscere prima di tutto l’esistenza degli altri separati dal suo sé, mentre prima tutto era visto come una propagazione del suo corpo, come per esempio le mani della mamma quando gli danno la pappa o gli porgono dei giochi.

In tale fase egli sviluppa quel riconoscimento del valore degli altri ed il rispetto della loro individualità che si incontra con la sua, e che solo con il rispetto e considerazione di essa potrà instaurare dei comportamenti relazionali egualitari, che gioveranno soprattutto alla sua voglia di giocare e di conoscere e stare con i suoi coetanei.

Tutto questo riesce impossibile alla persona iperegoica o superegoica che anche nella fase adulta mantiene una visione del Sé superiore e disinteressata dagli altri.

Egli come individuo non sarà solo eccessivamente egoista, narcisista, indifferente agli altri, privo di empatia e di riconoscimento di diverse visioni della vita e diversi modi di pensare, egli vedrà se stesso come l’unico essere perfetto, l’unico essere a comportarsi e pensare nella maniera corretta senza mai entrare in comunicazione con l’altro o col mondo esterno.

Tale modo di essere, avendo superato la fase infantile in cui è giustificata, può essere una semplice modalità maniacale ma può anche portare alla patologia quando impedisce alla persona di relazionarsi normalmente con gli altri, con altre culture e con altri modi di essere e pensare.

 

Convivere con un superegoico/a

 

La convivenza, la comunicazione, la relazione, sia di tipo amicale, lavorativo, sentimentale o familiare con una persona con un egocentrismo della sua esistenza unicamente rivolta a se stesso non è per nulla facile, anzi il partner spesso è costretto adattarsi, a sottomettersi ed acquisire le stesse regole di vita se vuole convivere, accettando il tutto senza discutere, altrimenti le contestazioni e le recriminazioni porteranno inevitabilmente allo sfascio della coppia, in quanto i superegoico non ammette di mettersi in discussione, non ammette critiche o contestazioni e non accetta di avere un problema, che invece scarica sugli altri accusandoli di comportamenti e ragionamenti sbagliati in quanto in contraddizione coi suoi.

Ammettere di avere un problema o di essere in torto vuol dire far crollare quel castello di carta che si è costruito per sentirsi una persona sicura e di prestigio, quindi tra il senso di nullità, di vuoto e di fallimento preferirà sempre la prevaricazione sugli altri e l’indifferenza per tutto ciò che non condivide.

Una relazione quindi con una persona con tale incapacità di vedere oltre se stesso è alquanto ardua, ci si deve annullare completamente per assecondarlo in tutti gli aspetti maniacali del suo modo di vivere, si deve convivere col fatto che non s i preoccuperà mai dell’altro, non capirà mai le sue esigenze o necessità, non riuscirà mai ad instaurare un base empatica ma soprattutto lui e le sue esigenze verranno prima di tutto e di tutti.

Se si è disposti ad annullarsi fino a tal punto non è detto che tale annullamento debba essere per tutta la vita, infatti anche se relazioni con persone simili iniziano pur con le mille difficoltà esposte, prima o poi l’esigenza della persona di esistere, di essere ascoltata e capita prevale ed allora o subentra la crisi che porta alla incomunicabilità ed incompatibilità con conseguente ansia, depressione ed ogni sorta di disagio, oppure interviene inevitabilmente la rottura.

Il tutto sarebbe evitabile se la persona riuscisse a capire che accettare le proprie debolezze e difficoltà non significa essere un debole, ma un coraggioso che è disposto a mettersi in discussione ed a cambiare per amore.

Questa si sarebbe veramente la prova della sua devozione nei vostri confronti.


L’immagine dell’articolo è meramente illustrativa ed è stata tratta dal sito: http://ilgiornaleoff.ilgiornale.it/2018/03/02/gianluca-liguori-mentalista-vede-le-nostre-bugie/

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