ADHD in età adulta
01/03/2017
Trattamento dell’ADHD in età evolutiva e adolescenziale.
01/03/2017

ADHD è l’acronimo di Attention Deficit Hyperactivity Disorder noto in Italia con il nome di Disturbo da Deficit di Attenzione e Iperattività.

È un disturbo neurologico che solitamente ad esordio infantile, ma non sempre perché si verifica anche in età adulta, caratterizzato da marcati e persistenti  livelli di incapacità di controllo dell’attenzione, dell’impulsività e dell’iperattività, comportamento che risultano inadeguati rispetto all’età di riferimento.

Al link ADHD in età adulta rimando sullo specifico articolo del deficit nel periodo adolescenziale o nell’età matura.

Non è facile riconoscere l’ADHD in età prescolare, cioè nell’età che va dai 3 ai 6 anni periodo associato alla scuola materna ove vige un ambiente più giocoso e libero nelle attività.

La maggior parte dei bambini che presentano una marcata iperattività che può celare l’esistenza del deficit hanno la tendenza ad assumere spesso atteggiamenti nervosi ed aggressivi, con soventi sfoghi di rabbia, una spiccata preferenza per i giochi motori e movimentati, un’alta litigiosità coi compagni ed altri bambini, ma anche verso gli adulti.

Non sempre si tratta del disturbo di ADHD, nella maggioranza dei casi è solo un disturbo del comportamento ed un’aggressività che deve essere canalizzata, il bambino già di per sé molto irritabile tende ad annoiarsi spesso o il suo comportamento non viene ripreso dai genitori diventando un’abitudine comportamentale impostata ed acquisita.

È dal secondo e terzo anno scolastico, dai 6 anni in poi, che la scuola richiede maggiore concentrazione e tempi più lunghi per l’esecuzione dei compiti assegnati e che devono essere risolti durante l’orario della lezione, pertanto il bambino che presenta tale deficit sviluppa tutti i sintomi tipici del disturbo.

I sintomi dell’ADHD sono molto particolari e specifici, e possono così elencarsi:

accentuata irrequietezza di intensità superiore alla media dei bambini in una classe,

evidente presenza di sintomi cognitivi, quali disattenzione, facile distraibilità, impulsività, reattività, scatti di nervosismo, crisi di rabbia, tendenza alla frustrazione, insofferenza ai richiami e agli ordini di eseguire i compiti,

difficoltà scolastiche, la prima verifica del problema deficitario è fatta constatando che il rendimento scolastico è inferiore o non adeguato al rendimento dell’intera classe, e non vi sono ulteriori diversi fattori a cui imputare la difficoltà della comprensione delle lezioni, quali ad esempio le difficoltà della lingua per i bambini stranieri, oppure aver acquisito altre metodiche provenendo da una diversa scuola, oppure la presenza di altre patologie già conclamate ed accertate che coinvolgono anche la sfera della concentrazione mentale,

evitamento di compiti cognitivi il bambino che ha difficoltà ad eseguire determinati esercizi cercherà ogni scusa per poterli evitare, giustificando in tal modo la sua difficoltà ed il suo imbarazzo, queste scuse possono anche essere dei malori inventati per non andare a scuola o per potersi allontanare dall’aula,

reazioni impulsive, il bambino, già di indole nervosa, tenderà a reagire con scatti di aggressività immotivata, cioè senza un’apparente giustificazione o fattore scatenante, sono vere e propri sfoghi di rabbia trattenuta che ad un certo punto esplodono,

emarginazione dei compagni, il bambino irritabile, scontante, aggressivo, viene sempre più allontanato dai compagni e non coinvolto nelle attività sia scolastiche che ricreative, dando origine ad un vero e proprio isolamento relazionale,

bassa stima, il senso di autostima e delle proprie capacità andrà scemando sempre di più, anzi col tempo anche i compiti sino a poco prima eseguiti verranno evitati in quanto il senso di incapacità diventerà un vero e proprio senso esistenziale,

comportamento oppositivo e provocatorio, il bambino che si sente inadeguato e frustrato nel tentativo di allontanare le situazioni di stress e di turbamento assumerà degli atteggiamenti di sfida, di provocazioni, di sfrontatezza e di contestazione dell’autorità rappresentata dagli insegnanti.

Il bambino affetto da ADHD è pertanto generalmente distratto, fatica a concentrarsi, non riesce a portare a termine le azioni intraprese, evita le attività che richiedono attenzione, perde oggetti significativi o si dimentica attività importanti, tende a passare rapidamente da un’attività all’altra, non riesce ad aspettare il proprio turno in situazioni di gioco solitario o di gruppo, ha difficoltà a rispettare le regole, i tempi e gli spazi dei compagni, fa fatica a restare seduto.

Nelle relazioni sarà provocatore e litigioso, diventando sempre più antipatico ed incompreso.

Inoltre il bambino frustrato da tale condizione tenderà ad evitare qualunque tipo di rapporto relazionale con gli altri, chiudendosi in se stesso, diventando depresso e più facilmente esposto al rischio di cadere nell’abuso di determinate sostanze stupefacenti o nell’alcolismo.

Potrebbe anche assumere un atteggiamento da bulletto sfogando così la propria rabbia su altri ragazzi più deboli e meno reattivi di lui.

Tali condotte pericolose portano col tempo, se non curate in maniera adeguata, a degli atteggiamenti di disadattamento sociale e relazionale, con difficoltà anche nel coltivare il rapporto famigliare.

Per un approfondimento sul’eventuale trattamento da instaurare nel caso si riscontrino dei sintomi tipici di tale disturbo rimando all’articolo relativo al trattamento dell’ADHD da seguire sia nell’età infantile che adolescenziale.

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