Perché l’uomo ha bisogno della fede

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Cos’è la Fede

 

 

La fede è un insieme di sentimenti e convinzioni verso determinati dogmi appartenenti ad una religione, che esprime il senso della spiritualità e della devozioni verso un solo Dio o più Dei, come dogmi incontestabili l’essenza delle religioni pretendono che essi non siano posti in dubbio o giustificati, ma richiedono una pura osservanza ed assoggettamento, indipendentemente dal fatto che questi assunti, dogmi, indicazioni, precetti, regole morali ed etiche che ne conseguono, siano veri, fatti realmente accaduti e certi oppure no, e che le formule sacrali siano acquisite come verità assoluta, che pertanto non richiede valutazione, contestazione, contraddizione.

La fede è un sentimento di devozione verso determinate credenze accettate per vere e giuste.

Carl Jung, psicoanalista storico fondatore dell’analisi Junghiana ma prima di tutto uno scienziato, sosteneva che: “Tutto ciò che ho appreso nella vita mi ha portato passo per passo alla convinzione incrollabile dell’esistenza di Dio.

Io credo soltanto in ciò che so per esperienza. Questo mette fuori campo la fede. Dunque io non credo all’esistenza di Dio per fede: io ‘so’ che Dio esiste.

Erich Fromm distingueva la religione in senso generale in due aspetti ben distinti che danno vita alla religione autoritaria da distinguersi da quella umanistica.

La religione autoritaria è quella che si fonda sul controllo esercitato sulle persone da un potere più alto, al disopra dell’uomo ed a cui esso deve completamente assoggettarsi senza discutere o contestare quanto gli viene indicato di pensare e di agire.

Questo tipo di potere richiede obbedienza e devozione assoluta.

Questa forma di religiosità parte dal presupposto l’uomo è fallace, che ha peccato e che continuerà a farlo, è visto come “difettoso” in quanto nato sporco e quindi necessita di purificarsi attraverso determinate pratiche, come le preghiere e gli atti di devozione.

Il suo rapporto con il divino ha lo scopo di fargli superare questi limiti e deficienze, in modo da purificarsi e diventare un uomo migliore secondo i dettami di una religione.

Ogni religione è un insieme di regole ed assiomi, diversi rispetto alle varie credenze, ma hanno tutto in comune l’obbligo di essere seguiti pedissequamente e di credere senza contestazione o dubbio e senza porsi delle domande se siano tali regole ed assiomi veri, verificati e certi.

Si deve credere e basta, in questo sta la forza e la dominanza della fede.

La religione umanistica è invece centrata sull’uomo, sulle su predisposizioni ed inclinazioni, come essere vivente ma come persona distinta dal tutte le altre.

Nella religione l’uomo, con le sue particolarità e specificità, può trovare quelle risorse adatte a comprendere meglio se stesso e le sue relazioni con il mondo esterno, siano gli altri esseri umani o sia la natura in generale e gli eventi da essa scaturiti.

In tale rete sociale ed ambientale l’uomo è spinto dalla fede a mettere a frutto la sua capacità di amare e di essere solidale.

In questo senso l’esperienza religiosa può diventare esperienza di unità con il tutto rappresentato dal mondo esterno e dal senso della vita.

La virtù da esercitare non è l’obbedienza ma l’auto-realizzazione attraverso la comprensione di ciò che egli è interiormente e da ciò che sta al di fuori di esso, in modo da vivere armoniosamente nel suo ambiente.

Il sentimento prevalente di chi vive questa forma di religiosità è la gioia, la consapevolezza e non il senso di colpa e il dolore che invece inficiano e prevalgono nel primo tipo di religione che non solo si impone senza lasciare alternative ma lo fa partendo da una serie di accuse, quali ad esempio il fatto che l’uomo sia il peccato, che sia nato e viva nel peccato e che debba continuamente prodigarsi per estinguerlo e purificarsi da esso, per diventare un essere puro meritevole dopo la morte di un posto in paradiso.

Diversamente egli patirà le pene dell’inferno eternamente nella vita ultraterrena.

 

 

Perché si ha bisogno della fede

 

 

 

 

L’uomo da sempre ha avuto il bisogno di dare un senso alla sofferenza, alla morte, al male e alla propria esistenza, al perché accadono determinate cose che non hanno una spiegazione logica o scientifica, è insito nell’uomo e lo spinge a trovare le possibili risposte nella filosofia o nella religione.

È questo bisogno umano che muove tante persone ad iniziare una faticosa e sincera ricerca di una spiritualità autentica, spesso diversa dalla religione di appartenenza.

Ludwig Feuerbach nel suo libro “L’essenza della religione” sostiene che “Il sentimento di dipendenza dell’uomo è il fondamento della religione; l’oggetto di questo sentimento di dipendenza […] non è però altro, originariamente, che la natura”.

Notiamo che il termine “natura” assume in Feuerbach il significato generale di un raggruppamento di oggetti e cose reali che l’uomo differenzia da sé e dai propri prodotti, e non un ente universale, astratto, “personificato e mistificato”.

Scrive Feuerbach: “… io sono soprattutto un ente che non esiste senza luce, senza aria, senza acqua, senza terra, senza cibo, un ente dipendente dalla natura”.

Conscio del suo stato di subordinazione alle regole della natura e del ciclo vitale verso le quali non ha alcun potere di imporsi, egli racchiude la sua impotenza con l’adorazione del Dio che tutto ha creato e che tutto può, ma che ha concesso anche l’uso del libero arbitrio, pertanto permette all’uomo di peccare e distruggere i suoi simili con la consapevolezza che ciò che farà sulla terra verrà ripagato dopo la morte.

Questo è il senso delle religioni in generale.

Tuttavia, in origine – secondo Feuerbach – egli celebra solamente la natura che gli è familiare e nella quale egli vive: così ogni stirpe antica ha glorificato solamente la regione che ha abitato o il fiume da cui ha tratto il proprio sostentamento.

Ogni religione nasce quindi per conciliare il contrasto tra la nostra volontà infinita e le nostre possibilità limitate.

Di conseguenza ogni religione è in grado di evolversi di pari passo con l’uomo; infatti, presso le popolazioni meno progredite, “Zeus è la causa o l’essenza dei fenomeni meteorologici: ma in ciò non è ancora posto il suo carattere divino, religioso”.

Ciò significa che il primo passo della religione è quello di far “dipendere ciò che è indipendente dalla volontà umana […] dalla volontà di Dio”, il che è esemplificato al meglio dalla mutabilità dell’atmosfera, che è governata – nel paganesimo più antico – dai fulmini di Zeus.

In questa prima fase, che è molto vicina ai culti feticistici e animisti, l’uomo interagisce con la sua divinità con la preghiera e col “fumo dei sacrifici”.

Questo aspetto del culto batte notevolmente l’accento sulla volontà umana; capiamo quindi l’importanza dell’asserto “il desiderio è un’aspirazione il cui soddisfacimento […] non è in mio potere, è una volontà priva però del potere di tradursi in atto”; ecco quindi che “il desiderio è l’origine, è l’essenza stessa della religione”.

Dato questo asserto, “chi non ha desideri non ha neppure dèi”: infatti “dove non ti accade di sentire lamentazioni sulla natura mortale e sulla miseria dell’uomo, ivi non ti accadrà nemmeno di udire gli osanna agli dèi immortali e beati”.

E in conclusione, Feuerbach asserisce che “nella disgrazia, nel bisogno […] l’uomo fa la dolorosa esperienza che egli non può fare ciò che vuole, che ha le mani legate”.

Ed è nel momento di maggior sofferenza che si va alla ricerca di una fonte a cui rivolgere le proprie domande, chiedendo giustificazione o cercando di trovarne nel disegno divino più grande dell’uomo e pertanto a lui incomprensibile.

In tal modo si devia la sofferenza su qualche pensiero che possa portare sollievo e conforto.

La fede in tali casi è veramente un supporto importante e spesso risolutivo.

 

 

I benefici psicofisici della fede

 

 

La prestigiosa rivista scientifica Science Daily, ha pubblicato qualche mese fa i risultati di una ricerca, la quale suggerisce che la fede religiosa aiuta a proteggere contro i sintomi della depressione.

Lo studio è stato pubblicato anche sul Journal of Clinical Psychology.

Il test si è rivolto a 136 pazienti con diagnosi di depressione clinica, è durato 8 settimane e lo strumento utilizzato è stato il Beck Hopelessness Inventory.

La rivista scientifica dichiara: «Lo studio ha rilevato che i soggetti con forti convinzioni in un Dio personale hanno il 75% di probabilità in più di sperimentare un miglioramento dopo il trattamento medico per la depressione clinica».

La dottoressa Patricia Murphy ha però precisato: «Nel nostro studio, la risposta positiva ai farmaci aveva poco a che fare con il sentimento di speranza che accompagna di solito le convinzioni spirituali.

E’ invece legata specificamente alla fede in un Dio amorevole. I medici devono essere consapevoli del ruolo della religione nella vita dei loro pazienti. E’ una risorsa importante nella pianificazione delle loro cure».

Lo psicologo e direttore del Religious Experience Research Centre dell’Università di Oxford, Laurence Brown, ha avuto modo di dichiarare: «Se una persone è consapevole di Dio e questo cambia la sua vita, allora, per questa persona Dio è un’influenza reale e non immaginaria».

Anche la psichiatra e direttrice medico dello Heath House Priory Hospital di Brisol, Montague Barker, ha allontanato la spiegazione “placebo”: «Non credo che la psichiatria possa dare una prova di Dio, tranne del fatto che si ha avuto una certa esperienza.

E’ solo se ne scaturisce qualcosa [come ad esempio il 75% di possibilità di guarire dalla depressione] che si può dire che allora non è affatto una proiezione psicologica».

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