Insegnare a scrivere ai bambini anche da casa

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L’insegnamento della scrittura è un compito arduo per gli insegnati, la cui abilitazione è legata, almeno si spera, alla capacità di insegnare il linguaggio scritto e parlato con metodi che siano istruttivi ma al tempo stesso educativi, non noiosi e coinvolgenti.

Ma questo insegnamento può essere attuato anche a casa dai genitori o dagli educatori.

Mai come d’ora è importante imparare e mantenere costante l’uso della scrittura in particolare del corsivo.

L’uso del gesto grafico non tiene in allenamento gli organi mano-braccio preposti direttamente al lavoro della scrittura, ma è soprattutto un allenamento mentale di tutte quelle parti preposte alla decodifica del linguaggio parlato in linguaggio scritto e della capacità visuo-spaziale di mettere su di un piano delimitato come il foglio un certo testo, elaborando mentalmente la disposizione e l’uso degli spazi utili.

Quindi allenare i propri figli a scrivere anche nel dopo scuola oppure insegnare alcuni gesti scrittori o predisponenti il grafismo sono estremamente importanti per il potenziamento delle capacità intellettive, cognitive e di elaborazione del processo lavoro,  che in questo caso è lo scrivere, nonché l’abitudine ad elaborare un linguaggio grammaticalmente e sintatticamente corretto.

Nelle scuole italiane dal 1985 sono stati introdotti i “Nuovi programmi per la scuola elementare” che hanno archiviato le aste e i cerchietti, con cui la nostra generazione si è annoiata a morte riempiendo fiumi di quaderni (ma tutti noi sapevano scrivere meglio di come scrivono oggi i ragazzi, questo va sicuramente detto) e si privilegia un apprendimento della scrittura più di tipo ‘spontaneo’ secondo il ‘metodo globale’ che ha l’intenzione di privilegiare la natura del singolo bambino.

L’aspetto negativo di questa spontaneità spesso rischia di diventare lassismo e permissivismo, soprattutto in considerazione che le classi hanno alunni sempre più numerosi, derivanti da culture diverse e con differenti difficoltà o problematicità, che va a discarico dell’intera scolaresca.

Aumentano così i casi di disgrafie e varie forme deficitarie o difficoltà dell’apprendimento che non sono sopperite dagli insegnanti ma demandati a dei consulenti o dei sostituti esterni per colmare le carenze dell’apparato scolastico prima di tutto e dell’insegnamento fatto come si deve.

Ecco perché l’educazione allo scrivere fatta a casa diventa estremamente importante.

Occorre inoltre seguire le tappe di sviluppo e maturazione neuro-psico-fisiologica del bambino, guidarle opportunamente, in modo che, fra la gestualità dell’esecuzione del primo scarabocchio, i disegni successivi, l’apprendimento della scrittura, si verifichi un continuum armonico che, solo tra la fine delle medie inferiori e le superiori, darà vita a forti personalizzazioni, inutile e in certi casi dannoso incoraggiarle prima.

Senza un adeguato esercizio scrittorio si abbassa l’intero grado delle funzionalità motorie ed intellettive dell’uomo e, inoltre, il ‘segno’, il simbolo, non sedimenta e non esprime più tutta la sua armonica e meravigliosa ricchezza, ma resta confuso, disordinato, non-compiuto.

La grafia segue passo dopo passo lo sviluppo del bambino; i movimenti fini e le soluzioni veloci non possono precedere le regole del rapporto interno fra i vari elementi letterali, gli spazi, le proporzioni date, pena la perdita di competenza fine e un grande, inutile affaticamento che finisce inevitabilmente per manifestarsi nel prodotto finale: la ‘brutta scrittura’, di cui poi molti insegnanti si lamentano, soprattutto per la sua illeggibilità.

La grafoterapia utilizzata per recuperare il gesto scritto disgrafico non agisce direttamente sulla scrittura, non si preoccupa delle forme, ma interviene sul gesto che le traccia, in modo strutturato e costante per un certo periodo; guida, ma lascia allo scrivente una relativa libertà, senza andare a “toccare” direttamente la scrittura stessa.

È un po’ alla maniera delle forme pregrafiche che si incorporano col gesto alla scrittura stessa, la rieducazione è infatti prima di tutto sostegno della dinamica grafica.

Si evidenzia spesso nelle grafie di molti adolescenti dei strani segni che nulla hanno a che fare col grafema scolastico, prendiamo per esempio la scrittura in Script acquisita spesso dall’intero gruppo amicale e relazionale a cui appartengono gli adolescenti, acquisita orma anche dagli adulti come nuovo metodo scrittorio in auge in quest’epoca.

Una scrittura contratta su se stessa, a spirale, prima dei prolungamenti sia superiori che inferiori.

Od ancora di scrittura primitive, informi, che indicano una manualità e una maturità non compiuta o incompleta.

Come intervenire

Solitamente la segnalazione di un problema disgrafico viene fatta dagli insegnanti che lamentano una difficoltà ed un ritardo nello scrivere oltre il limite del tollerabile.

Ma se la scuola non segnala il problema sono i genitori a doversi accorgere che la scrittura del figlio appare sul foglio talmente scomposta ed irregolare da non essere una particolarità artistica ma una vera e propria disgrafia.

Ecco alcuni consigli che il genitore dovrebbe seguire mentre controlla i quaderni del figlio, i compiti fatti e mentre lo assiste nello svolgimento degli esercizi.

1-Monitorare

Genitori e insegnanti sono chiamati a ‘monitorare’ la grafia dei figli che è frutto della postura generale del corpo dei bambini, del modo di tenere la penna e il foglio.

Errato compiacersi di atteggiamenti troppo ‘da grandi’ nel modo di scrivere di un bambino in età scolare perché tende a copiare la scrittura di un adulto quando ancora non è padrone del gesto più semplice e scolastico.

Inoltre controllare l’esistenza di alcuni segnali di allarme, come per esempio le numerose lettere ripassate oltre a irregolarità nella dimensione, nella fluidità dello scritto, nel mantenimento del rigo di base, nell’utilizzazione dello spazio del foglio.

2- Comunicare fra adulti

Talvolta i genitori riferiscono le proprie perplessità ai maestri, ma questi non sempre sono preparati ad accogliere tali osservazioni, poiché non hanno più loro stessi le linee guida cui affidarsi per sostenere un corretto insegnamento dell’abilità grafica.

Se è l’insegnante ad evidenziare un problema di eccessiva illeggibilità o ’brutta scrittura’, può essere il genitore a minimizzare, spesso compiaciuto della precoce ‘autonomia’ grafica del proprio figlio; la confusione dilaga e il bambino, stiracchiato nel desiderio di compiacere i suoi adulti di riferimento e privo di guida, soffre di una grande stanchezza e non matura appieno la propria competenza.

3- Mantenersi aperti, aggiornati

Non chiudersi in modo ‘autoreferenziale’ ma eventualmente chiedere l’aiuto di un esperto in grafoterapia o di recupero della disgrafia.

Il grafologo può aiutare a dare la giusta valutazione di un ‘indice’ della scrittura che è, solo apparentemente, perturbato ed è invece frutto della fisiologica fatica di apprendere e padroneggiare la complessa attività scrittoria, oppure ciò che invece non rientra in questo percorso, ma porta altrove, stanca e frustra il bambino.

4- Correggere per dare sicurezza

Dare sicurezza è il compito sia dell’insegnante, sia del genitore, che si accorge di solito quando qualcosa non è armonico nella grafia del bambino.

E’ dunque fondamentale che gli adulti si facciano promotori di un’azione di intervento di rieducazione precoce, perché impadronirsi di un buon gesto grafico va ben al di là della competenza puramente strumentale della scrittura manuale, favorisce la formazione globale del bambino, in termini di maggiore equilibrio e controllo psicomotorio, attenzione e capacità di autocorrezione, con una positiva ricaduta sul profitto scolastico, soprattutto nei tipi di apprendimento legati alla scrittura come l’ortografia e la capacità di esprimersi per iscritto, ma soprattutto migliora l’autostima e innalza la motivazione.

Un modo inoltre per dare fiducia al bambino è evidenziare dove egli è riuscito, anziché puntualizzare i suoi errori o tentativi falliti.

L’insegnante accompagna l’evidenza dei buoni risultati con l’approvazione verbale, per incoraggiare il bambino a proseguire nell’attività, sostenendo il suo innato desiderio di apprendere, di riuscire e di migliorare.

Imparare a scrivere a mano rappresenta davvero una rivoluzione per il piccolo d’uomo, sia nella coscienza che culturale.

5- Incoraggiare il lavoro costante e paziente

Oggi si privilegia partire dal gesto per arrivare alla forma e non viceversa, come usava fino agli anni ’70, poiché la forma non è che il risultato finale.

Anziché chiedere di copiare una forma letterale, è più utile insegnare “come si fa” a eseguire quella lettera, da che punto è più conveniente partire, in che direzione andare e come collegarsi con le altre lettere, per rendere più agevole il compito degli alunni in questo tipo di apprendimento, evitando che siano loro a dovere trovare la “strada” da soli, che spesso non sarebbe la più facile per eseguire il corsivo, poiché i bambini non ci riescono correttamente da soli.

Le regole fondamentali di una buona educazione o rieducazione della scrittura sono:

  1. Gradualità, ogni gesto deve essere appreso ed acquisito, memorizzato nel suo procedimento tanto da diventare natura le e spontaneo,
  2. Sistematicità, costanza e ripetitività rendono il gesto nuovo una nuova abitudine di approccio alla scrittura sopperendo e sostituendo quella che creava difficoltà e disgrafia,
  3. Continuità, una volta acquisito il gesto idoneo e la modalità scrittorea adatta e adeguata alla scrittura dal realizzare non deve cessare il lavoro di mantenimento che deve invece diventare una costante, una piacevole ripetitività non imposta con obblighi ma scoperta insieme al piacere di scrivere, siano racconti, diari personali, pensieri,
  4. Apprezzamento, ogni sforzo per modificare un’abitudine ormai consolidata è un lavoro che richiede impegno, sacrificio, dedizione e forza di volontà che vanno premiate, indipendentemente dal risultato ottenuto, che per certo arriverà col tempo, ma non dimentichiamo di apprezzare l’impegno che un bambino mette nel fare gli esercizi anziché scappare con gli amici a giocare.

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