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Quando tutti pensano nella stessa maniera, allora nessuno pensa veramente.

Walter Lippmann

 

 

L’esperimento di Solomon Asch

 

 

 

 

L’esperimento condotto da Solomon Asch ha l’intento di dimostrare che il gruppo, la massa, l’insieme sociale, un numero di persone influenzano sempre il pensiero e l’azione degli altri condizionandoli in modo che non si discostino da quelle che sono considerate le regole generali.

Tale conformismo funziona a tal punto che difficilmente qualcuno avrà il coraggio di discostarsi e di avere una visione diversa, chi lo fa non solo è coraggioso ma dimostra di avere carattere e di sapersi isolare dal gruppo senza esserne dipendente.

Questo perché il non conformarsi non presuppone avere l’uni a idea non conforme o l’unico comportamento non adeguato, ma comporta anche la radiazione, l’emarginazione e l’esclusione dal gruppo da parte degli altri, per paura, per stupidità, perché il non conformismo mette tutti davanti ad un bivio e nessuno si vuole sentire la pecora di turno quando ridecide nuovamente di adattarsi al branco anziché costruire una personalità propria, indipendente ed autonoma.

Quelli che osano andar contro corrente lo fanno hanno una grande personalità oltre che un coraggio infinito, ma sappiam bene che il coraggio di osare contro la marea non appartiene al moderno genere umano, salvo qualche eccezione.

Succede, almeno una volta nella vita, di trovarsi nella situazione di mostrarsi d’accordo con il resto del gruppo, anche se in realtà non lo siamo, oppure capita di essere pienamente contrari eppure non esprimiamo il nostro pensiero per il timore di essere esiliati, additati e messi da parte.

Questo processo è stato definito da Solomon Asch il “conformismo” e si riferisce al modo in cui il piccolo gruppo in cui siamo inseriti influenza il nostro personale modo di vedere la realtà, nel modo cioè in cui cerchiamo sempre di adattarci agli altri perché siamo più preoccupati del giudizio degli altri, che ad esprimere la nostra opinione.

 

Il conformismo secondo Solomon Asch

 

 

Solomon Asch è stato uno dei più importanti psicologi sociali del ‘900 e ispiratore dei pionieristici studi di Stanley Milgram e, in modo indiretto, l’esperimento carcerario di Philip Zimbardo.

Nato in Polonia nel 1907 e trasferitosi a New York con la famiglia all’età di 13 anni, Asch si forma in psicologia sotto la guida di Max Wertheimer e Wolfgang Kohler, due “mostri sacri” della psicologia della Gestalt.

Durante i primi anni della seconda guerra mondiale Asch comincia ad interrogarsi sugli effetti della propaganda nazista in Germania cercando di comprendere come mai una nazione intera ebbe a conformarsi perfettamente al pensiero nazista e a non vedere o non capire le atrocità che esso commetteva in nome di un ideale illusorio, quello delle ricerca della perfezione nella razza ariana.

A tal proposito faccio un appunto essendo anch’io una studiosa di tale sistema e l’assurdità degli ideali hitleriani trovavano la base nell’odio degli ebrei, dimenticando Hitler stesso di avere anch’esso origini ebraiche di tipo africano, fu il figlio illegittimo di una relazione e la sua nascita non rispecchia nessuno dei canoni imposti ai tedeschi.

Eppure una nazione intera gli obbedì come delle pecore che seguono incondizionatamente il loro pastore, psicologicamente instabile e pesantemente dipendente dalle droghe, solo con alti dosaggi riusciva a tenere i suoi animati discorsi, tutte cose risapute, ma la gente continuava a far finta di non capire e di non vedere.

 

 

L’esperimento sulla percezione

 

Seguendo queste riflessioni, negli anni ’50 Asch prepara un esperimento per valutare la pressione dei pari nel piccolo gruppo in un semplice compito di percezione.

L’esperimento consisteva in questo: si invitava un volontario a valutare la lunghezza di diverse linee, e ad individuare quale, tra le tre proposte, aveva la medesima lunghezza di una linea esempio.

Lo schema usato nell’esperimento e qui sotto riprodotto.

La differenza tra le tre linee era piuttosto marcata e facilmente riconoscibile ad occhio nudo.

 

 

 

Quello che il volontario non sapeva, era che era stato inserito in un gruppo di complici di Asch, dei dirottatori del pensiero che avrebbero cercato di influenzare i partecipanti e le loro risposte.

Dopo due o tre prove in cui ognuno dava la risposta giusta, i complici avrebbero cominciato uno dopo l’altro ad indicare ad alta voce la medesima risposta sbagliata.

In questo caso, ad esempio, i complici avrebbero tutti indicato la linea denominata “A” della seconda sequenza dello schema sopra riprodotto che ovviamente è la più piccola, il volontario, seduto all’ultimo o al penultimo posto, avrebbe dovuto scegliere se dire la risposta giusta, oppure adeguarsi al gruppo.

 

 

I risultati che non ti aspetti

 

 

Noi tutti che siamo al di fuori della stanza e lontani dal gruppo diremmo la risposta esatta senza timore e senza dubbi, ma il pensiero del gruppo tende a dominare anche l’ovvietà se ben direzionato da alcuni elementi che insistono come se stessero dicendo il vero.

In realtà si tratta di pura manipolazione mentale.

Asch ebbe modo d notare che ben il 75% dei partecipanti si è adeguato almeno una volta all’ideologia di gruppo pur sapendo che si trattava della risposta sbagliata.

Un risultato impressionante se si parla non di una lieve differenza ma di una risposta che non può che essere sbagliata, ed è stata data non solo da quei pochi timidi personaggi, troppo timorosi per imporsi alla maggioranza, ma dal 75 %! Cioè quasi la totalità dei partecipanti non era più in grado di fare una valutazione ovvia, palese, vera, ma seguiva il gruppo nel timore di essere in errore.

La maggior parte dei partecipanti, dopo l’esperimento ha ammesso che sapeva benissimo che stava dando la risposta sbagliata, come si può notare dal loro comportamento desunto anche dai filmati, ,ma non volendo apparire ridicoli di fronte agli altri o incapace di fare essere convinto di quel che vedeva, ha preferito adeguarsi e nascondersi in mezzo agli altri conformandosi senza obiezioni.

Ma questo perché succede?

Noi tutti vogliamo piacere agli altri e sentirci parte di un gruppo, soprattutto vogliamo essere accettati dal gruppo per sentirci parte di un qualcosa di più grande che ci protegge e ci da sicurezza, una sicurezza che ha il costo della perdita del libero arbitrio.

 

 

Il secondo esperimento con delle variabili

 

 

In un secondo esperimento, Asch ha introdotto nel gruppo due o più volontari che non erano suoi complici, quindi non sapevano quali erano le intenzioni dello studioso ed il senso del gioco.

In questo modo la frequenza di risposte corrette è aumentata significativamente e dopo ogni risposta esatta i due che la sostenevano tendevano a guardarsi a a trovare conferma nell’altro, quindi anche con un possibile alleato c’è bisogno di stringere un legame per rafforzare una posizione che è giusta ma non è quella dominante.

 Le giustificazioni addotte dai partecipanti che non hanno avuto il coraggio di dare la risposta esatta sono state molto simili e tutte dirette a riconoscere l’importanza dell’accettazione da parte del gruppo anche a costo di rinunciare alla propria individualità.

Molti dei partecipanti alla ricerca hanno riportato che forse, visto che tutti gli altri davano quella risposta, si trattava di persone più intelligenti o meglio informate di loro.

Ma l’evidenza delle diverse lunghezze delle aste non ha nulla a che vedere con l’intelligenza si tratta solo di ovvietà, anche questa accantonata per ottenere l’approvazione degli altri.

Questo significa che la maggior parte delle persone, di fronte ad una maggioranza, sono sempre pronti a adattarsi ad una situazione anche se non l’accettano o non la condividono.

Quindi per la moltitudine è meglio assecondare la maggioranza e vivere serenamente che dire la verità e doversi scontrare col gruppo o doverne uscire per incompatibilità.

 

La terza variante dell’esperimento

 

Un ultima variante dell’esperimento prevedeva che, visto che il volontario si era presentato in ritardo, non avrebbe espresso la sua opinione ad alta voce, ma l’avrebbe silenziosamente annotata su un foglio dopo aver sentito le risposte del resto del gruppo.

Non ci vuole molto per capire che egli avrebbe annotato la risposta della maggioranza.

Questo significa che troppo spesso la paura di essere additati, criticati, esclusi ci porta a fare a dire cose che non pensiamo per poter rimanere all’interno del gruppo sociale, adattarsi è quindi una condizione necessaria per la sopravvivenza ed una convivenza serena.

Ma sbagliate, perché chi ha il coraggio di dire la verità o di fare le cose giuste non sarà visto come lo stupido di turno ma quello più forte, quello coraggioso, in fondo tutti sanno qual è la risposta giusta semplicemente non hanno il coraggio di dirla apertamente.

Quindi il bastian contrario ha tutte le carte in regola per essere un leader ed un leder ha sempre il suo seguito perché in lui riconoscono il coraggio e la forza che a tutti loro manca.

Quindi siate voi stessi, e le persone intelligenti sapranno fare le loro valutazioni, quelle che non ci riusciranno saranno coloro che fanno parte della massa manovrabile e direzionabile.

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