L’intervento del rieducatore nei casi di DSA

Superare il senso di colpa
23/05/2019

Va precisato che l’intervento del rieducatore della scrittura con la grafoterapia è essenziale in tutti i casi di difficoltà dell’alunno con la scrittura, come i deficit da DSA, altri deficit che hanno tra le altre anche la conseguenza di una disgrafia, difficoltà dell’apprendimento che si ripercuotono anche nella scrittura.

Il rieducatore ha infatti il compito di valutare il problema e di porre in atto quei metodi più idonei per aiutare il bambino, ma sempre partendo da un punto di vista essenziale, ogni bambino è un mondo a sé, coi suoi pregi e difficoltà, e se un metodo funziona perfettamente in un caso non eè detto che funzioni su un altro bambino che vanta la medesima difficoltà.

Questo perché ognuno di noi ha un modo diverso di reagire alle difficoltà e di compensarle, solo con pazienza e molta attenzione ai risultati o alla loro assenza si può intervenire trovando il sistema personalizzato più adatto.

Vi sono casi in cui il rieducatore è l’unico esperto da interpellare, come nel caso della disgrafia, della dislessia di tipo lieve, della disortografia e discalculia quando non vi siano altre complicazioni di tipo neurologico, ma vi sono dei casi in cui è prioritario la valutazione e l’indirizzamento del metodo da un altro esperto, il cui compito di trattamento verrà poi condotto dal grafoterapista.

È il caso della disprassia o di deficit di tipo grave che sono connessi ad un deficit neurologico che va affrontato o risolto soltanto con l’aiuto e la collaborazione di un neurologo specializzato nell’età evolutiva, questo perché tali tipi di deficienza sono soprattutto connesse a delle problematiche di tipo neurologico che non si risolvono o compensano col mero esercizio, ma spesso occorre un sostegno di tipo farmacologico.

Oppure se il problema è connesso con un disturbo della personalità la valutazione primaria spetta necessariamente ad un psichiatra sempre esperto dell’età evolutiva.

I disagi del bambino in entrambi i due casi sopra citati derivano da un problema motorio o di debolezza neurologica, come nel caso della disprassia, o in disturbi psicologici che vanno risolti o precedentemente a qualunque altro intervento o con l’intervento del grafoterapista ma succedaneo e sempre sotto il controllo di chi ha la competenza per il problema principale.

Infatti è inutile insistere a far scrivere il bambino se ha un’evidente difficoltà a reggere la matita per mancanza di forza e tonicità nella mano e nel braccio, allo stesso modo se vi sono dei disturbi di personalità vanno gestiti quelli prima di costringere il bambino a dei compiti ed esercizi che potrebbero anche aggravare la risposta psicologica eludendo così dei risultati.

È ovvio che insegnati, educatori e genitori spesso vedono soltanto la difficoltà nel rendimento scolastico ed in certi compiti di scrittura e lettura del bambino, non pensando che vi siano altre problematiche.

Solitamente la visita medica psichiatrica che la legge prescrive obbligatoria per confermare la diagnosi dei DSA e la considerazione di tali deficit nell’ambito del programma scolastico e del tipo di insegnamento viene evasa per una serie di motivi.

Può capitare che gli insegnanti non si accorgano del deficit considerandolo mera disattenzione e scarsa applicazione del bambino svogliato e capriccioso, quando semmai queste sono le conseguenze derivanti dalla difficoltà se non addirittura incapacità nel risolvere determinati esercizi da parte dell’alunno, che ovviamente non ha altre modalità per esprimere il suo disagio e frustrazione.

E questa situazione, estremamente grave, deriva dal fatto che gli insegnanti dovrebbero tutti essere sufficientemente informati a riconoscere, valutare e a comprendere i deficit scolastici per i vari corsi a loro offerti col contributo statale di € 500, contributo che dovrebbe essere speso per fare della formazione per ampliare le oro conoscenze e non per essere spesi in acquisti personali come spesso accade.

I genitori possono essere giustificati dal fatto di non riuscire a catalogare il problema del figlio ed inquadrarlo clinicamente, non è certo compito loro, ma la loro funzione è sicuramente quella di assistere i figli mentre fanno i compiti a casa e non possono non accorgersi che qualcosa non va nel modo con cui essi scrivono o nella incomprensibile ostilità ad eseguirli.

I bambini si vergognano dei loro limiti e ne parlano con difficoltà, sono gli adulti, ognuno per le competenze che sono riservate ai rispettivi ruoli, a doversi accorgere che qualcosa non va.

Molti genitori sono attenti e apprensivi, ma molti si disinteressano completamente delle esigenze del bambino purché riesca ad arrivare alla fine dell’anno, come se questo traguardo cancellasse tutte le difficoltà e i disagi che si presenteranno anche più avanti quando il bambino sarà un adulto con deficit non compensati o trattati.

Il ruolo centrale è dunque quello del grafologo, cioè colui che è l’esperto della scrittura,  e con le sue competenze di rieducatore può diagnosticare, valutare ed intervenire per chiarire dubbi e risolvere i problemi connessi a determinate deficienze.

Perché non sempre il problema è quello che può apparire ad una sommaria indagine o dopo aver sentito l’ipotesi prospettata da insegnanti e genitori.

Il problema va individuato sul posto dopo aver preso in considerazione alcuni fattori: postura, tenuta della matita e scrittura.

La valutazione inoltre, se il bambino è agitato, irrequieto, poco collaborativo, oppure svogliato a seguire una terapia, allora è il caso che essa venga eseguita presso l’abitazione del piccolo.

Fare rieducazione a casa del bambino può essere scomodo per il grafologo ma da sicuramente i migliori risultati ed in tempi ridotti per una serie di motivi.

Innanzitutto il bambino si sente sottoposto ad esame e a fare esercizi in un ambiente familiare, che lo rassicura e conforta, inoltre percepisce meno l’invadenza di un estraneo che lo costringe a fare esercizi ridicoli, almeno in confronto ai suoi soliti compiti, e che possono avvilirlo e farlo sentire diverso, incapace, con un’onta di cui vergognarsi addosso.

Indubbio che le esercitazioni di pregrafismo per chi è grandicello (e spesso la scuola ed i genitori se ne rendono conto molto tardi) possono apparire ridicole e “cose da bambini più piccoli”, ma la cosa può essere superata rendendo l’esercitazione un gioco adattato all’età di chi deve sostenere il lungo percorso di grafoterapia.

In tali casi interviene ancora una volta la capacità del rieducatore nel riuscire, con sensibilità ed empatia, ad entrare in contatto col suo cliente e ad impostare un programma di lavoro che possa essere scambiato spesso per gioco.

Così giocando e scrivendo l’abilità della scrittura viene acquisita.

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