Educare un bambino o ragazzo all’attenzione

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Prestare attenzione significa prestare ascolto, non meramente passivo ma attivo, in modo che la mente sia concentrata sulle parole e sui concetti espressi dall’interlocutore.

In qualità di insegnante, educatore o genitore, mantenere su di sé l’attenzione di un pubblico adulto non è facile, ma con alcuni accorgimenti si può catturare l’interesse della platea e non facendola annoiare.

Cosa completamente diversa quando si tratta di bambini che per la loro età e facilità nel distrarsi tendono a perdere molto facilmente la concentrazione sul compito che stavano eseguendo.

Questo succede sia nell’ambito scolastico, dove le lunghe ore delle lezioni richiedono uno sforzo veramente immane sia per i più piccoli che per i più grandi, ma lo stesso problema si presenta a casa quando i genitori devo educare i loro figli comunicando concetti e comportamenti.

In tutti questi casi non dobbiamo dimenticare due fattori essenziali: la concentrazione non può essere protratta per un lungo periodo, infatti già dopo qualche minuto tende a scemare, e per mantenerla costante occorre stuzzicarla attraverso modalità divertenti, di gioco, ma anche dei semplici trucchetti che riportano immediatamente l’attenzione su di voi.

Un esempio di trucchetto può essere quello di fare rumore, battendo le mani o schioccando le dita in modo tale che al cervello dell’ascoltatore arrivi un rumore anomalo da decodificare, incomprensibile in quanto non facente parte del contesto oratorio ma proprio per questo efficacissimo.

Certamente questo gesto non va ripetuto troppe volte perché svanisce l’effetto captativo dell’attenzione e si corre il rischio di diventare ridicoli.

Incominciamo a classificare i diversi tipi di attenzione.

Riguardo all’intensità, si citano di solito queste componenti attentive:

  • allerta, cioè la semplice prontezza di risposta agli stimoli;
  • attenzione sostenuta (vigilanza), cioè la capacità di mantenere la capacità di rispondere a tali stimoli per tutto il tempo necessario all’esecuzione di un compito.

Riguardo alla selettività, queste sono le componenti dell’attenzione prese in esame:

  • attenzione focalizzata, cioè la capacità di selezionare solo gli stimoli importanti per un determinato compito, ignorando quelli distraenti;
  • attenzione divisa, ovvero la capacità di distribuire le proprie risorse attentive tra due o più compiti da eseguire contemporaneamente.
  • attenzione alternata, che riguarda la capacità di eseguire più compiti spostando le proprie risorse attentive da un compito all’altro, in modo alternato, per poter svolgere più compiti in parallelo.

Matteo Rampin, psichiatra e psicoterapeuta, autore del libro “Come non farsi bocciare a scuola” (Salani Editore) ha ideato alcuni trucchi e consigli utili da mettere in atto fin da subito, fin dai primi anni di vita quando si tratta di educare il piccolo in famiglia e a cominciare dalla scuola materna sino a proseguire nelle scuole in più alto grado.

Tali consigli vanno sempre bene, certamente vanno calibrati con l’età e la maturità del pubblico.

Lo studioso ha fatto una classificazione dei metodi più efficaci tenendo conto della fascia d’età dell’ascoltatore e dell’educando, ne riporto uno stralcio tratto dal suo libro sopra indicato.

Educare all’ascolto e all’attenzione i bimbi della scuola materna:

  • Spegnere la televisione, o quantomeno farne un uso il più limitato possibile se proprio non si riesce ad escluderla dalla vita dei piccoli;
  • Assicurare al bambino la giusta parte di sonno notturno ed eventualmente pomeridiano, rispettando le esigenze di ogni bambino (che sono assai variabili da uno all’altro);
  • Evitare di rispondere immediatamente alle richieste dei piccoli, ma insegnare loro, invece, ad aspettare, a tollerare l’attesa; se non si è in grado di aspettare, non si riesce a mantenere l’attenzione focalizzata su qualcosa;
  • Proporre ai bimbi un giocattolo alla volta e quando il bambino si stufa, evitare di dargliene subito un altro in alternativa, ma lasciargli il primo in modo da permettergli di sperimentarne tutti gli usi possibili. Fare in modo, in sostanza, che sia lui stesso a scoprire o inventare altri utilizzi del medesimo giocattolo. Una stanza piena di giocattoli porta il piccolo a passare in continuazione da un tipo di stimolo all’altro, senza esplorare a fondo le cose della realtà che lo circonda. Meglio far ruotare i giochi del bambino, metterne via alcuni e tirarli fuori solo quando si sono messi via altri con cui giocava fino a poco prima;
  • Favorire le attività a forte connotazione ritmica, come la musica, la danza (anche fatta solo per gioco), o il camminare in fila segnando il passo. Il fattore “ritmo” conferisce regolarità all’organizzazione mentale.

Educare all’ascolto i bambini delle scuole elementari:

  • Evitare l’uso eccessivo di giochi elettronici, che sono tarati su tempi velocissimi e abituano a scenari in continua evoluzione. Meglio che i bimbi trascorrano il proprio tempo giocando insieme ai coetanei, facendo attività fisica, studiando o seguendo dei corsi, ma anche non facendo niente (semplicemente oziando);
  • Abituarli all’ordine nello spazio fisico, per esempio a riconoscere il valore simbolico degli spazi: “Qui è lo spazio dei genitori, qui è lo spazio tuo, qui c’è un confine; in casa si può parlare ad alta voce, sulle scale e nei negozi non si può gridare”, e così via;
  • Incoraggiare all’apprendimento di poesie a memoria; per imparare a memoria occorre focalizzare l’attenzione;
  • Favorire i giochi che insegnano l’attesa, la meditazione, la concentrazione, l’immobilità, l’attenzione focalizzata sul raggiungimento di un determinato obbiettivo, adeguato all’età del bambino o dell’adolescente di cui si tratta, tali giochi ad esempio sono i lego, che permettono meravigliose composizioni, i puzzle, i giochi con le carte, a dama e quando il bimbo è abbastanza grande da apprendere delle regole più complicate anche il gioco degli scacchi;
  •  Trovare il modo di farsi spiegare le cose, non semplicemente ripetere, che sono state insegnate, quasi invertendo i ruoli, non dimentichiamo che il modo migliore per imparare qualcosa è insegnarla, o chiedere ai bambini di insegnare o ripetere gli argomenti ai fratellini più piccoli o ai nonni.

Consigli generali, validi per tutti i bambini

  • Fare in modo che i bambini trascorrano del tempo con i nonni, perché le persone anziane hanno ritmi più lenti, in genere non sono ossessionate dalla frenesia di dover stare dietro a mille impegni, e possono essere “più presenti” senza sentire la necessità di affidare i piccoli alla televisione;
  • Avviare allo studio di uno strumento musicale o al canto corale, che permettono di acquisire una “disciplina del tempo” e affinano l’orologio interno che regola tutte le funzioni psichiche, compresa l’attenzione;
  • Chiedere ai bambini di raccontare quello che è successo, quello che hanno fatto, le cose che hanno visto a scuola. Raccontare è un modo per imparare a mantenere l’attenzione su un filo logico;
  • Incoraggiare alle arti figurative, al disegno, all’uso dei colori, alla composizione di mosaici con tessere di carta o chicchi di riso, all’uso del collage;
  • Se si vuole tener desta l’attenzione occorre puntare sulle storie e sulle narrazioni; qualsiasi materia esposta in forma narrativa viene ascoltata e ricordata meglio;
  • Prevedere pause durante le lezioni o lo studio ogni 45 minuti; insistere quando i bambini sono stanchi è controproducente;
  • Quando possibile, creare un clima di sana competizione, per esempio dividendo la classe in squadre e premiando i vincitori di una gara incentrata sulla materia in questione;
  • In aula, ricordarsi di collegare il più spesso possibile ciò di cui si parla, a situazioni che riguardano o interessano direttamente l’età degli scolari; l’attenzione dei bambini si accende quando si parla del loro mondo, di un loro coetaneo, di un coetaneo che loro conoscono, di loro stessi;
  • Gli insegnanti che puntano molto sulla relazione, prima che sul contenuto di ciò che insegnano, guadagnano in efficacia e in efficienza. L’umorismo è un ottimo sistema per tenere alta l’attenzione;
  • Evitare gli ordini in negativo come “non distraetevi”, “non dormite”, “non dovete pensare alla partita”, perché spesso ottengono l’effetto opposto.

Come catturare l’attenzione dei bambini durante la lezione scolastica

L’insegnante non deve soltanto insegnare ma per far si che i suoi alunni siano attenti ed apprendano effettivamente si deve trasformare in un artista, l’artista del captare l’attenzione, impresa difficilissima se si pensa che deve essere protratta per tante ore e ripetuta per ogni giorno.

Quindi occorre molta fantasia, creatività e trovare sempre nuovi metodi stimolanti.

A tal proposito possono essere utili alcuni miei articoli di approfondimento:

I fondamentali dell’insegnamento

Didattica Rovesciata o Apprendimento Rovesciato

Il metodo Interact

Il metodo Montessori

Il metodo Token Economy

Il metodo R.u.l.e.r.

Il metodo Mood Meter

Il metodo Mastery Learning

Di seguito metodi che possono essere applicati anche dai genitori a casa

Il metodo Montessori anche a casa

La strategia dei 5 passi

Il metodo del Paired Reading

Il primo passo per genitori, insegnanti ed educatori è quello di essere “accattivanti”, sorprendendo gli alunni ed i vostri figli con tutto ciò che abbiamo a disposizione, non c’è assolutamente bisogno di spendere per avere giochi tecnologici e di lusso che ben poco hanno a che vedere con l’educazione che si apprende a pelle ed a contatto diretto con le persone, bastano le cose più semplici.

Nella scuola potrebbero essere utili immagini o lavori fatti da altri alunni e dimenticati nelle cantine o in qualche armadio stracolmo, a casa possono essere anche i mestoli ed altri strumenti inoffensivi e di materiali innocui (che non si rompano facilmente tagliando la pelle e che non siano colorati con sostanze non adatte al contatto dei bambini).

Se abbiamo una LIM (lavagna interattiva multimediale) o un proiettore, utilizziamoli per mostrare delle immagini chiare, con pochissime parole.

Utilizziamo canzoncine (ce ne sono molte per tabelline e regole grammaticali, per esempio) e facciamo muovere i bambini!

In pratica gli insegnanti devono diventare dei veri e propri “animatori” culturali: far divertire i bambini ed i ragazzi più grandi e utilizzare la tecnica della pubblicità: in 30 secondi dobbiamo dire le cose essenziali.

Poi ci torneremo in modo più approfondito, o meglio, chiederemo a loro stessi di approfondire, facendogli fare delle cose, perché – come dice il proverbio – “Se ascolto dimentico, se vedo ricordo, se faccio capisco”.

È preferibile utilizzare più giochi e più metodologie, perché ciascun bambino apprende in modo diverso.

Come gestire una classe

  • Gestire una classe non significa mantenere la disciplina (ovvero, bloccare semplicemente i comportamenti sbagliati)
  • Alcuni aspetti della gestione della classe sono il coinvolgimento e la cooperazione
  • Un’atmosfera invitante, serena e comprensiva favorisce il clima positivo della classe
  • Per creare un clima positivo occorre rispettare l’allievo e avere per lui attenzioni personali (la classe non è un unico organismo, ma ciascun bambino ha diritto di attenzioni particolari)
  • La didattica deve avere un’impostazione semplice e chiara (spieghiamo con parole facili e con frasi brevi)
  • Anticipare gli obiettivi e comunicare le proprie aspettative aiuta a mantenere un buon clima nella classe
  • Quando dobbiamo agire sul piano disciplinare occorre evitare la collera e la coercizione; è meglio preferire la correzione “positiva” e non umiliare né mortificare l’alunno.

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