Correggere la grafia del bambino in età evolutiva

Grafoterapia e rieducazione della scrittura
27/02/2017
Il disagio del bambino disgrafico
27/02/2017

Correggere la grafia del bambino in età evolutiva

La disgrafia si corregge attraverso un percorso di rieducazione della scrittura al movimento ed alla postura mentre si scrive che è rieducativo della concentrazione visuo-spaziale e della sua organizzazione ed elaborazione del gesto grafico che compone la scrittura.

Al link evidenziato le applicazioni possibili della grafoterapia diretta alla rieducazione della scrittura sia per adulti che per bambini e i tanti benefici pratici.

In altri articoli vi sono argomenti utili per un approfondimento sulla Grafologia Clinica, che cos’è il DSA- Disturbo Specifico dell’Apprendimento, con le componenti di Dislessia, Disgragia, Disortografia e Discalculia.

In questo articolo vorrei invece dedicarmi agli aspetti psicologici ed ai vari disagi del bambino disgrafico, che non soffre di ulteriori patologie cliniche neuronali più gravi che potrebbero complicare la sua condizione clinica e richiedere l’intervento di medici clinici specialistici, fornendo anche alcuni consigli pratici su come intervenire per correggere il suo gesto grafico ma anche ripristinare la sua autostima.

Alcuni consigli sulla correzione della postura e scrittura sono stati forniti nell’articolo su come correggere la Disgrafia, qui cercherò di approfondire altri aspetti comunque connessi al problema.

Per il bambino abituato a disegnare o scarabocchiare come gli viene spontaneo, mentre si diverte e gioca, apprendere il sistema della scrittura scolastica, estremamente rigida nelle sue forme, non è un compito semplice e comporta spesso dei disagi che conseguono alla sensazione di non essere adeguato, non essere capace di portare a termine il compito e di non essere all’altezza degli altri.

Non dimentichiamo che il bambino a scuola si trova inserito in una classe con diversi altri alunni coetanei che possono dare delle risposte diverse alle richieste degli insegnati ed essere più pratici nell’esecuzione dei compiti.

La prima cosa da fare è non scoraggiare il bambino alle sue prime difficoltà ed assicurargli affetto e comprensione qualunque sia il risultato.

La scuola ha il limite di insegnare unicamente l’esecuzione e la memorizzazione della scrittura senza poter tenere conto della diversa personalità dei bambini e delle mille sfaccettature delle risposte che possono dare con le loro forze ed energie.

Quello che la scuola non è in grado di fare è insegnare ad acquisire il gesto creativo della scrittura senza diventare imposizione e pretesa di un certo risultato, ed insegnare la postura ed il movimento necessario per realizzarlo, tenendo conto dei tempi e delle risposte personali che ogni bambino può esprimere.

Il tempo ristretto delle lezioni dirette ad attuare un programma scolastico in pochi mesi, con la difficoltà di doverlo insegnare ad un gruppo numeroso di scolari che possono avere delle difficoltà diverse, non solo relative alla disgrafia, costringe gli insegnanti a scaricare il problema sui genitori e sulle famiglie, che devono intervenire con un sostegno compensativo ulteriore.

Nei casi in cui le difficoltà sono connesse ad un problema neurologico, come quello dei DSA, si consiglia la visita medica di un neurologo e la formazione di un programma terapeutico di intervento fatto in collaborazione con la scuola, che adatta il programma scolastico alle necessità pratiche del bambino ed al suo problema.

Ma vi sono dei casi di difficoltà dell’apprendimento dell’esercizio scolastico che nulla hanno a che vedere con le patologie neuronali.

Nel mio manuale sul disturbo specifico del DSA, che trovate nella pagina delle pubblicazioni ed altre forme di difficoltà nell’apprendimento vengono fornite delle indicazioni su come distinguerli ed affrontarli.

Cercherò di fare qui un breve sunto su come affrontare il tema, per quanto riguarda il disagio psichico ad esso conseguente rimando ad un altro mio articolo.

Nell’eseguire le forme grafiche che compongono la scrittura il bambino deve imparare ad avere una postura retta in modo tale da usare le articolazioni del braccio in modo corretto e che non diano contrazioni e dolori all’arto e nemmeno alla schiena.

Inoltre deve imparare a controllare la controllare la forza da imprimere sul foglio, la coordinazione per eseguire la forma scritta, l’organizzazione dei movimenti complessi del gesto scrittori, la velocità da applicare alla scrittura, il ritmo e la pressione adeguata per dare origine ad un tratto netto e fluido, un uso organizzato dello spazio limitato del foglio di carta e in quello ancora più ristretto dei quadretti o delle righe.

Non si tratta di un compito esecutivo semplice soprattutto quando il procedimento deve essere acquisito per essere memorizzato.

Molte scuole materne insegnano tale metodica attraverso il disegno, che però rimane un gesto di pura creatività libera in un contesto sempre giocoso, aspetti che permettono una certa libertà espressiva ma anche psichica ed emotiva del bambino ma che non appartengono alla scuola primaria che ha altre necessità e priorità.

I bambini di 6 anni approdano alla scuola avendo avuto esperienze diverse e devono rendere il medesimo risultato.

Inoltre la maturazione di ogni bambino nell’età evolutiva non ha la medesima cadenza e lo stesso modo di esprimersi, pertanto ai primi anni di scuola i piccoli scrittori devono adeguarsi e confrontarsi con degli impegni nuovi e particolari e con le risposte date dagli altri coetanei.

Nella maggior parte dei casi i piccoli scolari riescono a superare in breve tempo gli scogli più difficili, progressivamente imparano a controllare lo strumento grafico, il gesto diventa più fermo, e nella loro scrittura diventano capaci di anticipare, di interrompere, di frenare, di riprendere il movimento.

Alla fine del primo anno di scuola, se un bambino è ben adattato e sereno, il suo tracciato è fluido con gesti sufficientemente curvi, omogenei, elastici.

Se ciò non avviene nel secondo anno scolastico si presentano quelle difficoltà disgrafiche che gli insegnanti sono tenuti a segnalare ai genitori perché si intervenga con dei supporti terapeutici esterni alla scuola ma integrativi ad essa.

Tali terapie prevedono un percorso rieducativo della scrittura da seguire a scuola, a casa e nello studio del consulente grafologico diretto alla correzione dei problemi motori e visuo-spaziali che impediscono al gesto di essere corretto e fluido ed alla scrittura di essere una buona grafia leggibile ed ordinata.

L’esecuzione del compito deve essere eseguito con una certa costanza e regolarità, almeno un’oretta al giorno intervallata da dei momenti di relax e distrazione per permettere sempre una certa concentrazione mentre si eseguono i gesti senza che subentri la noia o l’insofferenza al momento dedicato al recupero.

Gli esercizi scritti vengono fatti su supporti che sono divertenti e creativi, stimolanti quindi anche la fantasia del bambino ed il suo impegno al lavoro.

Ogni bambino ha i suoi tempi e le sue modalità che vanno rispettate per non aumentare le condizioni di disagio e non aggravare la sensazione di inadeguatezza che già il bimbo prova rispetto alla scuola ed ai suoi compagni.

Ogni sforzo deve essere premiato senza pretendere che si raggiunga presto e bene un certo risultato, che non mancherà d’arrivare con l’uso dell’impegno e della costanza.

Infine una raccomandazione che è assolutamente importante: mai dare al bambino la sensazione di essere diverso od incapace, mai confrontarlo con gli altri e mai arrabbiarsi o rinfacciarli la sua incapacità di risposta.

Il bambino per le sue difficoltà affronta già dei disagi e dei traumi che non devono essere aggravati dalle aspettative dei grandi, che hanno soprattutto il timore che il proprio figlio non possa apprendere la scrittura e l’insegnamento al pari degli altri.

Le difficoltà iniziali non sono il metro per valutare l’intelligenza, le capacità intellettive e cognitive del bambino, sono semplicemente una difficoltà di apprendimento nell’esecuzione di un lavoro che nulla hanno a che vedere con le potenzialità anche di tipo intellettivo del piccolo.

Se il problema viene serenamente superato il bambino diventerà l’adulto in grado di affrontare qualunque tipo di professionalità o attività lavorativa che vorrà intraprendere.

Imparare a scrivere è solo una fase un passaggio scolastico necessario ma che ognuno di noi affronta in maniera diversa, come del resto avviene per ogni altra questione.

I genitori non devono quindi sentirsi afflitti da una difficoltà meramente pratica che, se non riguarda altre patologie cliniche più importanti, potrà essere risolta con un po’ di pazienza, impegno e costanza.

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