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La dissonanza cognitiva

 

 

Col termina dissonanza cognitiva si intendono delle valutazioni personali, dei pensieri e supposizioni contrastanti, in antitesi tra loro, in palese conflitto logico e questa condizione provoca  confusione nella persona che li affronta in quanto non riesce più a distinguere ciò che è vero e realmente accaduto da ciò che è illusorio e non esiste di fatto o non appartiene come pensiero all’altra persona.

Questo disagio confusionale porta ad un caos mentale, ansia e stress per l’incapacità di risolvere il dubbio, di fare una scelta consapevole e realistica, un disagio di fronte all’esistenza di due idee incompatibili di cui la persona non riesce a distinguere quella veritiera da quella illusoria.

L’unico modo per risolvere tale situazione è fermarsi ed analizzare razionalmente, mettendo insieme i fatti più che le conclusioni ipotetiche o le elucubrazioni mentali, ed arrivare ad una soluzione o risposta che sia il più possibile attinenti alla realtà, ai fatti così come si sono svolti, alle idee ed opinioni che si sono espresse o si sono sentite dire da altri.

Se è un determinato ambiente o una persona a mandarci in confusione non rimane altra soluzione che cambiare l’ambiente e smettere di frequentare quella persona per ritrovare la stabilità e l’equilibrio che avevamo perso.

Tutto ciò avviene non perché non vediamo la realtà ma perché ci fa male vederla, allora si inventano delle scuse delle giustificazioni per tollerare la realtà fatta di desiderio e di illusione.

Questo si verifica soprattutto quando la verità ci farebbe male, ci porterebbe della sofferenza, ci complicherebbe la vita, allora troviamo delle deviazioni che giustificano la nostra cecità.

Un esempio classico lo si trova nella favola della volpe e dell’uva, quest’ultima non riuscendo a raggiungerla e a cibarsene, non volendo ammettere il suo fallimento o l’aver tentato un’impresa impossibile per le sue dimensioni, giustificò il tutto adducendo “che tanto l’uva era acerba” così motivando a se stessa la non riuscita dell’impresa con una realtà sua personale appositamente creata per nascondere la verità.

La volpe per superare il disagio e la vergogna del fallimento si era creta una dissonanza cognitiva, essendo ben consapevole che l’uva era matura, era stato appunto il suo profumo e colore ad attirarla, e una volpe con normale agilità sarebbe riuscita a raccoglierla, ma per giustificare la sua incapacità si era inventata l’illusione falsa di un’uva acerba salvando così il suo ego.

Già in un mio articolo avevo trattato della facilità a credere alle false verità che affrontare quelle vere, ma questo porta inesorabilmente ad essere schiavi delle nostre paure e dei nostri timori, perché inevitabilmente la verità prima o poi verrà a galla e sarà impossibile nasconderla, celarla, mentire per coprirla.

Ed allora il dolore che avremmo incontrato nell’affrontarla subito diventa insostenibile, devastante, delirante, perché su di essa si era basata l’esistenza e determinate scelte, quindi la delusione di aver sbagliato sapendo che conoscevamo la scelta giusta ci fa sentire doppiamente in colpa.

 

 

 

L’incapacità ad arrendersi ad un amore finito

 

La dissonanza cognitiva si verifica molto spesso quando incappiamo in un amore sbagliato e ci ostiniamo ad adattarlo a noi pur essendo consapevoli che non avrà alcuna speranza di sopravvivere, oppure quando non volgiamo vedere gli aspetti negativi di un rapporto per non soffrirne.

Capita quando non si vuole accettare la fine di un rapporto, le umiliazioni ed i disagi che una relazione disfunzionale crea, le offese, le bugie ed i tradimenti che un amore malato può dare, oppure che nasce dall’aveer incontrato una persona affetta da immaturità o incapacità a creare un rapporto, come succede nel caso s’incontri e ci si innamori di un narcisista.

E quando si avvia la fase della manipolazione, della crudeltà, delle falsità e dei tradimenti non troppo celati non si vuol credere a quello che sta succedendo e che si articola con diverse modalità, ma che hanno tutte in comune da una parte una persona che ama solo se stesso e che vi ha illuso il partner di provare la stessa cosa per lui, e dall’altra parte una persona che non si arrende all’idea di essere amata come non mai.

Com’è ben spiegato nell’articolo su come abbandona un narcisista .

Chi si è trovato coinvolto nella relazione con una persona immatura, una bugiardo patologico, un traditore seriale, un narcisista o uno psicopatico con varie sfaccettature di un disturbo di personalità, sa che c’è una fase di negazione della realtà.

E fino a quando questa negazione si protrae non si guarisce dall’amore malato di una persona che non ama ma maltratta, manipola e distrugge, anche più volte perché ha sempre il coraggio di ritornare e la vittima l’incoscienza di credergli e riprenderselo, inventando mille scuse, giustificazioni, entrando in confusione, in totale balia dell’altro.

Questo perché anziché valutare la realtà preferisce una realtà illusoria creata dalla dissociazione.

Alcune vittime rifuggono nella negazione piuttosto che confrontarsi con questa triste realtà, non vogliono separarsi dall’idea vissuta in maniera celestiale, sperano che tutto ritorni come prima, sperano di rivedere il grande amore, quando sono ben consapevoli che il grande amore non è mai esistito.

Eppure quando parli con loro vivono costantemente nel passato e nell’illusione felice che si era creata.

Ad un certo punto, però, l’evidenza di una personalità seriamente disturbata e manipolatoria non può non uscir fuori, esplodendo spesso nel peggiore dei modi, con offese, violenze psicologiche se non addirittura fisiche.

La negazione totale a quel punto non è più possibile: le chiuse della realtà improvvisamente si spalancano e una sfilza di incongruenze, bugie, manipolazioni, critiche e abusi emotivi.

Ma per chi ha amato tanto e di quell’amore ne aveva tanto bisogno, per carenze affettive sottaciute da troppo tempo, persino in quel momento è difficile da accettare, persino le offese non sono più tali, addirittura si fanno avanti i sensi di colpa per non aver provato l’impossibile per recuperare quell’amore tanto atteso e sognato.

Si cercano allora delle spiegazioni senza averne alcune, si cercano delle risposte che non esistono, non esiste un perché di una mente malata in azione e comunque il considerarlo patologico e malato non è mai abbastanza per chi sta soffrendo e non vuole arrendersi all’evidenza.

 

Il Bispensiero di Orwel

 

Il più emblematico romanzo sul lavaggio del cervello lo ritroviamo nel capolavoro di George, 1984, dove viene descritto le modalità di esecuzione e di manipolazione dei regimi totalitari.

George Orwell ha coniato un suo termine per definire questa contraddizione chiamandolo bispensiero (doublethink).

Il bispensiero non è logico, deduttivo e razionale, è soltanto una metrica che fa comodo alla maggioranza per creare una giustificazione a dei comportamenti non ritenuti buoni, onesti e validi,  costituisce un comune meccanismo di difesa nei confronti dell’inganno, della prevaricazione e dell’abuso.

Le vittime delle relazioni con individui disturbati ne fanno uso, anche a solo livello subconscio, per tentare di riconciliare la divergenza tra quanto detto e fatto dai vampiri affettivi o vampiri emotivi che si impadroniscono della vita degli altri.

La negazione può assumere forme diverse: può manifestarsi come il prolungamento della idealizzazione dello psicopatico della fase della seduzione o può spingerci a rovesciare la colpa del fallimento della relazione dal colpevole, e cioè lui, su di noi o altre vittime.

La soluzione più semplice, infatti, è dare la colpa ad altri, né a se stessi, né tantomeno allo psicopatico. E’ molto più facile colpevolizzare qualcuno per cui non hai investito emotivamente rispetto a qualcuno che ami, soprattutto se ancora lo desideri.

Allora le vittime se la prendono con la nuova amante, dimenticando presto che farà la loro stessa fina a favore di qualcun’altra o altro.

Altre vittime continuano a colpevolizzarsi di ciò che non hanno mai fatto, hanno forti sensi di colpa e perdono completamente la stima ed il valore di se stesse.

In presenza di dissonanza cognitiva, la consapevolezza, il vissuto devastante e la conoscenza della psicopatia non sono sufficienti ad evitare la devastazione emotiva.

Si continua a spostare la figura idealizzata e il patetico personaggio nella realtà, una realtà fittizia che porta ad un gioco macabro di incatenamento mentale, un abisso da cui non si vede l’uscita.

Dal momento che si è sotto abuso emotivo e in piena fase di svalutazione, ci si convince che questa sia la realtà, nonostante sappiamo che è la loro patologia a non consentirgli di saper amare e curarsi degli altri.

Ma con il tempo e il no contact la consapevolezza, da razionale, si fa anche emotiva e ci si rende conto che nulla di ciò che hanno vissuto aveva radici ed era vero.

Ma purtroppo questo avviene dopo anni di sofferenza e spesso non ci si risolleva più, rimanendo sempre in attesa dell’amore perduto.

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