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I meccanismi di difesa sono comportamenti appresi durante l’infanzia ed hanno come finalità quello di proteggere, tutelare il soggetto da sensazioni negative, quali il senso di inadeguatezza, di incapacità, di non riuscire a socializzare e relazionarsi in modo adeguato sia con le persone che con l’ambiente circostante.

I meccanismi di difesa, studiati per la prima volta da Sigmund Freud, vennero distinti in primari e secondari.

Appartengono al primo gruppo quelli che si basano su una percezione distorta della realtà e si tratta di informazioni che la mente, per tutelare un eventuale shock che il soggetto non potrebbe sopportare interviene mettendo in atto dei meccanismi a difesa dello stesso.

Le informazioni, relative a fatti od eventi, vengono così by-passate, filtrate o ignorate inconsciamente dalla mente al fine di proteggere la persona dall’impulsività legata alle forti emozioni che potrebbero sopraffare la sua capacità di ragionare e pensare, mandarla in tilt o farla deprimere.

In tal modo la mente preserva la sanità mentale del soggetto e la sua tranquillità tenendolo in sospensione, ma il ricordo rimane acquisito e spesso col tempo, gli effetti possono riaffiorare quando si verificano degli eventi, che per similitudine o connessione, ricordano quello “dimenticato”.

A quel punto tutti i disagi che erano connessi al primo evento possono esplodere e mostrarsi in maniera spesso incomprensibile, ma attraverso una revisione del vissuto il soggetto può ricordare il fattore che ha scatenato l’effetto secondario posticipato.

È il medesimo meccanismo di una bomba carica ma inesplosa, basta un tocco sbagliato per farla esplodere, allo stesso modo accade per i ricordi dimenticati o negati che ad un tratto riemergono con tutta la loro potenza, dolore e frustrazione.

Negando l’evento, il ricordo, il pensiero o il sentimento, la persona si mette al riparo da tutte quelle sensazioni o sentimenti negativi che le procurerebbero un dolore immenso, insopportabile e difficile da superare, negando la sua esistenza e rimandandolo in un angolo nascosto della mente il soggetto può riprendere la sua vita come se nulla di male gli fosse successo.

E’ uno dei meccanismi di difesa più primitivi poiché si riscontra nella prima età infantile, se non addirittura prima nella fase neonatale, quando il bambino percepisce dei bisogni che non  vengono immediatamente soddisfatti, come il bisogno di mangiare quando ha fame, di sentirsi protetto quando ha paura e di sentirsi rassicurato dalla presenza dei genitori.

Quando sarà più grande saranno l’indifferenza e l’incapacità dei genitori a stimolarlo, a dargli un senso di protezione di adeguatezza e di affetto, presente e confortevole, a renderlo insicuro, sensibile e con un senso di vuoto che solo da grande riuscirà comprendere e valutare come carenza affettiva e di considerazione da parte di quei soggetti (i genitori) che invece dovevano rappresentare la sua prima approvazione per entrare con sicurezza nel mondo dei grandi.

Molte persone utilizzano la negazione per evitare di fare contatto con emozioni dolorose o situazioni della vita che producono forte disagio.

E’ la stessa modalità attuata da coloro che avviano delle dipendenze, di qualunque tipo esse siano, in quando sono dirette all’annullamento di condizioni dolorose e frustranti che vengono taciute, dimenticate, accantonate attraverso l’uso di alcool, gioco, droghe, gioco d’azzardo, cibo o video hot e abuso di internet.

 

 

Esempi di negazione tra i più comuni

 

 

Tutti noi mettiamo in atto dei meccanismi di negazione anche senza rendercene conto, quando intervengono determinati eventi che potrebbero sconvolgerci o di cui abbiamo paura, la negazione ci aiuta ad affrontare la paura, anche se non risolve il problema.

Pensiamo ad esempio a tutti quelli che non amano visite mediche e controlli clinici periodici, che sarebbero da fare per puro scopo preventivo e che molte volte sono l’occasione per rivelare lì insorgere di una malattia che se presa in tempo può salvare la vita al soggetto,gli esami periodici quindi sono consigliabili proprio per scoprire in tempo una malattia grave ed intervenire adeguatamente o risolvere velocemente quelle meno gravi.

 Chi ha paura delle visite mediche, dei controlli preventivi adduce mille scuse per non farle, spesso giustificate con la mancanza di tempo o ai troppi impegni, in realtà tali scuse nascondono la paura di scoprire di essere ammalati, di scoprire di essere portatori di una patologia e di rischiare anche la vita.

La paura di ammalarsi e di morire viene maggiormente sentita con l’avanzare dell’età, mentre sembra che durante la giovinezza non sia mai presa in considerazione, i giovani pensano infatti di avere davanti a sé una lunga vita, chi ha una certa età comincia ad essere consapevole che tale vita non sarà poi così lunga e quindi teme il momento in cui scoprirà di essere ammalato e quindi a rischio.

Un altro esempio di negazione è riservato a chi ha delle dipendenza orami croniche che si rifiuta di accettare e riconoscere come tali, come per esempio le dipendenza dalle droghe o dall’alcol, chi soffre di tale dipendenza negherà sempre il problema giustificandosi col fatto di potersi controllare e di potersi fermare quando e come vuole anche se di fatto non si fermerà mai.

Un altro esempio comune di negazione è negare il desiderio di una cosa che ci piace moltissimo ma che non possiamo permetterci. In tale caso la negazione ci risparmia la vergogna del fatto di non avere abbastanza soldi per poter acquistare tutto ciò che vorremmo, condizione che ci farebbe sentire inferiori e diversi dagli altri che se lo possono invece permettere.

Infine la negazione può essere usata per evitare il confronto con gli altri, negando di poter fare una cosa, perché ne abbiamo fobia per esempio o non possiamo per dei dolori fisici che ci ostacolano, creiamo una scusa per non confrontarci con il risultato che gli altri potrebbero raggiungere onde sentirci meno capaci degli altri.

Ancora la negazione può impedirci di osare in determinate scelte professionali per il timore di fallire o di non essere abbastanza bravi da acquisire una certa clientela.

 

 

Differenza tra negazione e rimozione

 

 

La rimozione è un atteggiamento mentale molto simile alla negazione ed interviene per le stesse motivazioni.

Mentre nella negazione il soggetto ha sempre il vago ricordo della sua paura o dell’evento che lo ha spaventato ma cerca di non pensarci, nella rimozione abbiamo il passaggio successivo ed il ricordo viene definitivamente cancellato a livello conscio, mentre permane sempre a livello inconscio.

È come se la mente per impedire di cadere in depressione o di avere delle emozioni troppo forti, intollerabili, che il soggetto non riuscirebbe a gestire se non avendo dei forti shock o traumi da forte stress, si adattasse operando una censura del pensiero e del ricordo in modo tale che rimanga sepolto e non si palesi a livello cosciente.

Quindi la persona non ha più il ricordo in questione ed è come se avesse un black-out mentale, un vuoto mnemonico che non riesce a spiegare.

In tal modo può continuare serenamente la vita di sempre, almeno in apparenza, perché come già specificato anche se la mente protegge il soggetto dalle reazioni intollerabili non può rimuovere definitivamente il fatto che può rimanere dimenticato per tutto il resto della vita ma può anche accadere che un nuovo evento doloroso ne scateni il suo ricordo e quindi la reazione che ad esso si sarebbe verificata a suo tempo.

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