La comunicazione umana
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Come risolvere la comunicazione patologica
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La comunicazione umana, cioè il sistema di interagire e connettersi col mondo esterno, in generale o con un gruppo di persone in particolare, può essere funzionale, efficace e quindi in grado di trasmettere un messaggio, in tal caso la comunicazione è un vero e proprio scambio equilibrato di concetti, pensieri ed idee che arricchiscono chiunque, sia chi li esprime che chi li riceve.

Si definisce invece patologica quella comunicazione deficitaria nel suo sistema inter-relazionale, inadeguata, o inefficace, che non crea connessione o un scambio attivo e produttivo, e nemmeno crea un equo interscambio intellettivo e comunicativo.

L’era attuale è stata definita l’era dei mezzi di comunicazione perché sfruttata attraverso sistemi sempre più tecnologici per trasmettere messaggi, dando molta più rilevanza al mezzo trasmettitore che al contenuto che è andato sempre più riducendosi nei minimi termini.

Pensiamo ad esempio all’essenzialità dei messaggi trasmessi via telefono, attraverso i social, o in chat o messager, dove la discussione, per esigenze di limiti di spazio, è sempre più breve.

La nostra comunicazione è sempre più funzionale, diretta ad uno scopo, mirata ed essenziale, e sempre meno affettiva, emotiva e comunicativa di un pensiero che richieda più di 140 caratteri.

Non per nulla i social attraverso questa scarsa comunicazione, che potremmo definire non-comunicazione, hanno permesso di aumentare in maniera esponenziale i contatti virtuali tra le persone, ma non i contatti umani, fisici, di reale comunicazione e trasmissione di sensazioni ed emozioni.

Se è aumentata la quantità degli scambi ed interconnessione è sicuramente andata riducendosi o annullandosi del tutto la qualità di queste forme comunicative.

Un tale sistema comunica messaggi criptici, più adatti al marketing ed alla pubblicità ma non all’instaurazione dei rapporti umani, che sono diventati sempre più rari e difficoltosi.

La vera patologia moderna è l’incapacità dell’essere umano nel riuscire a comunicare con i suoi simili ed a trasmettere un messaggio che abbia un effetto emotivo o cognitivo di un certo riguardo.

La maggior parte delle persone non si rende conto della incapacità di relazionarsi con gli altri se non quando deve affrontare fisicamente e realmente l’altro, ed entrare in contatto con lui attraverso le parole, creando un discorso, creando comunicazione col corpo e con le sensazioni che esso trasmette, comunicando con gli occhi e con le mani.

Tutto questo è surclassato da dei freddi messaggi telefonici che hanno cambiato le nostre abitudini ed il sistema di interagire, tanto che le persone non sono più in grado di gestire autonomamente le relazioni umane se non affidandosi ai consigli degli esperti, proprio perché non riescono più a decifrare i messaggi che comunica il corpo prima ancora delle parole.

Quando ci si trova davanti ad una difficoltà effettiva, pratica nello stare in compagnia dell’altro o nell’interagire con esso ci troviamo davanti ad una situazione patologica, come altrettanto patologica è la comunicazione inadeguata per il suo stesso scopo.

 

La teoria dei doppi legami

 

La  teoria dei doppi legami di Beatson (1999) venne elaborata dallo studioso dopo anni di scrupolosa osservazione dei suoi pazienti e delle loro famiglie che avevano difficoltà comunicative.

Egli vide che il paziente non  comunicativo si trovava continuamente esposto a vincoli relazionali che lo costringevano in situazioni che egli vedeva senza vie di fuga.

Il suo disagio nasceva dal fatto che l’incapacità a comunicare era soprattutto un limite mentale che agiva anche in fase preventiva rispetto alle situazioni di socializzazione, cioè subentra va una forma di ansia da prestazione che avrebbe inibito ogni sforzo diretto a mettersi in contatto con gli altri, costringendolo così in un circolo vizioso da cui difficilmente riusciva ad uscirne.

Pertanto l’isolamento e la solitudine diventavano i soli stili di vita possibili.

La teoria del doppio legame presupponeva che vi fosse un vincolo, parentale o amicale o sentimentale tra due o più figure, ed la condizione definita “doppio legame” si verificava soltanto nelle interazioni tra figure d’importanza primaria e che provano reciprocamente la consapevolezza del non poter fare a meno l’uno dell’altro, anche per i motivi più disparati ma sempre riconducibili alla creazione di una condizione di interdipendenza.

Esso è composto da due ingiunzioni che si escludono a vicenda, e da una terza che vincola il soggetto:

  • l’ingiunzione primaria è caratterizzata da una negazione (“non comportarti così”);
  • l’ingiunzione secondaria, che spesso viene espressa attraverso canali non verbali, esclude la prima ad un piano diverso d’astrazione (“non dubitare dei miei sentimenti verso di te”);
  • vi è anche un’ingiunzione terziaria, che non permette all’individuo di sottrarsi a questi vincoli senza contravvenire a ciò che sente e prova in una situazione insostenibile.

Ad esempio, se la madre, infastidita dalla sua presenza, dice al suo bambino: “Non giocare qui. Vai in un’altra stanza, così sei più tranquillo”, lo immette in una situazione paradossale nella quale, qualsiasi sia la scelta, il bambino si ritrova nella situazione costrittiva di andare contro i suoi sentimenti.

Restare accanto alla madre, pur sentendosene rifiutato, gli provocherebbe sensi di colpa. Allontanarsene, andrebbe contro la sua volontà e il suo naturale sentimento di dipendenza.

Anche una situazione del genere determina una patologia, una anomalia della comunicazione.

 

La metacomunicazione

 

Quando la comunicazione non è formata dalle sole parole che compongono delle frasi o ne è totalmente priva si parla in tal caso di metacomunicazione, che altro non è che la comunicazione eseguita con fattori ultronei o aggiuntivi al linguaggio parlato.

Proprio per il fatto che la trasmissione di messaggi avviene in maniera diversa dal significato intrinseco delle parole o addirittura senza di esse si parla di comunicazioni gerarchicamente superiori, di messaggi non verbali, di linguaggio del corpo e comunicazione comportamentale.

Per farne un esempio la medesima parola usata con un tono diverso o con una postura corporale contrastante col messaggio intrinseco comunica qualcosa di completamente diverso del significato delle parole usate.

I fattori ultronei quindi alterano il significato delle parole dando alla comunicazione un significato diverso che prevale su di esse, pertanto quello che avrà valore non è l’insieme delle frasi usate ma la mimica del corpo, l’atteggiamento posturale, il tono della voce usata.

Partendo da questo assioma, un importante esponente della scuola di Palo Alto, Gregory Bateson, introduce i concetti di notizia e comando, dando ad essi due significati completamente diversi.

La notizia è la mera comunicazione di un messaggio linguistico, mentre il comando è la comunicazione di un messaggio metafisico, infatti può avvenire anche soltanto con l’uso dello sguardo o con una particolare postura del corpo senza che venga espressa alcuna parola.

Valutando la potenzialità comunicativa della metafisica si può addivenire alla conclusione che essa è la patologia della comunicazione linguistica, in quanto la surclassa e la sostituisce rendendola priva di efficacia.

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