Overclocking: quando il cervello è spinto a mille

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30/09/2018

Overclocking: quando il cervello è spinto a mille

L’overclocking è un termine usato dagli esperti informatici per descrivere il processo per mezzo del quale un processore viene leggermente modificato, permettendo così di operare ad una velocità maggiore rispetto a quanto previsto dal produttore.

Una velocità maggiore del processore significa più potenza di calcolo, quindi minor tempo di elaborazione dei dati in modo da ottenere più velocemente il risultato finale.

Ma anche il nostro cervello ha questa funzione overclocking che entra in funzione quando rileva il surreale, il pericoloso e lo schioccante, quando questa eventualità si verifica il nostro cervello inizia ad elaborare i concetti e le risposte reattive molto più velocemente del solito, sa che la condizione ambientale è pericolosa e quindi elabora la soluzione per salvare il soggetto con maggior rapidità.

Chi vive questo momento, nonostante il cervello elabori più velocemente,ha la sensazione  inversa come se tutte le funzioni cognitive fossero cristallizzate, ferme e bloccate per un attimo, ma riescono ad essere più consapevoli e recettivi dell’ambiente circostante e quindi capaci di ricordare maggiori dettagli e particolari anche nell’arco di una fazione di secondo.

Un esempio calzante di tale situazione di overclocking si verifica quando il soggetto sfiora la morte, in tali casi si è soliti sentire che egli ha avuto la sensazione di aver visto l’intera sua vita sfrecciargli davanti.

 

 

 

Le origini del deja-vu

 

 

 

Alcuni studiosi ritengono che il deja-vu sia una forma di overclocking, partendo dal presupposto che il cervello a volte si mette in fase di accelerazione che le persone hanno soltanto il ricordo dell’ultima immagine impressa nella mente e dell’ultima sensazione perdendo coscientemente tutte le altre, che invece non scompaiono a livello inconscio e vengono  comunque memorizzate, questo origina il risultato di vedere come nuove una situazione per avendo la sensazione di averla già vissuta.

Ed è proprio così, la sensazione è già stata vissuta ma il cervello riporta alla memoria soltanto una fase, solitamente l’ultima tralasciando le altre informazioni, che sarebbero eccessive e ci manderebbero in tilt, tale selezione funziona da filtro in modo da non creare uno shock, ma di fatto la memoria ha acquisito immagini e sensazioni che fanno già parte del nostro vissuto.

 

 

 

L’overclocking nelle investigazioni

 

 

 

Tale effetto è usato anche nelle indagini investigative per provocare il risveglio della memoria di un testimone che magari non ricorda tutti i particolari della scena, ma scioccando il momento, ad esempio causando un forte rumore che spaventa, si manda il cervello di chi non si aspettava tale rumore in tilt ed in forte stato di elaborazione, dopodiché è più facile ricordare i particolari della vicenda per cui si è chiamati a testimoniare.

E forse lo shock fa dimenticare anche i motivi della ritrosia, o del desiderio di non essere coinvolto, in effetti ogni forma di shock innesca uno stato di tensione se non addirittura di paura che in gergo militaresco funziona da sciogli-lingua.

 

 

 

Migliorare la resa del cervello

 

 

 

Se partiamo dal presupposto che le connessione neurologiche all’interno del cervello si creano attraverso uno scambio chimico ed anche elettrico, molte società americane stanno realizzando un metodo per aumentare la resa del cervello facendolo diventare un super elaboratore di dati  attraverso la stimolazione celebrale elettrica provocata da stimolatori esterni o applicati sotto la cute cranica, con tale modalità, secondo tali studi, si può ottenere una mente più reattiva, veloce ed efficiente.

Alcuni giochi già consentono tale tipo di stimolazione, quello che gli studiosi vorrebbero creare è un circuito che possa essere utilizzato con una certa regolarità in modo da stimolare la parte elettrica e conduttiva del cervello, aumentandone le prestazioni, attraverso dispositivi installati nella scatola cranica in modo permanente.

In tal caso siamo nell’evoluzione della mente che potremmo chiamare “cervello.2”.

La tecnologia ormai fa parte della nostra vita, non possiamo farne a meno, nessuno riesce ad alzarsi dal letto se prima non ha dato un’occhiata al suo smartphone, quindi un passo del genere sarebbe soltanto rendere più concreta un’esigenza di molte persone, non sempre necessariamente collegata ad esigenze connesse col lavoro o con lo studio.

Io preferisco pensare che il cervello si possa sviluppare e migliorare nelle sue prestazioni anche senza interventi tecnologici esterni, attraverso un lavoro di concentrazione e di approfondimento delle potenzialità che il nostro cervello dispone naturalmente e che possono essere usate da chiunque per qualunque esigenza.

E,  aggiungo, senza rischiare nulla e senza mettere a rischio la mente di inconvenienti o controindicazioni non ancora scoperte o non ancora rivelate.

Pertanto i metodi più naturali rimangono quello che non daranno immediati effetti strabilianti, ma effetti concreti duraturi e senza effetti collaterali.

Bruciare le sinapsi di un cervello significa ledere quell’area in modo irreparabile, per questo motivo consigliano addirittura di non tenere il telefono per troppo tempo vicino alla nostra testa, figuriamoci se un impianto stimolatore di onde sonore ed elettriche fosse perennemente impiantato nella testa.

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