Love bombing: lo scopo del narcisista
15/04/2019
Il riccio del bisogno affettivo
18/05/2019

 

E’ un giorno sprecato quello in cui non abbiamo realizzato un passo in avanti.”

Lao Tse

 

Il nome di “trappole mentali” sembra far intendere delle trappole orchestrate da altri per raggirarci, circuirci, incastrarci, manipolarci, in realtà esse sono un semplice meccanismo reattivo della nostra mente, dei sistemi difensivi e pratici per superare imprevisti e situazioni critiche o che ci mettono in crisi perché non  rientrano nei normali accadimenti quotidiani.

Queste trappole mentali sono dunque create dalla nostra mente che inconsapevolmente innesca un meccanismo psichico che impedisce il ragionamento, l’azione, l’attivarsi della persona che vorrebbe reagire ma rimane intrappolata nell’immobilità o nell’inattività che non porta da nessuna parte e che quindi le impedisce di reagire prontamente all’evento imprevisto come avrebbe dovuto fare.

Il risultato è che anziché essere risolutivi e decisivi verso determinate problematiche la persona non le affronta, scappa, le evade, le evita mantenendo la situazione in stallo e non risolvendo il problema di fondo che pertanto permane e potrebbe ripresentarsi.

In alcuni precedenti articoli avevo evidenziato le dinamiche costrittive e limitanti che spesso la mente fa scattare impedendoci di vedere la soluzione, di agire e di essere operativi, bloccandoci in una fase di vera e propria inattività mentale che d conseguenza si associa anche a quella fisica

Ad esempio il Freezing è un termine che richiama il congelamento il ghiaccio che imprigiona e determina l’immobilità dell’azione e del pensiero operativo che deriva da una menta che elabora delle risposte risolutive per ogni esigenza.

Questa condizione fisica, che può derivare da un trauma subito che innesca paura ed ansia con attacchi di panico che appunto immobilizzano, colpisce un individuo provoca in lui l’incapacità di reagire, di pensare, di valutare il problema e predisporre le risorse utili per affrontarli, rimanendo incapace di muoversi, di agire e di intervenire.

La sua mente e le sue azioni appaiono congelate, ferme, immobili.

È la condizione si verifica anche quando il soggetto subisce un forte stress, dovuto a situazioni negative che si accumulano diventando ingestibili o ad una condizione di stress che perdura da troppo tempo e che ad un certo unto manda in tilt il sistema mentale reattivo che va in blackout.

Altra condizione inibente le facoltà di reazione alle situazioni che invece prevedono un intervento attivo è la condizione di una mente non stabilizzata.

Con tale terminologia si intende una mente che non è tranquilla, una mente che continua a rimuginare, a vagare in pensieri negativi e tossici per la serenità mentale, generati dai problemi di ogni giorno, dalle difficoltà che si accumulano, da paure e da immagini future negative e spesso catastrofiche, dubbi che si moltiplicano all’infinito proprio perché generati da ipotesi del pensiero e non riferiti ai dati della realtà.

Una mente non stabilizzata è una mente che ha un’iper-genaratività di pensieri tossici e negativi, continua a teorizzare all’infinito senza mai passare alla fase di sperimentazione, cioè alla parte in cui si passa all’azione e si risolvono le negatività.

A tal proposito vi rimando all’articolo su come stabilizzare la mente.

 

 

Come riconoscere le trappole mentali

 

 

Le trappole mentali sono situazioni diverse dal Freezing o dagli effetti di una mene non stabilizzata.

Le trappole mentali o psicotrappole fanno parte del nostro quotidiano, di ognuno di noi, indipendentemente dal fatto che abbia dei disturbi psichici, patologici o sia assolutamente normale, esse infatti appartengono al modo di agire della nostra mente sulle nostre azioni e deriva da una valutazione logica e da un vissuto già elaborato e messo nel cantiere della memoria per essere ripreso ad ogni occasione simile o che abbia le medesime prerogative, presupposti o sia soltanto somigliante.

In pratica si tratta di una risposta acquisita dalla nostra memoria che interviene nelle ipotesi simili per riproporre lo stesso sistema adattivo già attuato e già catalogato come metodo efficace, quindi ritenuto utile per intervenire nella situazione attuale e contingente, indipendentemente dal fatto però che lo sia veramente, la nuova situazione infatti può essere diversa per condizioni e fattori esterni a cui una certa risposta acquisita non porta nessun vantaggio, ma che va elaborata e adattata al caso in questione, rinnovando quindi la risposta reattiva del nostro sistema.

Infatti ogni evento è sempre diverso dal precedente e quindi dovremmo essere in grado di captare tutti gli aspetti per creare ogni volta una risposta adatta e perfettamente adeguata al caso.

Diversamente da ciò, che comporta tempo ed elaborazione mentale, la nostra mente reagisce prontamente e nell’immediato andando a recuperare azioni già messe in atto in casi simili senza tener conto delle differenze e quindi senza nessun adattamento pratico.

Alcuni di noi hanno un forte senso di adattamento e di problem solving, quindi alla nuova situazione critica reagiranno valutando meglio tutte le circostanze ed opportunità in modo da attuare delle soluzioni adattive predisposte ad hoc, specifiche per la situazione in atto, e quindi opponendo all’insorgere delle psicotrappole attuate meccanicamente dalla mente delle psicosoluzioni adatte al caso, ideali per la situazione contingente o l’evento che dobbiamo affrontare.

Questo significa che tali persone con spiccata capacità adattiva superano le modalità preimpostate della mente per ricrearle loro nuovamente ogni volta realizzando così una soluzione perfettamente adeguata alla situazione o problema da risolvere.

Altri invece non sono in grado di reagire così immediatamente senza farsi prendere dal panico e dall’ansia e quindi non riescono a formulare tali situazioni adattive, pertanto rimangono imprigionati dalle loro trappole mentali predisposte dalla mente, che se sono state d’aiuto in una prima occasione ma non è detto che abbiano la stessa efficacia per quelle successive.

Come riconoscere queste trappole mentali per poterle superare ed essere più operativi ed efficienti?

In pratica esistono due tipi di queste trappole, l’una agisce sull’azione, inibendo ogni attività motoria, come la fuga o una reazione di difesa, l’altra agisce invece sul pensiero, sull’attività di problem solving, sulle soluzioni derivate dal ragionamento e che determinano poi la possibilità di agire e di fare delle scelte.

In entrambi i casi il risultato è il medesimo perché la persona  si blocca, si fa prendere dall’ansia e pensa di non essere in grado di risolvere il problema rimanendo inattiva.

Pensiamo per fare un esempio pratico a chi ha subito un sinistro stradale e ne è rimasto spaventato tanto da non riuscire più a guidare o a farlo con la stessa sicurezza di prima, ossessionato ogni volta che è sul suo mezzo in moto che possa capitargli un incidente.

Quindi ogni possibile situazione potrebbe compromettere una buona guida, come per esempio il notare una bicicletta potrebbe mandarlo nel panico, così come l’affrontare un incrocio un po’ trafficato.

In tal caso la mente che vorrebbe evitare il danno, il dolore e la brutta condizione subita dal sinistro accorso in passato mette il guidatore nella condizione di non riuscire a guidare con serenità ed affrontare con la dovuta cautela ma soprattutto sicurezza la circolazione stradale.

Un altro esempio potrebbe essere quello di essersi scottati mentre si cucinava, il che porta alla mente a mettersi in condizioni di disagio e di pericolo ogni volta che la persona si avvicina ai fornelli per cucinare, portando ansia nella gestione del gas o dell’acqua che bolle e quindi il soggetto, pur di evitare tale situazioni di panico potrebbe essere indotto a non cucinare più da solo.

 

 

Come risolvere le psicotrappole

 

 

Le trappole mentali si risolvono contrapponendo un pensiero contrario e risolutivo alla negatività del pensiero che blocca e che crea ansia, in pratica come si percepisce il disagio occorre fermarsi un attimo, almeno fino a che non si saranno risolti questi attacchi di paura preventiva, e pensare che di fatto non esiste un problema o che è un problema risolvibile.

Il ragionamento positivo indotto dovrebbe col tempo interrompere le abitudini mentali negative e ripristinare fiducia e stima nelle personali capacità di superare ogni situazione, anche quella temuta.

Torniamo agli esempi fatti in precedenza.

Per chi ha subito un sinistro ed ha paura a guidare il modo per superare tale situazione sarebbe quella innanzitutto di rimettersi in moto quanto prima possibile, più si aspetta e più la paura si radica in noi diventando un’ossessione che spaventa e porta realmente a degli stati di panico bloccanti.

Quindi occorre rimettersi alla guida dell’auto e per i primi tempi circolare in zone sicure, con poco traffico, strade ampie con buona visibilità e maggiormente sicure.

Piano piano il guidatore acquisterà sempre maggiore sicurezza e quindi si potrà addentrare in zone più trafficate, non sentendo più l’intensità della paura iniziale ma sicuramente uno stato di agitazione o tensione che sparirà col tempo, man mano si riprende l’abitudine di guidare.

Lo stesso vale per chi si è scottato cucinando o è caduto da cavallo, l’unico modo per superare tali paure è ritornare sia ai fornelli che in sella, senza fare grandi cose all’inizio, piccoli passi per dare sicurezza e per togliere l’ansia e quando gli stati d’ansia sono cessati si può passare ad un livello più impegnativo.

L’importante è non farsi condizionare dalle proprie paure, perché esse si possono sconfiggere, si possono superare e si possono risolversi, basta crederci e nel caso ci sia bisogno di un’assistenza qualificata basta chiedere l’aiuto di un esperto che vi seguirà nel percorso di risoluzione della paura e nel superamento della situazione creata dalla psicotrappola mentale.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *