Il bacio
26/12/2018

L’edonismo è la ricerca del piacere a tutti i costi, in tutti gli aspetti della vita ed in qualunque attività, quindi può diventare uno stile di vita improntato unicamente alla ricerca del piacere personale, egoistico e narcisistico, che può anche non corrispondere al senso comune del piacere.

Infatti, ognuno di noi trova piacere in qualcosa di diverso rispetto agli altri, la costante ricerca di questo stato mentale, che da felicità, serenità ed appagamento, può trovare modi, modalità e sistemi per ottenerlo in base al tipo di piacere considerato ed alla risposta come stimolo della persona che lo ricerca.

Non è necessariamente collegato all’attività sessuale ma sicuramente ad un istinto primordiale che la persona ripercorre gratificandosi.

Pensiamo ad esempio al mangiare: chi ama il buon cibo ed adora stare a tavola, da solo o in compagnia, godendosi dei pasti succulenti e gustosi è un edonista tanto colui che va costantemente in palestra per costruirsi un corpo perfetto e poterselo rimirare in tutti gli specchi che trova.

In entrambi i casi l’istinto del piacere fisico rivolto a se stesso, come nel caso del narcisista, o nel piacere ritrovato in qualcosa al di fuori del nostro corpo, come il cibo, compensa dei bisogni primordiali dell’uomo: quello di cibarsi e quello di farsi bello per potersi accoppiare.

L’attività diretta ed organizzata per ricercare il piacere viene definita Eudaimonia, che consiste nella motivazione che ci spinge ad attivarci, ritagliando tempo, energia, investimento personale ed economico, per raggiungere il nostro scopo.

 

 

Epicuro (341-270 a.C.) non fu certo tra i primi filosofi a parlare del piacere personale ma è sicuramente quello che ne ha lasciato una traccia che ha dato origine ad un movimento che ha preso il suo nome, l’Edonismo Epicuriano.

Egli ricercava il significato della felicità umana nel senso più completo, a tal fine ha suddiviso i bisogni umani in tre classi: i naturali e necessari (quelli che, se non soddisfatti, causano dolore); quelli naturali ma non necessari (come il bisogno di soddisfacimento sessuale); quelli non naturali e non necessari (come il lusso, l’opulenza, il fasto, il lustro e tanti altri ancora).

Il significato del piacere per Epicuro era la ricerca di una condizione di equilibrio fra tutti i bisogni che fosse fonte di benessere e serenità per l’uomo, indipendentemente da ciò che lo avrebbe condotto a questo stato, l’importante era raggiungere il fine, il mezzo era da considerarsi meramente strumentale e giustificabile dal risultato raggiunto.

Epicuro riconduceva al piacere ogni fattore, gesto, elemento che piacesse all’uomo, senza per questo ricollegarsi al piacere sessuale, anche se col tempo il suo pensiero filosofico è stato associato soltanto a questo aspetto, ma quello che intendeva Epicuro era ben altra cosa e si ricollegava alla possibilità di godere dei piaceri più naturali della vita, come il mangiar bene, il dormire, filosofeggiare in buona compagnia.

Una filosofia molto contestata dalla Chiesa di allora, ed anche di oggi, che vieta all’uomo di compiacersi troppo delle cose materiali e sessuali, peccato che la Chiesa stessa dia un pessimo esempio di tale posizione e su quali siano i dogmi di povertà, castità ed umiltà da seguire.

 

L’edonismo moderno

 

La modernità è il concentrato dell’atteggiamento edonistico, utilitaristico, opportunistico, secondo il quale la vita merita di essere vissuta solo negli aspetti che rendono qualcosa, che producono un utile, che danno un piacere, se non c’è guadagno in tal senso non si ha un piacere effettivo.

L’uomo medievale conduceva una esistenza molto dura, però non era né frustrato, né angosciato, nella misura in cui lo è, invece, l’uomo dell’età umanistica e rinascimentale,ma soprattutto di quella moderna.

L’uomo medievale non si nutriva di aspettative esagerate e illimitate, né viveva solo in funzione di esse, bensì aveva un forte senso del legame generazionale.

L’uomo medievale e, in generale, l’uomo della società pre-moderna (in cui rientrano i nostri nonni o bisnonni) lavorava per il bene dei posteri e della famiglia, piantava alberi per i suoi nipotini, sapeva che non lui si sarebbe seduto all’ombra dei rami, ma piantava ugualmente l’albero, pensando ai suoi figli e a i suoi nipoti.

Tale era la sua concezione della vita: non si vive solamente per se stessi, né ci si può aspettare di vedere subito i frutti del proprio lavoro e dei propri sacrifici.

Se le sue modeste aspettative non si realizzavano, si rassegnava; del resto, confidava in Dio; pensava che tutto ciò che accade risponde a una necessità superiore, e che tale necessità deve essere per forza benevola, perché viene dall’amore di Dio.

La diversità con l’uomo moderno sta in questo: egli si inquieta e si arrabbia se non vede subito i risultati dei suoi sforzi, se non arrivano subito dei guadagni, degli utili, dei vantaggi immediati.

Il risultato nel breve termine e solo per se stesso è troppo spesso l’unica cosa a cui ambisce l’uomo moderno, poco gli importa degli altri e tantomeno dei posteri, egli lavora ed agisce per godere i frutti dei suoi sforzi, non gli interessa arricchire chi verrà dopo di lui.

Tutta l’economia moderna si basa su questo modo di vedere la vita e gli investimenti.

Questo spiega perché l’economia moderna non ricerca più il senso della qualità per una lunga durata, ma del precario, effimero e poco durevole bene di lusso e molto costoso, poco importa se avrà vita breve, perché tanto l’uomo si sarà stancato di lui prima ancora che cessi la sua funzionalità.

 

L’edonismo reaganiano

 

 

Si parla di Edonismo Reaganiano quando ci si riferisce al significato dell’edonismo acquisito nell’era moderna a seguito di rivoluzioni industriali, ideologiche e moralistiche, come per esempio alle teorie individualiste, al neoliberismo e al consumismo egoistico.

Con esso si indica la tendenza, spiccatamente individualista, che la società occidentale assunse negli anni ottanta, durante i quali gli Stati Uniti furono sotto la presidenza di Ronald Reagan, da qui il nome alla filosofia di vita imperante a quei tempi, che sono poi anche i tempi nostri, anche se qualcosa nella mente e nei bisogni della gente sta cambiando.

In quegli anni le dottrine politico-economiche dominanti come il Reaganomics e il thatcherismo rifacendosi alle teorie economiche della scuola di Chicago, propugnavano l’autosufficienza economica dell’individuo nei confronti dello Stato assistenzialista, il libero mercato, i tagli alla spesa pubblica e la riduzione delle imposte.

In tale contesto, l'”edonismo reaganiano” inizialmente imputato al neoliberismo degli anni ottanta si è andato successivamente affermando nell’epoca della globalizzazione.

Questo il pensiero di Umberto Eco: [1]

«Emerge un individualismo sfrenato, dove nessuno è più compagno di strada ma antagonista di ciascuno, da cui guardarsi.

Questo “soggettivismo” ha minato le basi della modernità, l’ha resa fragile: una situazione in cui, mancando ogni punto di riferimento, tutto si dissolve in una sorta di liquidità.

Si perde la certezza del diritto (la magistratura è sentita come nemica), e le uniche soluzioni per l’individuo senza punti di riferimento sono da un lato l’apparire a tutti i costi, l’apparire come valore […] e il consumismo.

Però si tratta di un consumismo che non mira al possesso di oggetti di desiderio in cui appagarsi, ma che li rende subito obsoleti, e il singolo passa da un consumo all’altro in una sorta di bulimia senza scopo. »


[1] Tratto da un articolo d Umberto Eco intitolato “La società liquida” su L’Espresso in data 29 maggio 2015.

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