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La comparazione di scritti meccanografici è sicuramente un procedimento più difficile della comparazione tra scritture personali, in quanto il testo è riprodotto meccanicamente.

Nonostante ciò possono emergere degli indizi che danno modo di distinguere due scritti o di disconoscere l’appartenenza di questi da una determinata macchina.

Ogni strumento lascia delle tracce delle impronte, anche impercettibili ad occhio nudo ma che si possono rilevare ad esempio attraverso l’uso di lenti di ingrandimento.

Non dimentichiamo poi che il modo di scrivere, di usare le parole, la punteggiatura, il senso delle frasi, il fatto di essere concisi o prolissi, sono tutti fattori distintivi ed identificativi di un determinato soggetto che viene differenziato da un altro, anche se vi è stato l’uso della stessa macchina.

Pertanto se lo scritto da esaminare è stato riprodotto meccanograficamente due sono i fattori che incidono: le particolarità della macchina e le sue tracce inconfondibili con altri macchinari, come se si trattasse delle impronte digitali dello strumento, e lo stile scrittorio di chi ha redatto il testo.

Un discorso a parte merita, poi, la dattiloscrittura (da anni meno frequente anche se è ancora usata), caso nel quale al grafologo giudiziario, può essere richiesto di stabilire se la lettera anonima è stata battuta con una determinata macchina da scrivere, oppure di individuare chi sia stato il dattilografo, od ancora di confrontare due documenti differenti che si suppone siano stati battuti sulla stessa macchina.

In questi casi il perito chiaramente, non avendo a disposizione la grafia di un soggetto, ma avendo sia un testo in verifica che dei documenti comparativi dattiloscritti, deve analizzare in primo luogo il gusto estetico dello scrivente confrontandolo poi con quello dell’autore o degli autori dei documenti comparativi.

Il procedimento è quindi abbastanza simile a quello meccanografico.

L’indagine dattiloscritta deve, quindi, primariamente concentrarsi sull’esame delle masse grafiche, della spaziatura prima e dopo la punteggiatura, dei titoli e dell’impostazione dell’indirizzo nella busta, dell’interlinea e della punteggiatura.

Deve analizzare, le abbreviazioni letterali, i colori ed i sistemi per evidenziare e per sottolineare, i rientri e lo spazio (confrontando le varie interlinee, gli spazi tra le singole parole e le singole lettere), l’uso delle maiuscole, la lunghezza dei capoversi e l’impostazione dei margini.

Deve valutare, la pressione esercitata sul tasto e di conseguenza sulla carta (anche in base alla calcata sul “recto” o sul rilievo sul “verso” del foglio tenendo presente la natura della carta), i difetti di inchiostratura, la scelta delle parole e del font (il carattere con cui è possibile scrivere), il carattere ed il modo utilizzato per effettuare la divisione in sillabe, le correzioni grammaticali e gli errori ortografici (i più comuni dei quali sono l’inversione di due lettere successive nel corpo di una parola, soprattutto quando si dattilografa con una certa velocità, la ripetuta dimenticanza dell’intervallo tra le parole, e l’omissione di una parola).

Successivamente, devono essere passati in rassegna gli eventuali difetti presenti nella macchina, tra i quali, i cui più comuni si rilevano nella leva porta carrelli, nel rullo di gomma, nel carrello, nel cestello, nei profili dei caratteri e nel meccanismo di scappamento.

In particolare, riguardo alla leva porta carrello, la troppa energia posta sui tasti può portare un allentamento delle cerniere che legano le leve all’armatura del cestello e causare un posizionamento sulla carta dei caratteri posti su quelle leve più in alto rispetto agli altri, ed una torsione delle leve stesse causa di una sola parziale impressione sulla carta del carattere posto su quelle leve.

Parziale impressione che si verifica anche nel caso in cui vi sia una perdita di consistenza della gomma del rullo.

Per ciò che concerne il carrello, questo, in caso di mancanza di delicatezza nell’uso, può subire la rottura dei comandi per la marginatura, con conseguente impressione occasionale della prima lettera del rigo uno o più spazi prima o dopo la linea verticale di marginatura sinistra, oppure la rottura della leva libera carrello causa di un accavallamento delle lettere sulla carta nello stesso punto.

Riguardo, invece ai difetti presenti nel cestello, l’allentamento delle molle che richiamano le leve stesse alla loro posizione di partenza ogni volta che vengono azionate, determina un cattivo allineamento delle lettere impresse sulla carta, e nel caso in cui la lettera impressa leggermente sotto la linea di base sia sempre la stessa, si deduce un difetto strutturale della macchina.

Infine, hanno altissimo valore segnaletico le deformazioni dei profili caratteri dovute ad uno scorretto uso della macchina, la presenza di uno spazio tra due lettere consecutive (cosiddetto passo) più largo del solito ripetuto in righi successivi e sempre nello stesso punto, causato da un cattivo funzionamento del meccanismo di scappamento, e le “sbiettature” ossia gli scivolamenti laterali delle lettere (per esempio si considerino dei gruppi di lettere.

Se la lettera e è obiettata a sinistra e la lettera n è obiettata a destra il digramma en presenterà un bianco anormale nel centro. Se invece la n è obiettata a destra e la t a sinistra il digramma nt avrà un pieno centrale od un accavallamento tra le due lettere).

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