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Vi sono determinate scritture di alunni che possono ingannare su quale sia realmente il problema clinico del soggetto o perlomeno quello prevalente e che richiede precedenza e prevalente attenzione.

Capita che durante la scuola primaria o secondaria (se il problema viene sottovalutato o sottostimato sino al grado scolastico successivo) così il bambino o preadolescente si ritrova con una diagnosi di disgrafia, come capita spesso, comunque deficit presente ma in maniera molto lieve, e non si percepisce invece il deficit della sindrome dell’Attenzione e dell’Iperattività, più invalidante e dominante rispetto al primo.

La Disgrafia è un deficit che rientra nei Disturbi specifici dell’Apprendimento riconosciuto con l’acronimo di DSA, in particolare essa consiste nella incapacità a riprodurre correttamente le lettere della parola, in modo chiaro, lineare e leggibile, nel mantenere uno stile ed una forma adeguata nello scritto, come la linearità e le forme dei grafemi, nell’incapacità a gestire lo spazio del foglio, pertanto le lettere, le parole risultano addossate le une sulle altre se non addirittura spaziate in modo eccessivo e comunque ampiamente disorganizzate.

È in pratica la difficoltà di scrivere per una difficoltà di gestire il gesto che conduce alla realizzazione dello scritto, attraverso una postura corretta, una impugnatura della penna corretta ed una posizione di lavoro che sia adeguata all’uso della mano per il compito da fare, in modo tale che non si creino contrazioni dolorose nel polso, nel braccio e nella spalla.

Infatti il disgrafico non riuscendo a realizzare le forme così come richieste sforzandosi si contrae distorcendo le forme mentre scrive (che vengono realizzate più coi dei tratti uniti che un tracciato conseguente) e causando non pochi problemi di dolenzia al braccio, alla mano, ma poi di conseguenza anche alla schiena, alla vista, mal di testa e nervosismi, col risultato che il bambino o ragazzino incomincia ad odiare il compito scritto e tutte le attività che lo prevedono.

Il disturbo da deficit di Attenzione e Iperattività, meglio noto con l’acronimo ADHD, Attention Deficit Hyperactivity Disorder,  è un disturbo neurologico che solitamente ha un esordio nell’età infantile, ma può verificarsi anche nel periodo adolescenziale o nell’età matura, caratterizzato da marcati e persistenti  livelli di incapacità di controllo dell’attenzione, dell’impulsività e dell’iperattività, comportamento che risultano inadeguati rispetto all’età di riferimento.

La maggior parte dei bambini che presentano una marcata iperattività che può celare l’esistenza del deficit hanno la tendenza ad assumere spesso atteggiamenti nervosi ed aggressivi, con soventi sfoghi di rabbia, una spiccata preferenza per i giochi motori e movimentati, un’alta litigiosità coi compagni ed altri bambini, ma anche verso gli adulti.

Di seguito riporto due immagini di disgrafia lieve che potrebbe anche nascondere un problema di Iperattività non corretta.

 

Come si può notare la disgrafia pur essendo evidente non è una forma tanto grave da non poter essere recuperata anche abbastanza facilmente e velocemente, ma sempre con costanza nella postura ed impugnazione della matita e la redazione dello scritto con calma e rilassatezza.

E qui veniamo alla nota dolente perché spesso questi bambini, lievemente disgrafici, nascondono un altro deficit neurologico che è quello derivante dall’incapacità di mantenere anche solo per pochi minuti una concentrazione sull’esercizio di tipo tranquillo e sereno, affinché le forme grafiche create siano eseguite più correttamente, siano più comprensibili ed il tracciato nel suo insieme meno disordinato e caotico.

Infatti mantenere un tipo di “concentrazione serena”, come io la definisco, con un Iperattivo è praticamente impossibile, in quanto per lui il problema inizia ancora prima di sedersi al banco o al tavolo di lavoro.

Già prima di scrivere il bambino iperattivo e per di più lievemente disgrafico ha un rifiuto verso il compito, pertanto, dovendolo fare, lo eseguirà nella maniera più veloce possibile rovinando l’ordine e l’armonia del compito e peggiorando i segni identificatori della disgrafia.

Per esperienza il problema dell’Iperattività non deve essere sottovalutato anche in una seduta rieducativa per la disgrafia perché è l’elemento disturbatore che non permette l’esecuzione di un compito discreto nelle sua elaborazione grafica ed esatto nelle sue prescrizioni richieste.

Quello che va dunque affrontato per primo e mai dimenticato per tutto il periodo del trattamento della grafoterapia è quello di cercare di mantenere concentrazione ed attenzione del bambino con metodiche che spezzano il lavoro, spesso ed ogni volta che il bambino comincia a dimostrare delle insofferenze verso l’esercizio da fare.

Per ottenere questo risultato bisogna ricorrere a delle tecniche di scioglimento del gesto e di rilassamento comunque preordinato alla scrittura, come dei giochi di elaborazione di tracciati grafici che vengono percepiti più come un divertimento ed un giochetto di abilità che un esercizio di grafoterapia.

Intervallare il compito scritto in tal modo diventa dunque essenziale, ed il tempo può essere stabilito dal bambino in quanto pretendere di andare oltre il suo limite di tolleranza vuol dire già metterlo in condizioni di criticità e di insofferenza, che spesso non viene più recuperata per tutta la seduta.

Allo stesso modo, la distrazione non deve essere eccessiva per non dare modo al giovanotto di approfittare sostituendo il gioco all’impegno rendendo improduttiva la seduta.

Le tecniche di rilassamento migliori sono quelle che comunque si possono realizzare stando seduti, costringendo il piccolo a mantenere la posizione sempre per un tempo più lungo possibile, in modo tale che piano piano sparisca l’allergia alla postura da seduto.

Si possono fare dei disegni grafici di scioglimento del gesto, prima ad occhi aperti e poi ad occhi chiusi.

Questa tecnica permette al bambino o ragazzo di notare la differenza del tratto scritto mentre era concentrato e teso, quindi con un’esecuzione disgrafia, ed invece un tracciato più fluido e lineare, più bello da vedere fatto quando il pensiero è stato sviato dal fatto di non vedere e di giocare.

Quando chiudiamo gli occhi la tensione sullo scritto viene meno perché sappiamo di poter realizzare un disegno a forma libera che sicuramente non potrà essere perfetta, pertanto vengono a cadere tutte quelle tensioni e nervosismi legati al fatto di dover invece fare una forma scritta perfetta.

Il risultato è un tracciato più scorrevole che stupirà il bambino, che fino ad allora ha realizzato solo forme contratte e attaccate malamente, rendendosi conto che può veramente fare di meglio e soprattutto è capace di scrivere senza la solita contrazione.

Questa sensazione porta al bambino ad acquisire una nuova stima di se stesso, maggior volontà nel proseguire e la consapevolezza che può fare meglio dato che il risultato da lui testé creato è proprio sotto i suoi occhi.

Il risultato è che la terapia può continuare con dei risultati positivi sempre maggiori e visibili anche in tempi ravvicinati, altra condizione che stimola e gratifica il ragazzo o il bambino a fare sempre meglio.

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