Mutismo selettivo: consigli pratici per gli insegnanti

Il Mutismo Selettivo e la Scuola
24/04/2017
Il Mutismo Selettivo negli adolescenti e negli adulti
24/04/2017

Nei precedenti articoli ho analizzato il disturbo d’ansia del bambini chiamato Mutismo Selettivo e la sua incidenza od insorgenza nell’ambito scolastico con Mutismo Selettivo e la scuola, ora nel presente articolo vorrei occuparmi del problema vissuto  dal bambino all’interno dell’ambiente scolastico e come gli insegnanti possono positivamente intervenire in aiuto dello scolaro anche per risolvere il suo blocco.

 

 

Consigli per gli insegnanti

 

 

Il primo passo è quello di alleviare l’ansia in classe, creando un clima disteso e rilassato in cui il bambino si senta più possibile a proprio agio, con l’insegnante, il programma che propone (che non deve essere visto come impossibile da concludere, e qui utili saranno le rassicurazione della maestra o del professore) e con i coetanei, creando occasioni di collaborazione e di aggregazione.

Non considerare oppositivo il comportamento del bambino con Mutismo Selettivo, perché non c’è intenzionalità negativa o dispregiativa nel non parlare anzi al contrario il bambino vorrebbe riuscire, ma l’ansia gli impedisce di farlo, bloccandogli le parole in gola.

Non mettere sotto pressione il bambino e non ingannarlo con promesse o ricatti perché parli, i ricatti non sono utili in nessuno situazione, nemmeno quando si tratta di adulti, perché illudono inutilmente lasciando poi l’amarezza di essere stati presi in giro.

L’insegnante deve rispettare i tempi del bambino che non sempre coincidono coi tempi dell’insegnamento e le esigenze scolastiche, che dovranno passare in secondo piano perché è assolutamente prioritario e prevalente recuperare la sicurezza dello scolarlo ed aiutarlo a non avere più paura, poco importa se non riuscirà a concludere, come gli altri, il programma scolastico, avrà tale possibilità in futuro coi recuperi estivi.

L’insegnamento dovrà consistere, almeno inizialmente e sino alla risoluzione del problema, in test, interrogazioni e verifiche soltanto scritte, escludendo del tutto il linguaggio verbale diretto.

Occorre inoltre graduare le aspettative, le richieste ai vari compiti fissando obiettivi intermedi, per fasi, man mano più complicati se segue la risoluzione del disagio, inutile aspettarsi che il bambino possa uscire dal Mutismo Selettivo tutto d’un tratto, serviranno piccoli passi e probabilmente molto tempo, ma il piccolo saprà sicuramente sorprendervi.

Permettere al bambino di indicare, di usare lo sguardo, l’alzata di mano o di scrivere su un foglio le risposte.

Associare il gesti ed il comportamento al posto delle parole aiuta il bambini a non sentirsi costretto alla verbalizzazione.

Nelle attività di Circle-time (dove tutti gli alunni vengono disposti a cerchio per avere tutti una posizione diretta nei confronti degli altri), non fare domande a tutti, soprattutto al bambino muto, ma lasciare la libertà di intervenire o meno.

Evitando gli interventi a turno si eviterà al bambino di attendere con troppa angoscia il proprio tempo per rispondere, aumentando inesorabilmente la sua ansia.

Far sedere il bambino vicino al compagno preferito, perché possa essere rassicurato dalla sua vicinanza, possibilmente lontano dall’insegnante, meglio dunque negli ultimi banchi, ed assolutamente distante dalla porta, che per un ansioso rappresenta sempre in punto da cui entra l’imprevedibile.

Evitare situazioni di bullismo, di prese in giro, di forme di umiliazioni del bambino da parte dei compagni e se succede metterli immediatamente in un castigo serio e che non si possa dimenticare facilmente.

Il bullismo va combattuto ed arginato si dal suo insorgere con metodi risolutivi e decisivi, essere tolleranti o consenzienti porta il bullo a pensare di poter agire indisturbato come meglio crede.

Si può favorire il suo inserimento assegnando dei compiti a piccoli gruppi, non superiori a 3 elementi, quelli con cui il bambino si sente a suo agio ed ha confidenza, per svolgere lavori di ricerca o di attività.

Alcuni bambini con Mutismo Selettivo non amano produrre rumori o suoni e non sopportano quelli prodotti da altri, sia che si tratti di voci o di rumori meccanici, è utile abituarli a tale attività piano piano, incoraggiandoli a non temere il suono, partendo da dei toni più bassi, o abituandolo esso stesso a fare dei vocalizzi rumoreggianti.

Durante le interrogazioni non fare domande dirette al bambino ed assolutamente non aperte, dove la risposta deve essere ampiamente descritta, ma permettergli di dare risposte semplici come “sì” o  “no” o consentirgli dei gesti, come indicare le cose su una cartina o una mappa rappresentativa, consentirgli l’uso di strumentazioni adeguati al problema, come per esempio il computer.

È probabile che il bambino inizi a parlare con un suo pari piuttosto che con l’insegnante, in questo caso non dare troppo risalto alla cosa, come se si trattasse della solita normalità, ciò lo mette in condizione di serenità e sarà più propenso a ripetere l’evento al più presto.

 

 

Bisogni Educativi Speciali (B.E.S.) e Mutismo Selettivo

 

 

Il 21 aprile 2016, si è tenuta a Verona, la conferenza relativa alla valutazione di fine anno scolastico dei BES e DSA (Disturbi Specifici di Apprendimento quali dislessia, disortografia, disgrafia, discalculia).

Il Mutismo Selettivo rientra pienamente nella definizione dei Bisogni Educativi Speciali: i BES sono “Qualsiasi difficoltà evolutiva di funzionamento, permanente o transitoria, in ambito educativo e/o apprenditivo, dovuta all’interazione dei vari fattori di salute, secondo il modello ICF dell’OMS, e che necessita di educazione speciale individualizzata”.
Non è compito della scuola certificare gli alunni con BES, ma individuare quelli per i quali è opportuna e necessaria l’adozione di particolari strategie didattiche.” (Nota MIUR 22/11/2013).

Il Consiglio di classe è autonomo nel decidere se attivare percorsi di studio personalizzati e formalizzarli in un Piano Didattico Personalizzato (PDP); a differenza che nei Disturbi Specifici di Apprendimento (DSA), nel caso dei BES l’intervento non si basa su una diagnosi clinica, ma su criteri di efficacia e convenienza.

Non tutte le personalizzazioni richiedono un PDP. “La scuola può intervenire nella personalizzazione in tanti modo diversi, informali o strutturati, secondo i bisogni e la convenienza.” (Nota MIUR, 22/11/2013). Non si può valutare la convenienza se non è stata definita, almeno a grandi linee, la strategia di personalizzazione scelta.

Vantaggi del PDP: proposte più consapevoli e condivise, personalizzazione più efficace, maggior rilevanza verso docenti e genitori, qualche possibilità di intervento in più nella valutazione, soprattutto in caso di esami.

Svantaggi del PDP: rischio di etichettatura del bambino e caduta di autostima, problemi di accettazione e tensioni con i compagni e i familiari, maggiori oneri per la scuola.

I Piani Didattici personalizzati se da una parte risolvono il problema dall’altro verso lo mettono in risalto nei confronti di tutti aumentando il disagio interiore del bambino.

2 Comments

  1. Alessandro ha detto:

    Articolo veramente molto interessante.

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