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10/11/2017
L’alcolismo e la giostra delle finzioni
11/11/2017

L’alcolismo e le sue conseguenze

L’alcolismo è una patologia cronica derivata dall’abuso costante e prolungato di alcol che crea nel soggetto uno stato di dipendenza assoluta, gli alcolisti non riescono a controllare il loro rapporto con l’alcol e vanno incontro a:

  • un forte, costante e impellente bisogno di bere,
  • perdita di controllo, ossia non essere più in grado di smettere di bere una volta iniziato,
  • dipendenza fisica con sintomi di astinenza,
  • tolleranza, ossia la necessità di bere sempre più alcool per avvertire lo stesso effetto.

I segnali e i sintomi che potrebbero indicare un problema con l’alcol sono:

  • perdita di interesse nelle attività e negli hobby,
  • occhi rossi, parole biascicate e perdite di memoria,
  • difficoltà o cambiamenti nelle relazioni con gli amici, spesso caratterizzate dalla presenza di un nuovo gruppo di amici,
  • comportamenti a rischio,
  • peggioramento dei voti e assenze scolastiche,
  • aggressività e violenza,
  • sbalzi d’umore frequenti e comportamento difensivo.

La dipendenza alcolica, o alcolismo, è caratterizzata da un comportamento di ricerca compulsiva di bevande alcoliche e da uno stato psicofisico che passa da una condizione di assuefazione e tolleranza ad aumento della dose da assumere per sentirsi sballati.

Per raggiungere un determinato effetto desiderato e mantenerlo nel tempo l’individuo è costretto a bere quantità sempre maggiori di bevande alcoliche.

Come per qualunque altra forma di dipendenza da sostanze, anche nell’alcolismo la brusca interruzione del consumo di alcool causa la sindrome da astinenza, caratterizzata da tachicardia, tremori, nausea e vomito, agitazione, allucinazioni, convulsioni.

Gli effetti dell’ interferiscono pesantemente con la salute della persona e con la sua vita lavorativa, relazionale e sociale.

L’alcolismo è definito dalla contemporanea presenza di tali condizioni:

  1. perdita di controllo del consumo di alcolici: evidenziabile dal “fenomeno del primo bicchiere”, che rimane solo una mera intenzione in quanto il bevitore è incapace di fermarsi soltanto ad un bicchiere, anche l’aver assunto una minima dose lo spinge inesorabilmente al bisogno di portarsi al limite, ogni tentativo di controllo sul problema è del tutto inefficace in quanto ingestibile, pertanto si innesca il meccanismo della continuazione dell’assunzione e del comportamento compulsivo nonostante il soggetto si renda conto delle gravi conseguenze psicofisiche legate a tale consumo.
  2. Modificazione del modello di consumo con comparsa di desiderio compulsivo di assumere alcolici anche in assenza di intossicazione in atto, cioè senza aver assunto alcolici e senza una cronicità in corso, detta condizione viene chiamata craving (in italiano: brama). Il craving è il desiderio impulsivo di una sostanza e può essere stimolato da eventi detti trigger (tradotto: grilletto, cioè effetto scatenante) con cui si è stabilito un meccanismo di condizionamento; è in pratica il desiderio impulsivo di assumere una sostanza psicoattiva, questo desiderio impulsivo sostiene il comportamento “addittivo” e la compulsione, finalizzati a fruire dell’oggetto di desiderio che nel nostro caso è l’alcol, stimolato da fattori esterni previamente associati con la sostanza, elementi capaci di svolgere un ruolo “trigger che innescano con un meccanismo di condizionamento, e di associazione di idee, il desiderio della gratificazione ottenuta chimicamente. Un esempio tipico è il voler uscire in compagnia con gli amici per avere così la scusa di bere.
  3. dipendenza: incapacità di rinunciare all’assunzione di alcool e conseguente sforzo per procurarselo, dovuto all’irresistibile desiderio legato al piacere dell’assunzione ( dipendenza psichica ), con tendenza ad aumentare la dose per mantenere il medesimo effetto ( tolleranza ) e al timore dell’insorgenza della sintomatologia organica di privazione o astinenza (dipendenza fisica).
  4. cambiamento dello stile di vita caratterizzato dalla tendenza all’isolamento, dal deterioramento di qualunque tipo di rapporto sia quello familiare, relazionale che amicale, fino alla perdita delle abituali relazioni sociali, gli unici contatti e ricerche di persone sono finalizzati unicamente per la ricerca del bere e dei luoghi ove reperirlo.
  5. problemi familiari, o comunque della rete sociale personale, che possono giungere alla disgregazione del tessuto familiare e alla comparsa di franche manifestazioni di sofferenza psichica, emozionale e relazionale nel partner e negli altri conviventi.

 

L’alcolismo tra gli adolescenti

 

Un altro problema comune salito alla ribalta negli ultimi anni tra gli adolescenti è il cosiddetto binge drinking, ossia l’assunzione esagerata ma periodica di alcolica, cadenzata da determinate ricorrenze che si ripetono con costanza ed in tempo strettamente ravvicinato, come per esempio ogni fine settimana.

Il binge drinking è una modalità di consumo di alcolici particolarmente diffusa in giovane età, si stima che tale fenomeno sia diffuso tra i ragazzi e ragazze nella fascia di età 18-24, ma i dati statistici più recenti hanno abbassato notevolmente l’età dell’inizio della dipendenza alcolica.

Sembrerebbe più comune nei ragazzi rispetto alle ragazze, ad eccezione dell’età adolescenziale (11-15 anni) quando invece è più diffusa nel sesso femminile (e si noti che si tratta di un’età in cui il soggetto non dovrebbe avere accesso alla sostanza).

Obiettivo della pratica è spesso di arrivare all’ubriachezza, con il rischio di andare tuttavia anche incontro all’intossicazione alcolica (con gravi rischi per la vita) e alla dipendenza.

 

Riconoscere tempestivamente l’abuso alcolico

 

E’ importante cercare di capire se si è bevitori a rischio, cioè soggetti che non bevono soltanto occasionalmente ed in occasioni di particolari eventi, ma che bevono spesso, troppo spesso per non essere già dipendenti dall’alcol anche se non ancora degli alcolisti patologici.

Per questi parametri di valutazione e meglio fidarsi più dei famigliari o conoscenti che del bevitore stesso il quale tenderà a minimizzare le dosi assunte evitando coscientemente di riconoscere l’esistenza di un problema.

I segni di una forte problematicità possono essere, ad esempio, iniziare a bere da soli (non più con la scusa dell’uscita e dello stare in compagnia) o di nasconto, il che fa presupporre che si ha già la consapevolezza di una dipendenza con grado forte che si vuole nascondere agli altri.

L’identificazione del problema è quindi fondamentale per poter passare poi alla diagnosi di eventuali malattie correlate all’abuso alcolico e porvi rimedio. Nei casi più seri si deve poi prevedere anche un programma di supporto psicologico specialistico e intenso.

 

L’alcol e il suo effetto sull’organismo

 

Oltre ai danni che provoca ai singoli organi l’alcol ha svariati effetti sull’organismo.

Stimola innanzitutto i meccanismi per metabolizzarlo, per cui se si assume alcol per ottenere un effetto euforizzante si avrà un innalzamento della soglia di alcol necessario per avere questo effetto, con il risultato di consumarne sempre di più.

A un certo punto il meccanismo va in tilt e si è costretti ad assumere alcol in maggiore quantità per evitare le crisi di astinenza.

L’alcol è poi un noto carcinogeno che si comporta in modo diverso da soggetto a soggetto e che attiva un meccanismo a lunga distanza, non è ancora chiaro se si tratti di una sostanza capace da sola di attivare questi processi o se è necessario che siano presenti dei fattori concomitanti per poter agire.

L’abuso alcolico modifica inoltre la produzione degli ormoni, alterando tutti i cicli ormonali che l’organismo produce.

Spesso l’alcolista si può riconoscere per le caratteristiche somatiche, ad esempio un aspetto gonfio, in particolare viene alterata o bloccata la produzione di cortisone.

L’alcol può essere un fattore che riduce la competenza del sistema immunitario, per cui favorisce l’insorgere delle infezioni: l’alcolista può facilmente ammalarsi di tubercolosi e contrarre tutte le malattie virali con cui viene in contatto.

Un alcolista che viene infettato dal virus dell’epatite, ad esempio, soffre un danno maggiore rispetto a una persona che non abusa di alcol.

L’alcol è spesso pubblicizzato come un fattore disinibente e favorente la vita di relazione e l’attività sessuale, ma non si deve dimenticare che l’abuso alcolico non favorisce le prestazioni sessuali e arriva a provocare l’impotenza.

Le donne alcoliste spesso soffrono di sterilità; a questo si aggiunge una difficoltà nella gestazione, con conseguente maggiore facilità di aborto; questo problema è strettamente legato alle patologie che l’alcol può comportare.

In gravidanza e durante l’allattamento l’assunzione di alcol viene trasmessa anche al feto ed al bambino che oltre ad avere problemi connessi alla crescita, allo sviluppo di determinate capacità e il maggior rischio di avere delle patologie diventa esso stesso alcolista con delle vere e proprie crisi di astinenza.

Un altro aspetto importante legato all’abuso di alcol riguarda il fatto che spesso chi beve sostituisce le calorie assunte attraverso gli alimenti (carboidrati, proteine e grassi) con le calorie assunte attraverso le bevande alcoliche (calorie di difficile metabolizzazione e utilizzo).

Il danno causato da abuso alcolico può essere più o meno importante a seconda della dieta che si segue: una dieta povera di vitamine, proteine e grassi comporta un danno da alcol maggiore, un ultimo ma non meno importante aspetto riguarda la produzione e l’utilizzo di determinate vitamine, tra cui la A, la D, la E, il cui assorbimento viene ridotto dal consumo di alcol.

No da meno sono i danni neurologici in quanto l’alcol provoca una degenerazione progressiva di vaste aree del cervello, e l’incapacità dei neuroni di mettersi in connessione tra loro, oltre all’insorgenza di malattie neurologiche tipiche derivanti da tale stato.

 

Il rischio per i bevitori

 

Chi beve costantemente, per tutta la sua vita adulta, una modesta quantità di alcol (20-27 grammi al giorno, corrispondenti circa a tre-quattro bicchieri di vino) rischia il doppio rispetto a un non bevitore di contrarre una malattia di fegato, la cirrosi.

Rischia il 20-30% in più rispetto al non bevitore di ammalarsi di cancro al cavo orale, il 10% in più di cancro dell’esofago, il 14-20% in più di quello del fegato, il 10-20% in più di cancro alla mammella (cioè un tipo di cancro situato in altra sede rispetto all’apparato digerente, dove l’alcol ha un contatto diretto).

I bevitori rischiano di incorrere in incidenti di natura vascolare (ictus, trombosi…) il 20% in più rispetto agli astemi o ai bevitori leggeri, che in questi studi vengono assimilati ai non bevitori per quanto riguarda la probabilità di rischio.

 

Danni cronici dell’alcolismo patologico

 

Coloro che bevono grandi quantità di alcool da lungo tempo corrono il rischio di sviluppare gravi e permanenti cambiamenti cerebrali. I danni possono essere il risultato degli effetti diretti dell’alcool sul cervello o del risultato indiretto di un cattivo stato di salute generale o da una grave patologia al fegato.

Una deficienza di tiamina ( vit. B1) si verifica comunemente in soggetti affetti da alcolismo e deriva da una cattiva alimentazione generale.

Fino all’80% degli alcolisti presenta una deficienza di tiamina e alcune di queste persone svilupperanno gravi disturbi mentali quali la sindrome di Wernicke-Korsakoff (WKS).

Si tratta di una patologia costituita da due diverse sindromi, una grave condizione chiamata encefalopatia di Wernicke ed una condizione debilitante nota come psicosi di Korsakoff.

I sintomi dell’encefalopatia di Wernicke comprendono: confusone, paralisi dei nervi oculari e difficoltà di coordinazione dei muscoli.

I pazienti con encefalopatia di wernicke potrebbero avere difficoltà a trovare la via d’uscita all’interno di una stanza o essere addirittura incapaci di deambulare.

Circa l’80-90% dei soggetti alcolisti con encefalopatia di Wernicke sviluppano anche psicosi di Korsakoffm, una sindrome cronica e debilitante caratterizzata da persistenti problemi di apprendimento e di memoria. I pazienti affetti da questa sindrome sono smemorati e ed hanno difficoltà a deambulare e a coordinare i movimenti. Oltre a non riuscire a ricordare vecchie informazioni, hanno difficoltà anche ad acquisirne di nuove.

L’assunzione di alcool in forti quantità e per lunghi periodi di tempo può danneggiare il fegato, l’organo principalmente responsabile della metabolizzazione dell’alcool.

Molte persone tuttavia, potrebbero non essere al corrente della loro disfunzione al fegato, di avere ad es. la cirrosi derivante dall’abuso di alcool, e ciò potrebbe causare danni al cervello con un conseguente disturbo cerebrale potenzialmente mortale noto come encefalopatia epatica.

L’encefalopatia epatica può causare cambiamenti del sonno, dell’umore e della personalità, condizioni psichiatriche quali l’ansia e la depressione, gravi effetti a livello cognitivo quale ad es. una minore capacità attentiva; nei casi più gravi può portare a coma potenzialmente mortale.

L’assunzione di in forti quantità e per lunghi periodi può anche provocare il rimpicciolimento del cervello e una deficienza di fibre (materia bianca) che trasportano le informazioni tra le cellule nervose (materia grigia).

Si riscontrano inoltre deficit nei lobi frontali che sono responsabili delle numerose funzioni associate all’apprendimento e alla memoria, così come nel cervelletto, che controlla il movimento e la coordinazione.

Un gruppo di ricercatori della University of Eastern Finland, ha condotto una ricerca per indagare l’effetto dell’ abuso di alcool sugli adolescenti: gli adolescenti che abusano di alcool hanno, rispetto ai loro pari, una minore quantità di materia grigia, un’ importante struttura cerebrale che regolerebbe i processi mnemonici, decisionali e di autocontrollo.

In particolare, ad essere sottosviluppate erano, in media, la corteccia cingolata anteriore bilaterale, la corteccia orbitofrontale destra e prefrontale, il giro temporale superiore destro e la corteccia insulare destra.

La sezione frontale del cervello, che aiuta le persone a pianificare e prendere decisioni, continua il suo sviluppo, fino a circa i 20 anni di età, i teenagers si trovano quindi in una “finestra di vulnerabilità”, in cui sono più predisposti allo sviluppo di problemi legati all’ abuso di sostanze.

In aggiunta, se i giovani sviluppano una tendenza a bere molto durante questo periodo sensibile, questo potrebbe causare dei danni alle strutture cerebrali comportando un inasprimento del comportamento di abuso e causando altri problemi di comportamento, come abbandono scolastico o la messa in atto di comportamenti sessuali rischiosi.

Il forte abuso di alcolici può causare significativi cambiamenti neurofisiologici e cognitivi che vanno da comuni disturbi del sonno fino ad effetti neurotossici cerebrali diretti o indiretti più gravi.

L’abuso corrente di alcolici nei soggetti di età più avanzata è associato ad un impoverimento consistente del funzionamento cognitivo globale, dell’apprendimento, della memoria e delle funzioni motorie.

Inoltre una storia duratura di dipendenza da alcolici è associata ad uno scarso funzionamento negli stessi domini neurocognitivi sopracitati, così come nel dominio di attenzione ed esecuzione, a prescindere dall’età.

 

Alcolismo e ricadute

 

Una delle condizioni della dipendenza cronica di alcol è l’alto rischio di ricaduta.

Gli studi hanno riportato un tasso del 80% o più di ricadute dopo 6 mesi dal trattamento, con esiti dei singoli pazienti che si sono rivelati altamente instabili nel corso del tempo.

Le ricerche suggeriscono che i pazienti con alcolismo hanno difficoltà nell’intraprendere un cambiamento per conto proprio e che il problema centrale, come in altri problemi di dipendenza, è mantenere il cambiamento nel tempo. (H.M Annis, 1986. pp. 407–408)

Nel percorso che porta l’alcolista inattivo alla ricaduta, egli compie una serie di “atti apparentemente insignificanti” che progressivamente lo avvicinano all’alcool cosi che la ricaduta inizia prima del primo uso di alcool e continua dopo l’uso iniziale.

I fattori determinanti di ricaduta sono:

  • Situazioni ad “Alto rischio”, ovvero tutte quelle situazioni che sono state identificate dai pazienti come fattore principale di ricaduta e che in ordine di importanza possono essere categorizzate come: stati emotivi negativi (rabbia, ansia, depressione, frustrazione, noia) situazioni interpersonali (in special modo di conflitto) pressione sociale (ad esempio essere con altre persone che stanno bevendo) o perfino stati emotivi positivi (desiderio di mettere alla prova la propria forza di volontà).
  • La capacità di coping personale, nella misura in cui un paziente è esposto ad una situazione ad “alto rischio” come quelle categorizzate sopra, l’esito o meno verso una ricaduta dipende dalla risposta del paziente alla situazione, che a sua volta è determinata dalla sua capacità di coping, ovvero la capacità di far fronte con strategie comportamentali o cognitive alla situazione di esposizione.
  • Le aspettative sugli effetti positivi dell’alcool nel far fronte a situazioni di malessere intra o interpersonale; maggiore è questa aspettativa, maggiore è il rischio di ricaduta.
  • L’effetto “violazione dell’astinenza” ovvero l’attribuzione di significato che il paziente da alla prima violazione dell’astinenza. Un’ attribuzione legata a vissuti di fallimento personale e inadeguatezza anziché ad una non ancora completa abilità nell’affrontare situazioni ad “alto rischio”, porta più facilmente ad una seconda violazione e all’abbandono del trattamento. (M. E. Larimer, R.S. Palmer, G. Alan Marlatt, 1999)
  • Variabili esistenziali in termini di livelli di stress (lavoro, famiglia, ecc.)
  • I fattori cognitivi che possono ripristinare le condizioni che determinano la ricaduta, come la razionalizzazione, la negazione e il desiderio di gratificazione immediata o craving.

Inoltre è stato trovato che il craving nelle prime due settimane di astinenza correla positivamente con ricaduta tra 3 e 12 settimane e che la voglia di alcol indotta da umore negativo è un predittore di recidiva. (O. Vuković, T. Cvetic, M. Zebić, N. Marić, A. Damjanović, M. Jašović-Gašić , 2008)

Il fallimento del processo di fronteggiamento delle “Situazioni ad Alto Rischio”, fa si che il paziente con alcolismo inattivo assuma la prima dose di alcool innescando l’“effetto di violazione dell’astinenza” (“effetto primo bicchiere”), cui seguono sentimenti di fallimento e di incontrollabilità della situazione, e, quasi inesorabilmente la ricaduta completa.

Può apparire stupefacente che le condizioni emotive e i conflitti interpersonali siano situazioni a rischio più frequenti che le occasioni o le pressioni sociali.

Quindi meglio bere consapevolmente perché una bevuta di troppo può diventare il trampolino di lancio verso il baratro della dipendenza cronica da alcol.

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