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Il foglio non è solo la pagina su cui scriviamo ma è la rappresentazione simbolica del nostro spazio vitale e di come lo gestiamo o lo organizziamo, di come ne subiamo l’influenza o di come lo sappiamo dominare.

L’uso dello spazio sul foglio è l’immagine e l’essenza di come siamo come ci poniamo nei confronti della vita e degli altri, di come ci presentiamo ad essi e cosa proviamo quando lo facciamo.

Per spazio in senso specifico si intende la modalità di occupazione del foglio su cui è steso il testo, ed è uno degli elementi del grafismo più importanti da analizzare una scrittura ed il primo passo per comprendere un aspetto prioritario della personalità, del carattere e delle caratteristiche consce ed inconsce di un soggetto.

In pratica in base a come esso si sente e come si vede dipenderà il modo con cui occupa lo spazio del foglio mentre scrive.

Lo spazio, dunque, rappresenta un atto sociale di presentazione di se stessi, sia di come la persona agisce verso gli altri e di come si sente in determinati ambienti, cioè se si sente adeguatamente inserita oppure frustrata e quindi insofferente e a disagio.

Lo spazio rappresenta dunque la capacità più o meno determinata o complessata o problematica del soggetto nella sua presentazione nella società e del rapporto con essa e con gli altri e l’ambiente che lo circonda.

Maggiori sono le difficoltà e disagi con più lo scrivente attuerà due metodi, opposti tra loro ma uniti nella finalità, di contrastare la presenza degli altri e la difficoltà ad affrontare l’esterno.

Il primo metodo è quello di racchiudersi in sé concentrando lo scritto nella parte centrale del foglio e addensandolo tanto da non lasciare spazio, creando l’effetto chiamato insulare.

 

La relazione spazio – personalità

 

Il modo con cui viene gestito lo spazio del foglio da parte dello scrivente rappresenta il suo modo di gestisce e valutare il rapporto fra se stesso e gli altri, fra se stesso e l’ambiente circostanze, tra se stesso ed il mondo rappresentato sia dal suo passato (che può lasciare delle tracce o dei dolori mai dimenticati) ed anche di come si pone verso il futuro.

Inoltre la gestione di tale spazio è la dimostrazione di quanto sia ottimista nella realizzazione dei suoi progetti, quale stima ha di se stesso, come si considera capace ed adeguato nell’affrontare qualunque situazione, quali disagi palesa con gli altri ed in determinate situazioni.

Tale considerazione è stata ampiamente analizzata negli articoli dedicati al significato psicologico dell’uso dello spazio e dei margini ed anche il significato che ne riconduceva lo studioso Max Pulver nel definire la sua teoria, tutt’oggi valida, del simbolismo spaziale e i suoi significati intrinseci ed inconsci dello scrittore che se ne possono desumere.

Il tipo d’impostazione spaziale e formale consentirà di acquisire tutte le informazioni sulla personalità dello scrivente, sul suo Io personale, privato e sociale.

La scrittura potrà dunque essere redatta in modo ordinato o disordinato, ampia e riempitiva dello spazio in modo dilatato oppure ristretta e concentrata senza poco spazio tra le righe e tra le parole, rigidamente impostata, dritta ed eccessivamente pedante nella sua regolarità, oppure creativa, diseguale, confusa; ma esiste anche il tipo di scrittura insulare in quanto a prima vista ricorda proprio un’isola sperduta in mezzo al mare, un mare che la circonda e che la delimita.

Tale delimitazione riconduce alla costrizione, alla reclusione, castrazione e abnegazione che vive la persona nel momento stesso in cui si isola da tutto e così facendo si protegge anche da tutto ciò che le può far male, mettere a disagio, creare ansia o paura.

L’isolamento è un meccanismo difensivo che la persona attua consciamente, ma spesso anche inconsciamente, per proteggersi da ciò che teme, che è frustrante oltre ogni sopportabile limite e ciò che crea disagio non facilmente gestibile, negando la situazione che induce tali fattori la persona elimina o rifugge da situazioni difficili da gestire o che non sa gestire ma sa che le sono fortemente contrarie e negative.

Di seguito un’immagine che evidenzia la parte centrale del foglio dove si concentra la scrittura di questo tipo, infatti se dovessimo dividere il foglio nelle quattro zone che indicano le direzioni  e la scrittura viene elaborata al centro, solitamente cercando di mantenere lo stesso margine di distanza tra tutti i margini in modo da distanziarsi da essi, e da ciò che rappresentano psicologicamente, in egual modo, proprio come il disegno del cerchio rosso che segue.

 

 

 

 

Scrittura concentrata ma non insulare

 

Se lo scritto, pur mantenendo quella concentrazione su se stesso, con un assembramento serrato delle parole e delle righe tra loro in modo da creare un blocco unito, con una chiusura verso l’esterno e la concentrazione eccessiva e rigorosa verso l’interno, caratteristico della scrittura insulare, dovesse essere invece vergato vicino ad uno dei margini non può più definirsi di tipo insulare puro, ma pur avendone le medesime caratteristiche la vicinanza ad un determinato margine corrisponde ad un particolare significato psicologico legato al simbolismo spaziale che il margine stesso rappresenta e quindi da tale vicinanza condizionato.

Per esempio uno scritto vergato tutto a sinistra denoterebbe un eccessivo attaccamento al passato, soprattutto quello vissuto durante l’infanzia, alla famiglia di origine ed all’incapacità della persona di prendere distanza, indipendenza ed una sana autonomia.

La simbiosi familiare è comoda e rassicurante, se non addirittura conveniente, ma impedisce una sana maturazione del soggetto ed una suo personale sviluppo individuale, diverso e separato dai desideri della famiglia o dalle scelte da loro imposte.

Un condizionamento che ricade inevitabilmente sui rapporti relazionali e con la capacità di adattamento e di arrangiamento che dovrebbe avere una persona matura ed indipendente.

La vicinanza al margine sinistro può anche significare un attaccamento viscerale a volte morboso alla madre, volendo mantenere sia il ricordo che le sensazione della protezione e del calore materno, il desiderio di quando si era piccoli e c si rifugiava tra le sue braccia protettive ed amorose.

I soggetti che hanno il desiderio o il bisogno di mantenere tale legame, senza mai recidere del tutto il cordone ombelicale che simbolicamente rappresenta una dipendenza affettiva ma anche fisica dalla madre, sono persone che vogliono rimanere bambini, temono le responsabilità, temono e sentono ansia ogni volta che devono affrontare qualcosa da soli o fare delle scelte personali senza il suggerimento del genitore o della famiglia, hanno il timore di rimanere da soli e quindi mantengono questo legame mentale anche quando i genitori non ci sono più comportandosi come se la loro madre fosse ancora presente, infatti rivolgono a lei idealmente ogni pensiero, domanda o richiesta di aiuto come se fosse ancora accanto a loro a proteggerli e prendersi cura di loro.

Spesso tale simbiosi mentale nasconde la negazione della mancanza del genitore, cioè si rifiutano di accettare la perdita e di superare il lutto, pertanto mantenendo vivo il ricordo in realtà continuano a mantenere viva la loro dipendenza affettiva dalla madre.

Se il testo è vergato vicino al margine destro denota un totale distacco, invece, dalla famiglia e dal vissuto, quindi una forte volontà di indipendenza e di autorealizzazione, associato al grande desiderio di costruirsi un futuro con le sole proprie forze ma ambizioso e riscattante di un passato non altrettanto soddisfacente.

Infatti la distanza col margine sinistro rappresenta anche un vissuto doloroso da cui la persona si vuole riscattare, troncando ricordi e mettendo distanza, indipendentemente dall’esistenza ancora in vita dei genitori.

Questo atteggiamento deriva da un vissuto doloroso, traumatico e pieno di brutti ricordi da cui la persona cerca di liberarsi proprio con uno spazio vuoto ed incompleto, così com’è stato il rapporto genitoriale.

Se lo scritto concentrato è vergato appiccicato al margine superiore denota l’incapacità della persona di staccarsi dalle regole famigliari ricevute con una forma educativa piuttosto rigida e che non lasciavano spazio ad uno sviluppo personale dello scrivente, ciò si è riversato anche nell’ambiente e nell’ambito lavorativo dove sarà un perfetto esecutore di ogni ordine o regola imposta, tralasciando ogni sua personalizzazione.

Sarà pertanto una persona ligia ed attenta osservatrice di tutte le norme, anche quelle determinate dalla prassi o dalle consuetudini sociali dell’ambiente che frequenta, senza mai considerare il fatto che possano essere adatte o giuste per lui.

Il suo adeguamento è la ricerca di un riferimento di certezza e di sicurezza che non trova in se stesso e che non è capace di ricercare da solo, quindi fa affidamento sulle scelte e le decisioni fatte e preordinate da altri, col pensiero che se quasi tutti si adeguano è perché sono valide ed efficaci, senza porsi alcun dubbio e senza criticarle.

Sarà dunque una persona che si farà fortemente condizionare dagli altri, soprattutto da coloro che si dimostrano dei leader ed hanno carattere e potere dominante.

Se è invece vergato con maggiore prossimità al margine inferiore significa che la parte superiore, riferita ai ricordi, ai pensieri, ai desideri, è incolmabile a causa di una incapacità di affrontare la vita da soli.

A differenza di chi si appiccica al margine superiore che crede fermamente di seguire le regole perché le ritiene giuste ed adeguate, rassicurando così la propria coscienza, chi si stacca ne sente invece il peso, la dominanza, il desiderio di evadere e di riscattarsi rendendosi libero, comportamento che non riesce a realizzare da solo, quindi da oppresso e da persona condizionata avrà un vissuto frustrante e insofferente ma a cui non riesce a porre rimedio con delle decisioni personali drastiche e definitive per la propria realizzazione.

La sua coscienza invece lo farà sentire inadeguato e incapace di realizzarsi nei suoi intenti, sarà pieno di dubbi, di insicurezze, di senso di inadeguatezza, con poca stima di se stesso ed ipercritico verso se stesso, mentre vedrà negli altri tutto ciò che egli non è in grado di vedere in se stesso.

 

Le caratteristiche della scrittura insulare

 

La scrittura insulare si riconosce subito perché lascia grandi spazi intorno ad esse e tutti i margini (superiore, inferiore, sinistro e destro) sono ampi, eccessivi e costrittivi dello scritto che viene relegato al centro del foglio.

Di seguito alcuni esempi

Le scritture che seguono sono quelle del poeta Salvatore Quasimodo [1] redatte nel periodo in cui era in esilio volontario, ed il suo sentirsi al centro d un mondo da cui desiderava isolarsi di fatto lo rendeva un’isola distante da tutto ciò che lo circondava.

 

 

 

 

Un altro esempio sempre della scrittura insulare di Quasimodo lo possiamo notare nell’immagine che segue, dove l’isolamento appare più evidente e limitante il senso di libertà e forzante il senso di privazione patito dal poeta. [2]

 

 


[1] Immagine tratta dal sito: http://www.arigrafcatania.it/content/entrando-casa-quasimodo%E2%80%A6

[2] Immagine tratta dal sito: http://www.arc1.uniroma1.it/saggio/FromMyDesk/Quasi/index.Htm

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