Il gaslighting: i reati a cui appartiene ed il danno risarcibile

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Della manipolazione o gaslighting ho già trattato negli articoli sulla manipolazione emotiva e nei vari livelli e modalità con cui può manifestarsi, in questo articolo mi preme parlare degli aspetti legali e dei presupposti delle ipotesi di reato in cui può essere fatto rientrare.

Questo perché il nostro codice penale non persegue specificatamente il reato di gaslighting o le azioni manipolatorie attraverso il quale si attua dirette a mettere in soggezione e condizionamento mentale un altro soggetto, ma rientra in altri reati che intervengono a punire azioni che si riconducono anche alla manipolazione e costrizione di questo tipo, oltre ad altre circostanze.

Ma vediamoli nel dettaglio.

Il gaslighting rientra nelle ipotesi più ampie dei maltrattamenti in famiglia, ex art. 570 c.p.,  e alla violazione degli obblighi familiari di cui all’art. 572 c.p..

Inoltre il danno che la vittima subisce corrisponde ai danni esistenziali derivanti dalla violenza psicologica, cioè a quei danni che comportano un’alterazione rilevante del modo di vivere e di essere, di avere stima e fiducia in se stessi, cambiamenti che devono essere una conseguenza diretta, cioè strettamente ricollegabile alla manipolazione ed alle costrizioni imposte alle vittime.

Non dimentichiamoci che se è pur vero che sono le donne le vittime maggiormente prese di mira dal manipolatore, lo possono essere anche gli uomini, da donne manipolatrici che hanno modalità meno aggressive fisicamente ma più subdole e meschine nella loro modalità di esplicazione.

Così,come purtroppo succede, anche i figli possono essere vittime di un genitore manipolatore, che solitamente condiziona anche l’altro genitore tanto da renderlo incapace a qualunque forma oppositiva e quindi difensiva di se stesso e dei figli, oppure da entrambi i genitori quando agiscono in complicità tra loro.

Nei casi più gravi in capo alla vittima non esiste solo il cosiddetto danno esistenziale ma anche il danno psichico o biologico quando l’assoggettamento ed il condizionamento è così forte o la persona particolarmente fragile da derivarne delle malattie di carattere psicologico od anche fisico, se non addirittura un pericolo di vita quando nella vittima si insinua il desiderio di non voler più vivere e tenta il suicidio.

Per quanto riguarda il caso dei reati classificati come “maltrattamenti in famiglia” la Suprema Corte di Cassazione (Cassazione Penale, Sez. VI, sentenza n. 4849 del 2 febbraio 2015) ha stabilito che devono intendersi tali “Il reato di maltrattamenti in famiglia è integrato dalla condotta dell’agente che sottopone la moglie e i familiari ad atti di vessazione reiterata e tali da cagionare sofferenza, prevaricazione ed umiliazioni, in quanto costituenti fonti di uno stato di disagio continuo ed incompatibile con le normali condizioni di esistenza.

Rilevano infatti, entro tale prospettiva, non soltanto le percosse, le lesioni, le ingiurie, le minacce, le privazioni ed umiliazioni imposte alla vittima, ma anche gli atti di disprezzo e di offesa arrecati alla sua dignità, che si risolvano nell’inflizione di vere e proprie sofferenze morali“.

 

I danni risarcibili alla vittima

 

Per quanto riguarda il possibile risarcimento del danno economico, morale, esistenziale che la vittima può esigere dal suo aguzzino va precisato che in tali casi il danno alla persona rientra nella sfera dell’abuso psicologico attuato anche attraverso azioni lesive, manipolatorie, abusi costrizioni, umiliazioni pubbliche tipiche del  gaslighting rientrante nel novero dei danni non patrimoniali (art. 2059 c.c.) ed in particolar modo nell’ottica della tutela risarcitoria fondata sul gravissimo oltraggio alla sfera personale, relazionale ed emotiva.

Nell’ambio di applicazione dell’art. 2059 c.c. rientra quel pregiudizio esistenziale che riguarda tutti quei comportamenti che generano sofferenze per la vittima e che si possono così riassumere:

  •  sofferenze di carattere psico-emotivo,
  • disagi, patimenti e umiliazioni che hanno comportato un peggioramento qualitativo rilevante della sua vita, tanto da averla completamente trasformata, modificando le sue abitudini relazionale e lavorative o anche solo di svago,
  • alterazioni delle abitudini quotidiane in maniera rilevante, tanto che le vittime faticano a riconoscersi nella loro nuova pelle,
  • e tutte quelle privazioni che di fatto consistono un una realizzazione personale della vittima, non solo in senso lavorativo, progettuale e di ambizione, ma anche nell’aver stroncato ogni possibile futuro anche rilevante anche per il solo mantenimento autonomo, indipendente e non condizionato dal controllo del dominatore dittatore.

È su questi valori, come il mutamenti dello stile di vita, delle abitudini, trasformazioni fisiche e psicologiche, cadute psico-patologiche, che si fonda la figura del danno esistenziale, inteso come cambiamento in pejus dell’esistenza del danneggiato e come compromissione dell’attuazione e dello sviluppo della propria personalità.

Alla fine tutte questa condizioni peggiorative non sono altro che traumi che la vittima ha subito con carattere costante e continuativo per tutta la durata del rapporto, pregiudicando sempre in  peggio tutti i disagi ad esso connessi.

Tali danni per ottenere il risarcimento per vie giudiziarie devono essere provati, con testimoni, con la conservazione dei messaggi, delle comunicazioni offensive ed umilianti, e se è subentrato anche uno stato depressivo o altra patologia essa va diagnosticata e certificata da un medico psicoterapeuta in modo che venga dimostrato il nesso causale, il legame di fattore negativo che ha ingenerato la malattia che diversamente non sarebbe mai insorta, tra la condotta criminale del manipolatore e la malattia che ha prodotto sulla vittima.

 

Differenze con lo Stalking

 

Il gaslighting consiste nella messa in atto di una e vera e propria manipolazione a livello mentale, subdola, fatta con umiliazioni continue, destabilizzazioni della stima e del valore della persona che viene sminuita, disprezzata soprattutto in pubblico finché questa finisce col convincersi che forse è vero che veramente vale tanto poco e che non riuscirà a far nulla nella sua vita senza quella persona tanto forte che le è accanto e che controlla ogni aspetto della sua esistenza.

Questo comportamento diretto a spersonalizzare e devastare la persona nella sua autoconsiderazione viene portato avanti con modalità apparentemente innocue, ma piene di cattiveria e crudeltà, mentre il dominatore mantiene verso l’esterno un’apparente facciata di amorevole buonismo da far nascondere tutti i suoi intenti malefici, ecco perché difficilmente gli altri noteranno il sadismo e la crudeltà dei suoi atti, a meno che siano palesemente trasparenti anche verso l’esterno.

Lo Stalking è invece un reato persecutorio, dove la persona viene perseguitata da un ex, o da un estimatore contro la sua volontà, non c’è un rapporto in atto come nel gaslighting, tutto sta nel desiderio dello stolker di riappropriarsi del possesso della persona persa, parlo di possesso perché come il dominatore anche lo stolker considera la vittima un suo oggetto personale, che gli appartiene come ogni altra cosa e che non ha diritto di scegliere né di andarsene né di rifarsi una vita.

Lo stalking inoltre si realizza con modalità pratiche, quali l’inseguimento, il mandare messaggi o chiamare insistentemente o il farsi trovare nella vita della vittima nonostante il suo dissenso espresso più volte, egli si trasforma nella sua ombra persecutrice, ossessionata e persistente, tanto che la persona non riesce più a vivere serenamente e teme anche ogni volta che esce di casa di essere seguita, pedinata o di ritrovarselo nei luoghi dalla stessa frequentati.

Mentre che attua il gaslighting opera con azioni celate, subdole, che rimangono spesso relegate ad una comunicazione unilaterale ma devastante, lo stalker invece mette in atto azioni che terrorizzano la vittima, che la minacciano costantemente e non la fanno più sentire sicura di nulla.

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