Infantilismo Parafilico: la sindrome degli uomini bebè

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Hanno incominciato a diffondersi negli USA ma ormai si trovano anche in molte città italiane e sono i cosiddetti Asili Nido per Adulti, in pratica si tratta di luoghi dove uomini e donne, di qualunque età matura, vogliono essere trattati come dei neonati, trovando benessere e piacere nella possibilità di regredire a questa fase della vita dove non ci sono forme di responsabilità e dove il soggetto riprende possesso di tutte quelle forme di accadimento primordiale che gli sono mancati durante la loro infanzia.

Si tratta di meccanismi di difesa diretti ad una regressione totale alla fase infantile se non addirittura neonatale, e viene anche chiamato Infantilismo Parafilico.

 

Cos’è la Parafilia

 

Con il termine Parafilia (dal greco para = “presso”, “oltre” e filia = “amore”, “affinità”) si indicano tutti quei disturbi psicosessuali che prevedono il raggiungimento dell’eccitazione sessuale (nel caso delle perversioni sessuali) o una condizione di benessere personale attraverso l’utilizzo di situazioni, comportamenti o atteggiamenti  anormali o comunque non consoni alla maturità ed età della persona che li attua.

Secondo l’ultima edizione del DSM-V, per essere considerata effettivamente come patologia, tale condizione deve ricorrere per almeno sei mesi e deve manifestarsi come la forma di vissuto esclusivo o prevalente del soggetto, interferendo in modo rilevante con la sua normale vita di relazione e causandone un disagio clinicamente significativo.

 

Cosa sono i meccanismi di difesa

 

I meccanismi di difesa sono aspetti psicologici inconsci che moderano il conflitto e di conseguenza l’angoscia, le difese sono evolutivamente indispensabili e hanno molte funzioni positive, in particolare operano per proteggere il Sé da una minaccia.

La persona che le utilizza cerca inconsciamente di evitare o gestire l’angoscia e di mantenere la propria autostima.

Ogni individuo ha delle difese preferenziali, che corrispondono al nostro modo abituale di affrontare le situazioni problematiche.

La preferenza per un tipo di difesa deriva da una serie di fattori, quali il temperamento costituzionale, la natura delle difficoltà subite nella prima infanzia, le difese adoperate dai genitori, gli esiti sperimentati dall’uso di particolari difese.

Le difese possono essere normali e adattive oppure patologiche. Sono una delle funzione dell’Io e sono inconsce.

Sono dinamiche e mutevoli ma, in stati patologici possono divenire rigide. Sono collegate a stati psicologici diversi, ad esempio l’annullamento e l’isolamento sono proprie della nevrosi ossessiva. Sono associate a vari livelli di sviluppo. Alcune sono considerate primitive, altre mature.

 

Cos’è la regressione

 

La regressione è un ritorno, automatico e involontario, a forme precedenti di sviluppo del pensiero, delle relazioni oggettuali, della strutturazione del comportamento.

Si verifica quando l’individuo viene a trovarsi, nel presente, di fronte a un grave conflitto, il ritorno simbolico agli anni dell’infanzia permette all’individuo di eludere le ostilità presenti e di trattarle come se non fossero ancora avvenute.

Freud distinse tre tipologie di regressione:

  • topica, ossia stratificata e strutturale,
  • temporale, con ritorno a forme psichiche più antiche
  • formale, che comporta il passaggio dal processo secondario a quello primario.

Si verifica, ad esempio, quando un bambino o un adulto, coinvolto in una situazione che genera in lui molta più ansia di quella che è in grado di affrontare, abbandona gli schemi comportamentali adeguati alla sua età e regredisce a forme comportamentali che in passato lo compiacevano, ossia può comportarsi in maniera capricciosa, può parlare come un bebè, può comparire l’enuresi notturna, in ogni caso sono tutti comportamenti che accentuano la sua dipendenza dal caregiver.

Una forma particolare di regressione è la regressione al servizio dell’Io, cosi definita da Kris nel 1952 ed indica l’uso della regressione come mezzo per favorire la creatività.

 

Cos’è l’ Infantilismo Parafilico

 

Molte persone nei momenti di difficoltà o quando si sentono schiacciate dalle responsabilità ricordano con nostalgia il periodo dell’infanzia, privo di pensieri e fatto solo di giochi, risate e coccole.

Il ricordo nostalgico dura poco e ciascuno si ritrova bruscamente a dover fare i conti con la dura realtà. Non tutti però si rassegnano. Anzi da poco tempo sono nati gli asili nido per adulti. È la realtà dell’Adult Baby (AB).

Ma l’infantilismo ha origini psicologiche molto più profonde, esplode nei momenti di necessità ma nasconde una grande disagio dell’infanzia fatto di abusi, abbandoni, scarsa cura e disinteresse da parte dei genitori, soprattutto da parte della madre.

Per sopperire a tale frustrazione, che si accentua in periodi di forte stress o a causa di eventi negativi scatenati, gli Adult Babies si recano nel luogo per l’incontro, gli asili nido appunto, mettono da parte i loro abiti e indossano pannolino, pigiama, calzini antiscivolo e ciuccio.

Tutti insieme cantano canzoncine, colorano, guardano cartoni animati, bevono latte dal biberon; le maestre li imboccano dando loro omoegenizzati, li coccolano, li tengono in braccio e cambiano loro il pannolino.

Insomma per tutto il tempo in cui risiedono in questi luoghi vengono accuditi come se fossero dei neonati o poco più.

Non si tratta di scopi sessuali o aventi un riflesso sulla sessualità, è solo il desiderio di regredire ad una fase dell’esistenza in cui si poteva essere coccolati e a cui la vita non chiedeva alcuna responsabilità né obbligo di scelte o decisioni.

Temporaneamente queste persone si prendono il gusto di non essere adulti e maturi ma di poter essere degli infanti che abbisognano di ogni tipo di accadimento.

Le motivazioni scatenanti tali bisogni possono essere infinite ma trovano tutte la soluzione in una regressione totale e fortemente invalidante, nel periodo in cui il soggetto rimane all’asilo, diventa patologica se la condizione permane anche al di fuori tanto da condizionare in tutto e per tutto ogni aspetto della vita del soggetto che si oppone alla sua crescita ed alla sua maturità ormai acquisita fisicamente ma non accettata psicologicamente.

Si tratta infatti di infantilismo parafilico: una parafilia che prevede una gratificazione sessuale dall’assunzione di atteggiamenti tipici dell’età infantile e dall’indossare il pannolone.

L’infantilismo parafilico deriva dalla più ampia categoria BDSM (bondage/disciplina, dominazione/sottomissione, sadismo/masochismo).

Il meccanismo che dona il piacere è legato ad una forma di dominio soft esercitato da parte delle maestre. L’Adult Babies trae piacere nel travestirsi da neonato e nel comportarsi come tale, fino ad un estremo che si focalizza su un aspetto sessuale rappresentato dal feticcio del pannolone.

D’altra parte le maestre si dedicano a quest’attività di certo non per soldi, dal momento che il guadagno per una giornata di lavoro è minimo. Anche loro fanno parte di questo sistema legato alla più ampia categoria BDSM.

E che vi sia un mondo nascosto dietro questa parafilia lo si capisce dai siti internet che vendono abbigliamento (pigiami interi, calzini antiscivolo, ecc.), accessori (ciucci, biberon, ecc) e pannolini a misura di adulto. Proprio il pannolino è il feticcio per eccellenza.

 

Le difficoltà della vita spingono alla regressione

 

Davanti alle difficoltà può capitare un fenomeno molto conosciuto nella psicologia, in particolare nella psicoanalisi, come la regressione mentale.

Questo stato mentale causa una nostra incapacità di gestire in maniera consona una situazione, che invece andrebbe gestita in modo lucido e consono alle nostre capacità.

La regressione è un meccanismo di difesa, che avviene, quando davanti alle difficoltà, o davanti ad una situazione che noi riteniamo sia molto più grande delle nostre capacità, la nostra mente mette in moto una modalità, che in passato, utilizzavamo di fronte a situazioni simili.

Ma si può evitare la regressione? Sicuramente mettendo in atto con consapevolezza alcuni accorgimenti, è possibile evitare la regressione psichica.

Prima di vedere quali sono gli atteggiamenti da mettere in atto per evitare la regressione, proviamo a fare un pò di chiarezza e capire in quali situazioni avviene la regressione, con qualche esempio.

Prendiamo come esempio una situazione lavorativa. Immaginiamo di passare un periodo lavorativo difficile, dove i rapporti con i nostri colleghi o con il nostro capo, sono delicati, oppure immaginiamo di aver sbagliato o aver portato a termine un progetto fatto male.

Una reazione di tipo regressiva, in questo caso, può manifestarsi nella continua richiesta di conferme verso il nostro datore di lavoro, o verso i nostri colleghi.

Questa continua richiesta, ci farà sicuramente percepire come una persona insicura.

Un altro esempio di regressione, è quando, abbiamo un bisticcio con il nostro compagno o compagna. Possiamo metterci a piangere e a tremare senza che siamo consapevoli che stiamo, così, regredendo.

Rimanendo nella vita di coppia, la regressione può avvenire anche solo quando uno dei due non riesce a sopportare un rapporto adulto, e così in maniera del tutto inconscia compie qualche azione che va a mettere in crisi la coppia.

 

3 modi per evitare la regressione

 

1# L’introspezione ti aiuta ad evitare la regressione

Significa che per evitare o affrontare la regressione, è importante conoscersi dentro, magari cercando di essere introspettivi, di guardarsi dentro e capire il motivo per cui il soggetto vuole regredire proprio a quella fase della sua vita, cosa gli è mancato e cosa lo spinge a farlo.

In questo modo possiamo comprendere meglio il nuovo atteggiamento, ossia quello regressivo, che non è altro che un ripetere un vecchio atteggiamento, cioè quello più infantile.

2# Sii pronto per evitare la regressione

Non farsi sorprendere nei momenti di difficoltà o di crisi dalla componente regressiva. É un meccanismo di difesa molto comune, quindi può capitare a molti.

E’ utile sapere, perciò, che se si sta attraversando un momento particolarmente difficile, puoi essere soggetto a regressione. In quel caso per evitare la regressione occorre intraprendere una fase di profonda conoscenza interiore ed instaurare della strategie per evitarla, nel caso non si tratti di una patologia grave che richieda un intervento clinico, un Counselor può essere di aiuto per intraprendere questo percorso di consapevolezza personale e di risoluzione delle condizioni che ostacolano il vivere sereno, maturo e consapevole di poter affrontare qualunque avversità.

3# Recita per evitare la regressione

Dopo aver compreso l’importanza di una  conoscenza personale profonda ed una consapevolezza del desiderio che conduce al comportamento regressivo, senza avere dei sensi di colpa in quando, come meccanismo di difesa comune all’uomo, è un comportamento di adattamento ad una situazione che spaventa o che inibisce, che può succedere nei momenti di difficoltà, quindi è necessario fare un percorso evolutivo e risolutivo.

Le difficoltà sono quelle situazioni di vita che ci possono aiutare a crescere ancora di più, ma per far ciò è importante non abbassarci, ma alzare la testa e reagire.

Se da soli non riuscite a trovare la forza per affrontare il percorso di risoluzione meglio chiedere aiuto ad un esperto, il Counseling in questo caso può essere veramente l’aiuto che state cercando.

6 Comments

  1. […] Qui l’articolo completo. Buona lettura. 🙂 […]

  2. Davide ha detto:

    Ho 33 anni, e mi sembra di averli avuti da sempre. Saltuariamente indosso il pannolino, ed è una cosa che mi rilassa tantissimo a livello psicologico. Quando non ne ho la possibilità invece, ripiego dormendo col classico orsetto. Mi fa piacere che si inizi a parlare seriamente di questa parafilia

    • Grazie Davide del tuo commento,
      sono convinta che per rompere il muro della mentalità un po’ bigotta e retrograda, attaccata al passato forse anche per la paura del futuro, occorre parlare di tutto liberamente, come se fosse una cosa normale, le parafilie non sono patologie se semplicemente danno dei momenti di relax senza danneggiare nessuno, ma ci sono tante cose che le persone si tengono dentro per paura dei giudizi degli altri e per un senso di vergogna, io parto dal presupposto che non possiamo piacere a tutti ma questa separazione mentale è un ottimo metodo per fare una selezione naturale delle persone che ti possono capire e quelle che non ci riusciranno mai.
      A presto Davide e grazie della tua testimonianza
      Marilena

  3. Simona ha detto:

    Ciao a tutti , posso dire con certezza che se la persona che regredisce non riesce più a distinguere e a scindere i momenti di regressione dalla vita sociale da adulto allora certo che diventa una patologia. E anche grave direi, soprattutto nei rapporti interpersonali. A volte frequentando certi ambienti e si interrompe una terapia credendo di stare bene si parte da una singola parafilia quale l infantilismo parafilico per poi arrivare ad avere molti altri disturbi comportamentali ( bipolarismo) o sessuali ( coprofilia urofilia esibizionismo autolesionismo ecc ) che prima la persona non aveva. Come mai ?!?

    • Ogni cosa che facciamo trova la motivazione e l’origine nel nostro vissuto e nell’ambiente che ci ha formato, lì si trovano tutte le risposte.
      Gli eventi negativi o disagi non risolti possono evolvere in mille maniere e sfacettature che non sempre corripondono a qualcosa di patologico o da trattare clinicamente, abbiamo tutti bisogno di avere una valvola di sfogo, quel che conta è che sia un sistema che non danneggia né gli altri ma nemmeno noi stessi, quando questo avviene allora siamo nell’ambito della patologia.
      Se col tempo l’evoluzione patologica tende ad aggravarsi significa che non solo la terapia, eventualmente iniziata, è stata inefficace ma che non ha ricercato il motivo scatenante per affrontarlo come si deve.
      Spero di aver risposto alla domanda.
      A presto e grazie per il commento.
      MArilena

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