Il simbolismo spaziale secondo Max Pulver

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Nel mio articolo relativo all’uso dello spazio sul foglio che lo scrivente fa durante la scrittura ho dato la spiegazione psicologica di come esso corrisponda ad una rappresentazione, in piccolo e limitata, di come il soggetto si vede e come si rappresenta nello spazio ambientale intorno a sé.

L’uso dello spazio sul foglio infatti corrisponde a come il soggetto si vede e si sente nello spazio/ambiente che lo circonda ed in cui vive, corrisponde alla visione che il soggetto ha di se stesso sia nel presente, determinato dal qui ed ora, come si vedrebbe proiettato nel futuro, con quali prerogative ed aspettative, e come vive il suo passato ed il suo vissuto.

Tutto questo lo si può dedurre dall’ampiezza o meno dei margini (superiore, inferiore, destro e sinistro), degli spazi usati tra una riga e l’altra, tra una parola e l’altra e le distanze anche tra una lettera e l’altra all’interno di una stessa parola.

Attraverso la gestione di tale spazio delimitato dal foglio il soggetto scrivente racconta la sua storia, la sua personalità, la sua vita presente, passata e futura (il futuro è determinato prevalentemente dalle scelte che facciamo in base al nostro modo di essere e di affrontare la vita), e di porsi verso gli altri, siano essi familiari o conoscenti siano invece degli sconosciuti.

Lo spazio ed il modo di gestirlo è la prima cosa che si nota guardando una scrittura, quindi corrisponde anche alla prima impressione che si ha della persona scrivente come se ci stesse di fronte, leggendo e valutando la scrittura il grafologo entra nell’interiorità della persona e scopre anche la parte più nascosta, quella celata, quella intima e privata.

Il primo studioso della simbologia dello spazio nella scrittura è stato è Max Pulver, psicologo e grafologo svizzero, il quale sottolineava che “ci sono dei simboli arcaici che ci portiamo dentro dalla notte dei tempi, delle associazioni mentali che usiamo abitualmente nella vita e che ci orientano senza che noi ce ne rendiamo conto” per cui:

– in ALTO stanno il cielo, la luce, la spiritualità, il pensiero …

– in BASSO stanno la profondità, le tenebre, gli istinti, la materialità …

– a SINISTRA stanno le origini, la madre, il prima, il passato, l’introversione …

– e a DESTRA stanno il futuro, il padre, l’estroversione, il dopo, la realizzazione …”.

 

 

Max Pulver era un uomo di grande cultura; nacque a Berna nel 1889 e prima di orientare i suoi interessi verso la grafologia e la psicologia, pubblicò numerose opere letterarie e filosofiche.

Fu amico di vari psicologi del tempo, tra cui anche Freud e Jung; si accostò alla grafologia attraverso numerosi autori e conosceva personalmente anche Crépieux Jamin, il fondatore della scuola francese ed il primo grafologo ad introdurre la perizia grafologica come prova fondamentale in un processo noto nella storia come il caso “l’affaire Dreyfus”.

Dal metodo usato da Pulver è derivato da quello di Klages che, pur criticandone alcuni apporti filosofici, ne apprezza altri, dandone una rilettura ed osservando le categorie segni che Klaghesiane specialmente da un punto di vista psicologico.

Pulver scrisse numerosi testi riguardanti la grafologia: l’unico tradotto anche in Italiano è “La Simbologia della Scrittura”, un testo grafologico molto apprezzato sia per il suo grande apporto teorico, ma anche perché dotato di tanta spontaneità e ricchezza comunicativa (difatti è stato dettato a voce).

Pulver nella sintesi grafologica della scrittura, analizza principalmente quattro aspetti:

  • la qualità e peso del tracciato,
  • il movimento (inteso come tensione e dinamismo),
  • la vitalità del tracciato,
  • il flusso del tracciato (si guarda il movimento in sé stesso).

Molti furono i contributi di Pulver alla grafologia, ma sicuramente quello che a tutt’oggi è rimasto fondamentale ed invariato, usato anche nella psicologia per la valutazione dei test cognitivi, cioè i test eseguiti attraverso la costruzione grafica o il disegno vero e proprio, è lo studio del simbolismo spaziale.

Ma vediamo una rappresentazione grafica di come deve essere letto lo spazio sul foglio.

Come possiamo notare dallo schema esistono 4 direzioni a cui sono associati dei precisi significati psicologici, inoltre vi è una quinta posizione che è quella centrale che determina l’Io soggettivo.

Quando la scrittura, la lettera, l’inclinazione delle parole protendono verso una determinata direzione ad essa corrisponde l’andamento verso un determinato significato simbolico, allo stesso modo devono essere letti anche i margini, gli spazi o i vuoti che hanno il medesimo significato dello scritto, che è riempitivo dello spazio, ma visto all’inverso, al contrario, in quanto lo spazio è lasciato in bianco, cioè vuoto, libero da ingombri.

Per Pulver la zona alta del foglio, come la zona alta della lettera, corrisponde alla zona dell’ideazione e del pensiero, di ciò che è prodotto dalla mente, dalla fantasia, dalle aspirazioni quando consistono in progetti ideativi.

Al di sotto troviamo la zona bassa degli istinti, degli elementi primordiali e primari, come il bisogno di cibo, di protezione, come il sesso per la riproduzione ma anche soddisfazione del piacere, che fa parte degli istinti, in basso troviamo tutto ciò che è materiale, come il denaro ed il bisogno di esso, le cose materiali che costituiscono i beni che ci danno comodità, agio, ricchezza e benessere.

La sinistra rappresenta il passato, la famiglia di origine e solitamente il rapporto con la figura materna e come il soggetto scrivente lo ha percepito e portato con sé negli anni.

A destra c’è il futuro, quello a cui aspiriamo, quello che desideriamo e che riteniamo fattibile o impossibile a seconda di come ci poniamo verso le nostre aspettative e le nostre capacità di realizzarle.

A destra esiste anche il simbolismo degli altri, del prossimo, gli umani che fanno parte della nostra vita o che potrebbero farne parte a seconda di come noi ci poniamo nei loro confronti.

Infine la destra rappresenta anche il rapporto con la figura paterna.

Ma la simbologia spaziale può essere letta anche nel modo di redigere le singole lettere, infatti lo schema che segue evidenzia i vari significati degli spazi occupati oppure no dalle lettere nel modo in cui le scriviamo rispetto al rigo di base, che può esistere come tracciato oppure eseguito idealmente.

 

Come potete notare il significato psicologico dello spazio non varia.

Al centro, rappresentato dal corpo centrale della scrittura, esiste l’Io soggettivo, la parte alta è quella intellettuale e quella bassa è invece quella materiale ed istintiva.

In ogni caso è sempre la direzione a determinare la propensione verso qualcosa che può corrispondere ad un desiderio od un’aspettativa o il bisogno di avere qualcosa o qualcuno.

Diversamente il ritrarsi da una certa direzione, il trattenersi o l’andare nella direzione opposta significano il bisogno di allontanarsi da quel particolare significato simbolico, per paura, per un desiderio contrario o per l’impossibilità determinata da una inibizione.

2 Comments

  1. Ornella ha detto:

    Cosa significa se dominano le parti alta e bassa rispetto alla zona centrale?

    • In maniera molto semplicistica è spiegato nell’articolo, tenga conto che il significato generale dei segni poi va adattato alla scrittura di una persona che avrà altri elementi per definire meglio il contesto e caratterizzare il soggetto.
      Infatti la scrittura è la lettura della personalità dello scrivente fatta mettendo insieme tutte le particolarità grafologiche che emergono dallo scritto e tutti gli elementi insieme hanno dei significati specifici, quindi un allungo per una persona può assumere anche significati specifici particolari, non quelli generali che rimangono invariati, diversi da soggetto a soggetto.
      Ma perché non prova a farsi fare un’analisi grafologica della sua scrittura? le assicuro che rimarrà sorpresa da quando la nostra grafia parli di noi.
      Marilena

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