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Il termine “comunicazione” deriva dal latino “com”, cioè “con”, e “munire”, cioè “legare” e sta ad indicare i fattori che costituiscono una connessione, un legame, il mezzo di trasporto dei messaggi, dei pensieri, dell’informazione, essa avviene prevalentemente con un linguaggio, scritto o parlato, ma non è necessario perché ad esempio i gruppi possono, ad esempio aderire a determinati stili di vita o di opinioni comportandosi o vestendosi in un certo modo, anche in tal caso si esprime, si comunica, un messaggio preciso.

La comunicazione che avviene all’interno di un gruppo è il collante, il mezzo di unione per mandare messaggi, comunicare pensieri, idee ed informazioni, senza questa modalità non ci sarebbe un gruppo unito ed un unico sistema, composto da più elementi che formano un tutt’uno per comunanza d’interessi, di cultura, di provenienza, ecc.., ma un semplice assembramento di singoli soggetti spaiati che permangono singoli, separati e divisi tra loro.

Ovviamente per essere efficace la comunicazione deve avvenire con determinate modalità, si deve usare lo stesso linguaggio, soprattutto se tecnico, usando le stesse modalità espressive, deve essere comprensibile da tutti all’interno del gruppo e deve esprimere dei concetti, altrimenti cade nell’inutilità e diventa improduttiva di effetti.

A tal proposito rima do ad un mio articolo dove per comunicare con le persone, al di fuori di un ambito specifico, il modo migliore per essere compresi è la semplicità del linguaggio e della modalità comunicativa.

 

Comunicazione di massa e comunicazione interpersonale

 

Esistono principalmente due tipi di comunicazione nella modalità espressiva dell’uomo: la cosiddetta comunicazione di massa,  e la comunicazione interpersonale.

La comunicazione di massa è quella che raggiunge una moltitudine di persone senza parametri definiti e predeterminati, può riguardare argomenti diversi, in tal caso sarà la massa a stabilire le proprie preferenze formando all’interno della generalità dei sottogruppi di massa che hanno degli interessi in comune.

Può avere anche finalità diverse: quella di informare, quella di condizionare determinate scelte di mercato, quella di formare delle correnti di pensiero o semplicemente quella di radunare persone che condividono le stesse passioni o idee.

La comunicazione interpersonale vede come protagonisti due o più individui e si basa su una relazione tra gli interlocutori più intima e profonda, essi si influenzano e si condizionano vicendevolmente e reciprocamente, pur non rendendosene conto nella maggior parte dei casi.

La comunicazione avrà necessariamente un argomento di base e sarà diretta al raggiungimento di uno scopo che è anche lo scopo comune alle persone che appartengono al gruppo in questione.

La comunicazione può essere differenziata anche a seconda che sia di tipo verbale, non verbale o paraverbale. Vediamone le differenze.

 

La comunicazione verbale

 

Per comunicazione verbale si intende quella fatta attraverso un linguaggio parlato, dichiarato, scritto, comunicato in modo esplicito

La comunicazione verbale (CV) utilizza un codice digitale fatto di segni arbitrari, cioè di simboli utilizzati convenzionalmente per designare una determinata parola.

Generalmente si tratta di grafemi se ci riferisce alle lettere che compongono un determinato linguaggio espresso in una certa lingua, oppure può trattarsi di un alfabeto cirillico se diverso da quello che utilizza elementi strutturali fonetici e grafo nemici diversi da quelli arabi, in uso nei paesi europei, americani, australiani.

Oppure consiste in una composizione di logogrammi scritti in verticale come nel caso della scrittura giapponese, l’alfabeto arabo è un alfabeto consonantico che addirittura va in un senso contrario rispetto al nostro, cioè va da sinistra a destra e così vien letto.

Ciò che conta è che sia il linguaggio usato e codificato per la comprensione dal gruppo.

 

La comunicazione non verbale

 

Per comunicazione non-verbale si intende quel modo di esprimersi non fatto di espressioni verbali ma di atteggiamenti, comportamenti, posture, sguardi, movimenti che esprimono idee e pensieri ma anche intenzioni attraverso l’uso del corpo e della sua gestualità, in particolare quella del viso che ha una mimica più articolata e complessa dell’intero corpo stesso.

La CNV utilizza prevalentemente un codice analogico, riproducendo per immagini ciò a cui fa riferimento, il cosiddetto linguaggio corporeo.

Esso è molto complesso e può esprimere molti concetti e per il fatto che vengono acquisiti dall’interlocutore visivamente esso è più recettivo e più veloce del linguaggio parlato o scritto.

 

La comunicazione paraverbale

 

Per comunicazione paraverbale si intendono tutte quelle modalità espressive che si associano ed uniscono al linguaggio parlato e che servono a comunicare dei concetti in più oltre alle semplici parole o addirittura diversi rispetto al solo significato intrinseco delle parole stesse.

Prendiamo ad esempio una battuta ironica che spesso ha il fine di esprimere un’opinione contraria rispetto al concetto espresso con le parole usate, in modo da stuzzicare l’intelletto e la capacità cognitiva dell’uditore, inoltre ed anche un ottimo metro valutativo dell’interlocutore che se non capisce la battuta o l’ironia della stessa non ha una mente elastica, duttile e soprattutto intellettivamente ampia e capace di andare al di là delle parole o di leggere tra le righe, come si dice in gergo familiare.

Esso comprende un’infinità di elementi e fattori che si uniscono all’espressione verbale, come il tono della voce, il volume, il ritmo con cui è espresso, l’atteggiamento comportamentale che lo accompagna, la mimica facciale, la gestualità delle mani, e così via dicendo.

 

I 5 Assiomi della Comunicazione Umana

 

Nel 1967 il famoso psicologo Paul Watzlawick e altri importanti esponenti della Scuola di Palo Alto pubblicarono l’esito di alcune importanti ricerche sulla comunicazione e sul suo effetto sulla relazione interpersonale, detto lavoro venne tradotto in un manuale intitolato “Pragmatica della comunicazione umana”.

Spieghiamo innanzitutto cosa sono gli assiomi.

Nel linguaggio filosofico, clinico e matematico, da cui gli autori hanno attinto il termine, sono delle verità evidenti e indiscutibili alla base di numerose dimostrazioni e teoremi.

Gli assiomi esistono in tutti gli ambiti, ad esempio nell’ambito legale gli assiomi sono il prodotto della legge e della loro applicazione attuata attraverso le sentenza giurisprudenziali, che ne esprimono l’interpretazione e gli ambiti e le modalità di applicazione di una legge.

Nell’ambito clinico sono le deduzioni, le complicanze e le modalità di estrinsecazione ormai ampiamente accertate per determinate patologie.

L’assioma è dunque un dogma inconfutabile.

Paul Watzlawick nel suo libro “Pragmatica della comunicazione umana. Studio dei modelli interattivi, delle patologie e dei paradossi” (1971) ha evidenziato come “le nevrosi, le psicosi e in generale le forme di psicopatologie non nascono nell’individuo isolato, ma nel tipo di interazione patologica che si instaura tra individui”.

Perché vi sia effettiva comunicazione è importante che vi sia anche interazione tra i vari soggetti e l’uso di segni o simboli che il gruppo conosce e che decodifichi determinati messaggi.

La teoria dello studioso ha determinato che la comunicazione è dotata di 5 assiomi, che sono:

  1. Non si può non comunicare; anche il silenzio, ad esempio, è esso stesso comunicazione di un determinato messaggio, posizione ideativa e valutativa.
  2. Ogni comunicazione ha un aspetto di contenuto ed uno di relazione; il primo è concettualmente limitato al significato che è deducibile dalle parole, ma che può cambiare a seconda dell’intervento del secondo aspetto relazionale che definisce il primo, come l’esempio fatto sopra il tono di voce, la postura corporale l’atteggiamento corporeo, la mimica facciale,etc… possono completare il messaggio stesso.
  3. La natura di una relazione dipende dalla punteggiatura delle sequenze di comunicazione tra i comunicanti; ogni azione comunicativa influenza ed è influenzata dal comportamento verbale e non verbale dell’interlocutore.
  4. Gli esseri umani comunicano sia con il modulo verbale (numerico) che con quello non verbale (analogico); il linguaggio, in “digitale”, riguarda in genere l’aspetto di contenuto. Le modalità non verbali, invece, riguardano in genere l’aspetto di relazione.
  5. Tutti gli scambi di comunicazione sono simmetrici o complementari; sono simmetrici tra persone che hanno ruoli analoghi, sono invece complementari tra persone che non hanno lo stesso ruolo o lo stesso potere.

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