L’alcolismo e la giostra delle finzioni

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Nel mio articolo dedicato all’alcolismo ho elencato le mille problematiche e conseguenze che crea l’abuso di alcol sulla persona, sia fisiologiche che relazionali, e le malattie, le deficienze che ne possono derivare, compreso l’isolamento, l’incapacità a relazionarsi anche coi famigliari ed una condizione di disadattamento  totale sociale ma anche con se stessi in prima persona.

Eppure gli effetti dell’alcol sono noti a tutti, ma sembra che l’effetto di poter alterare il proprio stato mentale al fine di staccarsi completamente dalla realtà sia prioritario e più importante di qualunque conseguenza catastrofica.

Trattando di un argomento così delicato non ho resistito dal riprodurre un famoso quadro intitolato “L’Assenzio” del famoso pittore francese Edgar Degas.

 

In esso è rappresentato il degrado vissuto dall’alcolista nella sua espressione più ampia e comprensiva dei disagi personali che comporta

I due soggetti raffigurati sono assuefatti dal consumo di assenzio, un distillato ad alta gradazione alcolica.

Degas mette i evidenzia l’intorpidimento della coppia, consumata dall’effetto del distillato e ne sottolinea l’isolamento e l’emarginazione spostando i soggetti quasi in disparte sulla superficie pittorica, che risulta per metà vuota.

Pur essendo seduti vicini, i personaggi sembrano lontanissimi fra loro con lo sguardo perso nel vuoto, quasi che Degas volesse rappresentare una coppia di estranei, come in realtà essi sono l’uno per l’altro a causa della loro condizione di alcolisti patologici.

Rappresentano due solitudini che non si incontrano, nemmeno con lo sguardo, anche l’atmosfera dà un senso di oppressione e di pesantezza.

I soggetti sembrano quasi due estranei tra di loro ed estranei anche a tutto ciò che gli può capitare attorno.

Ed è questo l’effetto che porta il consumo protratto di questa sostanza: l’estraneità da tutto e da tutti come se nulla riuscisse a smuoverli a creare interessi, sono come mummie imprigionate dal vuoto che si è creato dentro e fuori di loro

L’alcol non è altro che un’illusione, l’illusione della persona che pensa di star meglio e di riuscire quasi ad affrontare i  propri problemi.

Nell’alcolismo si parla di giostra di finzioni per indicare proprio la falsità e l’irrealtà, l’illusione che sta alla base di tutte le dinamiche relazionali che caratterizzano questo tipo di famiglie che tendono a perpetuarsi tra le generazioni.

Quando parliamo di alcolismo, devono essere presi in considerazione due parti di uno stesso mondo: il soggetto che presenta il problema con l’alcol e la famiglia di origine o appartenenza del soggetto stesso.

Il contesto familiare ha una doppia valenza significativa: se da una parte molti psicoanalisti, e non solo, hanno dedicato riflessioni sulle cause dell’alcolismo per i quali una famiglia di alcolisti crea delle condizioni altamente rischiose perché anche i figli diventino a loro volta dei futuri alcolisti; dall’altra parte la famiglia o il nucleo familiare essenziale ha un valore strettamente terapeutico in quanto in molte associazioni, che si occupano di queste tematiche, la famiglia è considerata parte integrante del percorso riabilitativo, allo stesso livello di chi ha il problema, in quanto seri conflitti e profonde disfunzioni tra i ruoli nelle famiglie di alcolisti inducono a considerare malata l’intera famiglia, poiché la malattia di un singolo viene in qualche modo assunta come polo strutturante delle dinamiche relazionali intrinseche della convivenza.

Infatti il recupero dell’alcolista è possibile soltanto quanto intorno a lui c’è una rete di sostegno e di assistenza continua e costante, meglio se rappresentata dalla famiglia perché essa emana amore, affetto, complicità ed una serenità che nessun assistente potrebbe creare.

 

 

Le conseguenze dell’alcolismo sulla famiglia e sugli amici

 

Le conseguenze dell’alcolista sulla famiglia e amici dipendono molto dal tipo di relazione che è presente a prescindere dal problema, di solito le persone più emotivamente e affettivamente vicine agli alcolisti sono quelle che risentono maggiormente delle conseguenze del problema.

La realtà predominante e frustrante di questo quadro è che chiunque sia intorno all’alcolista, vivrà giorno per giorno inevitabilmente sempre la stessa dinamica: l’impossibilità di smettere al posto suo, anzi, più la famiglia o amici tenteranno di indurre alla cessazione o al riconoscimento di un bisogno di aiuto, più il soggetto negherà sia l’etichetta che gli è stata imposta e il riconoscimento di un problema.

Negare il  problema per gli alcolisti è la più grande forma di auto-difesa: questa permette al malato di allontanarsi sempre di più dalla realtà e dalla presa di coscienza.

La mancanza di lucidità comporta ad una non presa di coscienza del problema da parte dell’alcolista e quindi la sua non accettazione, vi sono tanti modi di negare e i più caratteristici in possono essere dare la colpa agli altri o inventare scuse su scuse.

Se spesso si notano quadri ben chiari dove i famigliari sani da una parte spronano il parente a trovare una soluzione, altrettanto spesso possiamo trovarci di fronte a quadri dove sono i famigliari che cullano la persona cara nella sua dipendenza: alcune volte sono i famigliari a non rendersi conto che ci sia un problema oppure iniziano ad avere comportamenti attraverso i quali possono rendere la situazione più vivibile e meno frustrante, come per esempio accollarsi responsabilità di non propria competenza oppure giustificare qualsiasi comportamento fuori dalla norma; si attua ovvero un meccanismo quasi di protezione, che però altro non fa che peggiorare la situazione.

La psicologia ci insegna che la prima formazione della personalità e del senso morale avviene attraverso la famiglia, nello specifico per gli autori della teoria dell’attaccamento, la relazione madre-bambino è cruciale per lo sviluppo di una teoria della mente e per le future relazioni e per un senso coeso di Sé, lo stile di vita dei genitori e l’educazione impartita giocano un ruolo assolutamente fondamentale.

Quando la presenza di un membro della famiglia presenta una dipendenza con l’alcol, l’equilibrio della famiglia può essere incrinato, e i figli possono risentire nell’immediato ed anche nel futuro della situazione.

 

Famiglie a rischio

 

Ci sono fattori patogeni individuati nelle famiglie a rischio: disagio coniugale manifesto, fuga delle responsabilità, mancanza di cooperazione familiare, espressione ostentata degli affetti, inversione dei ruoli nella coppia coniugale, isolamento fisico fra i membri della famiglia, conformismo e rigidità dell’ambiente familiare anche nei momenti di minore conflittualità.

I bambini che nascono in questi ambienti si trovano a confrontarsi con genitori carenti e poco sufficienti nel rispondere alle cure del figlio stesso, specialmente se quest’ultimo ha esigenze particolari.

Nel suo sviluppo il bambino risentirà del mancato appoggio funzionale e potrebbe così sviluppare carenze evolutive che lo porterebbero inevitabilmente verso pessime capacità relazionali e pessime conoscenza psicologica di se stesso.

Oppure accade spesso di essere di fronte a situazioni familiari che sono ben diverse, in cui per esempio troviamo un genitore o partner alcolista: alcolista e partner non riescono a mantenere il ruolo di marito/moglie o genitore, il partner sano è sempre più presente ed efficiente in tutti i campi della vita quotidiana, tutte le responsabilità sono a suo carico e la sua vita diventa così routinaria.

Dall’altra parte il compagno/a alcolista si sente sempre più frustrato e il peso della situazione lo induce maggiormente a bere e peggiorare sempre più.

La coppia è così inesistente e l’eventuale presenza di un figlio comporterebbe una maggiore inclinazione del sistema famigliare, la comunicazione esisterebbe esclusivamente per il canale dell’alcol, che diventa l’unico argomento di conversazione.

La famiglia vive così all’interno di un vero universo alcolico ed un bambino in questo sistema relazionale carente potrebbe sviluppare una personalità passivo aggressiva oppure andare incontro a quella che può essere definita una crescita prematura, in cui spesso è un figlio a prendersi responsabilità che non sono proprie per la sua età o ancora potrebbe sviluppare comportamenti non adeguati come aggressivi, impulsivi e con scarso rendimento scolastico.

Potrebbero anche avere difficoltà in futuro ad  avere una vita equilibrata e sana, con incapacità a relazionarsi con gli altri ed a stabilire dei rapporti solidi basati sulla fiducia e soprattutto con persone che non siano già alcoliste.

Perché purtroppo l’apprendere determinate dinamiche che rimangono inconsce porta le persone a scegliere quel tipo di compagni che ricordano la famiglia di origine, cioè individui che già patiscono tale dipendenza, ripetendo inconsapevolmente le stesse dinamiche vissute in famiglia.

Tutte queste situazioni e tutti i pazienti alcolisti hanno sempre molta difficoltà a porsi di fronte alla propria dipendenza e quando lo fanno o per volontà o con l’aiuto di un sostegno o con percorsi gruppali, la famiglia è il primo punto cardine con il quale poi si devono ri-confrontare.

Sempre che la famiglia non si sia disgregata al punto tale da non essere più un sostegno, situazione comprensibile in quanto scappare dall’alcol significa non essere coinvolti dal quel vortice fatto di bugie, di frustrazioni, di disagi e vergogna, la cosiddetta giostra delle finzioni.

Di solito con la persona che presenta un alcol-dipendenza si lavora non tanto per eliminare il problema e il bere in generale, ma più che altro a porre la persona stessa di fronte al problema e cercare di cambiare il proprio atteggiamento nei confronti del problema e poi del bere in generale, e  tutto questo coinvolge necessariamente e soprattutto la famiglia che sia disposta a dare un ultima opportunità e sperare nella buona riuscita della risoluzione del problema.

Devo rimarcare una cosa: quei figli e quei coniugi che non si sentono di gettare la loro vita avendo già subito di tutto e perso ogni speranza non vanno solo comprese ma vanno anche sostenuti, non si tratta di codardia ma di autodifesa personale: alla fine si rendono conto che finiscono nel baratro con l’alcolista o tentano almeno di salvare se stessi, perché tutte le migliori terapie di questo mondo non possono garantire un buon risultato e una ripresa totale di una vita normale.

Quindi il più grande rispetto e considerazione va soprattutto per quelle persone che già hanno sprecato la loro esistenza, rischiando di non riuscire a dimenticare abbastanza per scrollarsi di dosso il loro disagio, ma che hanno la forza di volersi almeno salvare.

Se il programma di recuperò avrà una buona riuscita, l’alcolista che smette di bere si sente più forte e cercherà a tutti i costi di recuperare al danno che sente di aver creato alla propria famiglia e, a sua volta, anche i famigliari si troveranno in una situazione ben diversa con il tempo di quella a cui erano ormai abituati.

Il tutto è aleatorio perché nessuno può garantire felicità e serenità, ma solo la possibilità di riprovare per l’ennesima volta.

 

Chi ama l’alcolista desidera che riprenda a vivere

 

Chi ama l’alcolista desidera che riprenda a vivere, e vuole, a ragione, anche riprendersi la propria vita.

Essere padre, madre, fratello, sorella, moglie, marito, figlio, figlia, nipote dell’alcolista vuol dire essere schiavi della dipendenza da alcol senza bere, e vivere in un continuo stato di angoscia.

Così si comincia a sentirsi soli, emarginati, arrabbiati, confusi, certe volte si devono affrontare problemi economici, e si finisce per pensare di non farcela più: né ad aiutare il proprio caro, né se stessi e tantomeno a tenere insieme la famiglia.

Non solo chi abusa di alcool manifesta disagi e sviluppa disturbi organici e psicologici, ma l’intero gruppo famigliare può manifestare disagio e sviluppare un disturbo organico e psicologico solo per il fatto che un membro della famiglia abusa di alcool.

L’alcolismo è una malattia della famiglia: l’Organizzazione Mondiale della Sanità definisce l’alcolismo una malattia che colpisce l’intero gruppo famigliare.

Possono insorgere malattie fisiche di origine organica o psicologica nei bambini, resi più fragili e vulnerabili data la situazione famigliare.

In una famiglia in cui c’è un problema connesso all’uso di alcol spesso si modificano ruoli e funzioni: i figli si prendono cura emotivamente e fisicamente dei propri genitori, oppure si fanno partner del genitore.

I bambini manifestano problemi scolastici e problemi comportamentali.

Gli equilibri famigliari diventano complessi e fonte di sofferenza per tutti, recriminazione e sensi di colpa colpiscono tutti i membri della famiglia.

Può capitare che non ci si accorga che qualcuno stia male e che soffra di qualche disturbo.

Si comunica con difficoltà, con rabbia e rancore: emergono difficoltà relazionali e sessuali tra gli adulti, difficoltà di comunicazione e incomprensioni tra adulti e bambini. Non sempre si riesce a garantire la funzione di guida e di sostegno ai bambini da parte dei genitori presi dall’alcool o dalla cura e dalla preoccupazione di far smettere l’altro di bere.

I rimproveri e le colpe cadono nella maggior parte dei casi sul familiare accusato di bere che si sente così escluso e svalutato: la quotidianità diventa faticosa e pesante.

Spesso qualche membro della famiglia sviluppa un disturbo di tipo depressivo o ansia e panico.

Genitori distratti possono non accorgersi che i propri figli sono vittima di episodi di bullismo o sono loro stessi coinvolti come “carnefici” di atti di bullismo.

Possono accadere episodi di violenza intra e extra famigliare di vario genere a causa della perdita di controllo e di protezione da parte di chi assume l’alcool o della risposta disperata e distratta di chi si trova a vivere in una famiglia in cui un membro abusa di alcool.

Possono insorgere problemi di lavoro: chi abusa di alcool può essere non più ritenuto idoneo e affidabile al lavoro e per questo venir licenziato; oppure un famigliare distratto e sempre preoccupato di quello che accade a casa, può non riuscire a mantenere sempre l’attenzione e la concentrazione necessaria e avere qualche problema sul posto di lavoro.

I problemi economici possono diventare importanti.

Si diradano i contatti con le famiglie di origine, con gli amici e i colleghi: la famiglia tende a isolarsi. Spesso ci si nasconde, ci si allontana per la paura del giudizio altrui. Ci si vergogna.

Negli adolescenti possono insorgere problemi alimentari.

Accade spesso che i genitori si separino; il conflitto tra gli adulti è molto acceso e coinvolge in modo drammatico i bambini.

 

Le complicanze a carico dei familiari

 

 

I familiari possono sviluppare diverse patologie, quali:

Le patologie psicologiche che possono colpire i membri di una famiglia in cui un membro abusa di alcool (genitori, fratelli, coniugi, figli etc) sono: disturbo d’ansia, attacco di panico, depressione, disturbi alimentari, problemi di autostima, problemi relazionali e sessuali, disagio lavorativo, insonnia.

I bambini e gli adolescenti che vivono in una famiglia con un parente che abusa di alcool possono manifestare difficoltà scolastiche (diagnosi di ADHD, DSA) o problemi comportamentali (bullismo), disturbi nel sonno, disturbi nell’alimentazione, enuresi, encopresi, tic e balbuzie.

Spesso i bambini e gli adolescenti figli di genitori alcolisti si assumono comportamenti e responsabilità da adulti: non vivono la propria età e si prendono cura fisicamente- psicologicamente degli adulti da cui dovrebbero essere sostenuti e aiutati e quindi possono sviluppano patologie organiche e psicologiche anche gravi.

 

Cosa fare?

 

Esistono sul territorio nazionale molti servizi che si occupano di alcolismo.

  • ASL: presso il Servizio Pubblico è possibile recarsi al NOA, Nucleo Operativo Alcologia.
  • Associazioni di auto mutuo aiuto:- Alcolisti Anonimi; Al Anon per famigliari e amici di alcolisti; Al Ateen, per figli di genitori alcolisti- ACAT Associazione Club Alcolisti in Trattamento.
  • uno Psicoterapeuta con il quale affrontare e superare le aree di maggior disagio psicologico (es ansia, depressione, disturbo alimentare).

È auspicabile un approccio integrato tra le diverse figure professionali, tra medici, psichiatri e psicologi al fine di trattare la complessità della malattia.

Negli ultimi anni si è costatato nella clinica della dipendenza l’efficacia del sostegno e del supporto nella cura dell’alcolista della sua famiglia che frequenta le associazioni di auto mutuo aiuto, per gli alcolisti e per i suoi famigliari e nello specifico per i bambini e per gli adolescenti in Al Anon e Alateen.

Dobbiamo tener conto che molte delle famiglie coinvolte, a causa della dipendenza, hanno perso la stabilità economica e non si possono permettere le cure costose imposte da queste cliniche private, pertanto tale tipo di intervento, che rimane il più efficace in quando il bevitore viene assistito e controllato 24 ore su 24 con personale esperto e preparato.

Ma tutto questo ha un costo che non tutti si possono permettere.

L’ostacolo più importante rimane ancora quello della vergogna, che non si dimentica e non sparisce nemmeno con la buona riuscita del trattamento di disintossicazione e recupero della persona.

2 Comments

  1. Alessandra monda ha detto:

    Mia figlia ha bisogno di aiuto non regge proprio alcool e va comunque avanti a bere

    • Non sottovaluti il problema e la faccia seguire da una psicologo/a al più presto.
      L’alcolismo in giovane età è fortemente distruttivo e difficilmente si recupera se non con un intervento mirato.
      Marilena

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