La rieducazione della scrittura
28/02/2017
Neurofisiologia della Dislessia Evolutiva
28/02/2017

La Dislessia Evolutiva

La Dislessia è un disturbo derivante da un deficit neurologico che impedisce ai soggetti, intellettivamente normodotati, di esercitare l’attività di lettura, ad alta voce, in modo sciolto e scorrevole.

La Dislessia Evolutiva è quel deficit rilevato nella fase evolutiva del bambino, da quando comincia a disegnare e scarabocchiare a casa sino alla fase scolastica, in cui deve apprendere un linguaggio che sia corretto e comprensibile.

La lettura, anche di un testo breve, è per il  Dislessico un lavoro difficoltoso e stressante, egli si stanca facilmente, mantiene con difficoltà la concentrazione, legge lentamente e con errori ripetitivi, sbaglia le pronunce, non completa le parole (soprattutto se finali) e non riesce a mantenere mentalmente la linearità del rigo.

Le caratteristiche principali del dislessico sono le seguenti[1]:

– può leggere un brano correttamente e non cogliere il significato

– può avere grosse difficoltà con le cifre (tabelline), la notazione musicale o qualsiasi cosa che si esprime attraverso dei simboli da interpretare

– può avere difficoltà nella sola lettura o sola scrittura od entrambe

– può avere difficoltà nella lettura e scrittura di lingue straniere (sopratutto quelle che sono fatte da simboli complessi o sillabe con  più lettere il cui suono fonetico può apparire diverso a seconda del contesto letterale)

– può scrivere una parola due volte nella stessa frase od ometterla

– può avere difficoltà nella memorizzazione di termini specifici non di uso comune

– può avere difficoltà nelle materie scolastiche in cui determinate è la lettura

– non è in grado di prendere gli appunti perché non è in grado di ascoltare e contemporaneamente scrivere

– quando si distrae ha grosse difficoltà a ritrovare il punto.

Nel Manuale di “Psicologia Scientifica”, Renzo Canestrari e Antonio Godino definiscono la Dislessia Evolutiva come un “disturbo del linguaggio scritto caratterizzato da una capacità di lettura sostanzialmente al di sotto di quanto ci si dovrebbe aspettare considerando l’età anagrafica del soggetto, la valutazione psicometrica dell’intelligenza ed un’educazione scolastica adeguata all’età.”[2]

Gli autori evidenziano come la Dislessia Evolutiva possa essere di due tipi:

Dislessia Acquisita, da riferimento ad un disturbo di lettura conseguente ad un danno cerebrale in una persona in cui prima dell’evento dannoso le abilità di lettura erano del tutto normali, evento che può quindi verificarsi anche durante la fase adulta;

Dislessia Evolutiva, con riferimento alle persona che non hanno mai imparato a leggere correttamente, si riscontra solitamente nel bambino che presenta serie difficoltà di apprendimento già nei primi anni della scuola primaria.

Il Manuale Diagnostico DSM-IV per poter formulare una diagnosi di DE ritiene che debbano sussistente le seguenti condizioni [3]:

– il livello raggiunto nella lettura, misurato ai test standardizzati somministrati individualmente sulla precisione, sulla velocità o sulla comprensione della lettura, sia sostanzialmente al di sotto di quanto previsto in base all’età cronologica del soggetto, alla valutazione psicometrica dell’intelligenza e a un’istruzione adeguata all’età;

l’anomalia descritta interferisce in modo significativo con l’apprendimento scolastico o con le attività quotidiane che richiedono capacità di lettura;

– qualora fosse presente un deficit sensoriale le difficoltà di lettura devono andare al di là di quelle solitamente associate al deficit sensoriale in questione.

Tali parametri presuppongono che al soggetto sia stata fornita un’adeguata preparazione scolastica ed assistenza nell’insegnamento, che viva in un ambito famigliare e culturale normale, che il suo quoziente intellettivo risulti nella media, tenuto conto di istruzione e maturazione fisica, e che non presenti altri deficit od anomalie psicofisiche tali da incidere sulla capacità di lettura e che quindi presuppongono ulteriori anomalie genetiche o inabilità.

Diversamente, tutte le condizioni sopra elencate in negativo od assenza possono essere tali da creare dei disturbi comportamentali e cognitivi che si esprimono anche nella difficoltà di eseguire dei compiti scolastici e nel prestare attenzione alle lezioni.

Neil R. Carlson, nel suo manuale “Fisiologia del Comportamento” formula una ulteriore diversa distinzione del tipo di Dislessia Evolutiva, distinguendo una Dislessia Superficiale, una Dislessia Fonologica ed una Dislessia Diretta[4].

La Dislessia Superficiale è un deficit di lettura globale che si manifesta quando le persone commettono errori che riguardano l’aspetto visivo della parola, errori sulla pronuncia, ma non relativi al significato delle parole e dell’intero cotesto letterale; per superare tale deficit i soggetti ricorrono alla sillabazione concedendosi più tempo per pensare e riflettere sul significato della parola.

Nella Dislessia Fonologica i soggetti possono leggere nella globalità il testo, non riescono, invece, a sillabare le parole, inoltre leggono con più facilità le parole che fanno parte del linguaggio famigliare e noto, non riescono a leggere e decodificare le parole nuove o insolite, in tale forma di dislessia il lettore può acquisire una capacità di lettura fluente e rapida nei testi noti, difficoltosa rimane invece la lettura dei testi nuovi.

Nella Dislessia Diretta è integra la capacità di lettura di un testo, risulta invece deficitaria la comprensione dello stesso, cioè riescono a leggere le parole ma non sono in grado di dare un significato a quello che hanno appena detto.

Alcuni autori inseriscono una quarta categoria di Dislessia Evolutiva parlando della Dislessia Profonda quando è caratterizzata da errori di lettura in cui il soggetto legge una parola al posto di un’altra semanticamente associata alla prima. Il soggetto non si accorge dell’errore in quanto non modifica il significato di ciò che intendeva dire all’ascoltatore, nella sua mente la frase viene formulata correttamente. [5]

Cesare Cornoldi, infine, differenzia tre tipi di Dislessia Evolutiva parlando di DE Disfonetica rispetto alla difficoltà con una base meramente linguistica-fonologica, dalla DE Diseidetica che riguarda una disfunzionalità della mera funzione visiva-ortografica (con un deficit visivo che incide), ed una terza categoria definita Mista in quanto racchiude entrambi gli aspetti linguistico e visivo deficitari.[6]

Il Cornoldi avvalora l’approccio che viene denominato “neurocostruttivista” che riconosce l’importanza dei fattori biologici ma ritiene rilevante il processo che ha portato allo sviluppo, che ha inciso sulla crescita ed educazione del bambino.

Se esso è positivo e costruttivo può indurre lo scolaro ad acquisire strategie comportamentali attraverso le quali compensare il deficit e quindi superarlo, ottenendo comunque una soddisfazione nell’ambito sociale e professionale.[7]

Merita attenzione la precisazione fornita da alcuni studiosi secondi i quali il deficit di Dislessia Evolutiva ha un’incidenza maggiore e si manifesta in forme più gravi e più frequentemente nei Paesi con lingua “opaca”  (con scarsa corrispondenza tra lettere e suoni, così l’inglese, francese, danese e portoghese) rispetto ai Paesi in cui la lingua è “trasperente” (vi è più stretta corrispondenza tra lettere e suoni, ed ogni lettera o sillaba corrisponde ad un fonema riconoscibile come per il greco, tedesco e italiano). [8]

[1] Tratto dallo studio specifico di Vigliotti Angelo, pediatra psicoterapeuta e grafologo: Grafologia e disturbi di apprendimento, pubblicato sulla rivista Neuroscienze, dal sito http://www.neuroscienze.net/

wp-content/uploads/2014/08/Grafologia-e-disturbi-dellapprendimento.pdf, pag,. 3.

[2] Definizione tratta dal manuale di Canestrari Renzo e Godino Antonio, La psicologia scientifica, Clueb, Bologna 2007, pag. 530.

[3] Canestrari e Godino, ibidem, pag. 531.

[4] Neil R. Carlson, Fisiologia del Comportamento, Piccin, Padova 2014, pag. 503-509.

[5] Studio tratto dal manuale di Breedlove S. Marc, Rosenzweig Marc R. e Watson Neil V., Psicologia Biologica, Casa Editrice Ambrosiana, Milano 2009, pag. 584.

[6] Cornoldi Cesare, Difficoltà e disturbi dell’apprendimento, Il Mulino, Bologna 2007, pag. 74.

[7] Cornoldi Cesare, ibidem, pag. 55.

[8] Tratto dal manuale di Marcelli Daniel e Cohen David, Psicopatologia del bambino, Edra Masson, Milano 2013, pag. 121.

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