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Un bambino della scuola elementare impegna in media dal 31% al 60% della propria giornata scolastica in compiti in cui è richiesta la capacità di scrittura e in altri compiti comunque ad essa correlati come la lettura.

Data la prevalenza e l’importanza dell’esercizio della scrittura a mano una semplice difficoltà, non necessariamente collegata ad un deficit neurologico, derivante da un apprendimento lento, più difficoltoso o semplicemente connesso ad una difficoltà di acquisizione pratica può interferire in maniera significativa sulle performance scolastiche.

Nessun altro dei compiti richiesti dalla scuola richiede delle abilità di coordinazione e di sincronizzazione quanto quelle del movimento imposto dal compito della scrittura.

Il processo di scrittura è un’abilità complessa che necessita dell’integrazione di diverse competenze cognitive che concorrono al suo apprendimento:

  • Abilità fonologiche: per essere in grado di scomporre la parole nei fonemi che la compongono ordinati nel tempo, padronanza delle regole ortografiche, conoscenze lessicali, grammaticali e sintattiche per non cadere in errore in caso di omofoni,
  • Abilità visuo-percettive: quali la discriminazione visiva, il completamento visivo, la percezione dei rapporti spaziali su cui deve essere elaborata la scrittura,
  • Abilità motorie: in quanto la riproduzione dei grafemi e delle varianti allografiche costituisce un grande mole di sequenze motorie che il bambino è chiamato ad apprendere.

Secondo i programmi di insegnamento italiani in prima elementare si insegnano entrambi i modelli di scrittura contemporaneamente, cioè stampatello minuscolo, stampatello maiuscolo, corsivo minuscolo e corsivo maiuscolo.

La traccia del grafema, cioè la forma che deve avere la lettera, ha delle regole prestabilite riguardo all’ordine di esecuzione  ed alla direzionalità dei tratti che rendono il movimento più fluido ed economico possibile ed il risultato dello scritto più corretto e leggibile.

Scrivere significa inoltre rispettare dei vincoli temporali e spaziali, saper far fronte a repentini cambi di direzione del tratto e mantenere una costante regolazione del tono e della compostezza posturale.

Un compito veramente arduo e difficile per un bambino che deve imparare correttamente l’arte dello scrivere bene ed in maniera corretta.

I principali movimenti di cui si compone la scrittura a mano sono: incisione, iscrizione, progressione e trascinamento.

Incisione ed iscrizione sono movimenti a carico delle dita che permettono di scrivere le singole lettere, la progressione consiste nello spostamento orizzontale e in rotazione del polso per la scrittura di parole, mentre il trascinamento coinvolge il movimento dell’intero arto superiore attraverso l’avanzamento del polso, dell’avambraccio e della spalla in direzione abduttoria (nei destrimani) o adduttoria (nei mancini) per la prosecuzione della frase verso il margine destro del foglio.

È importante non dimenticare il costante ruolo dell’adattamento tonico nella postura e nella prensione dello strumento grafico che viene richiesto durante le attività di scrittura a mano.

La scrittura è fatta di continui aggiustamenti del movimento e della tonicità da compiere in un breve tempo e in un piccolo spazio, come quello del foglio o della pagina del quaderno, ciò è possibile tramite l’integrazione delle informazioni di carattere cinestesico, tattile e visivo che utilizziamo come feedback, cioè apprendimento acquisito mentalmente con l’allenamento e recuperato dalla memoria nel momento utile in cui occorre scrivere.

  • Abilità visuo-spaziali: queste sono particolarmente importanti soprattutto in fase di apprendimento.

Oltre a conoscere i grafemi, il bambino è chiamato a tener conto della loro dimensione e proporzioni all’interno dello stesso modello grafico (il testo formato da più parole le quali sono composte da più lettere, cioè i grafemi), delle distanze tra lettere e parole, dei loro rapporti con la linea di scrittura e con i margini della pagina.

Proprio nella fase di apprendimento il bambino si affida maggiormente al canale visivo per monitorare i movimenti della propria mano e i feedback spaziali (cioè il calcolo dello spazio che deve essere riempito con determinate modalità acquisite sempre dalla memoria con l’allenamento scrittorio) e l’esecuzione motoria si realizza grazie e ad anticipazioni visuo-esplorative del tracciato, cioè il bambino si immagina in via preliminare ed anticipatamente come dovranno essere scritte le parole e come dovranno essere sparse sul foglio in modo che lo spazio sia riempito in maniera adeguata.

Le competenze fin qui analizzate intervengono in misura differente secondo il tipo di compito richiesto, specialmente a monte del processo di scrittura con l’attivazione di differenti processi centrali.

Nella scrittura spontanea ad esempio influiscono maggiormente le competenze di tipo grammaticale, lessicale e sintattico, nel dettato, invece, entrano in gioco maggiormente le competenze fonologiche (cioè della traduzione uditiva nella parole nella visualizzazione di come essa deve essere scritta), mentre nel compito di mera copiatura saranno determinanti le abilità visuo-percettive.

Ciò che resta invariato in tutte le modalità è il ruolo delle componenti effettrici a valle.

Secondo il modello neuro-psicologico di scrittura delle parole dettate, la parola udita può essere analizzata attraverso due tipi di processi distinti e paralleli a seconda che si tratti di parole conosciute o sconosciute al bambino.

Nel primo caso dopo l’analisi della parola udita si passa attraverso un magazzino chiamato lessico grafemico per recuperarne le informazioni relative alle parole udite e conosciute e quindi già presenti nella memoria  (percorso lessico- semantico).

Nel secondo caso (percorso fonologico) la parola udita passa attraverso il buffer fonemico, ciò consente di ricostruire la struttura ortografica della parola tramite l’assemblaggio dei singoli segmenti grafemici, che vengono derivati dai corrispettivi segmenti fonemici, attraverso l’applicazione di regole convenzionali di transcodifica mentale del sistema alfabetico ed il successivo recupero nel buffer grafemico, le parole giuste elaborate nella modalità scritta.

Nel processo di copia l’analisi uditiva è naturalmente sostituita dall’analisi visuo-grafemica, questo procedimento si compone di diverse attività quali l’oculomotricità, la percezione visiva delle forme grafemi che ed il riconoscimento visivo della lettera che va a confrontarsi con il modello presente nel buffer grafemico da riprodurre.

La scrittura spontanea di pensieri propri, invece, è sostenuta da una serie di abilità cognitive superiori che vanno ad integrarsi in modo complesso prima di arrivare all’atto pratico della scrittura.

Alla base della scrittura spontanea troviamo infatti un’impalcatura formata da competenze espositive, recupero lessicale e sintattico che va ad integrarsi con il recupero delle convenzioni del linguaggio scritto con cui viene adattato il pensiero spontaneo all’esigenza di essere scritto formalmente ed è monitorato attraverso competenze di trascrizione e revisione prima di giungere alla stazione di immagazzinamento delle forme ortografiche ed al buffer grafemico.

Il buffer grafemico è il punto di confluenza di tutte le vie riguardanti la scrittura, è la stazione in cui sono contenute le rappresentazioni grafemi che astratte di tutti gli allografi, la forma e le informazioni per l’esecuzione, è il primo passo attraverso i processi periferici che portano all’esecuzione dello scritto.

Subito dopo il buffer grafemico che recupera l’immagine astratta del grafema interviene il recupero dei pattern grafo motori che attivano i movimenti necessari all’esecuzione materiale dello scrivere, ne definiscono misura, forza, velocità controllando le unità motorie necessarie per eseguire il programma (efficienza neuromotoria).

L’inefficienza dei pattern grafo motori porta classicamente ad un’irregolarità più o meno marcata ed inadeguata, cioè non corrispondente alle forme prescritte scolastiche, nella produzione dei grafemi.

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