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Fare il manager aziendale e dover gestire una ditta, un settore od una equipe lavorativa non è cosa da poco, non solo per il fatto che occorre avere doti direttoriali e saper organizzare e gestire il proprio lavoro al meglio e con velocità, per dare efficienza all’operato.

Il problema solitamente riguarda la gestione del personale, che essendo una risorsa viva, che prova emozioni, che reagisce agli stati d’animo e che può deprimersi o eccitarsi ma purtroppo non lo fa sempre nella medesima direzione, quella favorevole all’azienda, rende il lavoro del manager non solo un lavoro impegnativo e stressante a livello lavorativo ed organizzativo, ma soprattutto stressante a livello umano.

Gestire del personale, far sì che collabori e si armonizzi perfettamente per massimizzare il risultato è la cosa più difficile che esista, perché devi conoscere ogni soggetto e tale individuo lo devi saper valutare, inserire nell’ambiente adatto, stimolare nel modo adeguato e costantemente motivare.

Sono in pratica le situazioni che spesso portano il manager a stressarsi di più ed avere così delle reazioni sul posto di lavoro, diventando insensibile o dominatore senza possibilità di condivisione, che logorano la persona internamente e che sviluppano una mancata simbiosi coi collaboratori, deleteria per il risultato finale.

In tali situazioni occorre far riferimento alla psicologia del capo, del manager, di colui che ha responsabilità di un gruppo lavorativo che deve pertanto a portare ad un punto tale da ottenere il massimo risultato occupandosene il meno possibile, lasciando cioè che l’equipe, ben istruita, operi da sola.

Situazione idilliaca che non in tutte le aziende si viene a verificare, a tal proposito arriva in aiuto la psicologia del manager

 

La psicologia manageriale

 

La psicologia manageriale è la sfera della scienza psicologica che studia modelli psicologici nel lavoro direttivo e di comando, sia che si tratti di una grossa azienda oppure di un gruppo lavorativo composto da pochi elementi.

Sembra assurdo ma spesso si ottengono le migliori collaborazioni e minor problemi quando il gruppo è grande rispetto a quello costituito da un numero limitato, perché la convivenza tra le persone vissuta in maniera più ristretta porta i soggetti ad entrare maggiormente in confidenza, in conflitto ed in contrasto  tra di loro.

Tale parte della psicologia e del counseling aziendale si occupa di valutare la struttura, le caratteristiche e la specificità delle attività di gestione , i modi per utilizzare gli aspetti psicologici per risolvere vari compiti del gestore.

Nel caso di contingenze e di circostanze impreviste la capacità che viene  in aiuto è quell’abilità chiamata “problem solving”, cioè quella caratteristica che permette al soggetto innanzitutto di non farsi prendere dal panico e di non crearsi stress non solo inutile ma dannoso, e di improntare immediatamente, valutando tutti i fattori e prospettive, l’azione che consente di risolvere il problema il più velocemente possibile con minor danno o disagio alle rimanenti risorse che sono coinvolte, e non si tratta soltanto di risorse economiche, ma anche di tempo, di opportunità lavorative e di guadagni mancati per l’incombenza accaduta.

La complessità del lavoro del manager, in generale, è che ha costantemente bisogno di organizzare e sistematizzare i momenti e le azioni necessarie per il buon funzionamento della società.

Un leader che è ben conosciuto con i principali componenti della struttura psicologica dell’attività ha diversi vantaggi. Per esempio, vede la cosa principale da fare per raggiungere uno o l’altro obiettivo. Egli sa anche quanto sia vicino l’obiettivo e quanto rimane fino al momento in cui viene raggiunto. Un manager esperto può correggere il percorso della soluzione del problema e ottenere il risultato desiderato dal modo più redditizio per l’azienda e per l’azienda.

Per comprendere meglio l’essenza del leader rimando a due miei articoli sull’argomento:

il capo ed il leader agiscono e pensano diversamente

diventare un leader con il counseling.

 

Come si esercita la psicologia del manager

 

La psicologia delle decisioni manageriali comprende i seguenti componenti:

  • dichiarazione di obiettivi comprensibili e compiti da assegnare ad ogni elemento che partecipa all’azienda, ben spiegati perché siano chiari e non ci siano fraintendimenti, a tutti i dipendenti. Ogni membro del personale deve indicare chiaramente quale contributo specifico deve fare per raggiungere un obiettivo comune.
  • La motivazione è qualcosa senza il quale i dipendenti ordinari non si adopereranno per risolvere alcun problema, essi devono essere motivati qualunque sia il lavoro di ognuno ed assolutamente non devono vedere la finalità del manager come quella di arricchirsi sfruttandoli e basta, essi si devono sentire parte del tutto, dell’azienda, della buona resa, dei vantaggi acquisiti.
  • Delegazione dei poteri con assegnazione dei compiti ai vari soggetti e di controllo ad altri, in modo che il lavoro del manager si alleggerisca ed in più vi sia un buon coinvolgimento nella funzione dirigenziale, anche se di fatto non cambia nulla, anche dei sottoposti.
  • Riflessione di ogni azione, ponderata e valutata sotto tutti gli aspetti, pro e contro devono sempre essere messi a confronto per valorizzare una scelta.

La psicologia manageriale ci insegna a creare condizioni per subordinare le componenti principali delle attività del gestore, tali condizioni possono essere espresse sotto forma di requisiti alle competenze del gestore.

Controllo – questo è forse il punto principale, che richiede la gestione psicologica. E è necessario controllare sia l’opera di tutti i dipendenti che le loro attività.

L’obiettivo è una comprensione del peso psicologico degli obiettivi, la capacità di articolare chiaramente e di comunicare correttamente i prossimi obiettivi ai dipendenti, la capacità di pianificare efficacemente le proprie attività e l’introduzione di questa utile competenza nell’impresa.

Motivazione – Idealmente è necessario conoscere la natura e le caratteristiche dei tuoi subordinati, essere consapevoli delle proprie vite, determinare ciò che è interessante a tutti e cosa può disegnare un gruppo di lavoratori.

Dichiarazione del problema – è necessario sapere cosa è necessario per un lavoro fruttuoso, ciò che può essere necessario in futuro e quanto i compiti eseguiti in precedenza hanno contribuito. È inoltre necessario determinare le fasi del lavoro e le loro scadenze, per sapere come l’obiettivo raggiunto è coerente con altri possibili, in quanto si inserisce nel lavoro dell’azienda.

La delegazione comporta il trasferimento di alcune delle autorità ai leader del settore, ma non tutti i poteri possono essere affidati ad altri, pertanto, le attività del gestore richiedono un’ampia base di conoscenze e competenze e il loro miglioramento continuo.

Il ruolo del manager, di per sé molto difficile, deve essere riconsiderato alla luce della funzione strategica che, come si è visto, le politiche di incentivazione assumono nel processo motivazionale.

Il manager, infatti, è la persona responsabile di un risultato rispetto al quale non ha un rapporto diretto, ma mediato attraverso altre risorse (persone e strumenti), gli si richiede quindi un’alta attitudine leaderistica e motivante, indispensabile per infondere forza al mandato organizzativo ed ai collaboratori che lo devono condividere.

A tal proposito vi chiedo di leggere gli articoli sopra indicati col link per un approfondimento della possibilità di essere un leader più che un capo, con tutti i vantaggi che ne conseguono per tutti.

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