La compensazione: il meccanismo di difesa che ci salva

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La compensazione: il meccanismo di difesa che ci salva

l’uomo, dal punto di vista della natura, e’ un essere inferiore.
Ma questa inferiorità, che e’ congenita e di cui egli ha coscienza come di una limitazione e di una insicurezza, agisce proprio come un impulso… per provvedere a creare una situazione in cui gli svantaggi della posizione umana nella natura possano apparire colmati: ed e’ il suo organo psichico quello che ha la capacità di realizzare l’adattamento e la sicurezza
“.

Alfred Adler  (1926)

 

 

 

 

I meccanismi di difesa

 

 

 

Tutte le persone oltre ad avere una propria personalità strutturata che si ridefinisce col procedere del tempo a causa delle esperienze e delle scelte di vita,  migliorando le capacità intellettive e cognitive con la formazione e l’istruzione, le capacità deduttiva e di adattamento superando i problemi e le nuove situazioni, l’uomo in generale ha una discreta capacità di adattamento all’ambiente e tende a dominarlo a seconda delle sue doti e predisposizioni, sviluppando strategie di gestione, organizzazione, risoluzione dei problemi e dei conflitti, fronteggiamento (o coping) dello stress e delle emozioni forti, degli eventi inattesi e delle questioni di particolare difficoltà che formano degli ostacoli durante il suo cammino di crescita e progettazione.

Per determinate persone tali strategie di adattamento e fronteggiamento  sono innate e vengono acquisite ed ampliate durante la loro vita, per doti o capacità innate, o predisposizioni caratteriali, o per quelle esperienze vissute nell’infanzia che sono formative e che li hanno messo in condizione di dover imparare presto ad essere adulti e consapevoli.

Quindi tali meccanismi di difesa per questo tipo di personalità interviene quasi automaticamente, inconsapevolmente per loro, in quando sono talmente abituati a farne un uso anche quotidiano che diventa una modalità che si innesca in automatico, senza che loro se ne rendano conto eo che elaborino troppo i pensieri per arrivare a delle soluzioni.

Altre persone invece non sanno adattarsi ai cambiamenti nello stesso modo o così rapidamente, sono poco tolleranti a fattori di stress, di ansia, di disagio e reagiscono in maniera diversa, spesso negativa in quanti gli si ritorce contro, sempre inconsapevolmente, ritraendosi, isolandosi e non affrontando mai il problema nell’immobilità più assoluta, ciò aggrava ovviamente i fattori disturbanti che se non risolti non spariscono da soli.

I meccanismi di difesa sono solitamente suddivisi in primitivi, che sono innati in ognuno di noi (come per esempio scappare davanti ad una situazione di grave pericolo) e altri in maturi che presuppongono un intervento intellettivo e valutativo della persona per essere messi in atto.

Le persone con strategie di coping mature tendono a mettere in atto meccanismi di sublimazione, compensazione e assertività.

Oggi voglio soffermarmi sul meccanismo della compensazione e delle suo mille qualità per migliorarci la vita e per risolvere molte delle problematiche che ci affliggono.

 

 

 

Il meccanismo della compensazione

 

 

L’inconscio è una vasta area del funzionamento mentale di ognuno di noi, che sfugge al controllo cosciente e segue proprie regole di funzionamento, a volte ritorna a galla con dei stratagemmi, oppure durante il sogno quando il controllo sulla nostra razionalità è ridotto ai minimi termini.

Possiamo dire che coscientemente si utilizza soprattutto il ragionamento verbale ed i concetti o pensieri, mentre l’inconscio utilizza soprattutto le immagini, come i flash-back oppure i sogni, che si realizzano durante il sonno nella nostra mente quando il cervello ha meno controllo sulle nostre emozioni.

Proprio per la mancanza di controllo sulle emozioni ed i meccanismi difensivi si apre un varco da cui escono le nostre emozioni sotto forma simbolica, come le immagine le rappresentazioni grafiche relative a persone, luoghi o a determinate azioni che ci riportano a dei ricordi, quindi elementi che per essere compresi spesso devono essere interpretati.

I contenuti inconsci sono, in genere, fatti, pensieri o emozioni inaccettabili, che procurano dolore, disagio, che ci affliggono, che ci fanno sentire inadeguati, incapaci, comprimono la nostra stima e il nostro desiderio di realizzare o progettare per il futuro.

Essi vengono percepiti negativamente, portando dolore, paura, ansia, tensione, affinché l’uomo non si senta schiacciato da tali pensieri e non arrivi al collasso emotivo o il tracollo del nostro sistema nervoso:

Onde evitare tale tracollo o situazioni eccessivamente stressanti od ansiogene, che farebbero ammalare anche il nostro organismo, la mente interviene con delle modalità non solo reattive a tali condizioni ma imponendo delle soluzioni che attenuano il problema o lo depistano in modo da non rendere la vita del soggetto troppo opprimente e condurlo all’incapacità di agire o alla totale immobilità fisica o psichica.

La nostra mente mette in atto dei sistemi a difesa valutando la personalità del soggetto, le sue capacità e quello che può offrire come parametro difensivo, la sua capacità di tolleranza alla frustrazione e al dolore, alla sua capacità di ripresa e di reazione, al fine di condurre il soggetto ad uno stato di benessere, nonostante tutto.

Da tale valutazione ne scaturisce un atteggiamento che risulta difensivo e rientra nei meccanismi attuati dalla mente per proteggere la sanità mentale e la serenità del soggetto almeno fin che può.

Se la situazione è passeggera, con un po’ di tempo e pazienza le cose tenderanno a risolversi, diversamente se la situazione negativa permane o si aggrava è il momento d correre ai ripari e di chiedere aiuto ad una esperto consulente che possa intervenire prontamente, capire il problema e cercare col cliente una soluzione adeguata.

 

 

Già da piccoli impariamo a compensare

 

 

Adler notò che durante l’infanzia il bambino ha ovviamente un senso di inferiorità rispetto sia a quello che vorrebbe fare, e che la sua struttura corporea ancora non gli permette di fare, sia per quei momenti di indipendenza che non può avere, in quanto deve seguire in tutto e per tutto le indicazioni dei genitori, quindi per ogni cosa ha bisogno di loro, questo crea in lui un sentimento, non frustrante, di dipendenza, di costante bisogno dell’adulto e del suo intervento.

Man mano cresce e si sviluppa, aumenta anche le sue doti cognitive ed impara a fare sempre più cose da solo, questa sensazione gli permette, in forma semplificata ma soddisfacente per un piccolo uomo, di sentirsi capace di fare e di agire in un certo modo e di fare determinati ragionamenti da solo.

Queste conquiste formeranno, come tanti mattoncini assemblati l’uno sull’altro, la personalità adulta che sarà da grande.

A favorire questa crescita e questo sviluppo adeguato è soprattutto l’insegnamento e l’educazione derivante dalla famiglia e da tutti gli adulti che fanno parte del suo contesto: come gli insegnanti, educatori, nonni, bambinaie.

Un ambiente negativo, castrante, fuorviante, disfunzionale influirà negativamente sul suo sviluppo che non sarà del tutto consono, portando il piccolo a reagire in maniera diversa a seconda delle condizioni in cui si trova a vivere, ma tutte queste modalità hanno la funzione di adattare il piccolo all’ambiente in modo che sia il più possibile adeguato, ben inserito e che possa sopravvivere ad esso ed anche all’esterno, cioè nell’ambiente sociale.

Nel caso del bambino nato nell’ambiente familiare sfavorevole egli avrà rispetto agli altri, ad esempio, un senso di inferiorità, un senso di incapacità, ponendo in dubbio le possibilità di potersi realizzare e portare a termine dei progetti in maniera diversa da quelli attuati dalla famiglia.

La famiglia non è solo l’elemento formatore, ma è anche il più importante mezzo di raffronto e paragone che un bambino ha, egli nel suo agire attuerà sempre i modi di fare e gli atteggiamenti appresi in famiglia perché sono le uniche forme conosciute, imparate e memorizzate, quindi da grande tenderà a riprodurle istintivamente.

Partendo sempre dall’esempio del senso di inferiorità egli, pur percependolo, cercherà di nasconderlo dandosi maggiore importanza ed atteggiandosi a bulletto, da grande sarà, sempre facendo un esempio, un uomo sfrontato e spavaldo, dove il suo agire non è determinato dal carattere forte e dal coraggio, tutt’altro: dalla paura di non far trapelare la sua insicurezza e la sua fragilità.

In pratica con più si sente debole ed indifeso, con più probabilità metterà in atto delle metodiche comportamentali opposte: aggressività, arroganza, spavalderia, durezza.

Atteggiamenti che servono da paravento, da riparo protettivo per un’indole estremamente fragile, il soggetto infatti teme che se gli altri si accorgeranno della sua debolezza si prenderanno gioco di lui o ne abuseranno.

E questo è un modo di reagire al senso di inferiorità, ma esiste anche un altro modo che è tutto l’opposto: pur di proteggersi al massimo l’adolescente o l’adulto diventeranno schivi, timidi, impacciati, spesso rimarranno dietro le quinte della loro vita lasciandosi scappare tutte le buone occasioni di valorizzarsi e di riuscire per il puro timore di sbagliare, di essere additati come perdenti e di essere sminuiti o disprezzati dagli altri, come già lui stesso fa in prima persona.

Entrambe le modalità sono l’eccesso di una situazione che andrebbe portata in una fase di equilibrio per garantire serenità al soggetto e a tutti coloro con cui avrà a che fare, ma le situazioni di equilibrio esteriori nascono per pura propagazione di un equilibrio interno e chi non ce l’ha  deve in un qualche modo camuffarsi, adattandosi all’ambiente come può, sfruttando al massimo le capacità che si sente di mettere in gioco, diventando un camaleonte che nasconde se stesso per non essere visto com’è realmente.

 

 

 

 

In pratica si può dire che la compensazione è l’insieme di quelle modalità comportamentali che l’individuo mette in atto per riuscire a gestire il suo senso di inferiorità, il suo senso di inadeguatezza, di incapacità, di inabilità, che sfociano nell’ansia della prestazione tamponando la temporaneamente, senza che tutti questi motivi possano bloccarlo del tutto nel suo vivere quotidiano.

Le compensazioni positive, che non hanno un’influenza negativa o antisociale per il soggetto, diventano lo strumento mediante il quale il soggetto supera le sue difficoltà caratteriali e derivanti da un passato doloroso, per permettergli di vivere serenamente il suo presente ed il suo futuro.

Ci sono addirittura compensazioni che portano a superare delle disabilità iniziali.

Prendiamo l’esempio di una persona non vedente, egli svilupperà un senso dell’udito e della percezione sensoriale molto più forte degli altri tanto da fargli vedere il mondo esterno quasi nello stesso modo, infatti non è insolito vedere dei ciechi muoversi per le strade note come delle persone vedenti.

Vista con quest’ottica la compensazione è lo strumento con cui il soggetto ripara determinate anomalie biologiche e psichiche, permettendogli di realizzarsi come tutti gli altri esseri sociali.

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