Disgrafia: alcuni consigli per correggerla.

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Disgrafia: alcuni consigli per correggerla.

La disgrafia è un disturbo neurologico rientrante nella categoria del  DSA – Disturbo Specifico dell’Apprendimento e si manifesta con delle difficoltà nel vergare le lettere del linguaggio scritto.

Non si tratta di semplice brutta scrittura, né difficoltà motoria specifica dell’arto, è proprio la difficoltà a riprodurre in modo sciolto, fluente, lineare, chiaro e leggibile le lettere di cui è composto l’alfabeto, di conseguenza le parole ed il testo scritto di una composizione letterale.

Non esiste un brutta grafia perché ognuno di noi ha un modo particolare, unico e individuale di scrivere, dunque è scorretto distinguere una scrittura in bella o brutta a seconda del fatto che ci risulti comprensibile o visibilmente piacevole.

Personalmente trovo molto interessanti le “brutte grafie” perché sono la rappresentazione grafica di personalità particolarmente creative e complesse, e nel suo modo di essere unica.

Inoltre la grafia da brutta postura o nervosismo è semplicemente la riproduzione costretta e forzata eseguita con delle sbagliate modalità.

Vi espongo alcuni accorgimenti per correggere la grafia scorretta e scomposta di un bambino, di un ragazzo ma anche di un adulto, non c’è limite alla possibilità di migliorare sempre.

Anche se con l’età la scrittura diventa un movimento acquisito si può comunque correggere anche nell’età avanzata, soprattutto se dallo scrivere nascono dolori al braccio ed alla schiena.

Che si tratti dello scrivere di un bambino o di un adulto spesso la correzione di una disgrafia, che non sia il deficit di DSA, può essere corretta semplicemente facendo attenzione a come stiamo seduti sulla seggiola ed al modo corretto di impugnare la matita o la penna.

Per quando riguarda la postura ecco alcuni consigli.

La seduta deve essere comoda ma dritta verticalmente con entrambi gli avambracci appoggiati sul tavolo che pertanto, per creare un giusto angolo retto, deve arrivare all’altezza dei gomiti.

Un tavolo più basso costringerà la schiena a curvarsi in maniera innaturale (col tempo si possono anche formare delle scogliosi), un tavolo troppo alto costringerà gli avambracci a stare in una posizione troppo alta alzando l’angolo del braccio ed incurvando la schiena in senso opposto.

Anche se si scrive con una mano sola occorre valutare l’angolo e la postura di tutte e due le braccia, perché propendere per una parte a danno dell’altra significa piegare la schiena da una parte forzando la posizione eretta.

Infine, importantissimo, i piedi vanno tenuti piantati sul pavimento o sul gradino orizzontalmente e col la pianta del piede completamente appoggiata a terra.

Tale posizione consente al corpo di trovare il giusto baricentro e le articolazioni lavorano più facilmente e senza costrizioni.

Puntare soltanto i talloni o la punta compromette sempre la postura dritta e la posizione corretta della schiena.

Altro elemento fondamentale è l’impugnatura della matita o della penna.

Ritengo che non vi sia alcuna preferenza per l’uso della mano destra o sinistra, perché è il nostro cervello che sceglie quale parte fornire di tale dote, certo che il mancino deve superare determinate difficoltà derivanti dal procedere della scrittura da sinistra a destra, evitando lo strusciamento sul foglio di inchiostri che spesso non si asciugano immediatamente, come quelli dei pennarelli.

Ma non fatene una condanna, se vostro figlio è mancino non forzatelo ad avere una scrittura destrorsa.

L’impugnazione della matita deve essere fatta a mo’ di pinza, facendo in maniera che le due dita che reggono la parte quasi terminale della matita mostrino allo scrivente ciò che sta tracciando sul foglio.

Impugnature più chiuse costringono lo scrittore ad abbassare la testa e a rotearla di lato piegando il collo e la schiena da un parte per poter vedere lo scritto.

Quindi è preferibile impugnare in modo che la parte del foglio che andiamo ad occupare sia ben visibile rimanendo dritti.

Vi sono in commercio dei coloratissimi ed economici gommini che, una volta infilati sulla penna, aiutano lo scrivente a tenere lo strumento in modo corretto, tali gommini ormai si trovano facilmente in tutte le cartolerie e librerie.

Nel caso della Disgrafia come deficit la correzione della scrittura diventa un po’ più complicata perché a livello neurologico è compromessa la capacità di redarre, scrivere, mettere su foglio delle forme piccole come le lettere, incapacità che di solito si esprime anche nella difficoltà di tenere una linea diritta seguendo il rigo e rendendo la grafia armoniosa e lineare.

La correzione in tali casi deve essere seguita da un esperto che aiuti il bambino a recuperare una visione delle immagini scritte e tracciabili oltre che l’uso corretto dell’articolazione.

E’ un intervento impegnativo soprattutto perché duraturo, ma se fatto correttamente può veramente dare ottimi risultati, visibili anche dopo qualche mese.

Nel frattempo il bambino non deve essere né forzato, né sgridato (non ha nessuna colpa del suo deficit), né deve essere emarginato dagli insegnanti perché quello di insegnare e leggere è il loro lavoro e la scuola è l’unico luogo in cui deve essere effettuato tale compito, troppo facile e sbrigativo sbolognare la questione ai genitori sulla necessità di chiedere un sostegno esterno di solito a carico della famiglia.

Sono dell’idea che la scuola e gli insegnati devono soprattutto avere la pazienza e la disponibilità a rendere un insegnamento reale, efficace, e la scuole è obbligata a fornire gli strumenti per il sostegno di tutte quelle situazioni critiche.

Che poi di fatto l’insegnamento sia una grande lacuna soprattutto del sistema non significa che tutti sono esentati dal rendersi efficienti.

Per quanto riguarda la disgrafia come deficit consiglio caldamente di chiedere consiglio ad esperti nella correzione della grafia, perché l’intervento di persone inadeguante non solo non porta ad alcun risultato ma compromette anche la fiducia del bambino nel riuscire nel compito in cui tutti gli altri coetanei riescono facilmente e senza tanti sforzi.

Genitori, non sottovalutate mai le difficoltà e i disagi psichici del vostro bambino, che per tale banalità può sentirsi un diverso ed un incapace per tutta la vita.

Siamo tutti deficitari in qualcosa, non esistono esseri umani perfetti, io stessa sono dislessica e ho problemi disgrafici, ma questo non mi ha impedito di avere lauree e specializzazioni varie (vedere il mio curriculum vitae) in materie che coinvolgono la lettura e lo scritto e di scrivere tanto, non solo libri ma anche articoli, fate un salto nel mio sito e vi renderete conto di quanto abusi della scrittura.

Ma sono anche miope e per tale ragione porto gli occhiali, ma la miopia non è un fattore di isolamento e fautore di sensi di colpa di inadeguatezza e vergogna, mentre la disgrafia o altri deficit purtroppo sì.

Liberiamo la mente da inutili preconcetti e pregiudizi, ogni cosa si può migliorare e ad ogni problema c’è il giusto rimedio.

Siamo gli esseri più speciali sulla terra, sempre, anche con qualche disabilità, che ci rende ancora più unici e speciali.

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