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L’importanza dell’affetto da parte di chiunque

 

 

Innegabile che l’affetto materno per un neonato,  un bambino già più grande o per un adolescente sia la cosa più importante della sua vita e determinante per la sua crescita e per l’uomo o la donna che diventerà.

Però non dobbiamo dimenticare che quello che un bambino richiede e di cui ha bisogno inderogabilmente è amore, cura, accudimento, calore umano, sicurezza quando insorgono paure e rassicurazioni, tutte cose che qualunque adulto può dare, indipendentemente che quel figlio l’abbia generato.

Smettiamola di fossilizzarci su dei teoremi che appartengono ormai alla preistoria, anche un padre solo o una coppia gay sono sicuramente abili genitori e se li confrontiamo col resto dei genitori eterosessuali di coppie complete di padre e di madre i risultati dei bambini felici vi sorprenderà.

Se siete scettici guardate vostro figlio e chiedetegli se è veramente felice.

Abbandonata questa critica che vuole essere sopratutto una forte posizione nei confronti di chi non vuol abbandonare una mentalità obsoleta e superata io sono la prima ad ammettere che aver avuto una famiglia normale ed una madre è stato il peggiore dei miei mali, quindi se mi fosse offerta la possibilità di essere felice con qualunque altro adulto amorevole ed affettuoso credetemi non perderei un secondo a ricominciare da capo la mia vita.

Chiusa tale discussione, ovvia la condizione che per un bambino è assolutamente necessario che sia amato da sua madre, che non lo deve solo accudire, ma gli deve essere vicina nei momenti difficili, lo deve rassicurare, lo deve confortare e far sentire adeguato, amato per quello che è e per quello che riesce a fare, senza chiedere di più o rinfacciargli o rinfacciarle di non essere quello che lei è stata o che non è mai riuscita ad essere.

Perché l’amore che fa crescere bene e senza frustrazioni o debolezze che ingenerano psicosi o disturbi anche di tipo grave della personalità sta tutta qui.

La dipendenza affettiva che si scatena poi da grande nasce nella privazione durante l’infanzia dell’amore materno o comunque dell’amore di un adulto accudente il cosiddetto caregiver.

 

 

Ed ora parliamo dell’importanza dell’affetto materno

 

 

L’amore e la connessione con la madre sono un rapporto speciale perché il bambino è cresciuto nel suo ventre per nove mesi, quindi si sente a sua agio, riconosce più facilmente, si sente più al sicuro quando viene preso dalle braccia della madre,la persona che riconosce immediatamente e per prima su tutti, che individua dall’odore e dal calore, oltre che dal battito del cuore, dalla voce e da mille altra sfaccettature che ha memorizzato in 9 mesi di evoluzione fatta in costante ascolto, attenzione ed accumulo di ricordi, di codici memorizzati e mai dimenticati.

La carezza di una madre avrà sempre un sapore speciale, particolare, perché nasce da quel legale viscerale, di condivisione di tutti i liquidi e composti biologici, dove il piccolo si è sentito un  tutt’uno con la sua mamma, e per un lunghissimo tempo in cui non ha fatto che memorizzare dati, ascoltare le voci esterne, catalogarle, comprendere i vari stati d’animo della madre e reagire di conseguenza.

Anche se il suo corpo non era ancora completamente formato il suo sistema era già perfettamente in grado di elaborare i dati percepiti e trarne delle conclusioni, empatiche, istintive, facenti parte di quel codice genetico che ci appartiene nonostante tutto, ma alla fine porta sempre a delle risposte.

E quando viene alla luce questo esserino incapace di provvedere a se stesso spera solo di ritrovare tutte le comodità godute nel ventre materno e di ritornare a quello stato di pace, accudimento, sostegno e di avvolgimento che provava prima del trauma di sentirsi espulso.

Quindi il desiderio di ritrovare il corpo della madre è la cosa più importante e vitale prima ancora di ricevere del cibo, ecco perché i neonati devono essere lasciati il più possibile, subito dopo la nascita, a contatto con il corpo della madre, perché possa riconoscerla e sentire di non essere stato abbandonato semplicemente di aver cambiato sistema ambientale in cui ora dovrà vivere e quindi adattarsi.

Dato che l’adattamento al nuovo ambiente comporta paura, ansie, fobie per l’ignoto, paura di essere abbandonato, di non ricevere cibo e calore, il piccolo giustamente nei primi mesi istaura un attaccamento morboso con la madre o con la persona che si prende cura di lui per ogni suo bisogno.

 

 

La riprova negli esperimenti scientifici

 

 

Lo studio dell’amore materno e degli effetti benefici sullo sviluppo dell’ippocampo fu per la prima volta suggerito e poi studiato da Hebb nel lontano 1940, dimostrato poi attraverso la sperimentazione sui roditori solo 20 anni dopo.

Per intenderci l’Ippocampo è un piccolo organo situato all’interno del lobo temporale mediale del cervello e fa parte del sistema limbico, la regione che regolamenta le emozioni, il comportamento, la gestione visuo-spaziale e la memoria, soprattutto quella a lungo termine (quella che riguarda il tempo passato, lontano). Per esempio nel morbo di Alzheimer l’ippocampo è una delle prime regioni del cervello che viene danneggiata, da qui la confusione e la perdita della memoria tipica di questa malattia.

Di seguito un’immagine che riproduce la sua collocazione nel cervello.

 

 

 

 

 

Gli effetti benefici dell’amore materno sull’ippocampo sono stati dimostrati anche successivamente grazie alle ricerche della psicoterapeuta infantile americana Joan L. Luby della Washington University School of Medicine, la quale ha evidenziato come l’amore di una madre comportasse un significativo aumento della crescita dell’ippocampo nei bambini dove vi era un maggiore accudimento materno negli anni che precedono la scuola.

Che poi sono quegli anni che sono fondamentali per un bambino perché segnano il distacco da una famiglia per entrare a far parte di una più grande, la scuola, fatta dai compagni, dagli insegnanti e da molte altre persone con cui il piccolo verrà a contatto ed instaurerà un rapporto duraturo.

Questa fase segna il distacco dall’ambiente famigliare per entrare a far parte dell’ambiente sociale, del mondo esterno e degli altri.

La ricerca ha analizzato una serie di scansioni celebrali su un gruppo di 127 bambini in un periodo di tempo dagli anni prescolastici fino all’adolescenza.

Si è scoperto un considerevole aumento nel volume dell’ippocampo in quei bambini dove l’amore materno e l’accudimento erano stati presenti ed adeguati, diversamente per chi aveva patito una tale mancanza affettiva l’ippocampo risultava essere di dimensioni sensibilmente inferiori.

Non dobbiamo dimenticare che il cervello del bambino e le sue capacità cognitive,  intellettive ma anche emotive incominciano dai primi giorni di vita e sono fondamentali nei primi anni d’età evolutiva sino all’adolescenza, quando il bambino è pronto per diventare un adulto.

 

 

L’esperimento di Harlow

 

 

Un altro importante esperimento a confermare l’importanza dell’accudimento materno sull’infante è stato realizzato da Harry Harlow verso il 1960 il quale portò avanti una sperimentazione diretta a dimostrare quanto fosse importante l’affetto materno per i piccoli, di qualunque razza, specie essi appartenessero.

Oggetto del suo esperimento furono le scimmie, i cui piccoli venivano separati dalla madre biologica alla nascita, successivamente venivano collocati in una gabbia dove erano sistemate due madri, una ricoperta di morbido e caldo pelo e l’altra di metallo ma predisposta per un biberon erogante del latte.

 

 

Si è notato che le scimmiette rimanevano tutto il tempo abbracciate alla «madre di pezza», ma poi quando avevano fame correvano dalla «madre di ferro» per separarsi e ritornare da quella morbida dopo aver assunto il pasto.

L’esperimento dimostrava che il legame tra madre e bambino non è basato unicamente sul fatto che la prima sia in grado di soddisfare i bisogni fisiologici del figlio, il bisogno affettivo, di accudimento caloroso ed affettuoso è più importante di quello nutrizionale.

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