L’orribile moda del Cutting e del Branding tra gli adolescenti

L’Autolesionismo e l’adolescenza
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Le sub-personalità
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Il Cutting, che dall’inglese significa “tagliarsi”, è la forma di autolesionismo più comune e praticata dai giovani adolescenti ed anche più giovani, essa comprende una vasta gamma di comportamenti, tra cui soprattutto il taglio, ma anche piccole ustioni, graffi ed ematomi fino ad interferire con la guarigione della ferita (dermatillomania), strapparsi i capelli ( tricotillomania).

Un’altra pratica piuttosto dolorosa è il “branding”, che significa “marchiare la pelle a caldo” e si pratica attraverso delle ustioni provocate con dei ferri o materiale ustionante.

Questi atti di autolesionismo sono cosa ben diversa dai tatuaggi o piercing quando rientrano in un grado di normalità, se però si arriva all’eccesso deformando parti del corpo o mutilandone in maniera irreversibile è sicuramente un atto auto lesivo, di nessuna necessità per l’abbellimento ma finalizzata soltanto a distruggere un corpo che non si ama.

Farsi un tatuaggio od un piercing, che sono dei vezzi fatti per vanità o per risaltare una caratteristica importante della persona, non hanno nulla a che vedere con gli atti di autolesionismo fatti con la finalità di punirsi, castigare il proprio corpo nel tentativo di mettere a tacere un disagio personale che però non scompare né col dolore né con la marchiatura ma anzi ritorna sempre più assordante costringendo la persona che ne soffre a mettere in atto pratiche sempre più lesive nella speranza di risolvere il suo problema che invece è soltanto psichico..

Ci sono persone ricoperte da tatuaggi ma perfettamente sane di mente e consapevoli che l’arte disegnata sul loro corpo è l’espressione di ciò che sentono e rispecchia il loro modo di vivere, che fa autolesionismo invece non è in grado di vivere serenamente, e la frustrazione è talmente forte che ricercare un dolore fisico più forte è il tentativo di sviare almeno per un momento la mente dal pensiero che ossessiona.

Il lesionarsi o l’automutilazione è un repertorio con finalità autodistruttive che appartiene da sempre all’uomo, soprattutto nella giovane età dove la psiche è più fragile e facilmente suggestionabile, attraverso di esse il giovane si infligge una punizione.

L’uomo in situazione di estrema angoscia si punisce costringendosi ad una vita troppo rigorosa, fatta di privazioni, rifiutando il cibo, come nel caso dell’anoressia che non colpisce soltanto le giovanissime ragazze ma anche i ragazzi e gli adulti che perseguono l’intento di auto eliminarsi poco a poco.

Per lo psichiatra Vera Zimmermann, questo comportamento dei giovani che si devastano il corpo si avvicina alla patologia, essi non vedono la pelle come l’involucro protettivo del corpo, al momento di una crisi di ansia, non ci sono limiti e possono sfogare solo su se stessi attraverso il dolore fisico il vero grande ed invalidante dolore proveniente dall’interno.

Secondo la psichiatra questo comportamento è tendente al suicidio, anche se morire non è l’obiettivo finale dell’azione ma soltanto quella di danneggiarsi, se però valutiamo l’atto perpetrato è inevitabile che se ripetuto alla lunga porta effettivamente alla distruzione dell’essere.

Il non alimentarsi porta all’anoressia cronica che, se non curata, porta inevitabilmente alla morte, le lesioni in forma grave possono portare ad un dissanguamento e debilitare il corpo che alla lunga non è più in grado di reggere tali violenza.

Secondo la Zimmermann i giovani, che in realtà temono il suicidio e non sono intenzionati a morire, altrimenti è proprio quello che cercherebbero di fare, realizzano un “micro suicidio”, come la stessa studiosa lo definisce, hanno di sé una considerazione ed una stima talmente bassa da considerarsi meritevoli della sofferenza, una sofferenza che vogliono scegliere, quella fisica appunto, perché in fondo essi sentono di non meritare quella psichica ed emotiva che li rode dentro.

Può capitare che il “taglio” sia un puro atto di esibizionismo, ma in tal caso non è ripetitivo e non diventa una costante cronicizzata, a volte i giovani lo fanno per mettersi alla prova, per verificare la loro resistenza e la tolleranza al dolore per poi vantarsene con gli amici.

In tali casi si tratta soltanto di atteggiamenti adolescenziali che verranno presto abbandonati, un po’ perché non è piacevole ed un po’ perché finiranno col vergognarsene, nel momento stesso in cui incontreranno la critica di un coetaneo, più che di un adulto, capiranno che non è la strada giusta per essere apprezzati dal gruppo di amici.

Come comportarsi con un giovane che si pratica delle lesioni

Più o meno tutti gli adolescenti vivono dei disagi, è una fase di transizione molto difficile non solo per le importanti trasformazioni che subisce il corpo, a cui il giovane spesso è impreparato, ma per la fragilità emotiva che si accentua trasformando ogni piccolo problema in una difficoltà insormontabile.

Il più delle volte questo stato di disagio naturale e adeguato all’età tende a scomparire col tempo, con dei sani rapporti amicali o sentimentali che rassicurano il ragazzo o la ragazza e lo fanno sentire accettato anche fuori dalla sua famiglia.

Se però ciò non avviene è possibile che si inneschino delle situazioni di disagio psichico sfocianti anche negli atti di autolesionismo.

Se tali atti sono delle semplici bravate o delle prove di abilità o puro esibizionismo hanno la caratteristica di essere comportamenti isolati e non ripetitivi, diversamente è un problema che non deve essere sottovalutato ed è essenziale intervenire al più presto con una visita di uno psicologo che possa comprendere e diagnosticare la patologia e proporre una terapia comportamentale adeguata alla situazione.

Ecco alcuni segnali che i genitori dovrebbero monitorare e segnalare una situazione che merita di essere valutata da un esperto:

  • Rifiuto di andare al mare o in piscina e altre situazioni in cui il corpo è visibile, il disagio del mostrare il proprio corpo quasi nudo può essere semplice imbarazzo derivante da un carattere molto timido e riservato, che però si risolve piano piano prendendo confidenza col corpo e seguendo il comportamento degli amici, se non ci sono tali presupposti il nascondere certe parti del corpo può essere il sintomo che in realtà il giovane intenda celare dei tagli, solitamente fatti sulle braccia (avambraccio e polso) e sulle gambe (interno ed esterno coscia),
  • Indossare ‘sempre’ indumenti che nascondono polsi, braccia, gambe, specie fuori stagione, questo atteggiamento è molto chiarificatore sull’intenzione di nascondere le parti del corpo lesionate,
  • Portare o nascondere in camera da letto, zaino, indumenti o scarpe oggetti taglienti come lamette, rasoi, taglierini, cocci di vetro, spille di sicurezza, chiodi o aghi, tutti strumenti che non dovrebbero stare nella cameretta di un ragazzo, soprattutto quando si tratta di lame e rasoi, che solitamente si usano in bagno e si lasciano in bella vista di chiunque, mentre l’attrezzo usato per l’autolesionismo rimane intriso di sangue e viene solitamente custodito come un trofeo, come l’arma che rappresenta, purtroppo, il simbolo del riscatto emotivo,
  • Incidenti, contusioni, graffi, tagli, bruciature frequenti seguiti da scuse inconsistenti, in tali casi le lesioni non possono essere casuali ma causate intenzionalmente.

I genitori in tali casi non devono perdere tempo e verificare con un medico la reale condizione fisica del figlio.

È consigliabile evitare atteggiamenti quali:

  • non dire “lo fai solo per attirare l’attenzione.”, perché non è questa la finalità del gesto, sicuramente non sgridarlo e non urlare, perché si comprometterebbe ogni possibilità di collaborazione del ragazzo, quindi è meglio mantenere la calma e cercare di convincerlo a fare una visita specialistica per il suo bene,
  • non punire e nemmeno minimizzare la gravità di questo comportamento, punire non serve a nulla anzi si rafforza il senso del ragazzo di essere meritevole di una punizione e di sicuro non sono atteggiamenti da sottovalutare,
  • non chiedete al vostro adolescente a smettere di ferire se stessi  per amor vostro: hanno bisogno di capire che devono amare di più se stessi e solo per il loro bene non per qualcun altro, non deve essere un ricatto morale che non avrà alcuna efficacia e non porterà ad alcun risultato positivo,
  • aiutatelo nella terapia e siategli sempre vicino, fategli sentire il vostro appoggio, la vostra considerazione ed il vostro amore indipendentemente da come si comporta, perché probabilmente è proprio questo che gli manca.

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