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WorkCoaching manageriale: diventare un Leader di successo

Alcuni uomini sono manager di successo per delle doti innate e per capacità che hanno, si sono adattati perfettamente all’ambiente lavorativo in cui operano e riescono ad ottenere dei risultati di successo, per alcuni possiamo addirittura parlare di grande successo imprenditoriale e manageriale.

Questo però non significa che con un adeguato indottrinamento, dei consigli utili e mirati, fornendo la capacità di sviluppare quelle potenzialità che sono dentro tutti noi, chiunque possa ambire a migliorare la propria posizione lavorativa diventando un manager qualificato e di pregio, capace nel valorizzare al massimo le risorse a sua disposizione.

Un manager deve avere doti organizzative, di pianificazione e progettazione, deve saper valorizzare al massimo le risorse e le materie prima a sua disposizione attuando un sistema che lo porti a trarre il maggior vantaggio economico e professionale minimizzando al massimo rischi, perdite ed errori o intoppi che comportano sprechi di tempo, energia e denaro.

La sua praticità non può dunque essere soltanto di pura logica razionale ed organizzativa ma anche di tipo predittivo, cioè riuscire, attraverso le capacità preventive, di analisi ed empatiche a prevedere con anticipo gli andamenti del mercato, le esigenze aziendali, le eventuali carenze che non sempre possono essere sostituite col materiale immediatamente disponibile, quindi occorre destreggiarsi ed essere creativo anche nella ricerca delle soluzioni.

Tali doti sono chiamate le doti di problem-solving, e derivano da grandi capacità di empowerment.

Un particolare settore che richiede una profonda esperienza e grandi doti di sensibilità ed empatia è il fattore umano, le risorse umane impiegate in attività.

L’uomo è un soggetto unico nella sua personalità e duttile, variabile, soggetto a stress e condizionabile negativamente da un ambiente in cui non si sente compreso, valorizzato, sfruttato effettivamente per le sue potenzialità.

Pertanto la gestione dei dipendenti, dei collaboratori, dei clienti e del pubblico richiede un qualcosa in più, di profondamente diverso dalla gestione di un qualsiasi altro fattore seppur variabile ed incostante.

Le persone che costituiscono la risorsa umana sono individui che provano emozioni, che reagisce agli stati d’animo e che può deprimersi o eccitarsi ma purtroppo non lo fa sempre nella medesima direzione, possono essere contenti del loro lavoro e dare il massimo, ma il loro scontento non riduce soltanto la loro resa personale ma si ripercuote per tutta la catena funzionale a cui essi sono collegati.

Pertanto avere dei dipendenti insoddisfatti o non ben inseriti è un fattore estremamente dannoso su qualsiasi fronte e con rese sempre peggiorative.

Un buon manager deve saper localizzare tali problematiche prima che esplodano e diventino un vero problema inserendo il lavoratore nel settore che lo valorizza e facendogli fare il lavoro per cui è più portato e questo presuppone una conoscenza del fattore umano molto profonda, derivante da doti che solo la sensibilità e l’empatia possono valorizzare.

 

 

La psicologia manageriale

 

 

La psicologia manageriale è la sfera della scienza psicologica che studia modelli psicologici nel lavoro direttivo e di comando, sia che si tratti di una grossa azienda oppure di un gruppo lavorativo composto da pochi elementi.

Sembra assurdo ma spesso si ottengono le migliori collaborazioni e minori problemi quando il gruppo è grande rispetto a quello costituito da un numero limitato, perché la convivenza tra le persone vissuta in maniera più ristretta porta i soggetti ad entrare maggiormente in confidenza, in conflitto ed in contrasto  tra di loro.

Tale parte della psicologia e del counseling aziendale si occupa di valutare la struttura, le caratteristiche e la specificità delle attività di gestione , i modi per utilizzare gli aspetti psicologici per risolvere vari compiti del gestore.

Nel caso di contingenze e di circostanze impreviste la capacità che viene  in aiuto è quell’abilità chiamata “problem solving”, cioè quella caratteristica che permette al soggetto innanzitutto di non farsi prendere dal panico e di non stressarsi facendo diventare il lavoro non più un sistema appagante ma negativo e dannoso.

In tal caso la prima finalità è quella di improntare immediatamente, valutando tutti i fattori e prospettive a disposizione, l’azione che consente di risolvere il problema il più velocemente possibile con minor danno o disagio alle rimanenti risorse che sono coinvolte, e non si tratta soltanto di risorse economiche, ma anche di tempo, di opportunità lavorative e di guadagni mancati per l’incombenza accaduta.

La complessità del lavoro del manager, in generale, è che ha costantemente bisogno di organizzare e sistematizzare i momenti e le azioni necessarie per il buon funzionamento della società.

Migliorare l’organizzazione e la gestione del personale in base non solo alle qualifiche curruculari dei collaboratori ma anche alle effettive capacità e potenzialità, vuol dire sfruttare le risorse umane non con una metrica meramente numerica ma anche umana, perché chi sta bene sul lavoro e si sente apprezzato lavorerà sempre volentieri, rendendo oltre lo standard, un personale sereno e collaborativo sarà contento di lavorare per un’azienda e non contro di essa.

A questo fine può essere utile l’applicazione della teoria del pensiero laterale.

La definizione di pensiero laterale è stata coniata negli anni ’90 dallo psicologo di Malta Edwrd De Bono e fa riferimento ad una particolare abilità dell’individuo nella risoluzione dei problemi,  o problem solving, che si possono presentare occasionalmente, spesso o quotidianamente nella vita.

Lo studioso De Bono distingueva tale tipo di pensiero dal pensiero razionale che tende ad una valutazione della realtà così come si presenta, per mezzo della logica e della pura osservazione critica.

Pur essendo molto analitico e presuppone una capacità mentale particolare, il pensiero razionale ha delle limitazioni che derivano appunto dall’uso del solo raziocinio come strumento di lettura delle questioni.

In realtà la nostra mente è dotata anche di un’altra capacità, molto più elaborativa e risolutiva.

Si tratta della capacità di pensiero laterale che, partendo dall’esamina di un problema, cerca di trovare la soluzione non ottimale, che potrebbe appartenere al pensiero razionale, ma quella più rapida, efficace e meglio risolutiva della situazione, quella che comporta meno investimento di tempo ed energie per un risultato ottimale.

Una soluzione diretta al problema, dritto al dunque, che in psicologia viene tradotto con la capacità di andare direttamente alla questione che sta alla radice del caso.

La comunicazione persuasiva è il principale ingrediente del successo personale e professionale, una modalità espressiva che fonde insieme, logica, capacità organizzativa, problem solving, empowerment, capacità di deduzione, assertività, sensibilità ed empatia.



Di seguito il programma del ProjectWork in questione:

La psicologia manageriale

Chi è il manager e quali sono le sue funzioni

Manager aziendale o manager imprenditoriale

Chi è il leader

Che differenza c’è tra un capo ed un leader

Diventare un leader con il counseling

Capire se stessi per diventare ciò che si vuole

Sviluppare le doti innate: le “soft skills”

La psicologia manageriale

L’AutoMarketing con il Coach

Applicazioni pratiche dell’intelligenza emotiva

La comunicazione strategica applicata

Il pensiero laterale

Tecniche di empowerment

La comunicazione persuasiva sul lavoro

L’intelligenza empatica applicata

La gestione del lavoro di equipe

Gestire le risorse personali

Organizzare gli obbiettivi

Il segreto dell’avere successo

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