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Riporto una frase storica e pregna di significato detta dalla grandissima Anna Magnani durante le riprese del film di Pasolini ”Mamma Roma”, al momento del trucco per una scena disse:“Lasciamele tutte le rughe, non me ne togliere nemmeno una, che ci ho messo una vita a farmele!”.

Anna Magnani non rincorreva l’ideale di bellezza fisica esteriore e stereotipata, ella voleva essere solo un’attrice ed una donna ed è diventata una grande attrice ed una donna indimenticabile per sempre.

Il suo segreto stava proprio lì, nel non voler seguire il gruppo delle bellone senza cervello e non voleva nemmeno rinunciare alla sua romanicità, perché era come rinnegare se stessa e la sua terra che amava.

Non c’è dubbio che fosse una donna con un carattere forte e deciso ed è ciò che vedere guardando le sue foto così espressive così piene di vita  e di ardore, così umane.

Anche se appare spettinata rimane in lei qualcosa di regale, di fiero, di indomito.

 

La bellezza a tutti i costi

 

L’ossessione dei tempi moderni è quella della bellezza estetica a tutti i costi seguendo modelli spesso irraggiungibili per la maggior parte delle persone comuni.

La società contemporanea si basa su modelli spesso superficiali ed effimeri; quali il successo senza scrupoli, la realizzazione dei propri obiettivi con il minor dispendio di energie e la perfezione estetica al di sopra di ogni altra componente della personalità umana.

I media offrono dei modelli spesso irraggiungibili, dove la bellezza del corpo diventa culto e tutti quelli che non ce l’hanno sono esclusi; conformarsi a questi parametri estetici è diventata una delle ossessioni dei nostri giorni che colpisce maggiormente le nuove generazioni, interessate più che nel passato alla cura maniacale dell’aspetto fisico.

Un fenomeno che non riguarda soltanto le donne, pure gli uomini sono entrati in questa mentalità fatta di ritocchi, cremine, cerette, chirurgia estetica, con il risultato di aver aumentato in modo esponenziale il numero di narcisisti, degli edonisti e di coloro che hanno il culto del corpo anziché il valore di se stessi.

Tutti intenti ad ammirare la propria immagine allo specchio a fare selfie e a renderli pubblici sui social per appagare quella loro smania di rivalsa, desiderio di essere ammirati e considerati nel modo più effimero ed illusorio che esista perché viene da un mondo, quello dei social, che non ha nulla di spontaneo, di naturale, di vero.

Quello che colpisce maggiormente è il  fenomeno secondo il quale sempre più ragazze e ragazzi come regalo per i diciotto anni chiedono un intervento di chirurgia plastica, (alcuni lo ottengono anche prima della maggiore età) non pensando all’effetto deleterio che il modificare il proprio aspetto solo per motivi estetici può significare sulla psiche di un giovane che non riuscirà mai ad accettarsi ed amarsi per quello che è.

Lo fanno per colmare delle insicurezze dovute al senso di non accettazione all’interno del gruppo dei pari o per conformarsi ad un modello “vincente”, oppure quel mancato riconoscimento e cura adeguata che non hanno ricevuto in famiglia.

Ma la ricerca ossessiva del corpo magro e perfetto è soltanto un palliativo e non cancellerà mai l’insicurezza e la non accettazione che cresce dentro di se e che ad ogni ritocco diminuisce sino a scomparire.

Così la persona non ritrova più se stessa ma cerca di raggiungere un ideale immaginario distaccandosi completamente da quella che è la sua vera natura e realtà.

Ciò che fa riflettere è che i “difetti” che vengono corretti spesso non esistono o non sono particolarmente eclatanti e meritevoli di intervento chirurgico, ma soprattutto possono essere il segno del tempo che comunque non si può cancellare, sono tutte semplicemente piccole imperfezioni che rendono ognuno unico e diverso.

Eppure c’è il dilagare nel rifiuto di se stessi per ricorrere la ricerca di qualcosa di perfetto che non esiste, col risultato di trasformarsi in mostri deformi.

Le persone esteriormente piacenti dimenticano che sono spesso come un pacco regalo appariscente ed invitante che, una volta aperto, delude.

Diversamente se una persona al posto della sola bellezza estetica ha fascino risulterà molto più accattivante ed interessante agli occhi di chi la circonda e stimolerà l’effettivo interesse, il desiderio della conoscenza e una vera ammirazione per la persona che si trovano davanti, non l’impersonificazione mal riuscita di un canone illusorio.

Perché le donne ed uomini bellissimi che vediamo sono spesso l’effetto di una serie di trucchi ed ritocchi fotografici che rendono bello ciò che in realtà non è poi così perfetto.

Avete mai avuto l’occasione di incontrare un bellissimo o una bellissima dal vivo? Pur ben vestita truccata e magari anche parruccata non è poi così bella come ce l’aspettavamo.

Non è forse questo il chiaro esempio lampante che la perfezione non esiste nemmeno nei vip che adoriamo perché ci ostiniamo tanto a volerla per noi?

 

La cura eccessiva è un’aggressione verso se stesse

 

Concentrarsi eccessivamente sull’aspetto fisico tanto da trasformare le imperfezioni in difetti inaccettabili è dunque un modo come un altro per spostare l’attenzione da ciò che conta realmente (la vita interiore) verso qualcosa che pensiamo di poter “correggere” senza troppe fatiche, almeno da parte nostra; sarà il chirurgo o l’estetista di turno ad occuparsene.

Peccato però che certe soluzioni non siano mai definitive e, in breve tempo, ci si ritrovi ad accanirsi su qualche altra imperfezione in una giostra senza fine che produce spesso risultati grotteschi, come sono tutte le persone eccessivamente “rifatte”.

Ma non è tutto: restare in superficie, illude di non dover fare mai i conti con quel che davvero ci turba nel profondo, quel senso d’inadeguatezza che ovviamente la chirurgia non può curare.

In questo senso, non si può trascurare il fatto che agire con un bisturi per alterare il proprio aspetto corrisponda, salvo nei casi di dismorfismi imbarazzanti, a una vera aggressione contro se stessi.

In questo caso, gli interventi esterni rimandano metaforicamente a un desiderio di correzione che ha come oggetto le proprie parti interne (mancanze, difetti, fragilità), con una doppia valenza: punitiva e risolutiva.

Non per niente, chi fatica a focalizzare il cuore del problema e continua a ricorrere ai professionisti dell’estetica non sembra esserne mai pago.

 

Cambia il punto di vista… su di te!

 

In molti casi, il risultato è tutt’altro che incoraggiante, non solo perché le “migliorie” sperate, a cose fatte, lasciano spesso delusi ma soprattutto perché si finisce per aderire a uno stereotipo di bellezza omologato e innaturale che invece di arricchire priva il proprio aspetto dei connotati più singolari, tratti e fattezze che lo rendevano unico e, per tanto, speciale.

Il viso di una persona, ancora più del corpo, racconta di lei e della sue storia; cancellarne le rughe o alterarne l’espressione equivale a negare interi vissuti.

Curiosamente, poi, la bellezza non risponde a una legge uguale per tutti.

La forma del naso o il taglio degli occhi non hanno lo stesso impatto su due diverse fisionomie e il desiderio di imitazione finisce spesso per tradursi in una brutta copia dell’originale.

Labbra gonfie, zigomi plastificati, occhi inespressivi, risultati di tanta costosa chirurgia, sembrano fatti apposta per ricordare a chi li osserva che la natura difficilmente può essere superata e gli interventi, anche i meglio eseguiti, si notano inevitabilmente.

Eppure, basterebbe adoperarsi per cambiare prospettiva, rivolgendo lo sguardo al proprio mondo interno, per accorgersi che ciò che ci spaventa, ci turba o ci imbarazza non ha nulla a che vedere con l’aspetto esteriore.

A richiedere attenzione sono aspetti nascosti e spesso negati che aspettano soltanto di essere ascoltati per tornare a liberare la loro energia.

Arrivare a riconoscerli è il primo passo per riuscire ad accettarli e, successivamente, valorizzarli, in questo modo, anche la paura di invecchiare svanirà naturalmente.

Impariamo ad amarci per come siamo anche coi nostri piccoli difetti o particolarità che ci differenziano dagli altri e ci rendono unici, speciali, indimenticabili per qualcosa.

Le persone create in laboratorio sembrano uscite da uno stampo: sono tutte o tutti uguali, con gli stessi interventi e manipolazioni, non val la pena invece di essere naturali e diversi da tutti?

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