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In alcuni miei articoli precedenti avevo analizzato la rabbia sotto diversi aspetti:

come gestire la rabbia

l’ansia, la rabbia e la creatività

impossibile mascherare la rabbia e la tensione

la rabbia nella scrittura, i segni grafologici per identificarla.

Ora vorrei addentrarmi nella descrizione del sentimento della rabbia.

Per definizione psicologica la rabbia può essere definita come l’emozione primordiale più precoce, presente già nei primi giorni di vita anche se la rabbia provata dal neonato va ben distinta dal sentimento adulto: il bambino si arrabbia perché ha fame e non riceve subito del cibo, perché è sporco e si sente bruciare la pelle, perché si sveglia e si sente solo.

L’adulto prova rabbia a seguito di un evento che gli procura della frustrazione che non riesce a sfogare adeguatamente e quindi sfocia in rabbia e risentimento, che sono dunque delle manifestazioni emotive di un disagio interiore causato da un evento esterno o un ricordo di esso.

La rabbia come sentimento negativo fa parte della triade dell’ostilità insieme al disgusto e al disprezzo e ne rappresenta il fulcro e l’emozione di base di essenza negativa, logorante e frustrante.

La rabbia è già stata spiegata nella sua essenza ed origine, anche se l’argomento verrà poi approfondito.

Il disgusto è la repulsione, la sensazione di nausea, di ripugnanza, specialmente nei riguardi degli odori e dei sapori, ed in senso figurato, repulsione morale, insofferenza, avversione anche nei confronti di persone che si ritiene repellenti od antipatiche al punto tale da non poterle sopportare nemmeno per vicinanza, oppure può riferirsi a delle cose, oggetti od ambienti non amati.

Il disprezzo è l’emozione rivolta unicamente alle persone, quindi ha una valenza meramente sociale, esso esprime disapprovazione, di conflitto e di critica, e presuppone una valutazione morale negativa nei confronti di un’altra persona.

Tali sentimenti si presentano spesso in combinazione tra loro anche se la manifestazione emotiva è diversa si possono tra loro confondere e mescolare, quindi il nostro percepire può essere una combinazione di più fattori emotivi negativi.

La rabbia si estrinseca con diverse modalità che variano da persona a persona, in base all’educazione ricevuta, al carattere ed al temperamento di un individuo ed in virtù anche del suo personale modo di affrontare disagi e frustrazioni.

Perciò mai confrontare l’intensità o le modalità rabbiose espresse da diverse persone perché un soggetto che tende a reprimere e a contenere le sue emozioni all’esterno può apparentemente sembrare tranquillo mentre dentro di lui cova sentimenti che lo corrodono.

In tali casi è molto utile la grafologia in quanto superando le barriere dell’apparenza è uno strumento di conoscenza profonda che consente la conoscenza vera e reale di ciò che prova e percepisce un soggetto in quanto la scrittura è un prodotto della mente non mediato da nessun fattore, quindi non strumentalizzabile né condizionabile da alcuna volontà di mascherare o di non dire il vero.

Si può mentire con le parole ma mai con la scrittura, ecco perché è definito il test di conoscenza personale più completo che esista e sempre più la medicina e la psicologia lo riconoscono come test completo insostituibile ed attendibile.

Per arrivare a tale conoscenza occorre essere un esperto della psicologia della scrittura perché essere un semplice grafologo non basta.

 

 

La spiegazione psicologica della rabbia

 

 

Secondo la psicologia la rabbia rappresenta la tipica reazione alla frustrazione e alla costrizione, sia fisica che psicologica.
L’aggressività,che consegue come reazione esterna, estensione del sentimento interno rabbioso, è un atteggiamento reattivo, conseguente e di sfogo che nasce dall’impedimento dell’individuo di potersi sfogare diversamente.

Lo sfogo permette invece di trasformare il nervosismo e la frustrazione in qualcosa di diverso e di positivo, come la soddisfazione e il compiacimento (per aver ricevuto una saturazione in modo diverso ed intervenuta a compensare e franare la crescita dell’ira), ad un certo stimolo o a determinati bisogni.

La rabbia è dunque la sintesi della frustrazione che se non soddisfatta sfocia in sentimenti negativi.

Di seguito un’immagine che rappresenta quali e quante sono le situazioni che se protratte o non saturate portano alla formazione del sentimento della rabbia, che come mostra l’immagine è soltanto la punta di un iceberg di condizioni personali inascoltate.

 

Pur rappresentandone i denominatori comuni, la costrizione e la frustrazione non costituiscono in sé le condizioni sufficienti e neppure necessarie perché si origini il sentimento della rabbia.

La relazione causale che lega la frustrazione alla rabbia non è affatto semplice, altri fattori personali, relazionali ed ambientali possono condizionarla, nel senso di reprimerla o di stimolarla, e possono essere determinanti affinché nasca l’emozione della rabbia.

Infatti è il vissuto della persona, l’educazione ricevuta, l’osservanza a regole di bon ton e di contenimento degli istinti e delle manifestazioni emotive, sono tutti fattori inibenti lo sfogo e quindi diretti ad un accumulo di negatività che se non espressa esternamente attraverso la rabbia o altre manifestazioni, può diventare un disturbo, un disagio o una malattia somatizzata.

Ecco perché la rabbia come tutti i sentimenti deve essere vissuta, sentita, compresa e sfogata, diversamente si crea una erosione interna che se protratta nel tempo può portare a delle limitazioni, a delle costrizioni, a delle rabbie represse che spesso trovano sfogo in maniera inappropriata e seguite da gesti inconsulti che sono soltanto l’espressione di un disagio per troppo tempo inascoltato.

 

 

I fattori induttivi e deduttivi della rabbia

 

 

Ecco alcune cause che possono indurre la rabbia e renderla nel sentimento esteriore che conosciamo e che vengono considerati come: Fattore Induttivo – Frustrazione, cioè fattore esterno che crea frustrazione.

Vediamo quali possono essere tali situazioni considerandole dal momento in cui nasciamo:

  • Svezzamento
  • Proibizione dei Genitori
  • Rapporti con i fratelli o altre persone
  • Ostilità verso l’ambiente
  • L’accettazione di limiti ai propri desideri
  • L’apprendimento di determinate norme di condotta
  • Gelosia nei confronti di un fratello
  • Bassa autostima

Altra cause vengono chiamati Fattore deduttivo  Come si estrinseca la rabbia  in quanto essi portano il soggetto dal provare l’mozione rabbiosa ad agire con determinate azioni che variano a seconda delle personalità del soggetto, della sua educazione e del suo modo di porsi con gli altri e nell’ambiente che frequenta, diciamo che il vissuto di un soggetto determina le varie modalità di estrinsecazione della rabbia stessa.

Ecco alcuni casi i cui effetti della rabbia determinano l’azione, l’agire, la reazione:

  • Rabbia diretta (si rivolge direttamente verso l’ostacolo frustrante). Questa può essere Eteroaggressione, che si delinea contro altre persone, tipico dei soggetti reattivi ed estroversi; oppure Autoaggressione, che si verifica contro se stessi ed è tipica dei soggetti inibiti ed introversi. L’Autoaggressività da origine ad atti di autopunizione di tipo fisico, arrivando in casi estremi, al suicidio.
  • Rabbia Spostata (si modifica l’atto aggressivo), l’oggetto e persona contro cui è diretta la rabbia viene sostituita con persona e oggetto diverso.
  • Rabbia comportamentale verbale (la persona contro cui è diretta la rabbia, subisce offese verbali, diffamazioni, ironie, calunnie e sabotaggio).
  • Rabbia differita (tipica dei soggetti che covano odio per poi estrinsecarlo al momento opportuno). E’ il tipo di rabbia più subdola in quanto è meno istintivo ma premeditato e covato a lungo termine. Molti omicidi avvengono con questo movente.
  • Rabbia modificata (quando la rabbia viene espressa in altre forme, un esempio è dato dalla gelosia patologica). La rabbia si manifesta sottoforma di ansia, panico, gelosia, invidia e altri sentimenti.

E’ bene sottolineare che capire l’origine della rabbia può aiutare nella sua gestione e nel risolverla o comunque attenuarla, migliorando innanzitutto la conoscenza di noi stessi, perché se capiamo ciò che ci irrita possiamo evitarlo o risolverlo, e può migliorare anche di conseguenza i rapporti umani, sia quelli stretti e familiari che quelli dovuti a motivi lavorativi o di frequentazione obbligata.

 

 

Il metodo dei “messaggi-io”

 

 

Lo psicoterapeuta americano Thomas Gordon ha elaborato il sistema dei cosiddetti “messaggi-io” per trattare la rabbia nei momenti in cui la sentiamo esplodere dentro di noi, si tratta di una tecnica che possiamo applicare da soli ogni volta che ne sentiamo la necessità.

Tale metodo si basa sul principio dell’autocritica e dell’autocontrollo, del parlare di sé e tra sé razionalizzando il disagio che in quel momento percepiamo e che può trasformarsi in qualcosa di più grande ed ingestibile, è un metodo che implementa le cosiddette capacità di empowerment e si realizza con queste modalità: il soggetto nel momento di animosità si deve porre delle domande a cui darsi anche delle risposte, le risposte stesse conducono alla risoluzione della frustrazione.

Per esempio, si può agire in questo modo: definendo con precisione ciò che ci ha disturbato o ciò che ci ha irritato, raccontando le nostre emozioni anche quelle più negative senza sensi di colpa perché ogni emozione è umana e pertanto appartiene naturalmente all’uomo, condividendo le nostre aspettative, le speranze, le risposte che ci si aspettava e che non sono arrivate, esprimendo i nostri bisogni attuali e le motivazioni e cosa potrebbe risolvere il disagio e darci soddisfazione, anche quella immediata, mettendo a confronto con ciò che vorremmo nel lungo tempo e valutando se ciò che possiamo avere a breve non ci pregiudica quello che vorremmo ottenere nel tempo e con altre opportunità.

In tal modo vengono valutate sia le soddisfazioni momentanee, quelle che per istinto o per fretta vorremmo subito, con quelle che potremmo avere anche attraverso un comportamento mediato, di compromesso e quindi valutativo più dei risultati a lungo termine e delle soddisfazioni più concrete ed appaganti.

In tal modo oltre ad analizzare la rabbia, la sua fonte ed origine, analizziamo anche la situazione e la possibile soluzione attuando un processo valutativo di opportunità e di convenienza, che sia sfogo ma anche ragionamento delle eventuali conseguenze di esso.

Questo processo ci porta a pensare e valutare e nel momento stesso in cui lo attuiamo diamo importanza a noi stessi ed al motivo della rabbia ma ci mettiamo davanti anche al fatto di valutare il giusto modo di appagarla ed affrontarla.

In fondo noi stessi sappiamo cosa desideriamo e cosa ci darebbe soddisfazione, ma se non riuscite a gestire i momenti di rabbia affrontate tale percorso con l’aiuto di un counselor.

Se stiamo bene con noi stessi staremo bene anche con gli altri e la rabbia potrebbe veramente trasformarsi in momenti di vera gratificazione.

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