La comunicazione persuasiva
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La lezione

 

 

La lezione è il fulcro centrale dell’insegnamento ed in essa devono convergere fattori favorenti e stimolanti l’apprendimento, le capacità oratorie e didattiche dell’insegnante ed i metodi più adatti ai contesti in cui vengono applicati.

La lezione si esprime attraverso la spiegazione dei concetti secondo un ordine ed un programma predisposto in modo tale che vi sia una scaletta dei vari argomenti da trattare.

Anche la lezione di una sola ora richiede la gestione dell’insegnamento altrimenti il risultato sarebbe confusione, noia e disinteresse oltre alla difficoltà di seguire la lezione senza una logica ed consequenzialità adeguata.

Oltre a questo, la lezione deve essere persuasiva, convincente, stimolante il cambiamento che è apprendimento, e per l’approfondimento delle caratteristiche della didattica persuasiva rimando all’articolo specifico.

Il Metodo Classico di insegnamento prevedeva una struttura rigida e rigorosa impostata su due ruoli ben distinti e separati: da una parte l’insegnante che impartiva lezioni e dall’altra gli studenti che dovevano prestare attenzione, con compostezza ed educazione, e memorizzare i concetti insegnati.

Questo metodo poteva essere efficace nel secolo scorso dove le scuole prestigiose era note per la severità, per i metodi educativi rigidi e violenti, e per l’insegnamento che era pura memorizzazione.

Ora la modernità ha tolto i metodi brutali ed ha imposto agli insegnanti di seguire un Metodo Moderno e di avere una profonda conoscenza e preparazione della materia insegnata, la capacità di relazionarsi con più studenti diversi ed eterogenei per maturità e derivazione culturale, ed avere un buon metodo efficace.

Il docente deve avere dunque i seguenti prerequisiti prodromici alla professionalità e formazione:

  • saper condurre una lezione;
  • saper motivare l’ascolto mostrando e sottolineando i legami tra l’argomento da spiegare e gli interessi manifestati dagli allievi.

Una lezione condotta in modo efficace serve a:

  • spiegare e presentare concetti;
  • sottolineare relazioni tra fatti;
  • evidenziare eventuali contraddizioni;
  • ritrovare legami tra quanto spiegato e gli interessi degli allievi;
  • mostrare come i concetti spiegati possano risolvere quesiti e problemi e come possano essere utilizzati per nuove esplorazioni sia teoriche che pratiche.

 Situazioni didattiche nelle quali può essere adottata la spiegazione:

  • introduzione di un nuovo concetto o aspetto teorico fondamentale;
  • preparazione di nuove attività o argomenti mai affrontati in precedenza;
  • necessità di evidenziare un aspetto problematico, controverso, emerso da attività precedenti o dalla contrapposizione tra i diversi punti di vista degli studenti;
  • necessità di rispondere a quesiti, dubbi e problemi a cui non è stata ancora trovata la soluzione.

 

 

 L’argomentazione e la discussione.

 

 

Questo metodo consiste nello spiegare un determinato concetto facendo una lezione coinvolgente e  che sia stimolante per la discussione e il confronto tra gli allievi chiedendo a ciascuno di esprimere la propria idea, prendere posizione circa un argomento e spiegare e difendere il proprio punto di vista. Nell’argomentazione e nella discussione gli allievi non hanno più come loro interlocutore privilegiato soltanto l’insegnante, che rimane comunque il regista della lezione, bensì i loro pari con cui si confrontano in maniera costruttiva ed innovativa, perché la lezione non sia soltanto memorizzazione di concetti ma anche un vissuto ed un’esperienza socializzante e favorente l’interrelazione fra gli studenti e la creazione di una rete di sostegno sociale e di auto aiuto.

Il ruolo dell’insegnante è quello del facilitatore delle discussioni, interviene favorendo lo scambio tra diversi punti di vista senza anticipare il procedere del discorso, ma aiutando ad individuare e approfondire gli aspetti centrali dell’argomento oggetto di discussione.

Di seguito alcuni esempi di situazioni didattiche nelle quali possono essere adottate l’argomentazione e la discussione:

  • insegnare concetti particolarmente controversi, dove è importante evidenziare la diversità dei punti di vista;
  • potenziare abilità relazionali, specie tra persone di culture diverse;
  • insegnare concetti che per loro natura risultano ambigui e suscettibili di diversa interpretazione, come è il caso di concetti scientifici dove spesso sussiste una differenza tra la rappresentazione ingenua, basata spesso sulle percezioni visive e la sua formulazione scientifica;
  • insegnare abilità o competenze in cui è necessario saper esprimere in modo efficace la propria opinione o un certo punto di vista;
  • attività che debbono essere necessariamente svolte in gruppi di lavoro e di discussione.

 

 

L’insegnamento reciproco.

 

 

L’insegnamento reciproco prevede che gli allievi, a turno, giochino il ruolo dell’insegnante. Rispetto all’argomentazione e discussione, nell’insegnamento reciproco non solo si confrontano punti di vista diversi, ma si assumono anche ruoli diversi.

Infatti gli allievi, a turno, sono chiamati a svolgere il ruolo dell’insegnante trasferendo agli altri le conoscenze acquisite e organizzando e monitorando le sessioni di lavoro e le attività da svolgere.

Questo metodo aiuta i ragazzi ad aumentare l’empatia e la comunicazione attiva col prossimo, ed a capire le difficoltà e la criticità del ruolo di insegnante, nella prospettiva di essere più partecipi e rispettosi della lezione.

Riportiamo di seguito alcuni esempi di situazioni didattiche nelle quali può essere utilizzato l’insegnamento reciproco:

  • formare formatori, persone che necessitano di potenziare le loro abilità di insegnamento;
  • addestrare a lavorare in gruppi formati da persone con competenze diverse;
  • integrare persone svantaggiate in contesti didattici o di lavoro;
  • stimolare abilità di gestione didattica.

 

 

 L’insegnamento basato su casi.

 

 

Questo tipo di metodo ha tre caratteristiche principali:

  • occorre raccontare una storia, un’esperienza nel momento in cui chi ascolta è pronto a ricevere l’informazione. Occorre quindi saper scegliere il momento giusto per narrare il caso, in altre parole quando l’ascoltatore mostra interesse per quel tipo di situazione oppure sta vivendo una storia simile a quella descritta nel caso;
  • chi ascolta deve essere nella posizione di poter utilizzare l’informazione che gli viene fornita per qualcosa che sta svolgendo in quel momento. Ciò implica che gli argomenti trattati debbano avere un forte legame con il “saper fare”, ovvero con concetti legati alla pratica;
  • il caso deve essere raccontato in modo che catturi l’attenzione dell’ascoltatore, in modo che l’interesse resti sempre elevato.

Casi pratici nei quali può essere utilizzato l’insegnamento basato su casi:

  • stimolare la motivazione all’apprendimento;
  • lavorare in settori poco conosciuti dagli allievi ma di cui è disponibile una larga casistica;
  • costruzione di prodotti multimediali in cui le interviste degli esperti che raccontano i casi saranno utilizzate come video-clips e attivate in corrispondenza di simulazioni interattive inerenti ai casi descritti;
  • addestrare a risolvere problemi pratici, ma complessi, legati all’azione.

 

 

La risoluzione di problemi.

 

 

Saper risolvere problemi, di qualsiasi natura disciplinare essi siano, induce forti cambiamenti concettuali e sviluppa processi di ragionamento e metacognitivi più sofisticati sia per l’esplorazione dei dati disponibili sia per la valutazione delle ipotesi prodotte.

In pratica si sviluppa la capacità definita di problem solving.

Il metodo della risoluzione dei problemi è strutturato nelle seguenti fasi:

  1. analisi del problema, durante la quale viene prodotta una check list delle informazioni di cui di è già in possesso e vengono individuate le aree su cui raccogliere ulteriori informazioni;
  2. suddivisione razionale del lavoro di raccolta delle informazioni tra i membri dell’eventuale gruppo di lavoro;
  3. condivisione delle informazioni nel gruppo;
  4. formulazione delle ipotesi;
  5. verifica delle ipotesi;
  6. formulazione di un eventuale nuovo problema.

 Riportiamo di seguito alcuni esempi di situazioni didattiche nelle quali può essere utilizzata la risoluzione dei problemi:

  • stimolare la capacità di lavorare in gruppi;
  • stimolare l’adozione di un approccio fondato sul ragionamento ipotesi/verifica;
  • formare persone destinate a lavorare in team su compiti complessi e problematici.

 

 

La scoperta guidata.

 

 

Questo metodo è una rielaborazione dell’apprendimento per scoperta definito da Dewey, dove il ruolo dell’insegnante era molto sullo sfondo e lo studente imparava scoprendo da solo, attraverso la manipolazione diretta o l’osservazione di fatti ed eventi.

Il ruolo dell’insegnante è proprio quello di guidare la scoperta, prevenendo che s’imbocchino cammini di esplorazione sbagliati e dirigendo verso concettualizzazioni adeguate.

Riportiamo di seguito alcuni esempi di situazioni didattiche nelle quali può essere utilizzata la scoperta guidata:

  • insegnare concetti contro-intuitivi, ad esempio il galleggiamento di oggetti pesanti;
  • organizzare contesti sperimentali o di laboratorio;
  • incoraggiare atteggiamenti di auto-verifica e di autonomia.

 

 

L’apprendistato.

 

 

Il processo dell’apprendistato può essere suddiviso in quattro tappe successive:

  1. modelling: rappresenta la fase iniziale in cui l’allievo osserva ciò che fa il maestro e questi si sforza di rendere visibili i diversi passaggi effettuati per svolgere il compito;
  2. scaffolding: è la fase in cui il maestro offre supporto all’allievo che svolge i suoi primi compiti, o meglio le prime parti di compito. In genere si passa da parti molto frammentarie e a volte insignificanti, a parti sempre più consistenti fino all’intero compito;
  3. fading: in questa fase il supporto si fa man mano meno pressante e l’allievo finalmente è in grado di svolgere il compito in autonomia;
  4. coaching: anche quando l’allievo è in grado di agire in autonomia, il maestro continua a fungere da guida nello scegliere le attività da svolgere, valutare le difficoltà del compito ed effettuare una diagnosi degli eventuali problemi.

Riportiamo di seguito alcuni esempi di situazioni didattiche nelle quali può essere utilizzato l’apprendistato:

  • insegnare come si “fa” qualcosa;
  • introduzione di nuovi strumenti o macchine, come ad esempio un nuovo tipo di software;
  • organizzare una classe intorno ad un curriculum basato su laboratori e attività extraclasse;
  • gestire relazioni tra esperti e novizi.

 

 

Apprendimento dalla spiegazione.

 

 

Spiegare le proprie conoscenze ad altri è un meccanismo cognitivo molto potente, infatti organizzare una spiegazione per altri, soprattutto se pari ma con competenze diverse, costringe a rendere esplicite le proprie conoscenze ed a confezionarle in modo che risultino il più convincenti possibili.

Riportiamo di seguito esempi di situazioni didattiche che stimolano questa strategia:

  • situazioni di interazione simulata in cui gli altri non sono fisicamente presenti;
  • role-play o interazioni spontanee in cui uno degli interlocutori assume il ruolo dell’esperto.

 

 

Apprendimento per internalizzazione e appropriazione.

 

 

Secondo questa teoria quando due partner interagiscono devono reciprocamente giustificare le proprie azioni.

Se tra i due partner uno è meno esperto, progressivamente internalizza quanto spiegato dal più esperto fino ad integrare il tutto con le proprie conoscenze.

Di seguito il partner più esperto si approprierà della nuova ri-organizzazione delle conoscenze realizzata dal meno esperto al fine di mettere a punto, collaborando, una rappresentazione della conoscenza capace di tenere in considerazione i due diversi punti di vista e i più possibili elementi presenti nel contesto d’interazione.

Riportiamo di seguito esempi di situazioni didattiche che stimolano questa strategia:

  • lavoro collaborativo tra persone con competenze diverse;
  • sviluppo di abilità di integrazione tra punti di vista diversi;
  • formazione di persone destinate a gestire gruppi eterogenei.

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