Le difficoltà di apprendimento del bambino

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Le difficoltà di apprendimento del bambino

Non tutti i bambini rispondono agli stimoli con eguali tempistiche, capacità e modalità, non tutti i bambini hanno lo stesso modo di interagire con il mondo esterno.

Anche se esistono dei parametri generali, utilizzati dagli esperti e dagli insegnanti, per stabilire l’adeguatezza della maturità e delle risposte pratiche del bambino e la sua abilità nel risolvere i compiti scolastici, tenuto conto della sua età del suo grado di sviluppo, ogni essere è un individuo comunque unico, particolare e speciale, una personalità distinta nel suo insieme e complesso, frutto di una condizione clinica precisa, di un percorso di vita storico originale ed irripetibile.

Il trascorso di ogni soggetto è una storia a se stante e come tale va valutata.

Allo stesso modo i deficit neurologici come i DSA (Disturbo Specifico dell’Apprendimento) e di ADHD (Disturbo da Deficit di Attenzione e Iperattività), nella loro specificità e complessità, particolarità ed esclusività, sono talmente multiformi, distinti e particolareggiati da rendere differenti ed esclusivi ogni caso ed ogni  situazione a se stante.

Ogni caso deve essere seguito da diagnosi, trattamento ed ipotesi d’intervento personalizzate.

I disturbi di DSA o ADHD si evolvono in modo difforme da soggetto a soggetto durante l’esistenza, data la diversità degli ambienti famigliari, culturali e sociali che frequentano, il diverso tipo di educazione ed il rapporto coi genitori e coi coetanei.

I trattamenti adeguati risolvono il problema, quelli non adatti o non personalizzati sulle esigenze del bambino o del ragazzo, possono sfociare in ulteriori anomalie cliniche neurologiche o psicologiche ma anche di tipo emotivo e comportamentale che nulla hanno a che vedere con deficit di partenza ma di sicuro aggravano la patologia originaria.

Il piccolo non va snaturato dal contesto in cui deve crescere ed armonizzarsi, ma al contrario la terapia va adattata con le esigenze personali dell’individuo valutate nel singolo per situazione e storia anche futura.

Strumento essenziale per diagnosticare il deficit sono le informazioni acquisite durante i colloqui da tutte le persone coinvolte, siano essi i bambini, con le loro particolari modalità comunicative, o gli adolescenti, coi loro genitori e famigliari che si occuperanno di assisterli nei compiti a casa e anche dopo la scuola.

Il terapeuta deve avere un rapporto diretto col bambino o il ragazzo da trattare perché il rapporto medico-paziente è un percorso obbligatorio, dove semmai i genitori sono gli osservatori esterni ed i valutatori dell’efficacia o meno del trattamento soprattutto sul comportamento del bimbo-ragazzo, sulle sue dinamiche e sul tono dell’umore e del suo benessere in generale.

Da una condizione di disagio la persona trattata deve riacquistare fiducia e sicurezza in se stessa e sapersi riorganizzare negli impegni e col lavoro richiesto sia a scuola che in qualunque altro ambiente, professionale, lavorativo, di svago o culturale, o semplice socializzazione.

Data tale complessità e particolarità dei casi, unici nella loro valutazione, si richiede che la diagnosi e la terapia siano valutate da esperti professionisti con competenze adeguate, conoscitori del disagio psichico e clinico connesso al disturbo di cui si tratta, che possano rilasciare certificazioni idonee ed efficaci.

Solitamente il disturbo viene evidenziato nei primi anni scolastici perché questo è il momento in cui il bambino è chiamato ad acquisire praticità con il linguaggio scritto e letto, dunque applicato con le forme comunicative per iscritto.

Ciononostante, determinate sintomatologie connesse con alcuni deficit da DSA o ADHD possono manifestarsi anche nei primi anni di vita, quando comunque il bimbo si trova ad esercitare l’arte del linguaggio, orale o comunque comunicativa col mondo esterno, a dover mantenere una certa compostezza a tavola, a casa, o presso la scuola materna o in mezzo ad altre persone.

I bambini con disgrafia spesso nel periodo pre-scolastico possono presentare goffaggine nella deambulazione, postura non adeguata sopratutto quando sono seduti, prensione inadatta di una penna o di una matita o di un altro oggetto quando scarabocchiano.” [1]

I sintomi predittivi specifici dei DSA sono condizioni ben diverse da qualunque altra difficoltà di apprendimento.

Le problematicità della fase scolastica nell’apprendere determinati compiti correlati alle esercitazioni di lettura, scrittura comprensione ed articolazione del linguaggio in genere, sono condizioni che possono avere origine emotiva, relazionale, connesse ad eventi traumatici o situazioni particolarmente stressanti che coinvolgono il bambino ed il suo manifestarsi con ripercussioni negative sulla resa scolastica. [2]

La difficoltà di apprendimento sono, quindi, una forma di disadattamento a carattere momentaneo e connessa all’ambiente esterno, di natura di tipo non neurologico né clinico, superabile attraverso la risoluzione della problematicità che innesca il disagio e limita le competenze relazionali del bambino.

I disturbi dell’apprendimento, diversamente, hanno carattere neurologico, clinico, permanente ed irrisolutivo, il deficit è definitivo e sono applicabili dei sistemi meramente compensatori ed ausiliari, che siano integrativi e suppletivi delle inabilità del soggetto.

Le condizioni psichica ed emotive, originarie o sviluppatesi durante il percorso trattamentale, sono estremamente importanti in quanto danno contezza del risultato terapeutico.

In tali circostanze estrema importanza hanno la solidità, la capacità di comprensione e di adattamento degli adulti che vivono accanto al bambino.

La famiglia in quanto fonte di informazioni preziose, nonché luogo in cui avviene la continuità fra educazione formale ed informale, costituisce un punto di riferimento essenziale per la corretta inclusione scolastica dell’alunno con disabilità.

La famiglia deve conoscere tali problematiche, essere consapevolmente informata dai terapeutici e dagli insegnanti, perché possano conoscere e distinguere ciò che può essere una normale fase di crescita, come ad esempio la naturale fase distruttiva dei bambini, da ciò che è anomalia, irregolarità, condizione o atteggiamento non consono che deve essere oggetto di segnalazione.

I genitori sono quindi chiamati ad avere ampia conoscenza delle fasi di maturazione del loro figlio, dai disagi che potrebbe affrontare in fase di crescita e dai sintomi per cui allarmarsi e ricorrere ad uno specialista.

È indispensabile che i rapporti fra istituzione scolastica e famiglia si realizzino in una logica di supporto alla stessa in relazione alle attività scolastiche e al processo di sviluppo dell’alunno con disabilità.

I DSA che si evidenziano sopratutto durante la scolarizzazione, risultano spesso inattesi e non paiono giustificati dalla storia clinica del bambino.

I nuovi compiti che il bimbo è sollecitato a svolgere, nella scuola dell’infanzia attraverso il disegno e lo scarabocchio (forme embrionali del linguaggio scritto) e nella scuola primaria, sollecitano la verifica delle sue capacità corrispondenti alle attese delle istituzioni ed ai risultati dei compagni.

In epoca moderna si assiste ad una forma anticipatoria delle aspettative di risultato scolastico grazie ad internet ed ai social network, per mezzo dei quali tutte le informazioni sono rese facilmente accessibili da chiunque, adulto e non, pretendendo delle prestazioni che spesso, oltrepassano i limiti della risposta umana, con modelli di riferimento più ad uso commerciale che del bambino.

I genitori ed i loro bambini, nel momento di confronto con gli altri, sono chiamati a garantire delle aspettative spesso artefatte ed illusorie.

L’esigenza della commercializzazione di un prodotto mal si concilia di fatti con la realtà e le difficoltà di tutti i giorni e con l’evolutiva di un essere in via di sviluppo.

Ecco perché è assolutamente necessario che i segnali di un qualunque disturbo siano verificati ed attestati da una consultazione specialistica fatta da esperti professionisti che operano nel settore e che conoscono il problema e sanno come deve essere affrontato.

Mai trascurare un sintomo od un disagio perché col tempo non si risolve potrebbe invece diventare qualcosa di più invalidante e problematico.

[1] Angelo Vigliotti, Grafologia e disturbi di apprendimento, neuroscienze.net, pag. 12, dal sito: http://www.neuroscienze.net/wp-content/uploads/2014/08/Grafologia-e-disturbi-dellapprendimento.pdf

[2] Dal Manuale di Lo Presti Gianluca, Nostro figlio è dislessico, Erickson, Trento, 2015, pag. 29.

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