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Il counseling e la disabilità

ll counseling con le persone disabili non può prescindere dalle condizioni particolari ed uniche che presenta il caso per cui l’intervento in sostegno ed aiuto, eseguito in collaborazione con l’equipe medica e riabilitativa, deve essere un intervento mirato alle esigenze dell’individuo tenendo conto delle sue particolari necessità ed esigenze.

Un’altra importante consapevolezza che non si può prescindere nel lavoro di counseling con i disabili è la costante coscienza che non è solo l’individuo a patire la sua disabilità, ma questa situazione toccata ad una persona influisce anche su tutta la rete famigliare e sociale in cui è immerso quell’individuo.

Tutte le persone che, per scelta o meno, hanno in carico questa condizione vanno aiutati a raggiungere una situazione di vita migliore: il benessere a cui si deve puntare attraverso la relazione di aiuto deve riguardare ovviamente il singolo, ma anche l’intorno; sarebbe facile e poco utile trovare soluzioni che spostano il peso della situazione da uno all’altro individuo, si deve puntare ad un miglioramento globale.

La nascita di un figlio disabile o il passaggio di un membro da una situazione di normalità a quella di disabilità, ad esempio a causa di un incidente, è un trauma che si ripercuote necessariamente sugli equilibri famigliari, generando nuovi modi per incontrarsi, nuovi modi di stare insieme.

Attraverso il counseling, le persone con una disabilità e le loro famiglie possono esplorare e modificare il significato emozionale di una situazione, un cambiamento in quest’area può spesso influire significativamente sulla loro vita, perfino quando la condizione fisica rimane inalterata.

Molte disabilità sono, infatti, causate dalla reazione alla menomazione o alla malattia.

 Una delle frustrazioni, subite dalle persone con disabilità, consiste nella difficoltà a convincere gli altri a trattarli come persone qualsiasi: se il counselor si comporta in modo forzatamente gentile con un cliente con disabilità, il cliente può vivere con ansia la perdita di una situ azione normale.

Di seguito vorrei esaminare le problematiche emotive più ricorrenti nei casi di disabilità.

Il dolore.

 L’individuo disabile e l’intera famiglia deve affrontare il dolore connesso alla menomazione o alla disabilità di uno dei suoi membri, all’idea di dover abbandonare alcune realtà del passato, che potrebbero includere normali speranze e aspettative per il futuro e di affrontare quelle nuove che sono spesso un incognità.

Crescere con una disabilità (propria, di un figlio o di un genitore) implica un continuo confronto con nuove perdite, legate all’età e al momento evolutivo, ognuna di queste perdite deve essere, in qualche modo, riconosciuta e incorporata nelle associazioni mentali automatiche, proprie dell’individuo e di coloro che gli sono intorno.

Il dolore, che accompagna ogni nuova consapevolezza di perdite causate dalla disabilità, può essere evitato per molto tempo; ma l’evitare tale consapevolezza a lungo andare causa difficoltà sociali ed emozionali.

L’abilità di un counselor nel tollerare l’angoscia con un cliente, senza minimizzarla,esagerarla o negarla, può essere di enorme valore.

L’angoscia, che viene espressa, può, infatti, essere meglio confrontata con la realtà e può, quindi, essere più facilmente elaborata.

Altre opportunità per affrontare questo compito potrebbero non essere accessibili al cliente perché il  dolore per perdite reali (come, per esempio, la perdita di una gamba) potrebbe rendere le persone incapaci di scoprire ciò che possono salvare (come la capacità di socializzare, o il fare comunque dello sport).

Inoltre, condividere la sofferenza può ridurre il sentimento di sentirsi soli e abbandonati, che spesso emerge in seguito ad una perdita.

Perdite precedenti vengono riattivate dalle nuove perdite e possono dare origine ad un dolore che sembra altrimenti incomprensibile nella nuova situazione (ad esempio, la morte di un gatto o di un cane può liberare il dolore per la morte di un padre, avvenuta due anni prima).

Il modo in cui ciascun membro della famiglia vive il proprio dolore personale influenza anche gli altri componenti.

L’accettazione della disabilità.

L’accettazione è chiaramente legata alla conoscenza della realtà e alla sofferenza di dover rinunciare a qualcosa, è strettamente correlata col fatto che esistono alcuni limiti, ma occorre anche trovare il modo per superare tali limiti per poter andare oltre.

 Stigma sociale.

Per molte persone la propria disabilità o quella dei propri figli implica uno stigma sociale.

Le persone, inconsapevolmente, possono rendere la vita difficile ai soggetti con disabilità, possono essere realmente spiacevoli, accondiscendenti, iper-protettive, inutili o sconsiderate.

Bisogna, dunque, comprendere i sentimenti provocati da tali comportamenti.

Ricerca dell’indipendenza.

Il controllo sulla propria vita spesso diventa più limitato, se si ha una disabilità o se ci si prende cura di una persona con una disabilità.

Il counseling può talora aiutare a scoprire un nuovo concetto di “adulto maturo dipendente”, mentre, solitamente, le persone possiedono solo i concetti di “bambino dipendente” e “adulto indipendente”.

Il bisogno, da parte della persona con disabilità, di dipendere da altri per amore e conforto, per esempio, potrebbe essere riscoperto e valorizzato tramite il counseling.

Alcune persone hanno paura che gli altri non le ameranno, se perdono il controllo, la perdita del controllo significa, allora, perdita dell’amore e può, quindi, essere davvero terrorizzante per l’individuo.

La sessualità.

L’idea che la sessualità sia inappropriata per un “disabile” è, spesso, ancora presente nell’opinione generale e nelle stesse persone con disabilità.

In realtà ogni essere vivente, disabile e non, vive la propria sessualità in modo estremamente personale ed anche i ragazzi e gli adulti con disabilità provano impulsi sessuali, la differenza sta nella modalità espressiva degli stessi.

Importante quindi per il counseling è accogliere questi impulsi e canalizzarli correttamente, aiutare la persona disabile ad avere una vita più normale possibile e poter raggiungere una serenità ed una felicità anche formando una coppia o una famiglia.

Perché i limiti della disabilità sono spesso i limiti della mente che si costringe, si ridimensiona e si limita nelle sue effettive possibilità.

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