Il delirio di onnipotenza
08/05/2017
Il difficile compito della scrittura
11/05/2017

Alan Rapport, psicologo americano, afferma che i genitori narcisistici vedono i figli come “estensioni” di loro stessi e non come persone con loro sentimenti autonomi, idee e gusti propri che possono anche non collimare con quelli del genitore stesso.

Spesso i figli per soddisfare la vena narcisista genitoriale, vengono messi in vetrina a sfoggiare abiti costosi, vengono continuamente paragonati ai loro coetanei, vengono costretti ad una competizione coi loro amichetti, sentimento che non appartiene al bambino naturalmente ma è soltanto l’accettazione dell’esigenza del genitore, oppure vengono spinti ad attività sportive agonistiche pur di risaltare in mezzo agli altri e sentirsi importanti.

Poco importa a questi genitori sapere quali siano veramente i desideri o le passioni del piccolo, l’unica cosa che sembra coinvolgerli è riuscire ad attirare l’attenzione e l’approvazione degli altri su se stessi, perché della bravura dei figli loro sono i principali fautori.

Da un lato i bambini vivono il disagio di doversi mettere costantemente in mostra come mamma e papà desiderano, senza potersi concedere il lusso di essere se stessi.

In questo modo i figli possono diventare incapaci di comprendere le loro esigenze perché non riescono a fare una distinzione tra ciò che vorrebbero e ciò che viene loro imposto, e si sa che i figli pur di compiacere i genitori ed essere da loro amati sono disposti a qualunque cosa.

Questo disagio comporta per loro la perdita della sensibilità e dell’empatia verso gli altri e solitamente finiscono per seguire le orme del narcisismo genitoriale come se non avessero altra scelta.

Il meccanismo tipico che il narcisista esercita su un figlio è il controllo totale, condizionante, castrante e generalizzato verso ogni aspetto della vita del piccolo.

Questo controllo si può manifestare in diversi modi, eccone alcuni.

Controllo co-dipendente
“ho bisogno di te. Non posso vivere senza di te”, questo atteggiamento fa sentire i figli in colpa se non assecondano il genitore il quale li ricatta addirittura della propria esistenza, impedendo ai figli di avere qualsiasi tipo di autonomia e di vivere la propria vita.

Controllo con senso di colpa:
“ho dato la mia vita per te. Ho sacrificato tutto”, questo controllo comporta la sensazione di obbligo e di costrizione nei bambini verso i genitori appesantendoli di un fardello che non hanno scelto né desiderano ma che è totalmente castrante, come se “dovessero qualcosa” ai loro genitori narcisisti e dovessero comportarsi in maniera da renderli certamente felici, diversamente si sentirebbero in colpa per l’infelicità causata ai genitori per averli delusi nelle loro aspettative.

Controllo con astinenza affettiva:
“sei meritevole del mio affetto solo perché ti comporti come mi aspetto che tu faccia.”, questa minaccia è la peggiore perché il genitore in tal modo vende il suo affetto soltanto a condizione che ottenga quello che vuole, mentre l’amore per i figli deve essere sempre incondizionato, il bambino percepirà tale minaccia come se fosse il suo comportamento a far scaturire l’affetto e la considerazione di cui ha bisogno pertanto non potrà che assecondare il genitore narcisista.

Controllo sul risultato:
“dobbiamo lavorare insieme per ottenere un risultato”, in tal modo il controllo diventa diretto e personale, come se il piccolo fosse pedinato costantemente da una guardia del corpo che vigila su ogni suo passo, è un controllo che toglie ogni libertà non solo fisica ma anche mentale ed emotiva.

Controllo esplicito:
”Obbediscimi altrimenti ti punisco”, il figlio deve fare quello che impone il genitore se non vuole essere percosso, atto che solitamente viene esibito in pubblico, per dimostrazione della forza e del potere del genitore ma con la conseguenza di frustrare terribilmente il piccolo che si sentirà umiliato e pieno di vergogna.

Controllo di incesto emotivo:
“Sei tu il mio vero amore, l’unico, la persona più importante per me.”, quindi il figlio si sente responsabile della felicità del genitore, in tal modo viene ribaltato il ruolo genitoriale ed il piccolo si trasforma nell’adulto di famiglia con gli obblighi e le responsabilità di un grande.

Oltre ai comportamenti controllanti il genitore si esprime con diverse modalità di atteggiamento che possono essere così riassunte:

  • mentono compulsivamente impedendo al figlio di comprendere la differenza tra la realtà e la finzione usata dal genitore,
  • ignorano e trascurano i bisogni della prole prestando attenzione soltanto ai propri
  • modellano i figli ad un’immagine “ideale”, costringendoli a vestirsi ed atteggiarsi in un certo modo, la maniera che loro ritengono ideale per il riconoscimento sociale o per darsi delle arie, mettersi in mostra, esibire le loro possibilità ad esempio vestendo i figli con abiti costosi e dando loro accessori di lusso,
  • promuovono e favoriscono un rapporto di dipendenza tra genitori e figli in qualunque aspetto della via del piccolo, costringendo il figlio a non avere una vita separata dal genitore,
  • distorcono il concetto di “amore” facendolo diventare un’arma di ricatto,
  • manipolano il piccolo per il proprio piacere disinteressandosi di quello del figlio
  • sono incoerenti, inaffidabili e bugiardi, con tale esempio il figlio non potrà mai imparare il valore della sincerità, della coerenza e della affidabilità,
  • insultano in maniera subdola, non direttamente con parole esplicite ma facendo sentire il figlio un inetto ed un incapace se non si comporta come desiderano i genitori.

Non è riduttivo dire che per il narcisista i figli sono oggetti, pedine inanimate da spostare ed usare a proprio piacimento.

Come possono reagire i figli

Partendo dal presupposto che il narcisista non ha capacità empatiche, relazionali e comunicative, è totalmente inutile sperare di instaurare una comunicazione sana improntata all’apertura e alla condivisione.

Il narcisista non comunica, esige; non ascolta, svaluta; non comprende, sovrasta.

Le reazioni che il bambino può avere da un tale rapporto genitoriale si possono riassumere nei modi seguenti:

  1. Il figlio tende ad affermarsi e a porre dei limiti fisici ed emotivi, non fornisce più l’energia narcisistica al genitore che vede così minacciato il proprio controllo e la propria sopravvivenza psichica. A questo punto il narcisista esplode rivelando la sua reale personalità, fatta di rabbia, disprezzo, invidia, silenzio, fino ad arrivare alla violenza psicologica e fisica. Raramente si verifica una tale situazione sia perché il bambino nato in una famiglia narcisista non ha possibilità di sviluppare alcun carattere né personalità indipendente ed autonoma, si verifica quando soltanto uno dei due genitori è un narcisista e l’altro si accorge della sopraffazione aiutando il piccolo nelle sue rivendicazioni. Spesso questa fase si crea con la maturità e con la possibilità di incontrare qualcuno che lo aiuti e sostenga in tale passo.
  2. Annichilito nella propria personalità, il figlio sviluppa un’insicurezza di base fatta di paura dell’abbandono e senso di inadeguatezza, affrontando il mondo con la convinzione di non essere abbastanza qualificato, abbastanza capace o abbastanza interessante. In ambito lavorativo si tradurrà in difficoltà nel mantenimento del posto di lavoro con comportamenti auto-sabotanti, mentre, all’interno di una relazione, sarà portato a prendersi cura dell’altro in modo totalizzante, dipendendo al contempo dal partner sia per una gratificazione personale che per affermare se stesso.
  3. Il figlio di un narcisista, proprio per la convinzione instillata dal genitore di “doversi conquistare e meritare attenzione, amore, lodi e interesse”, farà leva su quelle doti e propensioni di dedizione, sacrificio, perseveranza e orientamento al risultato, doti esaltate in modo manipolatorio in famiglia. Gli capiterà quindi spesso di arrivare rivestire ruoli e incarichi lavorativi di rilievo, salvo poi rendersi conto un giorno che non è quello che avrebbe voluto per sé.
  4. Infine il figlio contro-dipendente che svilupperà tratti narcisistici sulla base di anni di abusi e violenze psicologiche. Aggressivo, altezzoso, poco empatico e cinico, nutrirà anch’esso una profonda insicurezza di base che cercherà di mistificare con la fasulla grandiosità del genitore, proiettando alla stessa maniera un’immagine di sé fatta di successo, onnipotenza ed egocentrismo.

Dobbiamo infine ricordarci che le caratteristiche di un narcisista non si spengono spontaneamente e che rimarrà tale per tutta la vita se non costretto da qualcuno ad entrare in terapia comportamentale.

157 Comments

  1. Roma ha detto:

    Grazie Dott.ssa Cremaschini, sono figlia di una madre con disturbo narcisistico di personalità. Il suo articolo è davvero ben strutturato, chiaro e approfondito. E’ uno dei migliori articoli in italiano che abbia mai letto a riguardo. Ciò che sento, dopo una vita di sacrifici orientati a risultati non miei, è la sensazione di esser stata rapita. La mia anima è stata rapita e costretta ad una vita non sua. Due importanti depressioni, espressioni di profondo disagio psicologico e desiderio di fuga, hanno permesso in seguito la comprensione di un disegno subdolo e nascosto ai miei danni.

    • Gentile lettrice,
      comprendo perfettamente la sua situazione e la sensazione di vuoto che rimane quando nell’età matura le cose si comprendono inevitabilmnete, dove si tirano le somme della vita e si smette di avere la sensazione di essere colpevoli per tutto ciò che non è mai dipeso da noi, e ci si rende conto di come stanno realmente le cose, che non potremo mai cambiare visto che ci abbiamo dedicato una vita senza risultato.
      Tantovale passaree oltre e cercare di essere sereni e felici, da soli.
      Ho vissuto la medesima situazione anche se per problemi diversi, ma il risultato è stao il medesimo.
      Poi ho preso la decisione di riprendermi la mia vita allontanandomi da tutto ciò che era malato, patologico e poteva farmi soltanto star male e farmi del male e piano piano sono rinata.
      E’ stato un lavoro lungo, doloroso, faticoso ma mi ha riportato la serenità, condizione impagabile e sopratutto l’unica che di permette di costruire finalmente la vita come la volevo.
      Cosa che puoi fare benissimo anche tu.
      Se vorrai parlarmane ancora ti lascio la mail, che è il mezzo più discreto e discorsivo che conosca: info@marilenacremaschini.it.
      Ora che vedi le cose così come sono realmente hai già compiuto il passo più grosso, ti rimane solo quello di decidere cosa vuoi fare della tua vita, perché soltanto questo conta.
      A presto
      Marilena

    • Ale ha detto:

      Buonasera Dott.ssa,
      ho letto il suo articolo e mi è piaciuto molto. Credo proprio di essere figlia di una madre narcisista, perché ha scritto tutto ciò ce ho sempre provato e pensato, ma non ho mai avuto il coraggio di dirlo e raccontarlo. Anche ora mi è difficile! Quello che lei dice, un po’ mi ha sollevata, un po’ mi ha atterrata. Mi ha sollevato per diversi aspetti, perché mi sento meno sbagliata e incapace, perché altri hanno vissuto la mia esperienza e possono capire. Il suo articolo allo stesso tempo ha reso reali i miei dubbi e le mie paure. Dubbi e paure che quando emergevano mettevo in un angolo e lasciavo emergere la speranza che invece mi stessi sbagliando …

    • Silvia ha detto:

      Gentile Dottoressa, la prima volta che ho letto il suo articolo ho pianto a dirotto. È stato come dare finalmente un nome al macigno che mi porto dentro. Il meccanismo di controllo-senso di colpa esercitato da mia madre riguarda ogni minimo dettaglio della mia vita: il lavoro, la casa, la cura di mio figlio, il matrimonio, la mia persona. Da un po’ di anni a questa parte anche mio marito è continuamente oggetto di insulti da parte sua per avermi separato, a suo dire, dalla mia famiglia di origine ( abitiamo al piano di sotto dei miei genitori). In tutto questo mio padre è completamente soggiogato da mia madre e non osa controbatterla mai. Mia sorella di 40 anni sta casa sua solo a dormire e per il resto vive ancora con i miei genitori: pranzi e cene da loro tutti i giorni, tempo libero e vacanze sempre insieme. Non ha amici e non frequenta nessuno se non i colleghi in orario di lavoro. Vive come un’anziana in totale solitudine appresso a loro, come se avesse deciso di rinunciare a vivere. Con me hanno provato a fare lo stesso anche tramite
      la manipolazione economica: hanno venduto la casa di proprietà in cui mi ero appena trasferita costringendomi a fare 2 traslochi:il primo con la pancia di 7 mesi e il secondo con mio figlio appena nato pur che occupassi l’appartamento sotto casa loro che si era appena liberato. Hanno fatto si che mi licenziassi e che aprissi un’attività finanziata da loro per poi potermi avere a disposizione anche durante il giorno e potermi ricattare dal punto di vista economico. Da quando è nato il bambino è anche peggio: un giorno in pieno delirio di onnipotenza mia madre è arrivata a minacciarmimi di togliermi il bambino qualora non mi fossi dimostrata essere una buona madre. Mi ritrovo a sgattaiolare fuori dalla porta di casa per non farmi sentire da
      loro se vado a mangiare una pizza. Mi sento in colpa a prenotare le vacanze estive e non sto mai più di un settimana. È da mesi che non passo un fine settimana con mio figlio e mio marito senza che si debba correre a casa da loro. Il tempo che io passo con la mia famiglia o gli amici sono tempo e
      dedizione che tolgo a loro. E mi devo vergognare perché sono una stronza e un’ingrata ed è colpa mia e dei dispiaceri che le ho causato se a mia madre venuto un tumore (parole sue). Non la reggo più questa pressione, Dottoressa. È troppo, troppo. Sono paralizzata, annichilita. Aspetto un attacco di panico da un momento all’altro. Ho cominciato ad andare da un terapista ma non mi dice nulla, mi lascia parlare e basta. Io invece ho bisogno di risposte e di strategie per agire. Perché al momento sogno solo la fuga.

      • Data la delicatezza di questa sua toccante lettera cara Silvia le ripondo privatamente.
        E non si scoraggi, perché c’è sempre una soluzione per tutto anche se spesso non è la più semplice e meno dolorosa.
        A presto
        Marilena

        • laura ha detto:

          vorrei parlare con questa ragazza perché ha i miei stessi problemi. È possibile?

          • Non specifica con quale ragazza vorrebbe parlare ed a che titolo, quindi non saprei darle un risposta precisa.
            Posso solo dirle che questo non è un forum pubblico e solitamente non consento suggerimenti esterni perché non vorrei che il senso dell’avere un mio consiglio o una risposta ad un problema venisse travisato e travalicato.
            Io mi offro generosamente coi miei consigli ma sono esperta della materia, preferirei che chi si rivolge a me avesse sempre una riposta professionale, competente e valida, so che lo fa esclusivamente a fin di bene cara Laura, ma questo suo intervento qui è fuori luogo, questo non è un gruppo social ma il blog di una professionista che lavora anche attraverso dei consigli gratuiti.
            Spero di non averla urtata con questa mia risposta ma l’impostazione del blog rimane legata al mio lavoro e non a dei collegamenti esterni
            Spero che capisca
            Marilena

      • Roberta ha detto:

        Ti capisco, il tempo non è mai sufficiente e quando si è via il pensiero va sempre li, come una calamita e con senso di colpa..

        • Infatti sono più lecatene mentali a frenare e complicare la vita, le cotrizioni fsiche si vincono più facilmente, con coraggio e caparbetà, ma la mente ci inganna perché non dice cosa è vero e cosa no, siamo noi a doverlo stabilire e questo le persone manipolate non sono in grado di farlo e si affidano al giudizio del loro aguzzino di turno.
          Per questo motivo il lavoro di consapevolezza e di superamento va fatto sempre su se stessi ma voleerlo dagli altri, sarebbe una richiesta inutile e sempre inevasa.
          Marilena

    • Marina ha detto:

      Salve dottoressa, io appartengo alla prima categoria dei figli.
      Quella che si è sempre affermata con tutte le sue forze e che si è sempre opposta.
      Ho un padre che vorrebbe che io a tutti i costi facessi il suo stesso lavoro , ma non solo, vorrebbe che lasciassi l’università e il mio lavoro e fare quello che vuole lui.
      Vivendo nella stessa casa è un incubo.
      Ma giuro che mai in 22 anni ho pensato di darglirla vinta. Soltanto che tutta questa oppressione mi fa fastidio perché non mi fa vivere con la gioia tutte le cose che ho scelto di fare con amore.
      Il mio fidanzato lavora con mio padre ma non guadagna a sufficienza da poterci creare e un futuro autonomo insieme , quindi mi sento doppiamente sua prigioniera .
      Non vedo l’ora di scappare via e prendere le distanze.
      Mio fratello invece è il suo riflesso, non ha progetti e ha sempre adottato l’accettazione …
      Spero di poter vivere libera un giorno…

      • Lo è già, con la mente libera, cara Marina, perché sta scelgliendo la sua strada, anche se è difficile portarla avanti nonostante le resistenze, e dovrà resistere fino a che avrà terminato il suo percoso di studio che le darà modo di fare e di essere quello che desidera, se siferma prima è come se tutto quello che ha subito non fosse servito a nulla.
        Suo padre se ne farà una ragione.
        Lei però non molli, faccia piuttosto qualche lavoretto stagionale, in questo periodo estivo è l’ideale trovarli, per poter mantenere il suo programma di studio, ma non molli, per nessuna ragione, o passerà la vita a sentirsi fallita e insoddisfatta.
        Lei non è come suo fratello, ha personalità ha coraggio, vuole essere indipendente, non si lasci fregare da qualche manovra economica, non si lasci abbindolare, e vada avanti per la sua strada come ha fatto sino ad ora.
        Ed un giorno sarà più libera perché avrà il suo lavoro che le permetterà anche di andare fuori di casa, ma stia attenta che più sia llontana più le manovre subdole e meschine, di tipo ricattatorio sopratutto economico aumenteranno, e la colpiranno nei momenti difficili che tutti abbiamo all’inizio di carriera, anche allora dovrà fre affidamento sulla sua forte personalità.
        Ma non arretri mai di un passo, se arretra è come una resa, allora incalzerà perché ha trovato il suo punto fragile, se non arretra impareranno prima e con minor tempo ad accettare tale sua scelta.
        Se ha bisogno del mio aiuto sono a sua disposizione, mi contatti pure via mail.
        In bocca al lupo per tutto.
        Marilena

    • L. ha detto:

      Salve volevo chiederle se è possibile che ci siano alcuni tratti narcisisti, ad esempio dei punti qua sopra quello che ritrovo è il Controllo con senso di colpa.

      Ed altre svalutazioni e giudizi improvvisi che reputo esagerati fuori luogo.. magari capita più quando si hannoha un po’ di ore libere dal lavoro e ci si trova magari un po’ in casa la mattina (raramente) e non si ha da far molto (relax) e questo spesso noto che provoca reazioni verso di me
      poi ad esempio a tavola.. se su un mio fratello passa tutto bene e tutto liscio, io appena dico qualcosa innesco questa cosa, vengo messa in questa posizione…come dovessi essere una persona irriconoscente nullafacente e quindi ‘difettoso’ rispetto agli altri….
      (Questa la mia sensazione)

      • Più che descrivere un narcisista cara L. mi sembra di leggere di una persona che ha sicuramente un disturbo di personalità collegato ad una aggressività manifesta e la tendenza a manipolare i componenti della familgia più deboli.
        Non si possono fare valutazioni con poche righe, come è altrettanto impossibile dare consigli adeguati con così poco materiale da valutare a disposizione.
        Se ha bisogno di chiarimenti, di comprendere meglio la sua situazione personale e di risolvere determinate problematiche le consiglio di chiedere un consulto, magari valutando a priori le varie modalità con ciu viene fornita l’assistenza del counseling ed anche gli eventuali costi.
        Nel caso decidesse di procedere mi contatti via mail: info@marilenacremaschini.it.
        A presto
        Marilena

  2. Emma ha detto:

    Grazie Dottoressa, il suo articolo è davvero molto chiaro, e mi ha dato delle risposte, perché solo da qualche mese ho realizzato i motivi del mio malessere e non ho ancora capito bene come allontanarmi da tutto questo male, ma so che devo farlo per il mio benessere. Mi spaventa molto l’idea di “non essere” in tempo a salvarmi e di diventare come mia madre, anche perché ho scoperto da pochissimo che aspetto un figlio e l’esigenza di sfuggire a certi meccanismi ora è ancora più forte. Ovviamente appena ho fatto un passo indietro nei suoi confronti è scattata immediatamente la reazione e sto vivendo in questi giorni una sua crisi tipica. Cocktail di farmaci e “fatemi morire” nessuno mi ama voi per primi! In passato oltre che a soffrire e fare di tutto per assecondarla ho sempre ricevuto rimproveri da chi “realmente” la salvava dai suoi guai, i medici con le medicine, gli avvocati per le cause che si inventa contro “quelli che ce l’hanno con me”, gli amici che manipola fino a che non la salutano e ci lasciano ancora una volta a gestirla, i parenti che sanno com’è, ma… di mamma ce n’è una sola mi dicevano! Io rispondevo meno male! Ora ho cambiato idea, di mamma ce n’è una sola… è vero, è una frase che non dovrebbero dire solo i figli, ma di cui dovrebbero essere consapevoli i genitori per primi. Io non voglio essere come lei, lo so già da ora che il mio bimbo è ancora un fagiolino dentro di me.

  3. Alice ha detto:

    Buongiorno dott.sa, leggiamo il suo articolo a bocca aperta e speranzosi di superare questo momento di crisi, crisi positiva perché siamo una giovane coppia e siamo stati “colpiti” da una madre narcisista (mamma di mio marito). Dopo dieci anni di fidanzamento io e Pierluigi ci spostiamo e al tempo stesso apriamo una nostra attività, da lì tutto è cambiato. Giorno dopo giorno per due anni: controllo, stress psicologico nei nostri confronti, la non possibilità di fare o dire ciò che volevamo, e ancora tante cose. La soluzione? Siamo letteralmente scappati, una notte con le valigie. Abbiamo lasciato la casa di famiglia che stavamo sistemando e abbiamo cambiato paese. Il mio non vuole essere uno sfogo da vittima, vorrei solo portare la mia esperienza da moglie di un figlio narcisista. Grazie per questo articolo, grazie di cuore. Alice e Pierluigi

    • Cari Alice e Pierluigi,
      sono io a ringraziare voi della vostra testimonianza e del fatto che davanti a situazioni che non migliorano avete avuto il coraggio e la forza di fare l’unica scelta possibile: quella di andarsene per rifarsi una nuova esistenza lontano, da soli, senza più intrusioni moleste. Approvo la vostra scelta perché è quella giusta, l’unica via, purtroppo, ma datevi un po’ di tempo e vedrete che le cose cambieranno completamente, ci vorrà del tempo per dimenticare certe situazioni ma presto cominceranno ad essere solo un brutto ricordo.
      Per qualsiasi cosa o consiglio sono a vostra disposizione.
      Un in bocca al lupo e tanti auguri di serenità e tranquillità
      Marilena

  4. chiara ha detto:

    Salve , leggendo il suo articolo sono sempre più convinta che i miei sospetti sono fondati. La persona in questione è mia cognata, sposata con mio fratello da 9 anni. I primi mesi era un angelo timida brava quasi sottomessa, poi ha sottomesso un intera famiglia, siamo stati vittime delle sue prepotenze, se dimenticavamo di fare gli auguri era una tragedia ma lei poteva dimenticare di farli a noi. Se la offendevamo senza ovviamente motivi rilevanti, dovevamo chiedere scusa .Dovevamo sentire mio fratello in sua presenza altrimenti di nascosto e vederlo di nascosto .Poi sono nate le bambine le mie meravigliose nipoti (che ormai le vedrò in un’ altra vita) che hai fornito un arma micidiale nelle sue mani : il ricatto morale per mio fratello (se non fai quello che dico vado dall’avocato e non vedi più le bambine, se tua madre o tua sorella non chiedono scusa le bambine se le scordano. Ormai è passato un anno da quando non sento mio fratello telefonicamente( mentre non vedo lui e le bambine da quattro anni perchè siamo a 1000 km di distanza) : lo ha costretto a denunciare i mie genitori e me ai carabinieri, motivo? dopo ennesimi sms di insulti reciproci mi arriva un messaggio vocale di mia nipote di 3 anni che mi dice che sono cattiva e la nonna è strega, non ci ho visto più e ho minacciato di chiamare l’assistente sociale. Può immaginare il dolore e la delusione per i miei genitori. Io non odio mio fratello anzi lo amo e vorrei aiutarlo so che ci ha denunciati perchè è stato costretto considerando che qualche giorno prima mi ha chiesto aiuto. cosa posso fare legalmente per lui ? e le mie nipotine cosa rischiano?

    • Cara Chiara,
      capisco il suo disagio ma se non è suo fratello a comprendere quanto è manipolato e come gli è stata tolta la famiglia lei in verità ha ben poco da fare. C’è una denuncia ma se le ingiurie erano reciproche si conclude con un nulla di fatto per reciprocità, se poi esistono altri reati occorre verificare che non siano già stati depenalizzati con le ultime disposizioni, leggi assurde del nuovo Governo.
      Per quando riguarda le nipotine purtroppo lei è soltanto la zia e la questione della gestione famigliare ed accudimento dei figli sono cose di spettanza ai genitori, a meno che sia provata una malattia evidente, ma la manipolazione non è una malattia psichica e non è così facile da dimostrare in più la cognata avrà sempre l’appoggio del marito suo fratello succube che contrasterà ogni vostra azione, quindi inutile intraprendere delle azioni legali che vi dissanguerebbero, sia economicamente che emotivamente, con un nulla di fatto.
      Se i genitori non hanno problemi tra loro e sono d’accordo sull’educazione dei figli, il resto della famiglia non può intromettersi.
      Le auguro soltanto che suo fratello si accorga presto che persona ha sposato, sicuramente gli avrà tagliato ogni tipo di comunicazione sia con la famiglia che con amici ed altro, e fatto altre cose per manipolarlo, ma se non è lui a reagire e comprendere non potete fare una guerra al posto suo che non vi compete.
      Se ha modo di vederlo cerchi piuttosto di convincerlo che tipo di donna si ritrova in casa e di non temere il divorzio o l’affidamento delle figlie perché in tal caso sarete dalla sua parte e lo aiuterete, forse col tempo prenderà il coraggio di fare quello che ora non ha, e che ancora non è convinto ve lo ha dimostrato in mille modi, andando persino ad abitare a 1000 km di distanza.
      Mi dispiace non poterle dare delle speranze, ma intromettersi in una famiglia dove non ci sono situazioni a rischio (es: bambini maltrattati o malattia psichica di un genitore di tipo grave) diventerebbe un vostro problema passibile di altre denunce.
      Spero comunque di averle dato un aiuto
      Marilena Cremaschini

    • Eli ha detto:

      Anche io ho la sua stessa situazione con mio fratello, da circa 1anno… Dottoressa, grazie per l’articolo… Spero si risolva il problema quanto prima.

  5. Benedetta ha detto:

    Buongiorno dottoressa, ho letto e riletto il suo articolo e, benché fossi già in parte consapevole della mia esperienza, sono rimasta colpita e ho faticato a dormire. Lei descrive in modo chiaro e perfettamente corrispondente la mia esperienza ed il mio stato d’animo. Ho vissuto la mia vita come un prolungamento della vita di mia madre, che mi ha sempre costretta a vestirmi con abiti costosi per mettermi in mostra, che mi ha fatto fare sport a livello agonistico pretendendo da me che fossi la migliore sia nello sport che a scuola, perché noi dovevamo essere i migliori, la famiglia di spicco, i più ricchi, i più belli. Mi ha fatto capire che bisogna essere “amici” di persone ricche ed importanti e mi ha spinto, raggirandomi con un sacco di bugie, a studiare e fare una professione che non ho mai sentito mia. Mi sono sentita a disagio tutta la vita, in quei vestiti e con tutte le persone che mi dicevano quanto fossi fortunata ad avere una madre così. Nessuno avrebbe mai creduto se gli avessi raccontato che una volta ha messo una pentola con il manico a sbalzo sul piano della cucina perché io ci sbattessi la testa dopo aver buttato qualcosa nella spazzatura, per poi mettersi a ridere davanti a me; nessuno mi avrebbe mai creduto se avessi detto che a una festa mi ha detto “adesso tu vai via, non vedi che qui nessuno ti vuole, che tutti ti evitano e nessuno vuole parlare con te?” e potrei andare avanti per ore. Non è mai stata felice di tutti i successi che ho avuto, diplomata col massimo dei voti, laureata con il massimo dei voti, un lavoro al top in una delle prima aziende in Italia e al mondo nel mio campo, madre di quattro figli. Ancora oggi mi sento che non valgo niente, che alle persone non interessa niente di me, che nessuno si ricorda di me, e quando rimango da sola con qualcuno tremo dalla paura, ho paura del giudizio di tutti e di deludere le aspettative di qualsiasi persona che mi trovo davanti. Per fortuna ho sposato una persona che sono riuscita a scegliere in autonomia (perché mia madre ha cercato anche di farmi sposare con un ricchissimo giovane, manipolandomi ed invitandolo di nascosto a casa, facendosi invitare a cena a casa sua con il solo scopo di vedersi parte di quella famiglia). Per mia fortuna, mio marito è una persona estremamente intelligente e attenta, che ha capito le cose sbagliate nella mia vita, e me le ha fatte vedere; piano piano ho capito che io non sono sbagliata, che valgo e ho fatto ben più di quello che ha fatto mia madre nella sua vita, anche se continuo a sentirmi inferiore e ad avere paura di lei. Ma il motivo per cui le scrivo e per cui ho bisogno del suo consiglio è che io, ora che sono riuscita a prendere le distanze da mia madre (non ci sentiamo più al telefono, non le racconto più nulla, cerco di non trovarmi mai da sola con lei e di non farle capire mai come mi sento), io vorrei due cose: non avere più paura delle persone e riuscire ad avere una amicizia vera, perché io non riesco ad avere un amico, mi tengo sempre a distanza; capire se mi manca l’empatia che hanno le persone che non hanno questo trauma alle spalle. Infatti temo a volte di essere come mia madre, di non rendermi conto dei sentimenti delle persone, ed è per questo che non riesco ad avere un amico vero; temo tantissimo anche che questo mi porti problemi nei rapporti con i miei quattro bambini, perché a volte quando li sgrido, è capitato che mio marito mi dicesse “ma non ti accorgi che ci rimane male se gli dici così?”. Non voglio fare gli stessi errori, ma soprattutto VOGLIO VIVERE BENE E FAR VIVERE BENE LE PERSONE INTORNO A ME. La ringrazio. Benedetta

    • Grazie Benedetta del suo sfogo e della speranza lasciata a chi può leggere che una possibilità per rifarsi una vita è possibile.
      Le rispondo per i dettagli in privato
      Intanto le auguro uno splendido Natale e delle Feste felici.
      Mailena

  6. Luisa Brambilla ha detto:

    Ho trovato il suo articolo illuminante e avrei bisogno di chiederle una cosa. Io ho preso consapevolezza che il mio ex marito era figlio di una narcisista e che ha sviluppato nella sua infanzia una personalità contro-dipendente. Infatti ha dedicato tutta la sua vita allo scopo del raggiungimento del successo che ha elevato al massimo La visione di se stesso di onnipotenza ed egocentrismo. Io sono riuscita ad uscire dalla sua manipolazione affettiva ma Ora però sono molto preoccupata per mia figlia di 14 anni che sta iniziando a mostrare le tipiche caratteristiche del narcisista manipolatore. Come madre cosa posso fare? Più mi impunto a contrastare questi atteggiamenti più ottengo una reazione aggressiva nei miei confronti. Le chiedo un consiglio sulla linea che devo adottare. È possibile anche ereditare certe caratteristiche?

  7. Roberta Dessì ha detto:

    Gentilissima Dott.ssa Cremaschini,
    è da anni che cerco di inquadrare certe dinamiche che nella mia famiglia si ripetono in continuazione, che conosco da piccola. Da quanto scritto sopra riesco a vedere descritte molte situazioni che ho vissuto, ho cercato di uscirne e purtroppo ancora oggi vivo. Non so più che fare, ho provato a parlare con ”professionisti” di più di un settore, psichiatrico, psicologico, medico e legale. Sono figlia di almeno un genitore narcisista, mia sorella è persino ‘sparita’ da ben 16 anni, tanto è pesante vivere così, e purtroppo siamo state messe una contro l’altra. Tutto questo è troppo brutto.
    Roberta

  8. Federica ha detto:

    Gentile dottoressa,
    Ho trovato il suo articolo mentre cercavo informazioni per capire meglio me stessa e la mia situazione. Sono figlia di un padre narcisista, io ero la figlia- capro espiatorio mentre mia sorella maggiore era la goden child. Con mia sorella il rapporto è sempre stato conflittuale in quanto lui le ha inculcato che io ero la cocca di mamma. Quando mia madre lo lasciò le cose peggiorarono: lui esplose in uno tsunami di rabbia e vendetta. Io scappai e da allora vivo lontana. Lui con gli anni e, forse, la vecchiaia e la paura della solitudine, è migliorato molto…ma l’essenza è ancora quella. Io l’ho perdonato e non provo più rabbia e rancore: un narcisista non è un mostro cattivo, è semplicemente malato.
    Il problema è che oggi ho un figlio piccolo e sto affrontando una separazione. Sono qui perché non capisco più chi sono e chi era il mio compagno. A volte ho paura che il padre di mio figlio sia un narcisista, altre volte mi assale il terrore di esserlo io. O ancora: e se lo fossimo entrambi? Voglio interrompere questo circolo vizioso, voglio salvarmi fino in fondo e salvare mio figlio. Sono in terapia da anni ma il mio terapeuta fino ad ora mi ha fatto lavorare sempre sulle mie insicurezze e sulla “bambina ferita”. Come posso capire? La ringrazio in anticipo.

  9. Eleonora ha detto:

    Gentile dottoressa Cremaschini,
    non ho parole per descrivere le sensazioni di paura e sorpresa che il suo articolo mi ha provocato. È stata illuminante!

    Da anni ormai sono consapevole di essere figlia di un padre narcisista e di una madre totalmente sottomessa a lui, ho provato in ogni modo a sottolineare alcuni suoi errori nella spetanza dibun miglioramento anche lieve ma è stato sempre tutto inutile.
    Ad oggi vivo una viva apparentemente perfetta ma che in realtà è fatta di vuoti e solitudine. Vivo per accontentare i miei genitori e per ottenere approvazione sociale in ogni campo.

    Il mio problema più grave è dovuto al fatto di essere inteappolata in una relazione “perfetta” da 14 anni. Lui è stato il mio unico e solo ragazzo per cui provo un bene immenso ma che purtroppo non amo più. Tuttavia non riesco a lasciarlo perché questo significherebbe non solo infrangere l’idea di prfezione che la mia famiglia si racconta, ma soprattutto lasciare mio padre nella più desolante solitudine, infatti a causa del suo ego narcisista non ha più alcun amico con cui condividete del tempo, il mio ragazzo è l’unica persona con cui può ancora passare del tempo libero e io mi sento male al pensiero di togliergli questo svago.
    Vivo in una gabbia d’oro e sono morta dentro.

    Mi scuso per la lunghezza dello sfogo e Grazie!

  10. Camilla ha detto:

    Gentile Dottoressa,
    La ringrazio infinitamente per il Suo prezioso articolo.
    Il problema principale per chi come me ha avuto tutti e due i genitori narcisisti è credere che quello che si sta vivendo sia del tutto normale. Ci sono voluti venticinque anni per capire che forse qualcosa non andava e altri quindici per dargli un nome.
    Ora che finalmente posso pensare a me stessa e ai miei figli, iniziando un percorso che ci faccia uscire tutti da queste dimamiche malate, vorrei tagliare i contatti con i miei genitori, almeno finché non mi sentirò pronta a gestire i loro attacchi.
    Purtoppo anche a detta di mio marito, sembra che per convenzione sociale non sia possibile e di questo ho tanta paura. Secondo Lei è possibile iniziare un percorso di rinascita e contemporaneamente gestire questo rapporto castrante?
    Grazie in anticipo!

  11. Martino ha detto:

    Gentile Dottoressa,
    è sempre al contempo esaltante e straziante vedere come poche righe così precise riescano a riassumere un’intera vita dalle dinamiche così confuse e drammatiche. Per me, che sono stato figlio di un narcisista, è stato ancora tutto più difficile quando sulla soglia della maturità e quindi della comprensione di questi meccanismi e delle conseguenze che hanno avuto sulla mia vita, mio padre è morto. Non ci sentivamo da 6 anni (decisione sua dopo un forte litigio ma io no l’ho più cercato) ed è morto dopo una lunga malattia di cui non ha avvertito nessun familiare. Il fatto che non mi abbia lasciato nemmeno una lettera ha riportato in superficie tutte le ferite…
    Vorrei sapere se secondo lei c’è un modo di superare un problema simile anche se si è rimasti soli a dialogare.
    Grazie.

  12. Francesca ha detto:

    Dottoressa la ringrazio per il bellissimo articolo. Purtroppo sono figlia unica di madre narcisista. I miei si sono separati quando ero piccola quindi sono cresciuta sotto le grinfie di mia madre che ha sempre cercato di isolarmi e non farmi coltivare amicizie. Mi ha anche allontanata da mio padre, con il quale ho recuperato il rapporto da un paio d’anni grazie a mio marito e lei di questo non sa nulla. Faccio un lavoro che non mi piace e con l’appoggio di mio marito sto inseguendo il mio sogno. Mi ha rovinato i momenti più belli della mia vita, laurea, matrimonio, postparto. Spero di uscirne totalmente e non soffrire piu, soprattutto per i miei due bimbi.

  13. Elena ha detto:

    Buongiorno,
    Ho vissuto 30 anni in casa dei miei genitori :mio padre narcisista, mia madre complice. Inutile dire che ho dovuto lavorare molto su di me x conquistare un po’ di autostima e coraggio ad affrontare la vita.
    Negli ultimi anni, mio padre è peggiorato anche a detta di psicologi.. È diventato cattivo. Ora dopo l ultima lite, scatenata x un qualcosa che si è inventato non vuole più vedermi.. E così ha rinunciato a me e ai suoi nipoti. Io anche su consiglio di uno psicologo sto prendendo le distanze da loro.. E mi sento meglio. Purtroppo mia madre non molla e non perde occasione di farmi sentire in colpa perché secondo lei, io devo assecondarlo in quanto malato… Io nn ho più intenzione di cedere. Ma con i genitori non è semplice mantenere le distanze e nn so come fare, mi dia dei consigli

    • Cara Elena, mi dispiace per la sua situazione, ma vista la delicatezza dell’argomento le rispondo in privato.
      A presto
      Marilena

    • Valeria ha detto:

      Stessa situazione… Entrambi i genitori narcisisti (mia madre interpreta la vittima, ma lo è pure lei) e io (50 anni) e mia sorella più grande(60) : devastate!! Io vivo nella loro stessa casa da sola e devo tenere lontani da loro amiche/i e ogni mio fidanzato…. Ora mio padre minaccia sempre più spesso di fare una strage di famiglia (cosa che ha sempre detto anche da giovane ridendo) …quindi è un pensiero ricorrente sempre più presente… ha armi di ogni genere, rifiuta ogni terapia e si sta indementendo a vista d’occhio… sinceramente ho molta paura. Questa situazione di potenziale pericolosità familiare è molto sottovalutata a livello assistenziale..i segnali ci sono, anche a livello neurologico e psichiatrico…ma nessuno può fare niente. Io non posso lasciare mia madre da sola con lui e non ho neppure la possibilità economica di cambiare abitazione… sinceramente non so cosa fare se non somministrargli l’unica terapia insapore a sua insaputa…. cosa pericolosissima… ho attivato i servizi sociali… vedremo cosa riusciranno a fare ma non gli potranno cambiare i pensieri… Cara Dottoressa cosa mi consiglia?

      • Cara Valeria, la prima cosa da fare è segnalare con una denuncia ai Carabinieri del luogo che suo padre, instabile mentalmente ha già ripetutamnte minacciato di usare le armi in suo possesso e chieda che vengano sequestrate e chieda al medico curante del padre di fare un trattamento sanitario obbbligatorio, il cui certificato allegherà alla denuncia, in questo modo il padre riceverà le cure di cui ha bisogno e voi ritrovereteun minimo di sicurezza e serenità che vi spetta.
        Se ha altri dubbi mi contatti in via privata.
        A presto e tanti auguri
        Marilena

  14. Viola ha detto:

    Gentilissima dottoressa, con la tristezza nel cuore ho la consapevolezza di essere figlia di una madre narcisista. Sono figlia di separati, mio padre ci lasciò e io credi con lei finché non andai via di casa. Mi faceva credere di essere pazza, malata, sbagliata quando facevo le mie ragioni stanca dopo anni di critiche, svalutazioni disprezzo, parolacce, mancanza di attenzioni, se stavo male anche molto male, minimizzava sempre. Persino quando ero incinta mi ha maltrattata psicologicamente, con le sue violenze che ho sempre capito ma alle quali lei negava, buttandomi addosso la colpa di tutto, persino della sua vita. Parole orribili che stanno riemergendo e fanno male.. Ora ho un figlio di quattro anni e sto lavorando su me stessa per guarire affinché non ripeta inconsciamente lo stesso abuso che a volte, mi sorprendo a reiterare come se ” non fossi in me”soprattutto parole o momenti di rabbia, che mi sono stati inflitti.. Mi auguro che possa la consapevolezza seppur carica di dolore, possa la mano del cielo aiutarmi a guarire ed essere una madre piena d’amore autentico, serena, attenta.. E non asfissuante, controllante, che ti vorrebbe come una sua proprietà ancora a trent’anni suonati.. Ho praticato il distacco parziale, se sento che mi invade mi allontano, ma a volte anche brevi incontri mi spaventano ancora, mi terrorizza una sua reazione se qualcosa non va come lei si attende, o se dico le mie ragioni.. Grazie al cielo vivo da sola da anni.. Buon dio aiutami ad essere una madre migliore. Mamma, ti perdono per il male che mi hai fatto, comprendo il tuo stesso dolore di bambina, ma ti prego lasciami in pace, anche se ci vediamo poco e spesso sei tranquilla, perché viviamo separate, fai tanto per me è te ne sono grata ma mi hai segnato profondamente.. Ora lasciaci liberi e non ferire nemmeno mio figlio, ti prego.. Non è una tua estensione lui, io nemmeno mamma. Accettalo.

    • Purtroppo la fortuna non sempre ci assiste nell’affidarci genitori sereni, normali e che ci amano per quello che siamo, ha fatto bene ad allontanarsi da questa famigli distruttiva e disfunzionale nei rapporti e cercare di rifarsi una vita, non aveva altra scelta ed ha preso la decisione migliore l’unica che poteva fare.
      Vedrà che sarà sicuramente una buona madre anche se i ricordi di quelle dimaniche acquisite ed imparate da anni di convivenza negativa si dimenticano col tempo e con tanta pazienza, quando sente di avere delle reazioni o pensieri sbagliati, si prenda una pausa per analizzare i motivi e le conseguenze di queste abitudini comportamentali e come andrebbero cambiate.
      Ogni volta che sente di reagire provi a fermarsi e valutare, l’aiuterà a controllare le sue reazioni e rendere più adatte, nel caso abbia bisogno di un aiuto più concreto non esiti contattarmi.
      TAnti auguri cara Viola
      Marilena

      • Valentina Laera ha detto:

        Salve Dottoressa,
        purtroppo non so da dove iniziare a raccontare perché la situazione che vivo è molto complicata quanto dolorosa, mi si blocca persino la mia normale capacità di narrazione… ma vorrei riuscire ugualmente ad avere il suo prezioso aiuto per venir fuori da una condizione al limite della sopportazione e della sopravvivenza mentale e purtroppo anche fisica. Sono arrivata al suo sito cercando “esperienze” simili alle mie e persone/professionisti che conoscono il problema. Ho letto il suo scritto e quello di chi ha raccontato e ho avuto piena conferma di ciò che avevo concluso negli anni ma soprattutto negli ultimi che mi vedono malata e costretta a dover dipendere da loro, da i miei aguzzini, i miei genitori. Ho trovato il coraggio di cercare aiuto perché stanno cercando di far passare me per la “violenta” e causa dei loro “mali”, anche con le istituzioni, con chi potrebbe supportarmi e sostenermi in un percorso di denuncia e rinascita, togliendomi ogni possibilità di guarigione e ripresa. Ho la netta, terrificante sensazione di avere solo terra bruciata intorno a me a causa del sostegno reciproco che i miei genitori si danno per convenienza perché comunque tra di loro non c’è un buon rapporto (anzi…) anche se vivono pressoché un rapporto di dipendenza reciproca. Ho paura di non avere altra scelta che soccombere e non riesco a farmene una ragione: ho solo 36 anni, nella vita ho fatto alcuni errori che hanno portato la famiglia a vivere in una condizione economica sfavorevole ma niente di tanto grave da giustificare il fatto che stiano cercando di annientarmi.

        • Le ho risposto via mail, per garantirle la privacy e per farle alcune domande sulla sua situazione, domande che mi permetterebbero di formulare meglio dei consigli.
          A presto
          Marilena

  15. Daria Mariani ha detto:

    Buonasera,
    leggo ora questo articolo e purtroppo dopo anni di sofferenze riesco a individuare le cause del mio dolore.
    Sono figlia di un padre narcisista, manipolatore, che mi ha sempre instillato perfezionismo etc. la sua tattica e sempre stata farmi sentire in colpa se facevo cose che non approva.
    Sono andata in depressione e in quel periodo ho conosciuto un ragazzo che mi ha aiutato molto, con il quale ho cercato di costruire una relazione seria, finita da un mese dopo 8 anni perché ahimè, nella necessità avevo incontrato un eterno Peter pan mammone. ho deciso di chiudere questa relazione, ma sono tornata sotto le grinfie di mio padre che ha subito ricominciato a manipolarmi. ora sono più consapevole ma e comunque pesante la situazione. ho passato da poco l esame di avvocato e sto cercando lavoro spero FI trovarlo presto ho paura di andare di nuovo in depressione.
    faccio presente che le reazioni degli altri familiari a mio padre sono state quella di mia sorella minore che ha cercato di laurearsi in fretta e distaccarsi come luogo e fortunatamente ha incontrato un uomo ora suo marito in gamba con cui sta progettando il futuro; e mia mamma a cui invece e venuta una depressione bestiale che ci ha messo tutt in ginocchio, che ora sembrerebbe essere rientrata.
    ho tanta paura in questa fase in cui sono senza compagno e in cerca di lavoro di stare di nuovo male.

  16. Anna Maria Pecchioli ha detto:

    Sono stata sposata fon un individuo narcisista manipolatore per 13 anni.Ho messo tutto il mio patrimonio nelle sue mani,casa e risparmi,ed ho avuto una figlia con lui.Dopo una mia grave malattia,cancro ai linfonodi e tre trapianti di midollo,sono invalida per le cure subite.Lui ha cercato di farmi levare le figlie,anche la primogenita,avuta dal precedente marito.Mi ha minacciato di buttarmi fuori casa,ed alla fine ha chiesto la separazione,per poter rubare altri soldi dai nostri conti,in segreto,e comprarsi un’altra casa.Ora sta facendo alla figlia quello che per anni ha fatto a me,svalutarla,imporre,ecc.Ma la legge esiste,per fortuna.Io avevo gia’fatto una querela nel 2016.Ora sono seguita dal centro antiviolenza di Perugia,ed ho contattato Tel.Azzurro,per mia figlia.Ma non è facile,perché non si viene credute,quando si ha a che fare con certe persone distruttive.Il problema è che nelle separazioni si dovrebbe sempre avere un consulente del Giudice preparato,in questo campo,se la situazione lo richiede.Il diritto di visita non può essere lo stesso,se il padre è un narcisista perverso e manipolatore.

    • Ha perfettamente ragione Anna Maria, oltre a combattere col mostro ed i sopprusi bisogna combattere anche per essere credute, è una doppia offesa!
      Purtroppo la Giustizia ha delle forti carenze che derivano sopratutto dal menefreghismo ed una preparazione inadeguata delle persone che se ne occupano (i concorsi pubblici vinti solo per meriti non esistono ancora), ma lei non deve mollare e lotti per le sue figlie.
      Il diritto di visita del padre può essere escluso solo se si riesce a dimostrate, anche con richieste di perizie mediche, che è persona inadeguata per problemi patologici, altrimenti ha il diritto condiviso di visite allo stesso modo della madre.
      In bocca al lupo cara Anna e se ha bisogno di un consiglio o sostegno sono a sua diposizione
      Marilena

  17. Giulia ha detto:

    Buongiorno,

    a dicembre 2016 , a 36 anni compiuti, ho finalmente realizzato che mio padre è un narciso patologico. Me lo ha detto mia sorella gemella, mi ha detto di esserci arrivata dopo più di 10 anni di psicoterapia e me lo ha comunicato dopo che io le raccontai di una litigata feroce con mio padre (mia madre spettatrice) perchè io e il mio compagno avevamo deciso di comprare una casa insieme a Bologna. Dimenticavo, sono madre di una bambina di 8 anni. Fino a fine 2014 ho vissuto in una cittadina del centro Italia, la stessa dei miei genitori per poi trasferirmi con la bambina a Bologna per lavoro. Il mio compagno a causa del suo lavoro è sempre stato lontano durante la settimana e abbiamo sempre avuto una vita di relazione da pendolari.
    Dopo l’input ricevuto da mia sorella, ho passato il 2017 ha fare auto-introspezione (si dice ?) a provare a ricordare (ricordo pochissimo del mio passato, anche recente, tendo a cancellare tutto) a confrontarmi con questo input che mi aveva dato mia sorella, ho letto qualcosa qua e la e mi sono fatta tante domande… ho passato un anno infernale. Non ho sdoganato tutto, ma ora ho capito che se vedo i miei genitori sto male, se non li vedo sto meglio. Ho ascoltato un TEDx della Dott.ssa Lucangeli che spiegava che la risposta emotiva di una persona è ON_OFF: sto bene(ricerco la stessa emozione) , sto male (scappo da quella situazione). Sto ascoltando la mia risposta emotiva e sto provando ad assecondarla. Vediamo cosa succede.
    Mio padre e mia madre a vederli da fuori sembrano perfetti: laureati, lui un professionista lei un’insegnante. Io e mia sorella siamo state psicologicamente violentate fin da bambine. Io ho vissuto fino a 36 anni, e in parte continuo anche ora, avendo paura , in primis paura a dire quello che penso. Ho trascorso la mia adolescenza accusata di avere un pessimo carattere, di essere ingestibile, che loro si sentivano male perchè con loro non parlavo. Ora so che non è come dicevano: non ho un pessimo carattere, ho solo reagito per difendermi; ho passato la vita a difendere la mia persona da loro e purtroppo non sempre ce l’ho fatta. Ora faccio i conti con le conseguenze. Faccio i conti con la paura, l’insicurezza, con la lacrima facile al minimo gesto di tenerezza. Faccio i conti con una vita che ho costruito a pezzi, scendendo a compromessi tra la mia volontà e il disegno dei miei genitori. Ho combattuto con le unghie e con i denti quando ho veramente voluto qualcosa, sono stata tranchant alla litigata relativa all’acquisto della casa perchè mio padre con mia figlia presente ha sminuito ad alta voce la mia famiglia, chiamando il mio compagno “quello li” (quando sono di persona fa molte moine), esplicitando che non crede nella nostra famiglia, ” che roba è che te stai qua e lui sta la”. Io e il mio compagno stiamo insieme da 10 anni e la bambina è felice.
    Nonostante combatta quotidianamente con i miei fantasmi, da quando la consapevolezza ha inziato a fare il suo lavoro, qualcosa in me è cambiato. Ho la sensazione di aver interrotto questa dipendenza che avevo dai miei genitori. Ma sono ancora, da quel dic 2016 ancora molto arrabbiata con loro, sto ancora elaborando quello che è stato, quello che ho dovuto accettare ed autoinculcarmi perché erano i miei genitori, dicevano e facevano il giusto e io ero una ingrata (il Fil Rouge della mia vita).
    In questo momento, non voglio avere niente a che fare con i miei genitori. Li voglio lontani. Mio padre si è operato ad una cataratta agli occhi, io non ho sentito la spinta a chiedere come stava. Sarà un male, ma la spinta non c’era. Non era così prima e non è così verso altri. E’ così verso di loro. Sono certa che se mi dicessero di essere seriamente malati avrei i miei classici attacchi d’ansia e mi muoverei come ho sempre fatto. Ma non mi muovo per meno.
    Mio padre a tutt’oggi continua a provare ad agganciarmi mandandomi messaggi allusivi sulla sua disponibilità ad aiutarmi a comprare casa, ma dietro c’è il ricatto: “ ci sarebbero questi soldi, ma sai noi vorremo venire a vedere la bambina, vedi tu. E’ tutto nelle tue mani.. decidi tu”. Ha sempre mandato messaggi allusivi ed equivoci, specialmente sulla disponibilità ad un sostegno economico per motivi che non rientravano nel suo piano specifico. Ovviamente non ho mai visto un soldo. Mia madre fintanto che non ho avuto uno stipendio mio, non mi ha mai permesso neanche di comprarmi un paio di mutande senza di lei.
    Non gli vieto di vedere la bambina e non ne parlo male. La bambina ha dei nonni e sono convinta che se la frequentazione è nella giusta dose mia figlia riuscirà a prendere il buono che c’è.
    Io ho deciso che faccio a meno di loro e del loro aiuto, ma i messaggi di cui sopra riescono ancora a muovere qualcosa dentro che fa male, che mi offende e mi frustra che mi ricorda che lui con l’accondiscendenza di lei si è preso la mia infanzia, la mia adolescenza, ne ha abusato e mi diceva, attraverso mia madre, che ero sbagliata se provavo a difendermi. Che ero una brutta persona.
    Mi perdoni il flusso di coscienza.
    Avevo bisogno di scriverlo forse a una persona che oltre a mia sorella può capire. Le mie amiche non possono. Difficile capire che dietro quella facciata di famiglia perfetta agghindata in stile borghese si nasconda un fare manipolatorio e tanta tristezza.
    Le dico un’ultima cosa: finché ho vissuto con i miei, entravo in casa e provavo disagio. Quando, all’università mi trasferii a Bologna, realizzai quanto era bello stare a casa. Fino a quel momento non capivo come alle persone piacesse stare in casa a non fare nulla. Io a casa non ho potuto mai guardare la TV sul divano (nemmeno seduta), fino ad una cera età era addirittura vietato entrare in sala, non mi sono mai potuta chiudere in camera mia a fare le mie cose, perché non andava bene, non potevo sdraiarmi sul letto perché il piumone si schiacciava ed era poi brutto.. sono piccole cose fra il mare a cui ho pensato ieri sera.
    Ora la mia paura più grande è questa: posso essere io come mio padre e infliggere questa tortura alla mia bambina? Può la consapevolezza aiutarmi a mitigare il rischio?
    Sono un ingegnere meccanico, come mio padre, non ho mai lavorato con lui (è stato un inferno farlo accettare ai miei genitori) ma sono riuscita a raggiungere un ruolo in azienda di rilievo che mi fa tornare a casa tardi. La bimba è accudita da una baby sitter con cui si trova bene, a mio modo provo ad essere presente anche quando non ci sono. Per ora, tutte le persone che stanno con la bimba dicono che è una bimba serena e tranquilla.
    Giulia

    • Capisco cara Giulia le sue sofferenze e le sue preoccupazioni, che sono di ogni madre ma che aumentano quando si è vittime di una famiglia disfunzionale.
      Non smetta mai di credere in se stessa e nelle sue capacità e nella forza di riuscire a separarsi dalla sua fammiglia e dalle persone negative quel tanto che basta per non farsi avvelenare nel rapporto e nella gestione della quotidianità.
      Se ha bisogno di un sostengo, di un consiglio o anche soltanto di essere ascoltata mi scriva in privato e sarò a sua disposizione.
      Spero di sentirla presto, nel frattempo le auguro una serena giornata.
      Marilena

    • Sara ha detto:

      Cara Giulia,

      ho letto ora la tua testimonianza ed è come se fossi stata io a scriverla. Rendersi conto che il proprio padre, tanto perfetto agli occhi altrui, è un narcisista, è un dolore profondo, ma giungere alla conclusione che la sua condotta è sempre stata avallata da una moglie complice, raddoppia il dolore. E la rabbia.
      Questa consapevolezza è stata per me la più grande delle scoperte dopo vent’ anni! Quando ( la terapeuta) ha definito NARCISISTA mio padre, si è accesa FINALMENTE una lampadina. Ho ricollegato, come un puzzle in frantumi che improvvisamente si ricomponeva, decine di episodi, di giustificazioni materne alla sua incontrollata ira e alle sue continue offese.
      È una grande sofferenza, ma anche una fantastica liberazione!
      Ti abbraccio. Sara

      • Concordo con Sara,
        il dolore per essere superato deve essere affrontato ed ascoltato, la sua consapevolezza è la chiave di quella liberazione che apre le porte alla serenità.
        Marilena

  18. Marco ha detto:

    All’eta’ di 18 anni mia mamma decide di separarsi.Mio Padre e’ gay.Mi piomba il mondo addosso.Tu sei come tuo Padre.A distanza di 15anni ancora a volte ho angoscia.Mi iscrivo a Giurisprudenza.Nn mi piace.Arrivano sputi e offese di ogni genere.Mio Padre mi tratta come una persona in accordo cn mia mamma ai suoi danni e inizia a trattarmi malissimo come trattava la moglie riducendo la mia vita alla laurea in Giurisprudenza.A questo punto mia mamma dopo aver tentato di farsi una nuova storia di amore decide di delirare e dal 2009 ho subito di tutto.Mi mancano 3 esami ad una laurea che odio a 36anni.Nel frattempo vado in analisi e funziona.Muore il Terapeuta e scelgo un Gestaltista.Questa persona mi accusa di tutto sostenendo mia Mamma che aveva un delirio accertato paranoide dall’Asl.A questo punto perdo le mie forze accuso ansia derealizzazione e depersonalizzazione e mando a quel paese il Gestaltista.Lo psichiatra mi parla di abuso narcisistico e mi da del cipralex.Oggi so che mia mamma e’ un bipolare e mio padre e’ un narcisista.La mia situazione e’ curiosa.Ho il terrore di scappare ma so che il.mio ambiente e’ insano.Queste persone nel pubblico erano impeccabili.Spero di farcela.Complimenti per il testo.Molto chiaro e scritto benissimo.

    • Mi ha molto commosso questo tuo commento soprattutto per la forza di reagire che non ti fa arrendere nonostante tutto e tutti e sono sicura che il tuo coraggio prima o poi ti porterà a vincere le situazioni che oggi ti affliggono.
      Se mi permetti vorrei risponderti in privato.
      Marilena

      • Marco ha detto:

        Certo che puoi.Ti ringrazio per l’emozionalita’ condivisa.Puoi.Grazie a Te per la tua risposta emotiva.L’umanita` e’ l’esperienza piu’ carina che esista.Nn riuscendo ad aprire l’indirizzo(era vecchiotto),ti do questo qui.Grazie ancora.

        • Grazie a te, e per quanlunque cosa puoi anche contattarmi privatamente sulla mail, così possiamo palare con più riservatezza.
          L’umanità, la vita, le emozioni, gli affetti, sono tutte cose che vale la pena di essere vissute, non sempre ci è dato il meglio per ogni situazione ma abbiamo sempre la facoltà di gestire la nostra vita e cambiare il nostro percorso per renderlo più adatto a noi.
          Ti auguro di riuscirci presto
          Marilena

  19. Nene ha detto:

    Gentile dottoressa,
    sono molto felice di aver trovato un articolo sull’argomento in italiano. Ho capito solo recentemente, e per un altro motivo, di essere stata cresciuta da un padre narcisista. La sera che l’ho realizzato, spulciando articoli e video, ho pianto e poi ancora la mattina, poi finalmente ho cominciato a ripetere ‘non è colpa mia’. Me lo sono ripetuta anche davanti a un specchio e mi sono sentita euforica. Mio padre ha controllato la mia vita da quando ho iniziato le superiori, mettendomi contro compagni di classe per gareggiare per voti più alti, non interessandosi alle cose che avevo da dire o a quelle che mi piacevano. Oltretutto, alla violenza psicologica si univa la minaccia di quella fisica, riferita sia a me che alle mie cose. Questo mi ha portato a piangere e piangere a dirotto per anni. Ho scelto di frequentare l’università fuori sede per allontanarmi da casa, ma la storia è continuata anche lì: mio padre mi ha costretto a iscrivermi a una facoltà che non mi piaceva, manipolandomi sulle cose che secondo lui mi piacevano da matti, quando invece non era vero. Io, giovane e spaventata, mi sono sentita senza alternative. Quando sono cominciati gli attacchi di panico e sono stata male, mi ha trattato come uno straccio ‘queste sono stupidate, alzati e vai a lezione’. Allora sono andata in terapia e mi ha aiutato tanto, ma non ho mai detto a mio padre che ci andavo, perchè tanto sapevo che non avrebbe capito e che mi avrebbe trattato male. Adesso vivo in un altro stato da più di un anno, non ho superato tutto,ma ci sto lavorando, anche se adesso sono di nuovo in piena depressione. Continuo a dipendere economicamente dai miei, purtroppo, ovviamente sto cercando lavoro (ero studente fino a poco fa), ma a volte mi sembra di sabotarmi. Devo dire che questi mesi passati lontani mi hanno aiutato non poco: sento ancora la voce di mio padre che mi denigra, ma meno, e almeno non ce l’ho costantemente vicino. Ho avuto la fortuna di avere accanto una persona positiva e supportiva, ma mi sono accorta di dipendere troppo da lui. Vorrei solo riuscire a scrollarmi di dosso tutti gli effetti del comportamento di mio padre e essere la persona che è rimasta nascosta per tutti questi anni. E’ stato bello sfogarsi un po’, grazie ancora per l’articolo.

    • Cara Nene, le ho riposto rpivatamente.
      e snon si scoraggi l’indipendenza da un genitori così dominante e controllante si conquista piano piano, ma con decisione, ed è essenziale riuscire e divenirne indipendente, in questo posso aiutarla, come scritto nella mail che leho mandato può contattarmi quando vuole.
      a presto ed in bocca al lupo per la sua lotta, lei è un leone non si faccia scoraggiare
      A presto
      Marilena

  20. Emiliano Nazzaro ha detto:

    Gentile dott.ssa ho apprezzato molto il suo articolo ed il coraggio con il quale non ha esitato ad usare la sua esperienza personale a mò di esempio. Figlio di madre narcisista combatto le mie battaglie tra alti e bassi e cerco la mia strada tra la voglia di capire cosa è successo e la paura di non riuscire a scoprire chi sarei diventato crescendo libero. Gli strumenti che utilizzo per vivere non possono che essere gli stessi che mi sono stati dati direttamente o indirettamente da mia madre per in seguire il suo amore , ma la creatività che ci metto non può che essere mia. Mi sforzo di coltivarla senza aspettative, senza pretese, senza applausi. Ogni tanto sento ancora le radici di mia madre che mi prendono i pensieri, provano a condizionarmi come in una morsa senza uscita ma sono sempre più bravo a riconoscere ciò che in me non è mio. Certo non senza aiuto. In tutta la letteratura del disturbo narcisistico però ancora non trovo qualcosa che mi giustifichi la rabbia. Tutta la rabbia gratuita, feroce e insaziabile di cui solo un narcisista è capace e di cui da figlio anche se adulto, ancora è difficile trovare giustificazione. Certo molto si è scritto sulla rabbia, ma il meccanismo per il quale la perdita del controllo faccia scattare la rabbia (e non la depressione ad esempio o qualsiasi altro stato emotivo) a me ancora mi sfugge. Mi spiace se possa sembrare una mera curiosità accademica, non lo è affatto. L’unico modo che ho per recuperare qualcosa di mia madre è capire.

    • Se vuole caro Emiliano ne possiamo parlare in privato via mail, affrontare a due teste l’argomento aiuta sicuramente a risalire ai perché, motivi e porta spesso alle conclusioni, se desidera la risponderò molto volentieri.
      A presto
      Marilena

  21. Marta ha detto:

    L’ articolo e’ molto interessante e mi consola vedere quante persone sono afflitte da questo problema. Credo anche io di essere figlia di una narcisista bugiarda che mette zizzania e sospetti, odio e invidia tra fratelli da sempre, passando pure per la madre amorevole e vittima. Mi ha sempre sminuito, fatto sentire inadeguata e criticato come pazza per tutta la vita. Ha cercato di rovinarmi amicizie e relazioni in modo subdolo e meschino. Non mi sono mai sentita amata e il vuoto nel cuore e’ incolmabile. Glii abusi e la mancanza di rispetto si protraggono all’infinito. Ne sto’ prendendo consapevolezza ma e’ dura riuscire a staccarsi mentalmente e uscire da questo vortice.. spero di essere una buona madre .. sarebbe la soddisfazione piu’ grande.

    • GRazie Marta per il commeno e la sua testimonianza su una circostanza negativa che vivono molte persone e che non hanno il coraggio di affrontare e reagire.
      Le ho risposto in privato comunque per motivi di privacy
      A presto
      Marilane

  22. Lucia ha detto:

    Buonasera Dottoressa, le vorrei prima di tutto porgere i miei complimenti sull’articolo in questione prima di raccontarvi la situazione famigliare in cui vivo. Grazie al suo articolo ho potuto avere delle conferme in relazione ai miei genitori, premettendo che il problema principale di natura narcisistica ruota intorno a mia madre, persona molto egoista che rispecchia tutti i punti descritti nel vostro articolo e che ahimè ha totalmente trasformato mio padre a sua immagine e somiglianza. Sono 27 anni che vivo con loro, avendo dall’età di 6 anni una problematica famigliare difficile da portare avanti, ma con amore e dedizione cerco sempre di farcela visto che ho una sorella disabile che ha bisogno H24 di essere assistita, coccolata e tenuta d’occhio etc; nonostante la difficile situazione presente che comunque ci porta a essere una famiglia diversa rispetto a quelle comuni, ho sempre cercato di dare il massimo nella vita e lo sto ancora facendo nonostante non riceva da parte dei miei genitori apprezzamenti che non richiedo o pretendo ma un minimo di gratificazione ogni tanto sarebbe bello riceverla; mi hanno sempre trattata in secondo piano, come se il concetto di “famiglia” non esistesse proprio, infatti questo porta loro a fare quello che vogliono come uscire in qualunque momento della giornata, lasciando a me l’impegno di assistere mia sorella cosa che faccio con tutto il cuore nonostante sia impegnata con gli esami universitari e loro lo sanno benissimo e se ne fregano altamente; hanno deciso di acquistare l’ennesima casa senza prendermi più di tanto in considerazione e questo porterà a un ulteriore travaglio date le conseguenze che ne derivano da un cambio casa associata poi a una decisione di prendere casa in affitto, visto che l’attuale casa sarà venduta, durante l’attesa di costruzione della nuova e voglio ulteriormente sottolineare che la casa in cui viviamo attualmente è stata interamente progettata per venire incontro alle esigenze di mia sorella quindi la decisione di acquistarne un’altra non ha una finalità vera e propria visto che in giro giustificano quest’acquisto per venire incontro allo stile di vita di mia sorella, cosa non vera perché sono persone che hanno da ridire su tutti e su tutto tanto da litigare con qualunque condomino presente nello stabile per delle regioni che possono avere anche una giustificazione a loro favore ma purtroppo nella vita non possiamo aspettarci di avere giustizia su tutto, ma ogni tanto bisogna anche sorvolare; le spiego tutto questo perché vorrei capire come comportarmi di fronte a dei gesti che non merito di subire e soprattutto ho deciso di volermi mettere in contatto con un’esperto in materia perché questa situazione non riesco più a gestirla, come pagare giornate intere chiusa in una stanza senza essere considerata sotto ogni punto di vista compresa la preoccupazione di porsi in qualità di genitori se sono viva o morta. Mi dica lei Dottoressa come comportarmi di fronte a tali cattiverie perché sono stanca di riceverle e vorrei in qualche modo trovare una strada. Ho cercato anche in passato di instaurare un rapporto più che pacifico ma nel tempo sono peggiorati sempre di più. Mi dica lei cosa fare al livello pratico perché psicologicamente non riesco più a portare avanti tutto ciò. Spero di ricevere un vostro aiuto concreto e la ringrazio anticipatamente.

  23. Chiara ha detto:

    Ho iniziato da poco a dubitare di mia madre..sembra brutto dirlo ma è così.Fino a 3 mesi fa mi sembrava uno psicopatico mio padre.Inutile dire che in tutto ciò c’e andata di mezzo la mia personalità…quasi narcisista patologica..e dico quasi perché riesco ad avere un minimo di coscienza sana a volte.Tutta colpa loro..mi hanno rovinata..e sto cercando di portare ai ripari almeno mia sorella che è ancora piccola..certo,essendo quasi completamente narcisista non sono di molto aiuto..e sinceramente non so manco perché la sto aiutando…ma è l’unica persona che non ho mai odiato.Ho poi come l’impressione che mia madre stia peggiorando ultimamente..nel senso che ultimamente mostra più atteggiamenti arroganti o pretenziosi..forse perché sto cercando di staccarmi da lei…anche se ho ancora 16 anni non vedo l’ora di poter andarmene via da questa prigione.

    • Capisco il suo disagio e la voglia di scappare, ma a 16 anni è un po’ presto per pensare di potersi arrangiare in tutto da sole.
      Una situazione può essere trovata, e la si trova dentro se stessi cambiando il modo di pensare e di porsi algi altri, anche rimanedo sotto lo stesso tetto.
      Ti ho scritto in privato cara Chiara per offrirti il mio aiuto e per poter eventualmente parlare con tutta la privacy possibile.
      a presto
      Marilena

  24. Cristina ha detto:

    Gentile dottoressa,
    i miei complimenti per l’articolo davvero esplicativo ed illuminante per chi vive sulla propria pelle (e soprattutto su quella dei figli!) una relazione con un narcisista. Sto cercando a fatica di orientarmi in questo oceano tempestoso: dopo 15 anni di relazione con mio marito, la sua natura di narcisista mi si è “svelata” da circa 8 mesi come conseguenza delle problematiche e difficoltà emotive di nostra figlia, magistralmente descritte nel punto 2 del suo articolo!
    Bambina di 8 anni estremamente sensibile ma assolutamente insicura, pervasa dal senso di inadeguatezza e di non essere capace. Mi rendo conto che il passato non si può cancellare, ma lei ritiene che ci possa essere il modo per farle superare questo fardello ed acquisire coscienza del suo valore come individuo?
    La ringrazio per l’attenzione
    Cristina

    • Grazie Cristina per il suo intervento e per i suoi complimenti.
      Le ho risposto privatamente per questione di privacy proponendole il mio aiuto nel caso sia interessata
      A presto e buona giornata
      Marilena Cremaschini

  25. Gioia ha detto:

    Salve dottoressa sono una cinquantenne e da circa un anno sto leggendo articoli che riguardano il narcisismo.
    Mia madre ha le tipiche caratteristiche del genitore controllante, io, possiamo dire, che sono la figlia che è stata più trascurata dalle sue attenzioni.
    Da piccola questo mi faceva sentire quella meno amata, ma adesso mi rendo conto di essere la figlia che si è salvata.
    Le mie sorelle, purtroppo, portano i segni del narcisismo di mia madre.
    Una di loro, in particolare, che per il suo carattere debole, ha trovato un marito psicopatico, che la maltratta sia fisicamente, che psicologicamente.
    L’altra sorella vive tutti i giorni l’assillo delle telefonate continue e denigratorie di mia madre.
    Io ho imparato a controllare i suoi tentativi di provocarmi, non rispondendo e mantenendo la calma durante le nostre telefonate giornaliere.
    Evito di raccontarle le mie cose, anche per evitare i suoi giudizi.
    Purtroppo solo oggi mi rendo conto di quanto la nostra vita è stata condizionata dal suo carattere forte e prepotente, ma indietro non si torna, e sto cercando di migliorare almeno il mio futuro.
    Vorrei tanto essere di aiuto alle mie sorelle, ma non so come far capire loro che devono evitare certi discorsi e che non devono dipendere economicamente da lei.
    Grazie dell’articolo è illuminante

    • Grazie per i complimenti Gioia e per aver raccontato la sua esperienza, utile per chiunque la legga.
      Non si perda d’animo e continui a star vicino alle sorelle e a far notare loro quello che si ostinano a non vedere, arriverà il momento in cui non potrenno più tenere gli occhi chiusi ed allora avranno bisogno di lei, che già è diventata più indipendente da questo sistema che alimenta e distrugge al tempo stesso.
      Se ha bisogno di aiuto sono a sua diposizione, come precisato privatamente.
      Marilena

  26. Sonia ha detto:

    Buongiorno Dottoressa, Le volevo innanzitutto fare i complimenti per il suo articolo.
    Oggi ho 38 anni e la mia vita è un continuo ” incontro” con narcisisti…primo fra tutti, mio padre! Purtroppo, non ho dei ricordi nitidi di quando ero bambina…fatico a ricordare, ogni tanto ci riesco ma, sono frammenti di vita ai quali non so dar posizione: non so se si tratta di sogni ( incubi per l’esattezza) o di vita reale ma, da ciò che sono diventata oggi ( una persona insicura e con bassa autostima) posso solo confermare ciò che riesco a ricordare; mi spiace ammetterlo dato che parlo di una persona che oggi non c’è più ma, mio papà era un narcisista: insultava e penso che picchiasse mia mamma e, oltre ad essere spettatori di queste immagini, sia io che mio fratello all’epoca piccolissimi, ne eravamo anche vittime. Pian pianinino siamo cresciuti, mio fratello è riuscito a rinforzarsi io con molta più difficoltà sicchè, alle medie e durante i primi anni di superiori, sono stata vittima di bullismo. A 13 anni, ho perso mia mamma e mio papà, si mise in terapia: penso che fosse sconfortato, probabilmente faticava a perdonarsi degli accaduti verificatosi negli anni! A 20 anni me ne andai via da casa: stanca dei continui insulti, minacce e violenze psicologiche. Ho sempre cercato di capire e perdonare ciò che era successo negli anni ma, mi rendo conto solo oggi che, più do amore alle persone che mi circondano, più ricevo “sberle”! Mi sono sposata a 30 anni con l’uomo che pensavo potesse essere quello giusto: mi ha umiliata per anni, incolpata, tradita. Io in tutto ciò, ho sempre cercato di capirlo, accettarlo, perdonatelo fino a quando, qualcosa si è rotto ed ho trovato il coraggio di lasciarlo…ha cercato 1000 modi per riconquistarmi con insuccesso: per troppi anni mi ha fatto sentire inadeguata! Ad oggi sono divorziata da lui e convivo con un’altra persona che però, da qualche mese a questa parte, sta iniziando ad avere i primi segni di narcisismo con me, dandomi sempre la colpa del suo modo di comportarsi e, conoscendo il mio passato, fa anche leva su di esso. Io mi sento delusa, arrabbiata, soprattutto dal fatto che io ho investito molto in questo rapporto a partire dalla fiducia (tradita in passato da un altro uomo), all’amore (gli e lo dimostro in qualsiasi modo ma per lui sembra che non sia mai abbastanza). A questo punto la mia domanda è: dove sbaglio? Perché tutti si comportano con me allo stesso modo?
    La ringrazio per l’attenzione
    Sonia

    • Senza rendercene conto noi ripetiamo quei comportamenti appresi durante l’infanzia e non avendo altri riferimenti li riproponiamo anche da adulti.
      Ad un certo punto ci rendiamo conto di quanto questi siano dannosi, molti non volgiono comunque cambiare, lei invece sta facendo il passo più difficile ma risolutivo che è quello di giudicare: valutare la sua vita e giudicare gli uomini della sua vita, le manca solo il passo successivo, quello di liberarsi da questo sistema che la danneggia e che le fa incontrare solo persone sbagliate (che inconsapevolmente ricerca).
      Non perda la speranza di riuscirci e se vuole sono a sua disposizione, per motivi di privacy le ho risposto privatamente
      … e grazie del complimento
      A presto
      Marilena

  27. Giovanna ha detto:

    Buongiorno,
    ho letto con interesse il suo articolo e le faccio i miei complimenti.
    Fino a un anno fa non sapevo niente di narcisismo perverso, maligno… ma fino a un anno fa pensavo di essere figlia di un padre con un gran brutto carattere. Sia lodato internet!
    Sono figlia unica e sin da piccola ho iniziato a odiare mio padre. Fino all’età di 4 anni sono stata in collegio e i pochi ricordi che ho di quel luogo sono bellissimi. Poi é iniziato il calvario. Ormai ho 50 anni e i ricordi sono frammentati e praticamente tutti negativi. Ricordo lui che mi obbligava a fare cose che non mi andavano, a rispondere solo se interpellata, a “rigar dritto”. I veri problemi sono iniziati con la crescita. Io non volevo piegarmi e volevo avere diritto di risposta e questo per lui era motivo per picchiarmi. Mi picchiava con la cinghia. Chiedeva a mia madre (completamente succube di lui) di andare a prenderla. Forse voleva coinvolgere qualcun’altro in questo sporco metodo per raddrizzarmi e sentirsi meno colpevole. Chissà? So solo che ho tanto sofferto con un padre del genere. A mia madre, credo, é andata peggio. Lei la umiliava appena ne aveva l’occasione, ma il tutto era cammuffato da gioco goliardico dove gli altri erano spettatori divertiti.
    Quando andavo alle elementari ero talmente sopraffatta che pensavo che tutti i padri picchiassero i loro figli e lo scoprire, poi, che non era così è stato doloroso. Ma non è stato doloroso scoprirlo quando ero bambina. Lo è stato l’anno scorso quando, dopo un’altra lite con lui per cose apparentemente stupide, mi sono messa ad indagare in rete. Lì c’era il nome per la patologia di mio padre. Mi si è aperto un mondo terribile e al tempo stesso consolante. E’ orribile leggere di figli trattati come bestie ma, nello stesso tempo, non ti senti sola. Le persone che ho conosciuto durante la mia vita non avevano di questi problemi con i loro genitori, anzi. Me ne sono sempre guardata bene dal parlarne. Mi vergognavo e mi sentivo un’outsider. Una sfigata che non ha avuto dei genitori fantastici come li hanno avuti altri. Ogni volta che mi chiedevano dei miei in realtà parlavo di mio padre perchè mia madre era una donna buona ma inesistente, succube di mio padre. Non ricordo che mi abbia mai difesa o che sia venuta a consolarmi dopo che lui mi aveva picchiato. Anzi mi diceva “perchè l’hai fatto arrabbiare?”, “tu non sei capace a prenderti con tuo padre”. Ma era anche lei una vittima e questo l’ho capito tanti anni dopo. Ogni volta mi convincevo che ero io sbagliata e con un carattere di m**da (come mi si é sempre fatto credere e continuava a ripetermi) e andavo a chiedergli scusa, mi dava la possibilità di dargli un bacio sulla guancia, come fosse stato un premio. Non ricordo lui lo abbia mai fatto. Ho iniziato ben presto a raccontare bugie e tenergli nascoste le cose che facevo. Vien da sé che a volte mi sono anche messa nei guai, senza la figura di guida ma con la figura del controllore/padrone ben presente. Le rare volte in cui gli chiedevo qualcosa lo vedevo gongolare, godere. Io non sapevo ancora che mi avrebbe detto di no ma lui lo sapeva. Non argomentava mai i suoi no, era così e basta. Oppure trovava un pretesto stupidissimo per dirmi di no.
    Ho un tentativo di suicidio mascherato da una voglia immensa di trasgredire. Mi ricordo che mi fece il terzo grado: “perchè l’hai fatto? Non ti abbiamo fatto mai mancare niente” e così via. Ho dovuto dirgli che volevo sballarmi e che non mi ero resa conto di quello che stavo facendo. In gran parte era anche vero. Poi mi sono messa il cuore in pace ed ho aspettato il giorno in cui avrei avuto 18 anni per andarmene di casa. Eh, purtroppo ho poi scoperto che l’unico modo per uscire di casa era sposarmi. A 18 anni ho conosciuto un bravo ragazzo e a 19 anni l’ho presentato ai miei. Ero terrorizzata al pensiero. E ne avevo ben donde perchè mio padre ha iniziato a dare fuori di matto, voleva ritornare al paesello (eravamo emigrati all’estero) e così farmi sposare uno di là. Poi si vede che al lavoro tutti quanti devono avergli detto cose del tipo “ma basta che sia un bravo ragazzo e che le voglia bene” e lui ha poi acconsentito ad incontrarlo. La seconda o terza volta che lo portai in casa mi ero assentata un momento per andare in bagno e quando sono uscita sento mio padre che gli diceva “Guarda, non m’importa se te la chiavi…”. Io sono rimasta senza respiro, avrei voluto sprofondare. Ma questi ricordi orribili sono arrivati tutti l’anno scorso. E’ come se un fiume in piena di ricordi mi avesse investita. Avevo relegato tutti questi ricordi chiusi a doppia mandata dentro un cassetto della mia memoria.
    Una volta sposata é iniziata la mia libertà e la notizia più bella in assoluto é quando lui mi ha detto “ora che sei sposata noi ritorniamo al paese”. Non ci potevo credere!! Libera del tutto. Più o meno. Le ferie bisognava passarle da loro. In nove anni che sono stata sposata siamo andati solo due volte in un’altra località che non fosse il paesello perchè era dovuto, era ovvio andare da loro.
    I problemi veri sono ritornati quando io ho divorziato e ho incontrato il mio attuale marito e che lui non ha mai potuto vedere. In questi anni ha sempre avuto nomignoli che lui trovava divertenti ma a me faceva andare il sangue alla testa. Quando mia figlia aveva pochi mesi siamo andati a trovarli per fare conoscere la nipote ed io non so, forse complice il clima disteso, creato anche dalla presenza della nipotina, forse ero io che pensavo di essere finalmente cresciuta e indipendente… non so… ho affrontato il discorso con lui delle botte che mi dava e la sua risposta mi ha completamente spiazzata: “Io non ti ho mai picchiata”. La rabbia e l’incredulità hanno iniziato a farsi strada e quando lui ha usato ancora il suo nomignolo preferito nei confronti di mio marito gli ho detto “Ma vaffanculo!” . Mancavano due giorni alla partenza, ricordo. Lui per questi due giorni non si faceva mai vedere, solo a pranzo e a cena, senza parlare. Usciva in macchina e stava fuori tutto il giorno oppure stava in giardino pur di non incontrarci. Il giorno della partenza non é neanche venuto a salutarci. Mia madre continuava a chiederci “ma andate da lui, parlategli”. Ci faceva sentire in colpa e ci é anche riuscita. Per quasi due anni non l’ho sentito. Sentivo mia madre che mi ripeteva sempre la stessa cosa “ma perchè non gli chiedi scusa?”.
    Il senso di colpa era enorme, mi faceva stare tanto male così, alla nascita del mio secondo figlio, dall’ospedale l’ho chiamato per dirgli che era nato il suo nipote e così abbiamo riallacciato i rapporti.
    In questi anni i nonni non sono mai stati presenti nelle nostre vite a parte mia madre che era la più interessata ma… qualche telefonata e via. A Natale e per i compleanni c’erano regali per loro ma solo perchè glieli facevamo noi genitori e dicevamo loro che erano da parte dei nonni. Poi mia madre si é ammalata e mio padre ha dovuto prenderla a carico. La situazione attuale al momento é che mio padre si é fatto, in tutti questi anni, il vuoto intorno. Ha litigato con tutte le sue sorelle, ha litigato e fatto litigare mia madre con i suoi fratelli. Sono soli. A me dispiace per mia madre che si sarebbe meritata una vita piena d’amore e di rispetto. Ora é giusto che con tutto quello che lui le ha fatto passare faccia il badante. E’ più di un anno che non lo sento e sento terrore e rabbia al solo pensiero. All’inizio ci scriveva email piene di disprezzo verso mio marito, a suo dire l’unico colpevole della discussione avuta (in realtà ha fatto di tutto per parlare e spiegarsi e fare da paciere). I sensi di colpa sono sempre meno perchè ho realizzato che io ho sempre fatto di tutto per andargli incontro mentre lui mi ha rovinato la vita. Quest’uomo é stato un mostro. Per fortuna che sono una persona equilibrata e che ho incontrato solo persone di valore nella mia vita. Mio marito é una persona eccezionale e ho due figli fantastici. Il pensiero di rivederlo, probabilmente al funerale di mia madre, mi fa stare malissimo. Se fosse per me non lo vorrei rivedere né sentire mai più. Vorrei che qualcuno mi chiamasse per dirmi “tuo padre é morto”.

    • Le sofferenze della vita non si possono dimenticare solo perché sono cambiati i ruoli ed adesso quei genitori abusanti si trovano in condizioni di malattia e di bisogno, in fondo si raccoglie quel che si semina , ed è giusto che sia così.
      Se ha bisogno del mio aiuto sono a sua disposizione, per qualunque cosa, mi contatti privatamente via mail.
      Grazie della sua storia perché possa aiutare altri ad uscire da un guscio di sofferenze per comprendere che il mondo fuori è diverso e si può essere felici e soddisfatti ci ciò che si ha e delle persone valide che ci circondano.
      Marilena

      • Giovanna ha detto:

        La ringrazio molto per la risposta e grazie anche al suo sito che permette alle persone come me di poter appurare che non siamo soli e che c’è qualcuno che ci capisce. I miei grandi problemi sono la paura e il senso di colpa. Perchè toccare i genitori è considerato abominevole mentre si passa moltissimo su quello che loro hanno fatto a noi. Insomma, mi uccide leggere e sentire ovunque “sono sempre i tuoi genitori”. Io in questo periodo non voglio dimenticare niente e desidero confrontarmi con altre persone, per dare corpo a tutto questo. A volte ho l’impressione di aver ingigantito tutto e che in fondo non esiste nessun problema, solo nella mia mente.

        • Non si deve sentire in colpa per quel che prova, ma imparare ad analizzarlo e comprendere l’origine per poi trovare il modo di eliminarlo o raggirarlo.
          Ogni nostro disagio è un problema che dobbiamo ascoltare, indipendentemente dal’opinione degli altri che rimangono sempre degli estranei al nostro sentire.
          Nel caso avesse bisogno di me le ho risposto privatamente.
          In bocca al lupo per la sua rinascita come persona indipendente da tutto
          Marilena

  28. Isa ha detto:

    mi chiamo Isa sono figlia di padre narcisista e sono cresciuta in una famiglia disfunzionale, ho 40 anni due figli e da un paio di anni ho dato finalmente un nome ai miei problemi. Non parlo con mio padre mia sorella e mio fratello da quasi un anno, ho capito che é inutile, tanto non mi ascoltano. Io sono la cattiva, l’ingrata e la vittima che si fa solo film. Ad oggi non ho ben chiaro se mia mamma è solo vittima e succube o anche complice. La mia infanzia e adolescenza sono lastricati di proibizioni e liti e i miei problemi sono diventati enormi quando ho conosciuto l’uomo che poi ho sposato: mio padre l’ha odiato da subito e mio fratello ha contribuito a peggiorare le cose . Raccontare la mia storia é impossibile,troppo lunga, quel che so con certezza é che non ne so uscire…. Vivo all’estero da un anno ma il mio passato mi perseguita con attacchi di panico in autostrada e enormi sensi di colpa e ciò che mi fa più rabbia é la consapevolezza di essere nel giusto oltre alla certezza delle mie capacità anche lavorative. Più che una condivisione, penso sia uno sfogo perché all’estero non saprei ne a chi rivolgermi ne farmi capire alla perfezione.

  29. Stefano ha detto:

    Leggendo l’articolo e i commenti mi ritrovo in molti dei punti descritti. È un anno che ho dato un nome alla vera causa di molti problemi che ci sono stati nella mia famiglia.
    Mio padre narcisista anaffettivo, senza empatia, perfezionista, cinico, svalutante, ipercritico, sarcastico e drogato di lavoro (per lui esiste solo quello e il cibo).
    Mia madre dipendente affettiva, manipolatrice, piena di paure, ingenua e che elemosina sempre briciole di “pseudoamore” quando avrebbe la forza di pretendere molto di più e che per spirito di sopravvivenza ha sempre alimentato e soddisfatto ogni singolo capriccio di mio padre, con l’autoscusa di non aver avuto una famiglia sulle spalle.
    Io il più piccolo di tre fratelli, con problemi di salute fin da piccolo, ma tanta forza di volontà che mi ha permesso di vincere molte battaglie. Io che pur di sentirmi accettato e amato ho finito per diventare come “volevano loro”, cercando di soddisfare ogni loro capriccio o aspettativa, cercando sempre di essere all’altezza, finendo per essere messo in vetrina su un piedistallo sempre più alto, da sfoggiare con parenti, amici e colleghi. Ma di tutto ciò non ero mai felice, perchè più dimostravo e meno ricevevo e più dovevo impegnarmi, ma sopratutto ero sempre meno spontaneo, non ero felice e non mi sentivo libero di esprimermi, anche oggi, per paure che oggi vedo come irrazionali ma che mi condizionano ancora.
    Negli anni, ho represso me stesso sopratutto la mia rabbia, finchè un giorno dopo un brutto evento, mi sono reso conto che non ero amato per ciò che ero, ma solo per ciò che oggi definirei “rifornimento narcisistico”. Da li la rabbia è venuta fuori piano piano, finchè evento dopo evento non son finito per scoppiare e sfogarla su me stesso, finendo per autodistruggermi e facendo terra bruciata attorno a me. Il tutto grazie all’incapacità della mia famiglia e di chi mi stava vicino, di comprendere che avevo un problema più profondo di ciò che vedevano.
    Mi hanno “salvato” in tempo, ma in realtà è stato proprio mio padre a darmi il colpo di grazia e portarmi fino a quel punto, perchè nel suo egocentrismo e incapacità di ascoltare e comprendere ha pensato solo e soltanto ai suoi di sacrifici, sfogando a male parole e minacce la sua rabbia di cui tutti in famiglia hanno sempre avuto timore… Ma forse sono più consapevole del fatto che se non mi avesse fermato, sarebbe crollato l’intero castello che in tutti questi decenni aveva creato insieme alla sua maschera.
    Dopo un anno di psicoterapia mi sono ripreso quasi completamente, ma più che altro è stata la mia voglia di rivalsa, di non darla vinta a loro e a chi mi ha pugnalato alle spalle nel momento più buio della mia vita, riuscendo a concludere anche l’università.
    Ma sopratutto ho una nuova consapevolezza, ora che ho tutti i pezzi del puzzle al loro posto, ora che ho dato un significato a tanti comportamenti distorti, mi sento sollevato in parte e meno responsabile dei loro comportamenti.
    Ma la capacità di instillare sensi di colpa e di vergogna e paure da chi è affetto da narcisismo/dipendenza affettiva è davvero difficile da rimuovere e mi condizionano molto ancora. Sopratutto se come me si tende all’isolamento e a non fidarsi più di nessuno.
    Ho cercato più volte di parlare con mio padre del suo problema, ma a quanto pare lui è perfettamente consapevole di ciò che è e non ha intenzioni di cambiare, e da quando ho frantumato la sua maschera cerca sempre di evitare discussioni e mi evita in generale, più che altro perchè l’ho colpito nei punti nevralgici e quindi mi tratta con il “silenzio forzato”.
    Mia madre ha compreso la situazione, ma non farà nulla in ogni caso, ormai non so se considerarla vittima o complice opportunista.
    E dei miei fratelli è come se non esistessi più da anni, ma non sono io a dovermi riavvicinare specie dopo il trattamento subito da parte loro. Forse è la cosa che mi fa più male e che mi condiziona molto anche dal trovare la mia indipendenza economica altrove, non mi va di voltare le spalle come hanno fatto loro. E invece hanno approfittato della mia caduta per alzare un muro anche verso di me.
    Ora ho solo tanta voglia di raggiungere l’indipendenza economica, ma difficile con i tempi che corrono, e penso che sia anche un enorme problema che ha amplificato enormemente i problemi di questo genere.
    A chi leggerà voglio dire di abbandonare ogni aspettativa nei confronti di queste personalità, non sperate di cambiarle, piuttosto sfruttate la rabbia in un primo momento per reagire e cambiare voi stessi e sganciarvi da queste dinamiche, andatevene se ne avete la possibilità, altrimenti circondatevi più che potete da persone dinamiche e positive, senza cedere alla voglia di restare soli e di annullarsi. E in seguito sganciatevi dalla rabbia. Il perdono invece, credo dipenda tutto da quanto uno abbia sofferto.
    E a chi ha il terrore di diventare come i propri genitori narcisisti, se voi sarete presenti e darete vero affetto, amore incondizionato, comprensione e ascolto, a partire da voi stessi, sarete già persone migliori di loro e avrete spezzato le catene generazionali di queste patologie.

    • Grazie Stefano, per la tua storia perché possa dare la speranza a chi sta vivendo la medesima situazione a comprendere che c’è sempre una via di fuga e di salvezza e grazie anche per le tue parole di conforto.
      Ti auguro di trovare presto quello che ti manca, il passo più difficile l’hai già fatto, ora quello che farai sarà soltanto per te stesso e nulla verrà più sprecato.
      Marilena

    • Laura ha detto:

      Buonasera dottoressa,
      grazie per il suo interessante articolo. Sono una donna separata con due bambini meravigliosi di 9 e 7 anni. Tre anni fa è stato l’anno più scioccante della mia vita perché ho scoperto che mio (ormai ex) marito e padre dei miei figli era inequivocabilmente un narcisista perverso. E’ successo tutto in poche ore, nelle quali ho scoperto che sotto la maschera di marito perfetto che tanto mi amava si nascondeva in realtà il mio peggior nemico. Nonostante la totale disperazione (mi è venuto di tutto: febbre alta, emorroidi, tremori, inappetenza totale, insonnia…) la lucidità non mi è mai venuta meno e, avendo avuto una madre con disturbo di personalità borderline, mi ci sono volute poche ore di ricerca per capire che si trattava di un disturbo di personalità, anche se leggermente diverso. Mi sono immediatamente separata e ora siamo per vie legali molto, molto brutte. Io inizialmente sono riuscita a farmi firmare un assenso per andare a vivere a due ore di distanza con i figli (non è stato difficile, mi aveva talmente manipolato per anni che era certo che sarei tornata a casa in breve tempo), ma ora il problema oltre che a me resta più grosso ai figli… Io non ho detto loro una parola sul padre, ho giustificato la separazione con un semplice “mamma e babbo sono più felici se vivono lontano”. Lui inizialmente faceva come sempre, cioè coi figli ci stava poco o niente, quindi tutto sembrava si fosse calmato. Poi quando ha saputo che avevo un nuovo compagno si è scatenato l’inferno, quindi con le sue tipiche tecniche subdole non fa altro che screditarmi agli occhi dei figli, fa fare loro una vita assurda di chilometri e chilometri, li seduce (come faceva con me) con parole dolci, frasi a effetto, attività, vacanze. Non stanno fermi un minuto e tornano stravolti. Ha smesso di lavorare ed è sempre qui per un motivo o per l’altro. Davanti al giudice fa la parte della vittima dicendo che io gli impedisco di vederli (sono stati con lui una media di 112 giorni all’anno, negli ultimi due anni!!!), quindi ha ottenuto di venire qui e due giorni a settimana e portarli a dormire in albergo e anche se loro sono contentissimi di vedere il padre, sono sempre stanchissimi e si ammalano spesso. Adesso ho chiesto una CTU al Tribunale, ma non so se verrò creduta, cercherò di non parlare di narcisismo, di farceli arrivare da soli alle conclusioni, ma non è facile. E poi mi domando se alla fine ce la farà davvero a screditarmi, come si ferma questa guerra in cui i figli sono solo armi per vendicarsi di me, come cresceranno, se si renderanno conto e avranno uno shock immane, o se non se non se ne accorgeranno mai perché riuscirà a farli diventare come lui. E certe volte la tentazione di dire loro la verità sul padre per metterli in guardia è fortissima, salvo poi rendermi conto che farei loro solo del male perché sono piccoli e non hanno la scorza per affrontare una simile assurda realtà, a malapena ce l’ho io. Perdoni lo sfogo, ma sono davvero tanto, tanto preoccupata…

      • Vista la sua questione delicata mi sono permessa di risponderle privatamente, dandole anche dei consigli.
        Ribadisco qui che se ha bisogno di aiuto o di consigli mirati mi può contattare in qualunque momento via mail.
        A presto
        Marilena

  30. Giorgia ha detto:

    Buongiorno dottoressa. Articolo molto interessante. Credo di avere un compagno, padre dei miei due figli di 8 e 5 anni che rientri nel profilo del narcisista manipolatore. Purtroppo io sono innamorata di lui e nonostante veda e capisca che non è sano quello sta facendo a me non riesco a staccarmi. Sono stata in terapia per imparare a gestire le mie reazioni ai suoi momenti di accuse o di silenzi assoluti. Ho imparato a gestire alcune situazioni ma sembra che ultimamente il suo livello di pretese si stia alzando sempre di più. Non rispondere, non parlare, non contraddire…… Non so più cosa fare. Ho la sensazione di non poter vivere senza di lui ma so che così ci faremo male tutti, bambini compresi…

    • Troppo spesso, inconsapevolmente per i genitori, i figli diventano lo strumento ideale per farsi la guerra, col rischio che siano loro ad uscirne più traumatizzati anche se non palesano i loro disagi per non ferire ulteriormente i genitori e non peggiorare la situazione, ma accumulare non significa risolvere, e nemmeno lei deve essere cauta perché i diritti per essere fatti valere richiedono voce grossa e decisioni ferme.
      Come allo stesso modo deve bencomprendere quelle che sono le sue scelte, e non di altri, e saperle portare avanti.
      Se vuole il mio aiuto, anche a condurre la situazione legale, meglio di un avvocato (io non ho interesse a dilungare le causa per procurarmi uno stpendio fisso, inoltro ho molta esperienza sia in questo che in altro campo legale, meglio di tanti avvocatucoli che nella mia vita ho incontrato proprio per aver fatto il Giudice per 15 anni!) sono a sua disposizione, mi contatti via mail, così potremo parlarne con tutta la pivacy del caso: info@marilenacremaschini.it
      A presto
      Marilena

  31. Riccardo ha detto:

    Salve dottoressa,sono arrivato a questa pagina cercado su internet un confronto,per vedere se c’erano altre situazioni come la mia e ho pensato di lasciare uno sfogo …Dunque non so da dove iniziare… Io ho 31 anni e sono cresciuto con o forse sarebbe meglio dire “sotto” quel tipo di genitori che ben descrive. In particolare da quando ho messo piede a scuola la mia vita si è trasformata in un incubo: dovevo rendere,rendere, dare soddisfazioni e reggere il confronto con gli altri. Per me fu un’esperienza traumatica perchè mi ritrovai in un ambiente di “genietti” confronto ai quali io non ero all’altezza, ma per i miei genitori il rendimento scolastico e le soddisfazioni da esibire sono state sempre un chiodo fisso,una ragione di vita, e se non ce la facevo ad essere conforme ai canoni di pefezione erano guai per me! Addirittura se prendevo un brutto voto chiamavano il pediatra che li rassicurava sul fatto “che avevo un grande intelligenza e che un gorno sarei esploso dandogli soddisfazioni”…e non potevano mancare le vitamine che mi dovevano “dopare”… Un po’ me la sono sempre cavata in italiano, ma quella è stata diciamo anche una sorta di appiglio,sul quale i miei si sono fissati ed hanno deciso quale carriera dovevo fare da adulto,ma ci torno dopo magari…Per non parlare del periodo delle medie in cui ebbi un calo…è stato un peccato da espiare negli anni successivi…
    In particolare mia madre è una casalinga frustrata,che ha sempre incolpato la nonna della sua situazione, poichè a suo dire non l’avrebbe fatta studiare dopo il diploma per “emanciparsi”,che la obbligava a fare le faccende domestiche e non poteva prendere oltre il 7 a scuola,ecc… dunque mi ha sempre assillato con lo studio ed il diventare qualcuno,mi ha sempre imposto di studiare per il suo personale riscatto, ed ha istigato nei miei confronti mio padre,persona rigida,autoritaria,punitiva e cocciuta.
    Per quanto riguarda mio padre,posso dire che è un uomo autoritario, che “sogna per i figli”, per lui il confronto coi vari sggetti del paese è basilare,non ascolta mai,spia di nascosto tutto ciò che faccio, deve ostentare per forza “che in figli sono bravi” per farsi vanto,se ci sono problemi invece racconta a tutti che i figli “gli danno problemi” e mi sono ritrovato finanche persone estrane in strada a domandarmi dei fatti miei e farmi predicozzi…Poi lui è stato sempre molto violento a livello verbale: insulti,tante critiche, offese,rimproveri su tutto,paragoni con altri soggetti,minacce economiche,musi lunghi mantenuti per mesi,silenzi, sono state sempre lo strumento con cui mi ha piegato al volere suo e della mamma. In più mi ha sempre umiliato perchè non ho mai avuto successo con le ragazze e ha fatto forti insinuazioni addirittura sulla mia identità sessuale. Per non parlare delle tante regole stupide e coprifuochi con cui mi ha sempre isolato dai miei coetanei.
    Io ho sempre pensato da piccolo di meritare certe cattiverie,che se facevano così la colpa era mia, perchè “facevo schifo” e quindi mi sono sempre districato tra tentativo di accontentarli e una situazione di impotenza ed inadeguatezza che mi ha sempre segnato tanto.
    In particolare come le dicevo il fatto che andassi meglio nelle materie “umanistiche” è stato l’appiglio(tenuto conto del parere vincolante dei professori nei confronti dei quali hanno sempre nutrito una venerazione maniacale)per impormi una facoltà a loro congeniale: giurisprudenza, anche se alle superiori avevo fatto il tecnico perchè dicevano che dopo trovavi lavoro(il lavoro mi serviva per scappare dalla prigione domestica). Io volevo prendermi una pausa,guardarmi intorno,ma dovevo studiare, mai sia che il loro figlio non andava all’università, che se no poi cosa dicevano ai genitori degli altri ragazzi bravi quando li incontravano al supermercato…
    Mio padre mi disse: o ti laurei o prendi l’ape di tuo nonno e vai a vendere frutta perchè non ho nulla da darti! Mia madre piangeva istericamente e diceva che se non andavo all’università “mi fossilizzavo”.
    Dopo tanti anni fuoricorso e un brutto esurimento nervoso(disturbo ossessivo-compulsivo e depressione a dire dei medici dovuto ai loro atteggiamenti opprimenti)mi sono laureato come tanto loro desideravano…pensavo che sarebbe tutto finito e che comunque il pezzo di carta mi avrebbe aperto, nonostante tutto, la via dei concorsi,ma invece no… Dopo la laurea sono iniziate le punzecchiature e le spinte,”le parlate” coi paesani “per dove dovevo fare la pratica” e così ancora una volta, senza rendermene conto ho ceduto ai loro voleri,anche se apparantemente la scelta l’avrei fatta io…scelta infausta,che mi fa sentire male,progioniero,sfruttato da matina a sera senza retribuzione alcuna e tutto per la gloria di mamma e papà che possono dire che il loro figliolo(a 31 quasi 32 anni)fa una cosa importante(si ma dove?..)
    Mi sento prigioniero,vorrei solo scappare da questa vita,ma non ho un lavoro vero,quello che faccio non mi permette di guadagnare alcunchè,e mi viene da piangere ora che capisco di essermi fatto sempre manipolare da loro, dai ricatti economici,dalle sceneggiate domestiche nel momento in cui dicevo un no…Mi sento davvero morire dentro e non so cosa potrei fare per iniziare finalmente a vivere e prendermi la felicità che mi è sempre stata negata dalla famiglia. Scusi se ci sono errori o tratti poco chiari,ma davvero non saprei come fare per scrivere tutto,eppure vorrei solo essere felice ed avere una vita mia lontano da questo paesino del sud che ben si presta alle loro fisse vista l’assenza di lavoro…
    Grazie…

    • Mi dispiace Riccardo per questa tua situazione….
      se vuoi parlarne, sfogarti, avere dei consigli ed un supporto anche per trovare una nuova strada da percorrere ed una vita diversa, contattami privatamente via mail, ti assicuro che una soluzione c’è sempre, non ti dico che sarà facile o indolore ma c’è, basta solo avere il coraggio e la forza di cambiare il sistema a cominciare da dentro di noi, perché se noi siamo forti dentro nulla ci può ferire e nulla ci può limitare.
      Spero a presto
      Marilena

      • Riccardo ha detto:

        La ringrazio per la sensibilità che mi ha dimostrato. Purtroppo è tutto difficile ed accorgersi ad un certo punto della tua vita che sei stato sempre il fantoccio di qualcuno,beh fa male,ti senti anche arrabbiato con te stesso. A volte penso che se fossi stato più forte ed avessi fatto scivolare addosso tutto, fregandomene delle reazioni e delle critiche dei miei tutto sarebbe stato diverso… E purtroppo non nego di sentirmi in conflitto dentro di me…di sacrifici per arrivare al pezzo di carta, anche se la cosa mi è stata imposta con tecniche degne del KGB, ne ho fatti tanti e li ho fatti tutti io, nonostante tutto fosse più grande di me ed anche se alla fine non voglio fare quella carriera da loro tanto desiderata vorrei comunque spendere quel titolo. Questo è forse anche l’elemento che arrivato a questo punto mi frena nelle mie scelte e mi porta a vivere come un quindicenne, anche se di anni ne ho più del doppio…valuterò se scriverle in privato magari. GRAZIE ANCORA

        • Non gettare quello che ti sei guadagnato e cerca di fare, se possibile, il lavoro che ti piace, che ti appaga.
          Incomincia dalle piccole cose a conquistarti il tuo spazio, il tuo modo di essere e di vivere.
          Piccoli passi sono come dei mattoncini e con quelli si costruiscono le case, per questo ti dico non arrendenrti e fai sempre qualcosa anche per te oltre a quello dovuto, alla fine qualcosa ti rimarrà.
          Purtroppo la necessità delle carriere lunghe, che richiedono dopo il titolo una pratica o tirocinio, ti costringono a viveve come un eterno quindicenne, come dici tu, perché spesso sono gratuiti e questo ti impone di rimanere in quella casa, ma non mollare lo stesso, vedrai che alla fine ne sarà valsa la pena.
          Se vorrai sai come raggiungermi ed in bocca al lupo qualunque sia la tua scelta di vita.
          Marilena

  32. Elio ha detto:

    Gentile dottoressa, mi ritrovo a leggere il suo interessante articolo perchè ho da poco avuto un figlio con una donna che stavo proprio per mettermi alle spalle per via del suo narcisismo (grandioso) che, dopo due anni di sconfortante senso di smarrimento, oppressione emotiva ed erosione empatica, ero riuscito ad individuare e conoscere. Non avevo infatti mai approfondito l’argomento fino ai miei 37 anni. Ho dovuto ammettere a me stesso chi avevo davanti e soprattutto chi sono io e quali i miei tratti anch’essi narcisistici, ma di tipo complementare, o co-dipendente. Non mi dilungo troppo su tutta la vicenda ma il suo articolo mi ha fatto da guida su due preoccupazioni fondamentali e sulle quali da troppo tempo ormai rifletto.
    La prima: la famiglia di origine. Nonostante lei si lamenti spesso dei suoi genitori e della sorella per via del loro sguardo giudicante e svalutante, nonostante abbia tutte le condizioni e gli strumenti per avere una vita autonoma e libera da queste strutture soffocanti, continua a non staccarsi da loro che credo l’abbiano manipolata attraverso i primi 4 tipo di controllo in elenco nel suo articolo. Loro, “facoltosi”, non le hanno mai “fatto mancare nulla” e lei, in preda immagino a fasulli spiragli di ribellione sana, o forse per punirli, ha cambiato città per svolgere gli studi universitari. Li tratta continuamente male, li denigra in pubblico, comanda e da ordini. Loro però agiscono e continuano ad accontentarla nei suoi capricci adolescenziali, fintanto che lei impersoni quello che vogliono. Ora sia lei che la sorella hanno una casa pronta e fresca proprio…di fianco alla loro. Quello che più mi scuote in questo suo intessere il rapporto familiare, è che molto probabilmente lei li tiene buoni e vicini per fini materiali ed utilitaristici. Non riuscirebbe mai a rinunciare alle comodità e agli agi che derivano da questa insana fedeltà familistica.
    Anche io sono cresciuto in un ambiente incoerente e probabilmente disfunzionale, ma una volta andato via di casa non ho più accettato che la mia famiglia si sacrificasse per me o pretendesse da me un riscatto sociale troppo carico per le mie esigenze personali. Seppur con fatica e insuccessi di fila, sono riuscito ad affermarmi.

    Ed ecco che quindi, al momento del distacco definitivo da parte mia, riesce ad “estorcermi” il mio ora tanto amato bambino. Lasciando stare il dolore che questa mia situazione adesso mi porta (una vita fuggendo dalla forma imposta dai miei e per finire in una vita legata a quella che dovrebbe aderire all’immagine della vita di un’altra) , e per il quale ho deciso di intraprendere un percorso terapeutico, mi vorrei soffermare sulla seconda preoccupazione: la reazione di mio figlio ad una figura narcisistica patologica e la mia responsabilità nei suoi confronti. In questo momento, in cui continuo a pensare che la cosa migliore per tutti sarebbe quella di dare una fine a questa dolorosa relazione (per svariati motivi sui quali non mi soffermo anche se avrei voglia di scrivere i dettagli di quasi tre anni di relazione a mio modo di vedere disfunzionale) , qualsiasi decisione sensata io possa prendere, devo rinunciare a qualcosa di molto importante. O la vita quotidiana con mio figlio, o il mio benessere emotivo e sentimentale.
    Premesso che ho un forte senso paterno, l’idea di non poter contribuire ad un sano sviluppo di mio figlio, di dargli quella possibilità di crescere in libertà, di aiutarlo ad affermarsi e a rivendicare la sua personalità, mi fa ancora accettare di vivere una vita sentimentale inaccettabile e alla quale non credo vi sia più rimedio se non quello della pacifica coesistenza o di amore amicale. Sono convinto di meritare un amore di tipo più profondo nella mia vita, ma allo stesso tempo continuo a stare in questa non-relazione, in questo amore freddo, ancora una volta per via dei miei sensi di colpa, stavolta nei confronti del piccolo e meraviglioso bimbo.
    Come si esce? siamo stati in terapia di coppia fino al parto ed è servita solo a confermare l’assenza totale di empatia e dialogo da parte di lei. Pur coinvolgendomi nella decisione di affrontare la terapia di coppia, manipolava pure quella e non parlava mai di Sè o dei VERI problemi della coppia. Io continuo la mia terapia duale ma il terapeuta, con il quale mi sento molto a mio agio, mi fa parlare ma ho bisogno di strategie vere e proprie.
    Spero di poter ricevere un qualche consiglio anche da lei e grazie comunque per questo spazio.

    • La propongo il mio aiuto in maniera più definitiva ed ampia, non soo sono in grado di darle dei consili legali che spesso gli avvocati omettono per incompetenza o perché non ne traggono vantaggio, ma sopratutto l’aiutterei a liberarsi mentalmente dalla dipendenza di una donna che le ha fatto solo del male.
      Mi contatti via mail e sono sicura che troveremo il modo per poterla aiuare: info@marilenacremaschini.it
      A presto
      Marilena

  33. Antonella ha detto:

    Gent.ma mi ritrovo perfettamente in qnt da lei scritto. Moglie di un marito narcisista legato a doppio laccio a una madre narcisista a sua volte. Il matrimonio distrutto in 10 anni di invadenze e pressioni su tutto. Anche sulla cura dei miei meravigliosi bambini.
    Loro sono piccoli e per qst accetto una situazione da separati in casa.
    Sono molto preoccupata per il mio figlio più grande -10 anni- che subisce qst amore totalizzante del padre e le sue manipolazioni al costo di rinunciare a ciò che vuole realmente per nn ferire il papà.
    La pregherei di darmi un aiuto, testi da consultare, psicologhi da interpellare, consigli, su come difendere il bambino da una personalità così pericolosa. Aggiungo solo che anche il fratello maggiore di mio marito ha gli stessi problemi e che la totale assenza di empatia in particolare fa più paura in qst triste storia. La ringrazio per il tempo che vorrà dedicarmi.

    • L’aiuto volenieri cara Ornella, non solo come counselor esperta in tali tematiche, sia per la sua vicenda che della piccola, ma anche come espeta legale, e quindi posso permettermi di fornire un aiuto ad ampio raggio, la contatto privatamente per offrirle diversi preventivi, che poi valuterà, ma come avrà modo di vedere sono molto economici rispetto alla media di qualunque professionista del settore, inoltre le garantisco l’efficacia del mio intervento, ormai collaudato.
      A presto
      Marilena

  34. Giorgia Laura ha detto:

    Buona sera Dott.ssa.
    Questo articolo mi fa salire una rabbia incredibile, perché assolutamente vero.
    Sono stata insieme ad un narcisista per 13 anni e abbiamo avuto un figlio.Dopo12 anni e continui tradimenti e dopo un evento molto pesante ( mi ha presa a sberle davanti al bambino) io ho chiamato i carabinieri e ci siamo divisi.
    Il ragazzino adesso ha 14 anni e sono passati tre anni dalla nostra separazione. Il ragazzo spesso mi dice che non vuole andare da suo padre ma quando io cerco di appoggiarlo e aiutarlo nel dire al mio ex che il figlio non vuole andare da lui, mio figlio dice che non è vero e pur di non affrontarlo, accetta qualsiasi cosa.
    A settembre io e mio figlio ci trasferiremo di città ( il padre naturalmente è al corrente ed ha acconsentito) e il mio ex andrà ad abitare con la sua attuale compagna, con la quale litiga costantemente.
    Il mio ex ha preteso che nostro figlio passasse con lui e la sua ex tre settimane di vacanza e in più, lo sta ricattando, dicendogli che dato che lo vedrà molto meno, sarà obbligato a passare con lui almeno tre week end al mese e tutte le feste comandate.
    Tra le due città ci sono circa 250 km e mio figlio, teoricamente, dovrebbe prendere il treno al venerdì sera e tornare la domenica sera.
    Vorrei che mio figlio, fosse un po’ più forte per rispondergli a tono ma ha troppa paura di una sua reazione e anche di deluderlo.
    Io cerco di aiutarlo ma quando mi esprimo in modo non positivo a proposito di suo padre, lui lo difende e dice che esagero e che non è vero.
    Ho intenzione di andare da un avvocato per regolamentare la situazione e tutelarci ( non siamo mai stati sposati) ma sono estremamente preoccupata per mio figlio.
    Ha qualche suggerimento da darmi a tale proposito?
    La ringrazio per l’attenzione.

    • Sì, ho diversi suggeerimenti da darle anche per la gestione del rapporto genitoriale tra di voi, ma sono questioni delicate che meritano di essere valuate in maniera discreta, quindi soltanto attraverso delle mail personali e non visibili dal pubblico, e previo accordo del preventivo che le proporrò, perché una tale situazione non si risolve con un consiglio di poche righe ma richiede un percorso di valuazione e di predisposizione di soluzioni adeguate, quindi se vuole accettare il mio aiuto, che sono disposta a darle anche sotto l’aspetto legale, mi ricontatti via mail, e vedrà che una soluzione anche molto economica riusciamo a trovarla.
      A presto
      Marilena

  35. Benedetta ha detto:

    Salve, mia mamma è una narcisista purtroppo, mi ha sempre fatto sentire stupida e ha dato più importanza a mia sorella. Non perde occasione per giudicarmi e per farmi capire quanto ha fatto per me allo scopo di farmi sentire in colpa e in piùha sempre avuto degli scoppi d’ira molto violenti quando reagivo o dicevo che stava sbagliando. Adesso sono fuori casa con il mio compagno e le cose vanno meglio però mi attanaglia un pensiero: ho paura di non essere in grado di amarlo abbastanza. Se non altro sono contenta di non essere diventata anche io una narcisista. La ringrazio tanto per l’attenzione.

  36. Gia ha detto:

    Buonasera dott.ssa, grazie per l’articolo perché è riuscito a farmi trovare delle risposte alle mie domande e mi ha fatto comprendere che non sono io la sbagliata. Sono figlia di genitori separati. Ho vissuto prevalentamente con mia madre durante l’adolescenza e la separazione con mio padre ci ha legato molto, considerato che sono figlia unica. I miei mi hanno sostenuto nelle mie scelte e mia madre mi ha sempre invogliato a realizzare i miei sogni e ad avere una posizione economicamente stabile (cosa che lei non ha potuto mai realizzare). Ho cominciato a mettere in discussione quel rapporto con mia madre,che credevo di affetto puro e privo di egoismo, da quando mi sono fidanzata e da quando mi sono trasferita nella città del mio ragazzo per continuare gli studi.Da allora mia madre (rimasta nella nostra città) è cambiata, non fa altro che dirmi che ormai mi sono dimenticata di lei, che si sente un peso. La situazione è degenerata da quando si è messa in testa che deve trasferirsi anche lei nella mia stessa città e nella mia casa, non trovando il mio consenso. Io ho espresso delle perplessità poiché abitando in un monolocale in due verrebbero meno degli spazi per me essenziali per studiare ma anche per la mia vita privata. Lei ha cominciato a dirmi che la sto abbandonando, che ormai ho trovato la mia felicità e mi sono dimenticata di lei. Ma la cosa che mi ha fatto più male è stato il ricordarmi che lei non si è rifatta una vita per colpa mia e che è ancora lei a mantenermi economicamente. Mi fa sentire inadeguata, egoista, ancorata a lei a 27 anni. Mi sento come se io non sarò mai libera di poter fare le mie scelte e di crearmi una mia famiglia, perché lei mi ribadisce che è rimasta da sola e che io l’ho abbandonata. Sono avvilita, in questi giorni mi sento vuota perché non so come comportarmi… Se le dicessi di venire mi sentirei legata in una situazione che non voglio solo per farla felice, se le dicessi di non venire lei mi farebbe sentire solo un’egoista e un’ingrata. Dopo anni, ma non per ingratitudine, sono arrivata a pensare che non può tenermi legata a lei per sempre e farmi pagare il prezzo della separazione con mio padre. Non so se lei sia una madre narcisista o sia solo paura di lasciarmi andare. La ringrazio per l’attenzione.

    • Non credo sia una madre narcisistica, con delle sintomatologie che sarebbero molto evidenti e che lei non mi ha descritto cara Gia, penso che abbia nei suoi confronti una vera e propria dipendenza affettiva, che è entrata in crisi ed ha mostrato tutti i sintomi della privazione dell’oggetto amato quando lei si è allontanata.
      Anche le se l’allontanamento era più che giustificato dal desiderio di poter studiare, quindi ambizioso e di sicuro orgoglio per sua madre, non è riuscita a reggere la separazione ed il fatto di non averla più vicina, ogni giorno e di saperla con lei ogni momento.
      Se poi considera il fatto che lei è figlia unica di genitori separati, econ tutta probabilità sua madre non è riuscita a rifarsi una vita proprio per la dipendenza che aveva con le persone che componevano la sua prima ed unica famiglia di cui probabilmente non ha mai accettato la rottura.
      Il tutto si è riversato su di lei, con una concentrazione massima delle attenzioni, dell’amore ma anche della dipendenza che è fatta di catene e di limiti, che non ha visto sino a quando non ha deciso di spiccare il volo per seguire le scelte della sua vita.
      Non ritorni indietro perché è giusto che lei abbia la sua indpendenza ed autonomia, consigli invece a sua madre di rivolgersi a qualcuno per avere un aiuto, potrebbe anche chiamarmi o telefonarmi, in modo tale da farle capire che come ha accettato (se realmente ha accettato) la fine del suo matrimonio e la separazione dal marito deve accettare anche quella della figlia, perché è giusto che lei abbia modo di farsi una sua vita.
      Se torna indietro permette a quei meccanismi mentali che stimolano la dipendenza di avanzare con più forza e pretesa ma ora troverebbero le resistenze di una donna che non è più una bambina a non può più concederle di fare la mamma come un tempo e quindi sarebbe un rapporto sempre più conflittuale e frustrante per entrambe.
      Se ha bisogno del mio aiuto mi scriva: info@marilenacremaschini.it e vedrò di consigliarla per il meglio
      A presto
      Marilena.

  37. maria carmela ha detto:

    gentile dottoressa, mio marito è figlio di genitori narcisisti che rientrano in tutto e per tutto nelle dinamiche comportamentali che lei descrive. mio marito é il secondo di due fratelli, lui é il capro espiatorio mentre il fratello anche lui narcisista è il figlio d’oro. mio marito in questa famiglia è sempre stato considerato una nullità, ma la cosa che più mi colpisce avendo frequentato i miei suoceri è l’anaffettività, il continuo disprezzo per mio marito, la continua critica a tutte le sue scelte…una critica a priori e ingiustificata, una sfida per essere sempre in contraddizione con lui e una smania ossessiva al controllo. questo vissuto porta mio marito ad essere più insicuro e più portato alla frustrazione. da quando ci siamo sposati anche io sono stata oggetto di critiche e disprezzo, da parte dei miei suoceri e anche per tale motivo i rapporti si sono incrinati. ora da circa un anno io e mio marito abbiamo drasticamente ridotto la loro frequentazione e mio marito sta meglio ed ha più fiducia in se stesso. a volte però quando qualcosa nn va cm vorrebbe ( a lavoro ad es. ) cade in uno stato di eccessiva frustrazione. secondo lei avendo mio marito vissuto in questa famiglia dalle relazioni tossiche e priva di affetto, dovrebbe iniziare un percorso terapeutico? io lo vorrei perché so quanto soffre e vorrei aiutarlo a capire che lui é solo una vittima. inoltre reputo che entrando in terapia aumenterebbe la propria autostima e potrebbe affrontare con più serenità le difficoltà che la vita ci riserva, senza sentirsi sempre sbagliato. inoltre, posto che per un figlio é difficile accettare di non essere stati amati, come potrebbe conciliare i suoi sentimenti contrastanti verso i suoi genitori? qual è il modo migliore per ” neutralizzarli”? io mi sarei data una risposta, e secondo me la scelta migliore sarebbe allontanarsi definitivamente da loro, per non sentire più quel controllo e quel disprezzo che non mancano mai di fargli mancare. ma capisco che é una scelta molto dolorosa…per questo gli dico sempre di comportarsi con loro come meglio ritiene, senza influenzarlo in tal senso, e dandogli libertà di scelta. attendo un suo prezioso consiglio e la ringrazio per l’attenzione.

    • Maria Carmela, credo che l’esservi allontanati, ed avete fatto benissimo, non abbia eliminato i legami mentali di quelle sudditanze crudeli ed umiliazioni che suo marito subiva, e capisco come questo abbia ripercussioni sulla sua serenità, compromettendo i suoi rapporti anch edi tipo lavorativo.
      Perché non suggerisce a suo marito di prendere contatto con me, scrivermi, aprlarmi, scuramente lo posso aiutare e non sarà oneroso, ma almeno mi piacerebbe aiutare quest’uomo a recuperare la fiducia e la stima in se stesso per portare avanti la sua vita con la serenità che merita.
      Nel caso voglia contattarmi lascio la mail: info@marilenacremaschini.it
      Spero a presto
      Marilena

  38. Valentina ha detto:

    Come aiuto mio figlio di 7 anni ho affido condiviso cn il padre che e’ stato riconosciuto ad un percorso priva genitoriale pscologico che e” un maniaco del controllo e narcisista patologico.
    Dopo anni di violenze pscologiche nei miei confronti sono riuscita ad andare via di casa sua. Ma continua ad insultarmi e danneggiare me e il mimore da anni 4 incontri in tribunale lui 10 avvocati cambiati ma nulla viene fatto x aiutarci?!

    • Come primo consiglio cara Valentinaa cambi avvocato: non può esistere un affido condiviso con un genitore che soffre di tali grav patologie altamente rischiose per i figli, al massimo può ottenere l’autorizzazione a fare delle visiste controllate in luoghi protetti e sotto stretta asservazione degli assistenti sociali che devono relazionare l’andamento di ogni visita e le ripercussioni degli incontri su figli.
      Cambi avvocato e faccia immediata richiesta di sostituire l’affido congiunto con l’affido esclusivo a suo nome e delle visite controllate per il padre.
      Tant auguri perché la sua situazione si risolva al più presto
      Marilena

  39. Davide ha detto:

    Buonasera,
    Ho trovato interessante ed equilibrato questo articolo.
    Purtroppo ho due genitori con questi problemi, Mia madre è piu accentuato e forse in forma piu grave. Estremamente negativa e pessimista, oltre che dare ordini, molto spesso lo fa in modo astuto e subdolo, prima con una lusinga e poi inizia a dare ordini fino ad avere il controllo su di me. Ho quasi 36 anni e quasi mi vergogno a raccontarlo. Sono stato lasciato da solo da tutti con questo peso. Inoltre l’alternanza dell’umore di entrambi, mi sta causando seri problemi di crisi di identità.
    Al lavoro non rendo più, e non provo più entusiasmo per le cose più semplici.
    Sono anni che vorrei andare via di casa ma non riesco a mettere soldi da parte.
    Faccio un lavoro sottopagato dove spesso ci sono problemi e mancanza di rispetto anche nei miei confronti e spesso non riesco a reagire da un “datore di lavoro” credo anch’esso con problemi di narcisismo.
    Da 6 mesi sto studiando il cinese, e forse ogni tanto mi da qualche motivazione in più per andare avanti visto che lo uso per volontariato, anche se credo che lo metterò da parte perchè non ho più le motivazioni. Sono 36 anni che non riesco a staccarmi da questa problematica familiare, non so più a chi chiedere aiuto.
    Un caro saluto

    • Grazie per i complimenti, fanno sempre piacere.
      Per quanro riguarda la sua situazione credo che sia arrivato per lei il momento di cambiare le cose e di fare qualcosa di concreto, mi scriva privatamente e vedremo di organizzare un percorso per aiutarla in modo molto economico ed efficace.
      Aspetto un suo contatto alla mail:info@marilenacremaschini.it.
      A presto
      Marilena

  40. luca ha detto:

    Salve dottoressa mi sto separando da mia moglie che ha tutte le caratteristiche di un narcisita manipolatore volevo dei consigli su come salvaguardare le mie due figlie avuto con lei ma che inevitabilmente le verranno affidate grazie luca

    • I Tribunali caro Lucaora sono obbligati a valutare innanzitutto un affido congiunto, a mano che ci siano dei grossi problemi che ostacolino una decisione del genere.
      Mi scriva privatamente e mi parli della sua questione vedremo come affrontarla e quali dritte legali e non suggerirle per aiutarla nall’affido.
      A presto
      Marilena

  41. Teresa ha detto:

    Salve dottoressa.
    Io non so di preciso a quale categoria appartenga mio padre, probabilmente la peggiore. Ho dei ricordi legati ai miei 4-5 anni dove alzava le mani, mi umiliava in pubblico, non era mai grato di me e dei miei successi. La situazione non è mai cambiata fin quando, purtroppo, mia madre venne a mancare improvvisamente (lei lo odiava, si vedeva lontano km che aveva paura di lui e che stringeva i denti solo per noi, io e mio fratello più piccolo, tant’è che mi ricordo di quando io, bambina, gli chiedevo del perché non potesse separarsi o divorziare), comunque da quel giorno lui parse cambiato. Sembrava che davvero ci tenesse a me, fin quando non mi sono fidanzata. Non ha mai avuto un gesto di ospitalità nei confronti di questo ragazzo, che negli anni si è rivelato esser un ludopatico approfittatore della situazione (purtroppo sono stata una co-dipendente, ma era il primo amore e pensavo all’amore eterno, non so perché ma dentro di me temevo di perderlo anche perché era l’unico a poter accettare la situazione a casa) comunque mio non ha mai voluto aver niente a che fare con lui e questo mi faceva sentire sempre più diversa dal mondo, come tutto il resto. Dopo la fine della relazione suddetta (7 anni) ho sofferto molto forse troppo, mio padre mi è stato vicino per qualche giorno ma sempre sottolineando il suo magico intuito, la sua ovvia ragione preesistente. Poi di nuovo l’inferno, non posso chiedergli qualcosa senza aver timore che si arrabbi e succeda il finimondo, mi sembra sempre di camminare sulle uova. È una vita che ricevo solo insulti e botte, quando a me una carezza sola mi farebbe tornare la voglia di vivere. Ora dice che siamo incompatibili e che non mi vuole più vedere, si è stufato di me e di mio fratello e ha bisogno di farsi gli affari suoi. Ha una compagna e una miriade di amanti, non so con certezza se relazioni fisiche però è sempre al cellulare, pensa solo a quello. So che prima di essere un padre è anche un uomo, ma secondo me lui è troppo attaccato al sesso a livello mentale e fisico. Io non gli voglio bene, ci provo a volergliene, ma mi ha fatto tanto male, anche se apprezzo che mi abbia sostenuta economicamente (ovviamente cosa che sottolinea SEMPRE “se non ci fossi io” “ti ho campato pure troppo” “vattene non ti posso più vedere, né te né tuo fratello” + parolacce annesse. Ho paura di esser diventata come lui, non amo nessuno, ho perso la fiducia negli esseri umani.

  42. Se ha bisogno di parlare, sfogarsi e di essere aiutata ad uscire da questo circolo vizioso e negativo mi contatti via mail: info@marilenacremaschini.it, sono sicura che le sarà di grande conforto e l’aiuterà anche ad uscire da queste dinamiche distorte
    Marilena

  43. Gabriele ha detto:

    Buongiorno dottoressa, grazie per il suo articolo chiaro ed esaustivo. Io appartengo alla prima categoria di figli, mi sono sempre opposto scatenando in mio padre reazioni di rabbia e violenza fisica e psicologica costante, vivendo in un ambiente di terrore e gelo per tutta l’infanzia e adolescenza. Ora, all’età di trent’anni, non avendo ottenuto praticamente nulla dalla vita, mi sto aprendo al mondo e sto realizzando profondamente, con paura e timore, che non me ne frega niente di concludere gli studi (percorso iniziato esclusivamente per suo volere), e sto mollando tutto per partire e inventarmi una vita nuova, alla ricerca di un’espressione della mia grande creatività ed estro artistico castrato e violentato. Sono veramente molto stanco, stanco dentro, profondamente, e sto puntando tutto su questa rinascita. Ora mio padre è quasi neutralizzato, sta invecchiando, è stanco, debole, e lo vedo morto dentro. Ogni tanto percepisco in lui in lontananza un vago desiderio di ascoltare e capire. Non riesco a colpevolizzarlo e odiarlo, riconosco in lui l’azione di una madre disturbata. Con lentezza e grande fatica ho acquisito una mia lieve indipendenza mentale ed emotiva e sto raccogliendo le forze per rincominciare daccapo.
    Grazie ancora, un saluto
    Gabriele

    • Grazie della tua bellissima testimonianza caro Gabriele,
      sopratutto dalla speranza che dai sul fatto che c’è sempre l’occasione e la possibilità di ricominciare e rifarsi una vita, anche partendo da zero se quello che si era fatto prima non era stato fatto per se stessi ma per compiacere gli altri, anche se credo che tutte le esperienze, anche negative o non adeguate, siano sempre un bagaglio che ci rimane addosso e che, nel bene e nel male (a volte) ci insegna a sopravvivere in questo mondo che non è sempre generoso e piacevole.
      Ed in fondo anche il tuo vecchio padre era il frutto di una famiglia disagiata, disfunzionale, non benevola e lui non è stato in grado di fare quel cambiamento che invece stai portando avanti tu.
      Hai combattuto una vita ma hai vinto la tua battaglia, e ti assicuro che non è da tutti avere tanto coraggio e tanta resistenza e voglia di essere se stessi a qualunque costo.
      Ora ti auguro di diventare al più presto l’artista che senti di essere.
      Tantissimi auguri per un futuro più sereno e pieno di soddisfazione Grande Uomo.
      Marilena

  44. Federico ha detto:

    Gentilissima Dottoressa, ho. Letto il. Suo. Articolo sui genitori Narcisisti e credo di aver scoperto da poco di esser stato cresciuto sotto la guida di una mamma Narcisista.
    Sempre screditare, svalutato. Oggi a 30 anni mi ritrovo una persona vuota. Vado da una psicologa ma questo sembra non aiutarmi. Mi sento perso, disorientato, ho fatto scelte nella. Mia vita che sono state sempre condizionate dalla famiglia e per cercare di dare soddisfazione a loro. Adesso mi ritrovo a 30nanni qui e penso di trascinarmi dei problemi. Ho iniziato una relazione dopo anni con una ragazza e tutto quello che riesco a darle è il volerla controllare in tutti, il non fidarmi di lei, il non poter essere una guida per lei ma solo un peso. Non so quello che voglio fare della mia vita. Il mio lavoro non mi piace più, non credo di aver scelto questa cosa per passione ma solo per scappare via da casa. Non ho stima in me stesso e ho solo pensieri paranoici negativi. Come potrebbe aiutarmi? Oggi continuo a litigare con mia madre. So com’è ormai l ho capita e vorrei dirle che c’è qualcosa che non va in lei ma non so come affrontarla. Forse mi abbattonanche perché so che è una situazione che non potrò cambiare mai.. Ma quello che più mi importa oggi è riuscire a ritrovare una strada retta e non dare certe ripercussioni alla gente che ho accanto perché mi rendo conto che anch’io ho un atteggiamento sbagliato.

    • Dovrebbe fermarsi un attimo Federico e mettere insieme le sue idee per organizzare delle priorità, sopratutto lavorando su se stesso.
      Se vuole sono pronta ad aiutarla ad uscire da questo circolo vizioso da cui non riesce a notare la via d’uscita, nella pagina dei servizi, tra le promozioni di ottobre, trova tutte le modalità ed i prezzi con cui opero ed intervengo, e mi permetto di anticiparle che il couseling online oltre ad essere il più economico è anche il più efficace in quanto permette, con un percorso più intenso, di arrivare nel breve termine a dei risultati.
      Se ritiene la cosa di suo gradimento mi contatti via mail per valutare insieme come procedere: info@marilenacremaschini.it
      A presto
      Marilena

  45. Olga ha detto:

    Grazie dottoressa, il suo è un articolo davvero terapeutico.
    Sono figlia di due narcisisti anche se diversi fra loro: mio padre esibizionista, presuntuoso e grande maltrattatore, mia madre apparentemente brava ma egoista e svalutatrice.
    Sono entrambi incredibilmente irriconoscenti. Per loro ho sacrificato parte della mia vita.
    Non sto a raccontare come sono cresciuta e in quale clima di maltrattamenti.
    Leggendo il suo articolo ho appena scoperto di comportarmi esattamente come un figlio di narcisista descritto nel punto 2 e nel punto 3. Ho avuto relazioni con narcisisti e ho avuto solo amiche che mi sfruttavano.
    Vivo nella solitudine, pur essendo sposata. Non so come farmi capire da mio marito e come fargli capire che anche lui è un narcisista mascherato da persona affidabile.
    Ho voglia di affetto sincero.
    Ho due figli meravigliosi, vivaci e intelligenti.
    Le chiedo cosa potrei fare per guarire per rendere i miei figli forti e sicuri.
    La ringrazio molto.

  46. Aurora ha detto:

    Cara Dottoressa, il suo articolo è stato proprio liberatorio. Sono figlia ormai adulta di madre narcisista – ipercontrollante. Ora è anziana e sta iniziando a mostrare segni di deterioramento cognitivo ecc. io vivo con lei per tutta una serie di circostanze e se da un lato cerco di attuare il distacco psichico dall’altro mi rendo conto che ha bisogno di me. Io sono divisa letteralmente tra il senso di colpa e il desiderio di staccarmi da lei. Sto andando anche da una psicoterapeuta che mi ha illuminato quando mi ha detto che mia madre era una narcisista da manuale e lì ho capito tutte le mie relazioni sentimentali (disastrose). La cosa più pesante è che è come se lei possedesse una parte di me che rimane sempre la figlia adolescente, come se avesse bloccato la mia maturazione. Ho per fortuna delle amicizie profonde anche se non parlo molto delle mie emozioni. tutto dentro e sotto controllo. La mia immagine esteriore è “autosufficienza” Non chiedo mai aiuto ed è più forte di me perchè a volte mi imbarco in cose, impegni senza riuscire a dire di no. Cosa posso fare per liberarmi da questa gabbia che ora è aperta ma da cui non ho il coraggio di uscire? E’ come se stessi aspettando la sua demenza per essere finalmente libera. Lo so che non è bello da dire ma non è un pensiero malvagio. e’ la verità. Grazie dottoressa per quello che fa..

    • Chieda l’aiuto di cui ha bisogno, lo cheda senza vergogna e sensa sentirsi in colpa.
      Io le permetterei di poter sfogare tutto quello che trattiene con amici, parenti e terapeuta, mi consideri il suo specchio con cui finalmente guardarsi dentro, sono sicura che potrà liberarsi presto dalle catene e accompagnare sua madre nei suoi ultimi anni con più dignità e sicurezza, come merita lei sopratutto, anche per non avere rimorsi futuri.
      Si ricordi che il suo odio di adesso verso la madre ed il suo timore nei suoi confronti le impedisce di dire quelle cose che vorrebbe dire da una vita, non si lasci sfuggire questo momento, potrebbe non avere più un’altra occasione simile e per lei sarebbe come aprire finalmente il vaso di Pandora e far uscire tutta la negatività.
      Se vuole può dare un’occhiata alla pagina dei servizi per vedere le diverse modalità di counseling, ma sono sicura che pochi giorni via mail sono più che sufficienti, ed anche i più economici, e poi mi contatti: info@marilenacremaschini.it.
      A presto
      Marilena

  47. I. ha detto:

    Buonasera Dott.ssa,
    ho letto il suo articolo e ovviamente mi pongo ulteriori dubbi. Sono figlia di una ragazza madre che ha chiesto aiuto ai suoi genitori quando sono nata. Credo che all’interno della mia famiglia ci siano svariati disturbi. Cercherò di spiegare brevemente l’ambiente in cui ho vissuto fio ai 13 anni e dopo.
    Fino ai 13 anni ho vissuto con:
    – mia nonna che da bambina ha subito violenze sessuali da un membro della famiglia. Matriarca autoritaria, con manie di controllo (spiare dal buco della chiave) , sottometteva il marito (mio nonno) con il silenzio, con le espressioni facciali, con i sensi di colpa e le manipolazioni (ad esempio trasformava un racconto a proprio vantaggio) con lo scopo di aizzare le persone, dividerle, farle litigare e “ricattarle” emotivamente, si autolesionava o procurava volontariamente ferite con lo scopo di infliggerci sensi di colpa e sottometterci per avere attenzioni, cure e accudimenti. Ha sempre prediletto i maschi sia tra i figli sia tra i nipoti. Aizzava mia madre contro di me e la ricattava moralmente ed economicamente per fargliela pagare di avermi avuta in quel modo, aver causato disonore e rovinato la reputazione. Con me ha attutato un sacco di privazioni fisiche per tutti i 13 anni vissuti con loro. A me è stato dato il suo nome. Si pensa possa avere la sindrome di munchausen ma non è fattibile farla diagnosticare attualmente;
    – mio nonno, severo, rigido, passivo e sottomesso. Anche lui manie di controllo. Usavano con la moglie, frasi squalificanti, sprezzanti, svalutanti, minacciose, sensi di colpe, entrambi mi accusavano di inventare le cose, di sbagliarmi mi screditavano;
    -mia madre…l’ ho idealizzata era tutto per me. Incapace di difendermi, stava in silenzio la maggior parte delle volte. Quando i genitori riuscivano nel loro intento la provocavano a tal punto che lei mi picchiava parecchio, urlava, puniva, mi minacciava. Lavorava tanto, faceva lavori massacranti per potermi garantire ciò di cui avevo bisogno e non dover gravare sui nonni.
    Per anni ho provato a ribellarmi, a tirare fuori la peggiore delle rabbie (che comunque in seguito mi avrebbe salvata) ma a niente è servito in cambio ho ricevuto indifferenza, svalutazione e sono riusciti a convincermi che ero io il problema, che ero io troppo ribelle, che parlavo troppo, che ero troppo curiosa e quindi ero io che a causa mia e del mio brutto carattere meritavo tutto. A 13 anni, dopo tanti fatti pesanti per me ho deciso di andarmene da casa loro, mia madre mi ha seguito (ma da allora dice che “anche lei aveva già preso quella decisione”). Dai 13 ai 18 anni ho vissuto con lei solamente. E’ riuscita con fatica a pagarmi gli studi ma negli anni in cui abbiamo vissuto da sole vuole i problemi economici, vuole i suoi problemi di salute, io in preda agli ormoni adolescenziali ho vissuto, e ciò ha aggravato le convinzioni che c’erano già in me, col peso dei suoi sacrifici, col sentirmi sbagliata perché reagivo come un’adolescente incazzata, triste, sofferente, col peso di essere incapace a fare tutto, di essere la colpevole, di non sapere prendere una decisione senza richiedere l’approvazione e tanto altro.
    Negli anni mia mamma è diventata abusante, provocatrice, insofferente, non accetta opinioni altrui, attua perennemente la strategia del terrore, urla e si vittimizza, crea tensione, attua ritorsioni in suo favore per non essere vittima della sua ira devi sottometterti o urlare.. tutto quello che fa lo fa per “amore” dice ma poi te la fa pagare con la rabbia o le urla perché lei è stanca, sta male (è vero che ha delle patologie serie), tutto si deve fare secondo i suoi orari, i suoi tempi, nei suoi modi. Il suo compagno è sottomesso però ogni tanto da di testa quando è pesante. Ma lei ha da dire su ogni frase, sulle scelte, se ottengo un successo è contenta altrimenti passa in sordina; mi chiede ma chiedermelo è fine a se stesso o per essere ringraziata di essersi ricordata. Le sue frasi sono accusatorie, iniziano col TU hai fatto o non hai fatto…le responsabilità e colpe sono sempre altrui perché non la capiamo, non la rispettiamo, non la ringraziamo etc.etc.etc. Io non vivo più con lei ma tutto questo mi rimane dentro, il giudice interiore davvero severo, l’autoboicotaggio perché mi sento incapace, buona a nulla, colpevole di tutto, sbagliata, non so chi sono, cosa voglio, sento un dolore al cuore quando realizzo che anche io sono un’aggressiva attiva e abusante nei confronti degli altri, del mio compagno. Ho chiesto aiuto perché voglio rompere la catena,, perché non voglio essere abusante e perseguitare le persone come hanno fatto tutti loro. Sono in cura da una psicoterapeuta. Volevo chiederle che cosa ne pensa di mia madre e mia nonna.. Vorrei capire quale potrebbe essere potenzialmente la loro patologia per potermi difendere senza dargliela vinta.. quando mi arrabbio usano i sensi di colpa.
    La ringrazio e mi scuso per la lunghezza.

    Un abbraccio

    • Se è già in cura, con terapia pagata, da un terapeuta, non capisco come mai queste domande non le faccia al medico che la sta seguendo non certo gratuitamente.
      Io se vuole posso aiutarla però deve essere consapevole che non lo faccio gratuitamente ed il mio lavoro non è meno valido di quello di un terapista, anzi direi più diretto ed efficace, anche perché i miei percorsi si svolgono giorno dopo giorno e le persone sono seguite costantemente sino a quando non sono in grado di procedere da sole, avendo imparato come si fa.
      Quindi per aiutarla deve essere consapevole che si mette nelle mani di un operatore del benessere altrui che opera con modalità più dirette e veloci e molto effcaci, ma deve essere consapevole anche del fatto che non sempre giova associare terapie con programmi diversi e diverse modalità di approccio.
      Se però ritiene di provare anche un solo breve periodo le consiglio di visionare le varia modalità di counseling nella pagina dei servizi, in fondo tra le promozioni sicuramente troverà quella più adeguata alle sue esigenze, anche se quella che consiglio in quanto più efficace ma anche più economica è quella online fatta via mail e seguita giornalmente.
      Mi faccia sapere cosa decide di fare
      A presto
      Marilena

  48. i. ha detto:

    Buonasera,

    la ringrazio per la franchezza. Si sono già in terapia e sì a pagamento. Con la psicoterapeuta parliamo di me e delle mie difficoltà, non si è espressa su mia mamma e mia nonna. Volevo solo sapere cosa ne pensava di queste figure, tutto qui. Probabilmente ho scritto nel posto sbagliato. La ringrazio.

    Cordiali saluti

    • No il posto era giusto, ma come capita spesso con alcune persona, già tra l’altro in terapia pagate adeguatamente (solitamente non economiche quanto i miei interventi), poi pensano di poter mescolare gli interventi chiedendomi dei consigli, e vista la lunghezza della sua mail era ben chiaro che aveva bisogno ben più di un consiglio, però ci sono due fattori da valutare:
      se si è già in cura da un terapeuta è a questa persona che si dovrebbe rivolgere per ogni questione, perché altrimenti non permettere al suo terapeuta di conoscere in modo profondo e dettagliato la sua questione e tutti gli aspetti che la mettono a disagio, e questo comportamento farebbe torto ad entrambi, perché non mette il suo medico nelle condizioni di poterla aiutare al meglio, e lei di ricavarne la giusta cura.
      Altra questione è che solitamente, (e questo guardacaso capita molto spesso con chi è già seguito da un clinico! ecco perché ho preso l’occasione della sua mail per affrontare l’argomento), si rivolgono a me esponendomi lunghi fatti per avere ben più di un semplice consiglio, come nel suo caso, perché dare una risposta alla sua lunga lettera vuol dire esprimere pareri ben dettaglati per ogni questione, che è il mio lavoro, e come la sua terapeuta per il mio intervento, sopratutto di un certo spessore che richiede una tempistica adeguta ed uno studio mirato del caso, richiedo un compenso, che è sempre molto più ridotto ed economico rispetto a quello di un clinico, ma la mia consulenza, a differenza delle terapie cognitivo comportamentali che durano anni, è diretto a ricercare il problema e risolverlo nel più breve tempo possibile, quindi sono due tipi di intervento necessariamente diversi.
      Mi capita molte vote di dare consigli o seguire persone gratuitamente, privatamente, ma hanno sempre il buon gusto di non pretenderlo e di non darlo scontato, e quando capisco tale situazione lo faccio spontaneamente e molto generosamente, cosa che non si vedrà mai sui commenti di un sito pubblico perché ogni aiuto comporta la salvaguardia della tutela della privacy della persona.
      Se però capisco che la persona se ne approfitta palesemente allora perdo ogni disponibilità ad offrirmi gratuitamente.
      La sua reazione indispettita mi ha dato conferma del suo atteggiamento: lei pretendeva un consulto ma gratuito, senza spendere nulla… io mi sono data disponibile a condizione del fatto che lei fosse consapevole di assumere due esperti consulenti per valutare la sua questione, che rientra nel suo legittimo diritto di scelta e di decisione, però ovviamente non poteva essere gratuito perché la mia qualifica e la mia esperienza, non è meno valida, anzi, e quale professionista offro il mio contributo previo pagamento di un compenso, seppur ridicolo, come si può valutare nei prezzi applicati nella pagina dei servizi, ciò non toglie valore al mio operato.
      Quindi non se la prenda se per farle una consulenza le ho chiesto di valutare i prezzi dei miei servizi in base alle varie modalità di erogazione, dovrebbe forse lei farsi un esame di coscienza e capire che pretendere consigli, e pretenderli gratuiti, spesso corrisponde a non ricevere nulla, avesse avuto un atteggiamento diverso ci saremmo sentite via mail, come faccio con tutti coloro che mi contattano ed avrebbe ricevuto il suo consiglio se le fosse bastato, o il mio aiuto se era quello di cui aveva bisogno, poi avremmo insieme valutato l’opportunità di seguire un percorso, cosa che faccio con tutti i clienti.
      Credo che lei non abbia perso un’occasione ma ha avuto un regalo da parte mia: rivalutare il suo modo di fare un po’ troppo pretenzioso e, come spesso accade, che conduce ad un nulla di fatto, ma questo sempre per sua scelta: invece di scrivere un commento indispettito avrebbe dovuto comunicare via mail con un atteggiamento più umile e consapevolmente grato dell’aiuto ottenuto senza dare nulla in cambio.
      Spero che questa occasione l’aiuti a riflettere.
      Se vuole il mio aiuto sono disponibile come sempre e come faccio nei confronti di tutti, mi contatti via mail, e sarò lieta di darle il mio aiuto, poi valuteremo la necessità di proseguire o meno con un servizio a pagamento.
      Se invece il suo intento era quello come sopra descritto le consiglio di rivolgersi a qualcun altro.
      Marilena

  49. Silvia ha detto:

    Buongiorno dottoressa, io mi sono appena separata con grandissima sofferenza interiore da un marito narcisista è molto subdolo che ho scoperto avermi merito e manipolato per 9 anni approfittando in maniera scaltra della bontà e dell economia della mia famiglia. Abbiamo una figlia di 8 anni e al momento io sono terrorizzata che lei possa passare le stesse sofferenze atroci che ho passato io: al momento passa dei giorni con me e dei Giotto con lui frequentando peraltro da mesi l’amante di lui e le sue figlie.
    Come lei ha specificato nell articolo sono persone che a volte non fanno del male fisicamente o materialmente ma attraverso le parole e lo fanno in maniera così ambigua che quando te ne accorgi è già troppo tardi. Io le chiedo se è possibile chiederle un consiglio siccome agire con mia figlia: la mia psicologa mi dice ” lui distrugge e tu costruisci. Rendi la tua bimba sicura di poter contare su di te”. Ma io a volte mi sento ancora smarrita e incapace di salvarla da un pericolo certo.
    Grazie

    • Certamente Silvia, mi contatti via mail: info@marilenacremaschini.it
      Prima però provi a dare un’occhiata alla pagina dei servizi, in fondo tra le promozioni troverà i vari metodi con cui io faccio counseling, tra l’altro, quello che dura alcuni giorni consecutivi, è anche il più economico ma anche molto efficace.
      Le dico questo perché sicuramente dovrò conoscere meglio i particolari della sua vicenda, cosa che può fare solo in privato via mail e sono sicura che l’unico modo di aiutarla non è darle un semplice consiglio ma seguirla per qualche giorno in modo da aiutarla concretamente a risolvere la sua situazione.
      A presto
      Marilena

  50. Jenny ha detto:

    Buonasera dottoressa ho letto il suo articolo e posso dar nome a tutto ciò che ho vissuto dalla mia più tenera infanzia. Sono figlia di madre narcisista e di un padre sofferte di schizofrenia e depressione da prima che nascessi. Ad aggiungersi ed aggravare tutto ciò una nonna che mancante di tutto nella propria vita a fin di bene ha accresciuto ancor più l’ego di una madre che a 60 anni conta ancora sui propri genitori . Finché ero piccola ero immersa in un contesto di malattia dichiarata (di mio padre ) e uno velato di mia madre che riversava su di me tutte le mancanze causate da un marito malato ,sono cresciuta molto in fretta ,troppo in fretta con il fardello della malattia sempre nel cuore avevo molte inclinazioni ma sempre annietate da una madre che voleva la rivincita della propria vita su tutto e in cui rappresentavo io sempre l’ impedimento più grande e concreto. all’età di 9 anni i miei si separano subisco lo stato passivo di abbandono di mio padre malato da accudire e consolare e l’abbandono di mia madre che si distacca in tutto e per tutto da me ricominciando a fare l’adolescente con un compagno di 20 anni più grande che accondiscende ad ogni sua richiesta, mi abbandona letteralmente lasciandomi settimane intere a casa da sola, divento presto autosufficiente riverso tutto il mio dolore negli studi mi concentro sui miei obbiettivi sulle mie passioni soffro da sola in silenzio con l’appoggio economico di una nonna che ricopre il ruolo di mamma ma che allo stesso tempo è geograficamente lontana e tra le righe consente Ancor più alla mia di accrescere il suo narcisismo e fuggire a qualunque tipo di responsabilità propria e da genitore. Mi diplomo decido di fuggire dalla mia città dove continuo a proteggere mio padre da tutte le brutte realta’ che sono costretta a vivere di riflesso di mia madre e inizio l’università,li dopo tre anni mi ammalo, malattia cronica intestinale ,20 anni e una colite ulcerosa emorragica che mi annietta mi costringe a letto mi fa sentire una perdente non mi fa più raggiungere i risultati nei tempi e minacce di una nonna che riflette le mancanze della figlia su di me , sensi di colpa a non finire per tutte le spese arrecate per gli studi, quando finalmente incontro il mio compagno che mi fa uscire da una depressione innescata dalla malattia dall’importenza questa volta di contare sulle mie forze e dalla mancanza di comprensione e un appiglio, grazie a lui acquisto consapevolezza e piano piano con sacrificio e tra una cura di cortisone e l’altra riesco a concludere i miei studi a laurearmi ma tornando però ai miei doveri con mio padre rimasto nel frattempo completamente solo , i miei nonni sono mancati entrambi nel frattempo . Decido di tagliare i ponti da mia madre fino a quando due anni fa si ammala, sono una figlia senza cuore con la malattia dovrei starle vicino capirla e allora mi intenerisco lo devo a mia nonna mi sento in dovere di renderla felice per l’aiuto datomi e mi ritrovo ad oggi offesa insultata all’8 mese di gravidanza a dover capire e risolvere ogni problema senza nessuno, a parte il mio compagno che si preoccupa per me , nel frattempo mia nonna ha ricominciato ad aiutare mia madre perché rimasta da sola e a me non ha più pensato nessuno della mia famiglia . Oggi il mio unico desiderio è di avere la mia di famiglia, vera, sana serena con amore sincero e non sentirmi più l’aiuto o la colpa di niente e nessuno . Vorrei chiederle dottoressa come posso fare a non sentirmi comunque sempre in dovere verso tutti , a non vedere sempre tutti deboli e vittime ed io forte. Alle volte ho bisogno molte volte di consolarmi coccolarmi farmi del bene e non riesco mai ad aver la sensazione nonostante tutto questo di meritarlo .

    • Lei non sta chiedendo l’impossibile ma solo ciò che è in suo diritto, e per ottenerlo deve prima concederselo poi le saràpiù facile anche imporsi sugli altri.
      Se vuole provare con un percorso di counseling, che le assicuro essere veloce ma altrettanto efficace, mi contatti via mail: info@marilenacremaschini.it , sono sicura di poterla aiutare a non sentirsi più in colpa di pretendere di avere quell’amore che le è dovuto.
      Aspetto un suo contatto
      Marilena

  51. Jeannine ha detto:

    Buongiorno
    non sono sola! Grazie
    Dopo vent’anni di sofferenza e vita nell’ombra di una narcisista, quest’anno ho trovato forza e coraggio di separami. Adesso vivo da sola con le due figlie di 15 e 13 anni. Sono rinata. Ma mi si pone un’altro problema doloroso. Vedo con orrore in mia figlia grande gli stessi comportamento di lui. vedo chi mi sta manipolando con i sensi di colpa, come lui, mi fa sentire inadeguata in tutto, non abbastanza. Come con il mio ex-marito, lei è arrogante, insensibile e ipercritica nei mie confronti e quelli della sorella, per me una cosa devastante. Cerco di spiegarle, di farle notare i comportamenti che ha. Cerco di dimostrarle affetto malgrado tutto. Ma non riesco a entrare nel suo guscio. cosa posso fare? C’è ancora speranza? Grazie

    • Sono contenta Jeannine per la tua scelta, che non ti dava altra possibilità.
      Per quanto riguarda tua figlia certta di avere la stessa forza e la stessa durezza che è anche coraggio per mantenere il tuo ruolo di genitore a cui una figlia deve sopratutto ripetto e non cedere alle sue manovre, le conosci bene quindi già dovresti sapere come evitarle.
      Nel caso tu abbia bisogno di aiuto sono a tua disposizione.
      Marilena

  52. Marisa ha detto:

    Buonasera, grazie per avermi dato la possibilità di dare un nome ad un mostro che perseguita mio marito da sempre. Credo che mio marito sia figlio di una madre narcisista, narcisista a livelli assolutamente abnormi e incontrollabili, e la situazione che ha vissuto e sta vivendo è un autentico incubo dalla quale sto provando con ogni mezzo ad aiutarlo ad uscire.
    Premetto che porta enormi cicatrici per gli accadimenti che hanno segnato la sua vita. La mamma è una donna tanto bella quanto spasmodicamente egocentrica. Intelligente e ammaliatrice. All’età di nove anni il padre di mio marito si suicida. Lui e la sorella vengono isolati completamente da ogni altro componente esterno della famiglia che non sia la madre. Sia famiglia paterna che materna. Le scuse addotte dalla madre sono le più disparate (“volevano portarmi via i bambini” “non ho nulla da imparare dagli altri” “non mi occorre l’aiuto di nessuno”), mio marito da quel momento però ha un enorme vuoto di memoria, ha cancellato interni anni della sua vita, una specie di buco nero di cui abbiamo provato a parlare più volte ma non ricorda nulla. La sorella e lui reagiscono in modi differenti all’accaduto, ma è anche vero che vengono trattati in modi differenti. Lui si chiude in se stesso completamente, la sorella diventa ribelle. Ad entrambi comunque viene “chiesto” di crescere in fretta. La madre deve viaggiare (è una specie di santone, di sciamana, inizia una serie di viaggi in india), non ha tempo per accudire gli ormai ragazzini che si arrangiano da soli per lunghi periodi (la sorella è più grande di mio marito di cinque anni). Passa anche da un uomo all’altro, nel frattempo. Crescendo, si arcuisce il carattere narcisistico della madre. Il figlio maschio, il più sensibile è l’estensione dei desideri della madre, il prescelto per farle da completo e totale appoggio, anche per la sua completa remissività e arrendevolezza. Sviluppa un tratto caratteriale che gli impedisce (ancora oggi) di affrontare qualsiasi paura, nei confronti della quale reagisce sempre con il silenzio, o scappando, o ignorandola nella speranza non possa ferirla. Di fronte ad un qualsiasi problema che gli pone la vita, sono sempre io che devo spronarlo al dialogo (e non è facile), lui tiene tutto dentro incapace di parlarne. Mio marito comincia a farsi adulto, ha le prime storie con le ragazze che però vengono sempre boicottate dalla madre (tra l’altro nel periodo in cui ci frequentavamo io e sua madre, me lo diceva candidamente, nessuna era all’altezza di frequentarlo), la quale, poi ho capito, le vedeva come possibili rivali ma soprattutto come possibili cause di un possibile allontanamento di casa del figlio. La madre inoltre ha cominciato a mettere i fratelli l’uno contro l’altra. La femmina (che ha studiato psicologia, oggi è una terapeuta, che però affronta quasiasi dramma tranne il suo…) in maniera subdola, tanto che mio marito nemmeno se nè mai accorto se non a situazione ormai allarmante. Se nè accorta però la sorella che di fatto se nè andata di casa anni fa e ha tagliato completamente i ponti.
    Veniamo ad un epoca più recente. Mio marito ormai 25enne incontra la donna che gli darà una figlia. Va a convivere e lì sua madre inscena il primo dei suoi grandi “drammi”. La convivente è ovviamente il peggior essere sul pianeta, lei (nonostante abbia un compagno stabile da qualche anno) è abbandonata dal figlio, piange sulla spalla di chiunque, arriva a comperare una casa al mare per inscenare una “fuga” (nei riguardi della quale darà sempre la stessa spiegazione al figlio….la sofferenza di vederti in mani sbagliate era troppo grande…guarda cosa hai fatto fare a tua madre) che riempie di sensi di colpa il figlio. La relazione fra mio marito e la sua ex dopo pochi anni si frantuma. Tra l’altro anche la convivente mostra tratti narcisistici aggressivi (sospetto che in realtà mio marito abbia cercato nella compagna una replica della madre, se non è così è una preoccupante coincidenza)…e la prima cosa che fa mio marito è tornare dalla madre. Poco dopo, si suicida anche il compagno della madre. E siamo a due suicidi nella vita di mio marito. Da quel momento, la situazione precipita. Premetto che io sono entrata nella vita di mio marito un paio di mesi dopo questo tragico evento (ci conoscevamo già da anni anche se non conoscevo tutti gli aspetti della sua vita), anche io mi ero separata e l’elaborazione del nostro dolore ci ha trasformati da amici in fidanzati. La madre abita in una grande casa, in un paesino di montagna, molto isolata dai servizi principali. Io vengo presentata a sua madre di lì a poco e fin da subito capisco che qualcosa non quadra. Un eccessivo affetto nei miei confronti, quasi morboso, mi accoglie. Mi dice che sono la figlia che non ha mai avuto, che la figlia naturale era un ingrata, e che io avrei dovuto essere lei. Lei ha una personalità che definirei ipnotica. Sa dirti le cose che hai bisogno di sentirti dire in un momento di fragilità. Io sono ancora molto fragile per ciò che mi è accaduto (sono rimasta sola con un bambino, mio marito aveva un altra storia), pur capendo che qualcosa non quadrava inizialmente non avevo la forza di constrastare questa “energia”che mi avviluppava. Il motivo cominciò a palesarsi presto. La prima volta che chiesi al mio fidanzato di dormire a casa mia nel weekend in cui non c’era mio figlio (cosa normale in una relazione fra più che trentenni io penso) ricevetti un “non posso” come risposta. Mi disse che sua madre non se la sentiva di dormire in casa da sola (lui abitava in un monolocale ricavato nella grande abitazione della madre) per via del recente lutto. Il che poteva anche starci, se non fosse che lui è un lavoratore notturno, già stava via di casa la notte, ogni notte… Se ci volevamo vedere doveva essere da lui. Lui non amava uscire, non frequentava spesso persone, tutta la nostra relazione doveva svilupparsi entro le mura della casa della madre di fatto. Un’altro dei campanelli d’allarme fu una domanda che mi fece lei all’inizio della relazione, ovvero se a cose consolidate avessi accettato di venire a vivere lì, visto che il secondo piano della casa con una ristrutturazione sarebbe stato abitabile. Li per li non avevo una risposta, dovevo ancora elaborare il mio nuovo assetto di vita. Ho fatto un periodo durato un anno e mezzo in cui ogni due settimane facevo le valige e andavo da lui un weekend. Era l’unico modo per vederlo, per stare insieme. Per il resto non ci vedevamo quasi mai, anche se mi chiamava ogni giorno. Lui finito di lavorare doveva correre a casa. Mi diceva sempre che era una situazione transitoria. A me tutto sommato stava bene perchè la mia priorità era, e rimane, il mio bambino e ci sarebbe stato tempo per mettere ripiego alle cose. Ma il tempo passava e non cambiava mai niente. Nel frattempo le situazioni grottesche si moltiplicavano. I grandi, sproporzionati, slanci d’affetto nei miei confronti di sua madre si evidenziavano in situazioni strane. Ai miei compleanni, per esempio lei mi regalava delle piante da giardino, le quali venivano piantate a casa sua, e non mancava di dirmi “me ne prendo cura io finchè non potrai farlo tu vivendo qui”. Dopo un anno siamo andati una settimana insieme al mare, io e lui, e lui si chiudeva in camera ogni giorno almeno un ora a parlare con sua madre. Dopo quasi due, mi era chiaro che qualsiasi cosa mi avrebbe riservato la vita non era possibile pensare di andare a convivere ristrutturando il secondo piano della casa della madre. Per una questione economica (sarebbe costato terribilmente di più che acquistare un appartamento per le nostre esigenze, parliamo di una casa grandissima) e perchè per il nostro essere famiglie separate con il resto della famiglia a valle e non in montagna, dal punto di vista della gestione logistica dei bambini era improponibile. Gli chiedo di convivere nel mio appartamento, lui mi dice si ma non ora…fra un po’. Un po’ quando non si sa. Dopo sei mesi lui non affronta neanche di striscio l’argomento, lo prendo io a bruciapelo e lui è costretto a dirmi che non se la sente, non può abbandonare sua madre, che la madre vive in uno stato di perenne bisogno (assolutamente falso, la madre è un essere assolutamente indipendente che non ha mai perso la passione per i viaggi sola, ed economicamente indipendente grazie alla reversibilità del marito morto, graduato dell’esercito. se glielo faccio notare si chiude in se stesso, rifiuta aprioristicamente qualsiasi ipotesi che non sia la spiegazione data dalla madre.). Nel frattempo sua figlia, una bambina oggi dodicenne, sviluppa tratti di aggressività incontrollata, episodi di bullismo si ripetono, la bambina è assolutamente ingestibile e lui non riesce ad affrontare la cosa se non su enormi mie pressioni. Comincio a capire che sto lottando contro i mulini a vento quando mi dice che sua madre gli ha proposto di acquistare parte della casa materna e che intende farlo. Questo avrebbe pregiudicato ogni tipo di futuro insieme, perchè se avesse affrontato un mutuo per quell’operazione finanziaria (folle tra l’altro. poi non avrebbe più avuto disponibilità finanziaria per ristrutturare e la madre lo sapeva benissimo…) ogni altra possibilità di crearci qualcosa di nostro insieme sfumava. Mi arrendo al fatto che sono finita in una situazione irrisolvibile e lo lascio. Con enorme dolore per entrambi, perchè mio marito è un uomo incredibilmente buono e onesto, la persona migliore che conosca nonostante tutte le sue zone d’ombra.
    Questo evento, paradossalmente lo aiuta molto. Dopo circa nove mesi mi chiama, mi dice che ha mandato all’aria la compravendita, che ha avuto un “risveglio”, che si è reso conto che qualcosa non funziona in questa spirale, che vuole lavorarci perchè tutto quello che vuole è una famiglia con me.
    Gli tendo la mano, però pretendo di vivere una storia secondo canoni di “normalità”. Così facciamo, lui è sempre da me (e non sono io ad insistere, ho deciso di stare a guardare fino a data da destinarsi per capire se mi sta “illudendo” o se davvero l’evoluzione è reale), usciamo, lui riallaccia amicizie perdute, è piu sereno. Io nei primi tempi vado ogni tanto a casa di sua madre a trovarla, ma non è nemmeno l’ombra di quella che era nei miei riguardi. Me ne accorgo la prima volta che sono tornata in quella casa, l’ho abbracciata come ormai ero abituata nei nostri saluti e lei non ha ricambiato. Non mi ha nemmeno guardato. Si è girata e se nè andata nelle sue stanze. Aveva capito che suo figlio grazie alla mia presenza stava “risvegliandosi” e la terra sotto i piedi cominciava a franarle.
    Io capisco che non sono ben’accetta in casa, però comprendendo lo sforzo del mio fidanzato che nonostante questa prima fase di distacco soffriva terribilmente di questa situazione di conflittualità fra me e lei, le mando qualche pensierino, qualche messaggio, il regalo di natale. Ma vengono tutti rispediti indietro. Inizialmente tenta ancora di giustificarla (“non sta bene” “cerca di capire” “ha tanto dolore dentro”) poi non si sforza più, capisce da solo che non regge. La nostra storia diventa sempre più forte, i bambini ne traggono grande giovamento, pian piano diventiamo una famiglia e decidiamo di comperare casa. Le “drammaturgie” della madre si fanno sempre più grandi. Ogni volta che suo figlio va a trovarla sta male, piange, è sofferente, sola, abbandonata. Si rifiuta di venire a trovarci perchè “soffre troppo” ma su facebook inizia a scrivere che i figli l’hanno abbandonata, facendo una serie di proseliti che ogni giorno le asciugano le lacrime. Elimina me e suo figlio dai contatti facebook, whatzap per mettere in piedi questo palcoscenico del vittimismo. Inizialmente va a trovarla una volta a settimana, quando è quel giorno io lo capisco dal mattino perchè sta male, crisi intestinali, non parla. Diventa una sofferenza troppo grande assistere alle sue scene. Fino al giorno in cui le comunica che ci sposiamo. Lei rimane glaciale. Al matrimonio non si presenta, come pure alla comunione della nipote. Si vendica regalandole l’assenza dell’unico parente che gli rimane (la sorella quella catena l’ha spezzata qualche anno prima e non ha più contatti col fratello da anni. Nei fatti, al nostro matrimonio la famiglia di mio marito fu rappresentata dai nostri migliori amici. Nessun parente, lui non ne conosce nemmeno uno.). Si vendica anche in modi ancora peggiori. Riallaccia i rapporti con la ex di mio marito, quella della quale mi ha detto le peggiori cose, si coalizzano. Sfrutta il fatto che questa donna ha poco istinto materno e quando qualcuno le propone di tenere la bambina qualche ora (fra le poche che rimane da sua madre…nei fatti vive da noi) non dice di no. La bambina inizialmente è felice di rivedere la nonna, ma ben presto anche lei si accorge che qualcosa non quadra. La madre di mio marito comincia a fare scenate davanti alla bambina, la quale però avendo ereditato il carattere ribelle della zia, gliele fa notare e poi ce lo viene a dire.
    E siamo arrivati ai giorni nostri.
    Avendo a che fare con una ragazzina in preadolescenza altamente problematica, tutte le insicurezze e le paure di mio marito di fatto gli impediscono di affrontare la situazione nella maniera corretta.
    Io ho provato ad affrontare la superficie delle cose (i voti a scuola, i rapporti con la ex, eccetera) ma mi sono resa conto che non puoi raddrizzare una casa partendo dal tetto, devi partire dalle fondamenta.
    Il problema è questa enorme voragine nell’anima di mio marito. Ho bisogno di capire quali strumenti esistono per permettergli di affrontarla, perchè finchè non lo farà, non riuscirà nemmeno ad affrontare i problemi della figlia. So che ha fatto la cosa giusta, leggendo tutte le informazioni che ho trovato su internet a riguardo di come affrontare un genitore narcisista, a spezzare la catena….ma il bagaglio di dolore però non è elaborato ed è ancora tutto fermo lì, nel pieno della sua capacità distruttiva. Io lo amo, sento che la questione deve essere affrontata ora. Ha diritto a vivere una vita pulita il più possibile da un passato difficile.
    Scusi la lungaggine, ma sono disperata.

    • Hai ragione Marisa a dire che una casa si raddrizza dalle fondamenta e non dal tetto, perché sta tutto lì: se le basi sono forti ci si può crescere sopra, ma se non ci sono le basi, se manca la possibilità addirittura di avere una vita propria per le grandi ripetute manipolazioni di una donna che ha il terrore di rimanere da sola e di essere abbandonata, ed allora usa i soli mezzi che conosce: il ricatto ed il senso di colpa, lo sa che fanno buona presa sul figlio.
      Ed hai ancora più ragione quando dici che le catene si spezzano quando hai la forza per fare un passo del genere, propio quello che è sempre mancato a tuo marito, vittima della paura, sua e di sua madre.
      L’unica cosa che mi sento di consigliarti di cuore è di chiedere a tuo marito di farti il più grande regalo che possa darti: andare in terapia per conoscere e risolvere i suoi problemi affiché diventi finalmente un uomo, libero e capace di amare e comunicare.
      La terapia deve essere intensa, non quelle tipo 40 minuti 1 volta alla settimana, durerebbe anni e non risolverebbe nulla, ci vuole una terapia d’urto, come le chiamo io, intensa, dolorosa ma efficace.
      Prova a cercare vicino a casa tua un terapeuta che sia famoso per aver risolto presto e bene i problemi della gente e non uno di quelli che tengono i pazienti in cura per 10 anni, creando delle dipendenze con loro che si associano a quelle che già hanno.
      Non posso consigliarti un nome perché non conosco nessuno che sia in grado di fare tanto.
      Se hai bisogno di altri consigli chiedili pure, magari via mail così rimane tutto in privato.
      Ma se ami quall’uomo costringilo a fare il passo che da solo non è in grado di fare, e poi vedrai che il resto lo impara da sè, allora ti ritroverai con un uomo nuovo ed una suocera che tiene il broncio ma che forse avrà il modo di rivedere molte cose che ha fatto nella sua vita.
      Salvandone uno dai la possibilità a molti di guardarsi dentro, vedi la sorella, e di pensare alle loro scelte e alle persone che hanno abbandonato, perché scappare non è mai risolvere i problemi è solo scappare dai suoi problemi, scaricandoli sugli altri, che ovviamente da soli si sono sentiti sommergere ed affogare.
      Spero di esserti stata utile, nel caso contattami via mail.
      Marilena

  53. Marisa ha detto:

    Mi permetta solo di esprimerle tutta la mia gratitudine per avermi letta nonostante la prolissitá, e consigliata così efficacemente. Il suo messaggio lo farò leggere a mio marito e insieme cercheremo, sperando di trovarla, la figura professionale che potrà aiutarci a uscirne. Parlo al plurale perché non lo lascio solo, poco ma sicuro.
    Grazie ancora di cuore.

  54. Germana ha detto:

    Buongiorno dottoressa, buongiorno a tutti!

    Sono rimasta colpita dall’articolo sul narcisismo e ancor più dalle testimonianze di chi mi ha preceduta. Ho deciso così di lasciare anch’io un commento. Questa mattina cercavo infatti un po’ di conforto alla mia situazione personale e familiare, mia madre, che non mi dà tregua e dalla quale non riesco ad affrancarmi veramente. Una condizione che condivido con mia sorella. Ed è così che mi sono imbattuta in queste pagine sul narcisismo e nel sito di Marilena Cremaschini, che sto visitando con curiosità famelica. Vorrei essere sintetica, ma non sempre è facile. Io ho 50 anni e mia mamma ne ha 78 ed è rimasta sola nella grande casa di famiglia che dice sempre di avere edificato per noi (noi due figlie ingrate e pessime), con immensi sacrifici, per darci quel che lei non ha avuto. Solo che questa casa, mai finita, si sta trasformando nella sua tomba, dopo essere stata luogo di discordie, sofferenze, incomprensioni, dovute quasi solo al suo spirito bellicoso, sospettoso e diffidente, affetta da manie persecutorie e di controllo totale su tutto e su di noi, con una verve tirannica bisognosa di asservire qualcuno: mio padre prima e poi me che non sono sposata. Senza però che quest’ inclinazione trovasse mai tregua o soddisfazione. So di sembrare cinica, la mia analisi lucida deriva anche da anni di terapia, iniziata nel 2002 quando si sposò mia sorella, cosa che portò a una guerra familiare, perché mia madre era contraria (odiava e odia il marito) e costrinse papà a non andare al matrimonio neppure lui. Pretendeva che io facessi lo stesso e così non fu. Scelta assai sofferta e tribolata, quando una madre ti mette in una simile condizione. Stare con lei o essere sua nemica. Il peggio è che contro le nostre decisioni non condivise lei ‘si ammalava’, pressione alta e nel caso delle nozze non volute trombosi all’occhio sinistro o colpevolizzazione muta nei nostri confronti. Ha fatto tante e tante cose folli e furiose che allora ci sembravano perfino giuste, visto che dovevamo senz’altro essere noi le figlie sbagliate e incapaci di comprendere come ci si comporti. Il fatto è che dopo esserci sentite sempre in colpa per non essere ‘giuste e brave’, abbiamo anche capito che lasceremo la terra, questa terra, senza che ciò possa accadere. Mia sorella e io siamo diverse e abbiamo fatto scelte diverse per quanto possibile; eppure, entrambe abbiamo subito lo stesso accanimento contro di noi, da una madre che ha sempre detto di avere accettato questa vita infelice, con un marito mai amato e di cui ci parla male ancora oggi, solo per noi. Ma lei ha sempre avuto da ridire su tutto e su tutti. Il suo accanimento però è stato ancor più feroce proprio verso papà e verso mia sorella e me: gli unici che le siano sempre stati vicini. Io sono riuscita ad andarmene quando è morto papà, che faceva da pacificatore subendo per quieto vivere. Così, ora, al quadro preesistente si è aggiunto quello della povera anziana che dopo aver fatto tutto per le figlie è stata abbandonata. Cosa non vera, perché, malgrado mi ammali vedere e sentire mia madre (in una casa in cui ho lasciato un pezzo di me e di cui noi non abbiamo neppure le chiavi perché è tutto suo …) cerco di andare anche più volte a settimana in quel luogo cupo di dolore e di morte, dove non si può far aggiustare nulla ora che papà non può provvedere, noi non abbiamo alcun diritto e non possiamo decidere neppure a suo beneficio visto che ci abita lei. Non lascerebbe mai la sua casa anche allagata, come è accaduto, senza corrente o senza riscaldamento, vivendoci come una poveraccia, nonostante i suoi risparmi. Ci apre il cancello e il suo modo di essere e di fare è una condanna vivente che ci uccide, giorno dopo giorno, senza che nulla si possa cambiare o migliorare. Forse sono così presa e infervorata da non risultare abbastanza chiara! Io ho adorato mia madre, sono stata dipendente da lei e da un’approvazione che forse ho ricevuto fino a un certo punto, dopo il quale sono divenuta peggio di mia sorella! Che fin lì era considerata e trattata come la pecora nera senza motivo, solo per il desiderio di fare almeno in parte la sua vita. Mia madre è stata una giovane madre bella intelligente, assai più delle altre, ambiziosa per noi, perché voleva che studiassimo e fossimo indipendenti. Ma tutto questo è finito quando siamo cresciute e ha intravisto la possibilità che prendessimo la nostra strada da sole, senza bisogno delle sue indicazioni e delle sue regole stabilite. Qui è venuta fuori la patologia subdola e folle celata dietro il vittimismo. Ora abbiamo sul groppone anche una casa in cui avremmo dovuto vivere tutti insieme come nelle migliori famiglie, ma sempre dopo che lei avesse accettato i nostri mariti o fidanzati (cosa impossibile) e facendo i lavori per il nostro appartamento come diceva lei, a nostre spese ovvio, ma con i suoi modi operativi folli. E abbiamo sul groppone la sua anzianità in abbandono, una casa in cui tutto si rompe senza che lei permetta di riparare neppure a nostre spese.
    Mi accorgo scrivendo della follia di tutto ciò! E che se qualcun altro mi raccontasse cose simili, gli direi di staccarsene per sempre, tanto nulla mai cambierà e potrà invece solo peggiorare, come già avvenuto fin qui. Ma il senso di colpa, forse, non abbandona né me né mia sorella che in qualche modo continuiamo a farci carico di questa lugubre e tetra condizione, per la quale non abbiamo mai davvero trovato la nostra strada né conosciuto un po’ di felicità. Stare per conto mio, per me, è stata una grande e sofferta conquista, ho fatto tutto da sola e non potrei più farne a meno. Ma dopo 5 anni e mezzo, non mi basta più e capisco che non è tutto.
    La settimana scorsa ho visto un film in tv “Una mamma quasi perfetta”, parlava di una madre in apparenza esemplare, con due figlie femmine una adolescente e una piccolina. La prima si ammala e dopo un po’ muore. Poi si ammala anche la piccola che viene però salvata quando si capisce che era la madre a somministrare loro piccole dosi quotidiane di veleno. Mi sono chiesta come si possa fare questo, perché? Perché quella madre filmica era pazza, certo. Poi mi sono detta che anche nostra madre è come se ci avvelenasse ogni giorno un po’ da sempre, impedendoci così di staccarci veramente e di andare via da lei. Salvo morire come muore lei, giorno per giorno. Prima pensavo a una sorta di amore ossessivo da parte sua, malato, ma ho capito che lei ci odia e ci disprezza per non essere come pretendeva che fossimo e perché noi abbiamo opportunità che lei non ha avuto e non avrà. Sprezzante lo è sempre stata, con nostro padre e poi con noi, anche davanti ad altre persone. E questo ci ha fatto introiettare un senso perenne di inadeguatezza e disvalore. Anche se siamo laureate e molto di più con un buon posto, per lei resteremo solo delle fallite che fanno un lavoro uguale a chi ha un semplice diploma. Segno evidente che i suoi sacrifici sono stati buttati al vento. Ho pensato a una ‘sindrome di Medea’, se esiste: ci disprezza e ci distrugge perché figlie di un uomo che detestava …
    Forse ha anche ragione; forse ha fatto di noi ciò di cui ci accusa, in qualche misura. Ma io non voglio darla vinta alle maledizioni che ci lancia, anche verbalmente, perché essere felici non sarebbe una colpa contro di lei. Forse potrei fuggire più lontano, ci ho anche pensato, ma questa distanza va cercata dentro e non fuori.

    • La casa grande fatta per voi è il carcere dove spera di relegare le sue figlie per tutta la vita, potendolo meglio controllare e gestire la loro vita.
      Come tu stessa dici, se leggessi questo racconto capiresti l’assurdità dei tanti sensi di colpa, dei legami mai recisi, dei cordoni che ti tengono legata ovunque tu sia, perché ad una tal prigionia non c’è altro sistema per sopravvivere che evadere.
      La sua rabbia nei vostri confronti è solo frustrazione di tante delusioni e rancori mai assopiti che si porta dentro e che ha scaricato su di voi perché nel momento stesso in cui ha deciso di mettervi al mondo vi ha sempre considerato una cosa sua a cui voi dovete la vita e quindi anche tutto il resto.
      Sono situazioni complicate ma uscirne è possibile: occorre prendere consapevolezza della situazione, ed a questo cara Germana ci sei già arrivata, grande passo ma ora devi fare il prossimo: liberarti dalle catene dei sensi di colpa installati appositamente per legarti a lei e diventare una donna adulta, come ti vorresti senza sentirti in colpa di ogni passo pensando ai suoi continui giudizi, che si instaurano già nella tua testa, memorizzati con tempo, senza bisogno che lei sia lì a ricordarteli.
      Non c’è bisogno della distanza per rompere questi legami, ma della convinzione che siano sbagliati e dell’atteggiamento di non accettarli più nè tantomeno assecodarli perché sono sbagliati, nocivi, dannosi.
      Se avrai bisogno del mio aiuto contattami via mail, ma non rimanere a metà della strada che ti porterà verso la libertà, e magari anche tua sorella riuscirà a seguire il tuo esempio, perché spesso si tratta di fare l’apripista per la via di fuga verso la vitoria e la libertà della vostra vita.
      Marilena

  55. germana ha detto:

    Grazie Marilena, anche di aver letto e considerato il mio lungo messaggio e di avermi risposto. Oggi, per me, sei un bel raggio di sole!

    • Mi raccomando cerca di farne spuntare tanti di raggi di sole e vedrai che la strada verso una rinascita sarà sempre più facile, il difficile è all’inizio quando si devono cambiare tante abitudini radicate e sopratutto mentali, quelle vocine che ti ripeti, che ti sminuiscono, ti avviliscono ma che ti assicuro non essere vere, sono il frutto di una manipolazione che dura da anni, quindi ben radicaa, che troppo spesso tende ad essere crudele oltre che estremamente egoistica.
      Ma tu non mollare e vai per la tua strada.
      In bocca al lupo
      Marilena

  56. Marg. ha detto:

    Io ho scritto un po’ in privato
    Non so se per qualche consiglio grazie

  57. Paola ha detto:

    Grazie dottoressa. Leggere queste testimonianze mi fa sentire una figlia meno sbagliata…

    • Lei Paola non è una persona sbagliata ma solo sfortunata di subire determinate situazioni.
      Se ha bisogno di un aiuto, un sostegno o di un consiglio, mi contatti via mail, io offro, per chi è nella sua situazione, un percorso di pochi giorni, estremamente economico ma ancora di più efficace, per portarla a vedersi e vedere gli altri con occhi diversi in modo da affrontare ogni cosa con uno spirito ed una visione di sè diversa, più forte e vincente sui tanti sensi di colpa che esperienze lasciano sulle spalle dei più sensibili.
      Spero di sentirla presto
      Marilena

  58. Sara ha detto:

    Buonasera Dott.ssa, anch’io come molti sono arrivata a questa pagina cercando una sorta di “soluzione” in internet come ormai si fa per tutto… Devo dire che sono proprio stanca! Per l’ennesima volta mia mamma è partita all’attacco con i suoi deliri privi di fondamento. E purtroppo con le festività di mezzo lei si scatena. Ormai ho una certa età, 48 anni, ma purtroppo le dinamiche da sempre sono le stesse. Figlia unica di una madre sicuramente narcisista, incoerente, inaffidabile, bugiarda e manipolatrice. Il suo articolo la descrive veramente veramente bene! Mio papà è ormai morto da 20 anni e io lavoro con lei nel negozio di famiglia…. Una situazione impossibile e che peggiora ogni anno di più. Fin da piccola ho sempre cercato di far sì che fosse felice, mi sono sempre comportata bene, educata, rispettosa, etc, mettendomi sempre in discussione , ma come si può immaginare non è mai servito a nulla. Sono andata via di casa presto per fortuna, ed è stata la mia salvezza. Naturalmente me lo rinfaccia tutt’oggi come se fossi la peggiore delle figlie. Abitiamo ad un km di distanza e lavoriamo insieme. Quando non ci vediamo al lavoro vuole che la chiamo (lei non chiama…) altrimenti vuol dire che non mi preoccupo per lei. E quando la chiamo mi dice cosa la chiamo a fare che tanto non m’interessa nulla di lei. Sono andata molti anni da una psicoterapeuta che mi ha aiutata a capire che non sono io sbagliata, a capire come non cadere nei suoi tranelli e nelle suo provocazioni. Mi sono molto fortificata, ma non è semplice e ultimamente mi toglie le forze. E’ impegnativo non controbattere alle bugie che s’inventa o stare zitta quando per l’ennesima volta mi dice di vergognarmi di essere nata…..e quindi inizia lo scontro di cui lei si “nutre” e di qui io invece farei volentieri a meno. Perche’ io vorrei solo vivere serena e tranquilla! E’ chiaro che il mio problema è proprio il lavorare con lei, ma purtroppo questo problema, nonostante quello che dice, non lo vuole risolvere! Perderebbe completamente il controllo su di me. Le ho provate tutte, ma non c’è verso, scenate “teatrali” da parte sua e silenzi accusatori anche per mesi! Se Lei Dottoressa riuscisse a darmi qualche consiglio ne sarei più che felice. Mi scuso per essere stata prolissa e la ringrazio molto per questo articolo che fa anche sentire un pò meno soli. Buone feste, Sara

    • Sì cara Sara, hai colto la base che alimenta il tuo problema: il fatto che lavori alle dipendenza di quella madre da cui vuoi scappare, se vuoi risolvere tale problema non hai alternative nè diverse soluzioni dal cercarti un lavoro lontano da tua madre, visto che già vivi fuori casa dovrebbe essere più facile.
      Lo so che non è facile e sopratutto ti spaventa incominciare da capo da un’altra parte, ma si tratta solo di fare il primo passo e quando ti renderai conto del piacere della libertà tutta la tua vita avrà un altro sapore.
      Ma fino a quando mantieni questa dipendenza, che tu stessa alimenti non trovando un lavoro diverso, non risolverai mai quella condizione che alimenta il tuo star male.
      Ci sono scelte che sono inevitabili, queste èuna di quelle, fatti coraggio e vai per la tua strada.
      Speri di esserti stata utile
      Mailena

  59. O. ha detto:

    Gentile dottoressa,
    leggendo la sua attenta analisi e riflettendo da più di un anno sulle dinamiche che caratterizzano la mia famiglia posso ad oggi affermare di avere un padre narcisista. Sono una ragazza di 22 anni, studio all’università e ho un fratello più piccolo che a sua volta è studente. L’educazione che ho ricevuto è sempre stata improntata a farmi sentire in obbligo di realizzare i desideri dei miei genitori. Su di me mio padre è sempre riuscito a far pesare un senso di colpa fortissimo che tuttora mi affligge e mi impedisce di vivere serenamente. La pressione a livello scolastico mi ha sempre portata ad ottenere risultati eccellenti anche se non mi venivano comunque risparmiate critiche. Per mio padre è sempre stato fondamentale il giudizio degli altri, ripetendo in continuazione di aver sacrificato la sua vita per fare studiare me e mio fratello. Con la crisi ha perso il lavoro che prima lo teneva occupato e da quel momento, proprio a causa della sua arroganza e sovrastima di sé, non ha voluto accettare nessun’altra occupazione (da lui considerata inferiore e umiliante). A questo è seguito lo sviluppo della dipendenza da gioco d’azzardo che ci ha voluto tenere nascosto (ma di cui io sono al corrente tramite mia madre e discorsi che ho ascoltato la notte dalla mia camera mentre lui credeva che dormissi). Mia madre lavora ma il guadagno non è sufficiente ad affrontare tutte le spese per cui, in parte, ci affidiamo al prelievo di denaro risparmiato negli anni. Il problema è che tutti questi soldi sono intestati a nome di mio padre per cui siamo economicamente dipendenti da lui. Considerando che ormai quotidianamente mio padre perde denaro a causa del vizio del gioco, la situazione ci sta facendo preoccupare moltissimo. Mia madre purtroppo non lo può affrontare perché spesso e volentieri lui ha delle reazioni esagerate, il suo narcisismo aggrava ulteriormente la sua condizione di ludopatia. Non posso parlare direttamente con lui perché questo potrebbe avere delle conseguenze negative su mia madre, al tempo stesso a volte mi sembra di scoppiare. Lui si comporta come se non ci fosse nulla ed esercitando sempre il suo ruolo di padre arrogante, con tanto di critiche a tavola e discorsi sempre incentrati sul sacrificio e il nostro dover essere riconoscenti (ho dimenticato di scrivere che lui è diabetico per cui fa leva anche su questo, presentandosi come vittima a cui non rivolgiamo le giuste attenzioni). Non entro nel merito di tutto quello che mi ha causato, tra cui una profonda insicurezza e angoscia verso il futuro, lesione della mia autostima e sensi di colpa continui per le cose più insignificanti. La stessa situazione è vissuta da mio fratello e da mia madre per cui cerchiamo di sostenerci a vicenda, rispondendo a tono quando necessario anche se ne dobbiamo affrontare le conseguenze. Voglio credere che prima o poi riusciremo a uscire da questa situazione, io e mio fratello cerchiamo di aiutare mia madre (che è la sua vittima per eccellenza) come possiamo sia attraverso lavori da affiancare allo studio e sia a livello psicologico. Cerco di essere forte e non lasciarmi sopraffare anche se inevitabilmente a volte ho dei momenti in cui crollo e vedo tutto buio.

    La ringrazio per la disponibilità e per questo articolo che ho trovato davvero utile

    • Difficile che questa situazione si risolverà da sola, la ludopatia è una dipendenza che non molla.
      Però tua madre potrebbe rivolgersi al Giudice Tutelare del vostro Tribunale per essere nominata quale Amministratore di sostegno del marito, in modo da togliergli ogni possibilità di disporre dei beni economici.
      La richiesta si fa presso l’Ufficio della Volontaria Giurisdizione, certi tribunali non richiedono nemmeno l’ausilio di un avvocato su questioni molto semplici, altrimenti se avete bisogno e ci sono problemi economici potete chiedere un difensore d’ufficio all’Ordine degli avvocati che sarà interamente pagato dallo Stato, voi, mi raccomando, non gli dovete nemmeno un anticipo.
      Spero di esserti stata utile
      Marilena

  60. Anna ha detto:

    Gentile dottoressa,
    cosa posso fare con sorella narcisista patologica, padre narcisista e madre co-dipendente? Dopo quasi trent’anni me ne sono andata via da quel mondo che reputo malato e che mi ha causato molto dolore. Ora anche la beffa dell’essere additata come pazza. Le dirò invece che mai prima d’ora mi sono sentita più lucida di così.

    • Ha fatto bene ad andarsene e ci resti pure lontana.
      Impari ad essere indifferente ai loro commenti, anzi, per non farsi venire la rabbia continuamente le consiglio di talgiare le comunicazioni il più possibile in modo da non sentire cose sgradevoli, e si rifaccia una vita finalmente da persona libera.
      Purtroppo certe persone e certe loro patologie o modi di fare non si possono cambiare, sopratutto quando le persone non vogliono cambiare, quindi non speri inutilmente che avvenga il miracolo, ma lo faccia su se stessa questo miracolo, investa su se stessa, sul suo futuro e sulla sua felicità, si sentirà più appagata sicuramente.
      Non si senta in colpa poi per gli errori e le colpe degli altri, scarichi su di loro quello che da loro proviene e si senta libera anche da queste catene mentali.
      Prenda il volo e sia felice
      Marilena

  61. veronica ha detto:

    Gentile dottoressa,
    Mi sono separata 12 anni fa da un marito perverso narcisistico, ho impiegato anni ad uscire dalla depressione in cui ero precipitata durante i cinque anni di matrimonio. Ho cresciuto i miei due figli da sola, lui lavorava in un’altra città e li vedeva un weekend su due. Non ha mai avuto un rapporto “normale” con loro. Andava a periodi, per qualche mese esisteva solo mia figlia e non rivolgeva la parola a mio figlio, poi invece il contrario. Le cose sono andate sempre peggio man mano che i figli crescevano. Mia figlia fortunatamente è riuscita a prendere le distanze verso i 13 anni, ora ne ha 18 e vede suo padre quando vuole e decide lei, non si lascia coinvolgere nel suo gioco perverso. Mio figlio invece ha 15 anni ed è stato totalmente preso nella ragnatela che il padre ha tessuto intorno a lui. Il padre lo aiuta molto nello studio e nello stesso tempo gli dice che lui da solo non è capace, quindi è riuscito a creare una dipendenza fatta di ricatti, promesse non mantenute, critiche e finta gentilezza improvvisa dalla quale mio figlio non riesce ad uscire, pur essendo consapevole che il rapporto con il padre lo faccia soffrire. Ovviamente mio figlio ha perso tutta la fiducia in se stesso ed è molto giù di morale. Ha provato ad allontanarsi da suo padre ma non ci riesce, dice che lo fa stare ancora più male non avere un rapporto con lui; secondo me, oltre alla paura di perdere l’amore del padre, ha anche paura delle conseguenze perché il padre è molto vendicativo.
    Come posso aiutare mio figlio? Sto malissimo perché lo vedo soffrire e deprimersi, sta perdendo la sua gioia di vivere giorno dopo giorno e non riesco a farci nulla.

  62. Giulia ha detto:

    Salve, sono una donna di 36 anni e mezzo, figlia di un padre narcisista ed una madre succube che solo in età adulta ha capito chi era il marito ed e’ riuscita a lasciarlo. Non la tedio con tutte le umiliazioni, mancanza di affetto e privazioni della mia infanzia e adolescenza, le dico solo che fin da piccolissima non sono mai andata d’accordo con lui, i suoi comportamenti a me sono sempre sembrato evidenti e chiari e di conseguenza l’ho sempre contrastato diventando per lui il nemico.
    Ad oggi ho un compagno e una mia vita, anche se con vari problemi, e mi chiedo come mai io non senta il bisogno di avere figli, sento dentro di me una correlazione a lui e al mio passato, ma non riesco a spiegarmela. Grazie

    • Cara Gulia, ha talmente sofferto da piccola che non vuole esporre suo figlio alla possibilità di dover subire altrettanto.
      Quando i ricordi rappresentano paure, umiliazioni e frustrazioni non si dimenticano facilmente, nemmeno da adulti, e la nostra vita viene segnata da delle scelte fatte in conformità, è normale che lei non voglia sentirsi responsabile di non dare a suo figlio tutto quello che merita, temendo di ripetere anche involontariamente gli errori dei suoi genitori.
      Può darsi che riesca a superare tale paura oppure no, ma in tal caso ora, in questo momento, non si sente di essere madre e sta facendo una scelta molto consapevole in base ai suoi timori ed a tutto ciò che ha vissuto e che non ha mai dimenticato.
      Fare figli non è un obbligo, fare figli consapevolmente sapendo di dare tutto l’amore di cui hanno bisogno sì.
      Pertanto segua il suo cuore, vedrà che saprà sempre indicarle la scelta giusta.
      Marilena

  63. Flora ha detto:

    Gent.ssima Dott.ssa Cremaschini,

    ho letto con interesse il suo articolo e anche tutti i commenti che mi hanno fatto venire voglia di scriverle.
    Ho 41 anni. Mia madre è una narcisista. Mio fratello il suo Golden boy. Mio padre un pupazzo.
    Ho due bambini. E le gravidanze (la genitorialità in particolare) mi hanno rimestato dentro, rivoltandomi come un calzino. Mi hanno dato la dimensione di quello che ho subìto a livello di controllo e manipolazione e di quello che non volevo assolutamente subissero i miei cuccioli.
    Più mi sono allontanata dalla mia famiglia di origine (che comunque è sempre presente, perchè a modo loro vogliono bene ai bambini e io non voglio privarli della figura dei nonni) più ho avuto il quadro chiaro, grazie anche a mio marito che non mi ha lasciata sola. Grazie al suo appoggio ho smesso di sentirmi una visionaria fatta male.
    Lo scorso anno un paio di episodi di furibonde litigate sono stati uno strappo fortissimo. È come se, da quegli episodi, avessi iniziato a elaborare un lutto. In passato non so cosa avrei dato per un abbraccio di mia madre, per una carezza. Oggi quando lo fa mi infastidisce. È come se fosse una totale estranea.
    Il quadro, come dicevo, ora è chiaro. I meccanismi tutti intellegibili oramai. Riesco a salvarmi il più delle volte dalle trappole di mia madre. Eppure niente è “gratis”. Il più delle volte, quando ho a che fare con loro, ho delle reazioni psicosomatiche. Dermatite. Bruciore di stomaco. Orticaria.
    Da qualche anno ho abbandonato il sogno di una vita e ho intrapreso una strada diametralmente opposta.
    Una piccola vocina continua a ripetermi che sono inadeguata, che sono sbagliata.
    Che non riuscirò mai ad essere niente.
    Sono ragionevolmente sicura che il “sogno di una vita” non era il mio. Ma ero quello che mia madre voleva per me.
    Fatto sta che non l’ho raggiunto. E ogni tanto mi chiedo se non stia solo trovano un alibi al mio fallimento.
    Ma il punto vero è un altro.
    Ho paura. Paura di portarmi dietro le conseguenze della mia infanzia come delle zavorre.
    Mi ripeto che non ce la farò mai a concretizzare la strada che ho intrapreso. Poi mi dico che mi sto autosabotando. E allora alimento rancore contro mia madre. Poi però mi colpevolizzo, dicendomi che mi sto solo creando alibi per la mia incapacità.
    Il risultato è che io mi immobilizzo. E il tempo passa. E il circolo vizioso si autoalimenta.
    Non mi aspetto una risposta dirimente. So che esistono dei percorsi specifici. Anche se non ne ho mai intrapreso uno.
    Ma mi andava ugualmente di esternare la mia esperienza.

    Grazie mille per lo spazio.
    Buon lavoro

    • Cara Flora hai fatto un lavoro di recupero della tua personalità e della tua stima non da poco, anzi lodevole ed ammirevole, e le tue scelte, ti assicuro, sono assolutamente giuste, anche quelle più drastiche, perché non avevi scelta, non te l’hanno mai data….
      Segui il tuo istinto e quello che ti suggerisce il cuore, sino ad ora non hai sbagliato e non sentirti in colpa per le colpe degli altri, che siano gli altri a prendersi le loro responsabilità, e non aver paura, va avanti sicura di fare quello che desideri.
      Non è facile perdere l’abitudne di autocriticarsi o di autoincolparsi, però ripetiti più volte che la strada che stai percorrendo è quella giusta, se un giorno cambierai idea, ciò che è legittimo fare sempre, avrai solo cambiato idea ma non sbagliato sul percorso intrapreso, a volte sono gli eventi esterni a suggerirci di cambiare strada, questo non significa aver sempre sbagliato in passato, anzi…
      In bocca al lupo per tutto
      Marilena

  64. Jonny ha detto:

    Ho un padre narcisista…Che soddisfazione scoprirlo e scriverlo per l a prima volta.
    Ho lavorato sempre con lui già da quando frequentavo la scuola,saltuariamente e con sempre con una paga misera,fino a quando ho deciso di fare sul serio a 30 anni;mi sono sposato,Ho compratocon i miei soldi attrezzatura nuova per l azienda ed ho iniziato a lavorare nella sua azienda,qui sono nati i problemi
    Mi sono creato un giro di clienti miei senza mai incidere su quelli di mio padre,lungi da me il fatto da togliere il pane dal suo piatto…
    Comunque nel frattempo ho continuato a lavorare ed ho avuto una bellissima bambina,ed il mio lavoro ha superato di grand lunga quello di mio padre,praticamente i’azienda andava avanti grazie a me ed al mio lavoro…Apriti cielo!!!
    Mio padre Ha iniziato ad offendermi a minacciarmi fisicamente ad incolparmi del suo fallimento fino a cambiare i lucchetti dell azienda….(questo una settimana fa)
    Ora lei nn mi conosce ma nn sono uno che si arrende facilmente l,ma leggendo i suoi interventi e le altre testimonianze ho capito che è meglio stare lontani da queste persone anche perchè lavorando insieme non ero mai contento per tutti quei sguardi,parole dette,tante di quelle piccole cose che è impossibile ricordare tutte…Che a fine giornata mi rendevano sempre nervoso…ora io mi chiedo,con la consapevolezza che nn voglio più avere a che fare con lui,come è possibile provare tanto odio per un proprio figlio?lasciandolo per strada con una bimba piccola con soli 6 mesi????io questa domanda l ho fatta a lui..proprio così
    :Ho una bimba piccola dammi tempo di trovare un altro lavoro e ti lascio anche tutta l attrezzatura che ho comprato,se nn lo vuoi fare per me pensa alla piccola….sa cosa mi ha risposto:
    Perché tu hai pensato a me???
    Mah accetti questo mio sfogo e buona domenica

    • Purtroppo è così Jonny: non si può discutere con loro, comandano e basta, si impongono senza tener conto delle esigenze degli altri e non ammettono errori, inoltre per prevalere sempre, il figlio non deve essere mai più bravo del padre, altrimenti lo metterebbe in cattiva luce….
      Ecco perché è inutile tentare di trovare un punto di comunicazione o condivisione, sono dei despoti e basta, l’unicoodo per farsi una vita serena è separarsi e ridurre al minimo i contatti, in modo da non dar loro modo di offenderla ed umiliarla continuamente.
      Solo quando saranno malati e vecchi si renderanno conto della solitudine che hanno creato intorno a loro, ma non è detto che anche allora siano meno cattivi, arroganti e crudeli.
      Non si senta in colpa di giudicare male suo padre perché è quello che merita e lei merita di essere trattato con rispetto e di parlare o pensare apertamente e con sincerità.
      Non percorra strade che non la porteranno mai da nessuna parte, come le ho detto è inutile discutere con loro, non ascoltano e sanno solo accusare, prenda consapevolezza che le cose stanno in tal modo e che non si potrano cambiare e pensi alla sua famiglia, che sicuramente le darà tutto l’amore e la considerazione che non ha mai ricevuto prima.
      In bocca al lupo, anzi crepi
      Marilena

  65. Vale ha detto:

    Salve dottoressa,

    ho letto il suo articolo e credo proprio di essere figlia di una madre narcisista (mio padre è sempre stato totalmente assente invece). Credo che mi abbia rovinato la vita perché mi ha sempre sminuita, denigrata (a causa di problemi di tiroide ho iniziato ad ingrassare notevolmente all’età di 6 anni e mi prendeva in giro anche lei), si è sempre vantata con tutti di capirmi alla perfezione e invece è sempre stata poco empatica nei miei confronti. Da piccola, per farmi o non farmi far qualcosa, minacciava sempre di botte. Sono diventata chiusa, senza autostima, poco empatica anch’io, soffro di dipendenza affettiva ma al contempo tengo lontano tutti… Se qualcuno si affeziona troppo a me, lo allontano e non riesco a capirne il motivo (forse paura dell’abbandono) mentre col mio ultimo ex, da cui ho avuto una figlia, sono stata dipendente in tutto per tutto… Credo fosse narcisista anche lui perché, come mia madre, mi ha sottomessa, umiliata, denigrata, raccontato tante bugie… Ora, purtroppo, essendo disoccupata (credo che lavorativamente parlando mi sono sempre auto sabotata per “incapacità”, come sempre mi ha ripetuto mia madre) sono costretta a vivere con lei con mia figlia. Il più delle volte, mi sento apatica e vuota e basta una parola di mia madre per farmi mettere ansia o farmi uscire tutta la rabbia che covo dentro nei suoi confronti. Lei pensa di non avere nulla di cui scusarsi quando tento di spiegale il mio profondo dolore, il disagio e il mio stato d’animo in generale, anzi, mi risponde che sono matta e che devo farmi curare (io?!). Tutto ciò mi fa ancora soffrire terribilmente, anche se ho 29 anni. Col mondo esterno, cerco sempre di adattarmi agli altri, ricerco sempre la perfezione e così faccio solo più danno a me stessa perché non mi distinguo ma, anzi, probabilmente passo solo per noiosa. Tendo sempre a stare zitta per paura di sbagliare a dire qualcosa e tutti mi hanno sempre fatto notare che sono lenta nel fare le cose (probabilmente questo è dovuto alla depressione di cui soffro). Andavo dalla psicologa qualche anno fa, poi ho interrotto non vedendo risultati, specie perché mi faceva parlare molto ma senza aiutarmi nel concreto. Però disse un paio di cose che mi sono rimaste: dopo un anno che andavo da lei, mi confessò che, all’inizio della terapia, credeva che non avessi niente e che avrei smesso di andare in poco tempo; a un anno e mezzo dalla terapia, invece, aggiunse che secondo lei non c’era solo una depressione da curare… Non ho avuto il coraggio di chiederle cos’altro c’era e lei non me lo disse mai. So solo che ora sono spaventata: non so che tipo di madre posso diventare per mia figlia… Voglio essere una buona madre ma ho una paura tremenda di diventare come lei, se non peggio. Covo così tanta rabbia che, a volte, sfocia in aggressività verbale e fisica (quasi come mi fossi adattata allo stile di mia madre). L’ultima volta che mi ha percossa fisicamente, è stata 2 anni fa, quando volevo andarmene di casa… Penso che abbia paura di restare da sola e così fa di tutto per tenermi qui con lei ma io mi sento soffocare qui, mi sento in gabbia e lei non lo capisce… Se esco, mi chiama per sapere dove sono e con chi… Non penso abbia il diritto di farlo anche se vivo con lei… E con mia figlia mi dà sempre ordini: “mettile il pigiama”, “dalle da mangiare”, “ha sonno”. Sa sempre tutto lei a quanto pare! A me fa rabbia e ora sto cercando lavoro per andarmene di qui. Avevo fatto anche richiesta per le case ATER ma mi hanno dato solo 7 punti. Ce la dovrò fare da sola e questo mi sconforta ancora di più.

    • Non è da sola e chiedere aiuto non è un segno di debolezza, ma anzi di forza e coraggio nel voler affrontare e risolvere una volta per tutte questo rapporto sbagliato e disfunzionale che non la fa vivere serenamente.
      Mi contatti via mail e provi a fare un breve percorso con me che l’aiuterà sicuramente a cambiare la sua vita.
      Marilena

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *