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Empatia: la capacità di sentire l’altro.
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Ascolto positivo e attivo.

Ascoltare non basta.

Per comprendere ed entrare in comunicazione con l’altro occorre fare una comunicazione di tipo empatico, di comprensione e di ascolto attivo, sentito, desiderato e condiviso.

Sentire passivamente le parole dell’altro interlocutore senza voler comprendere e senza entrare in contatto emotivamente con lui e con le sue emozioni non porta nessun vantaggio alla comunicazione che rimane unilaterale, improduttiva e sterile.

La comunicazione è lo strumento principale della condivisione e della relazione, sia essa tra partner, famigliari, amici o persone che condividono spazi per motivi sociali o professionali.

Non ascoltare attivamente penalizza chi parla perché la sua voce non verrà udita, il senso del suo pensiero non verrà compreso ed il suo intento rimarrà vano.

La non comprensione penalizza anche l’interlocutore perché non comprenderà il messaggio a lui rivolto, le ragioni e le motivazioni della richiesta e ciò che è necessario comprendere per potersi relazionare.

Senza ascolto attivo le parole passano da una persona ad un’altra senza produrre emozioni, senza produrre variazioni emotive e psichiche, aridamente senza far germogliare il seme del pensiero e dell’emozione nell’altro.

E chi aveva bisogno di esprimersi, di condividere rimarrà con un bisogno insoddisfatto.

Difficilmente un argomento inascoltato verrà ripreso in un secondo momento, nel frattempo entrambe le persone hanno perso qualcosa di importante che va al di là del recepire un messaggio.

Un momento si è spezzato, un pensiero non ha oltrepassato la barriera sino a giungere nell’animo dell’altro ed una emozione non è stata condivisa.

Non c’è peggior sensazione di chi vuol essere ascoltato e non può comunicare perché ciò gli è impedito.

Dall’altra parte il disinteresse porta solo impoverimento interno della conoscenza dell’altro e della sua comprensione.

Attenzione però nel non volerci imporre a tutti i costi a qualcuno che non ci vuol ascoltare e che per mille ragioni non vuol condividere né sentire ciò che viene trasmesso.

Perché forzare una comunicazione non voluta e non gradita, imposta unilateralmente senza voler comprendere se vi è interesse o meno, è comunque una forma di violenza psicologica sulla volontà e sul desiderio dell’altro di essere lasciato in pace.

Tale atteggiamento deve essere valutato per quello che è, cioè una chiara comunicazione esplicita di non voler sentire, di non voler condividere, di non voler entrare in contatto.

Anche tale presa di posizione deve essere rispettata, perché ogni decisione dell’altro, ci piaccia oppure no, fa parte del considerazione personale che ognuno merita, interessato o meno che sia, senza pregiudizio, colpevolizzazione, imperio o costrizione.

Se l’altro o l’altra non vuol condividere più con noi dei suoi aspetti personali, perché non è più interessato o perché semplicemente non ha più stima né fiducia, avrà le sue buone ragioni che, proprio perché espressione di una decisione personale, deve essere rispettata.

Quindi il suo non interagire è la dichiarazione di intenti, tale circostanza che deve essere altrettanto stimata e considerata.

Anche questo è comunicare e comprende un messaggio espresso dall’altro.

Facciamocene una ragione e valutiamo la presa di posizione come una chiara risposta alle richieste ed esigenze di chi sta dall’altra parte.

E’importante considerare il sentimento o il bisogno di chi vuol comunicare e condividere, ma altrettanto importante tanto deve essere il rispetto e la considerazione di colui o colei che sta nella posizione opposta con altrettante ragioni e motivazioni nel non volerci considerare ed ascoltare.

Comunicare e condividere non può essere un atto di forza e di imposizione e il rapporto deve essere considerato e voluto, cercato e attivato da entrambe le parti, deve esserci un vero dare ed avere sentito, richiesto, altrimenti è una pura costrizione di chi sta dall’altra parte ad ascoltare e fare qualcosa di non gradito.

Volendo pertanto considerare soltanto coloro che hanno interesse al rapporto relazionale, la comunicazione attiva è sicuramente un momento di crescita evolutiva e di arricchimento, di pensieri, opinioni, emozioni e sentimenti che portano nuovo vocabolario alla coppia, alla famiglia o al gruppo.

Pertanto l’ascolto passivo e disinteressato oltre a non produrre comunicazione è dannoso per il rapporto relazionale perché è la dimostrazione di in disinteresse e di una noncuranza verso il bisogno dell’altro.

Anziché ascoltare passivamente, è meglio rimandare ad un momento in cui si ha più disponibilità di tempo e di attenzione, in questo modo diamo all’altra parte la considerazione di cui ha bisogno e la disponibilità alla sua attenzione, che vengono semplicemente rimandate per questione di organizzazione e gestione del tempo.

Non c’è bisogno di investimenti di lunghe ore di ascolto, bastano pochi minuti per creare empatia e per entrare in contatto con l’altro, pochi minuti che fanno la differenza nel rapporto  relazionale, sia esso amicale o sentimentale o semplicemente uno scambio di opinioni.

Avere empatia con l’altro vuol dire comprendere le sue emozioni ed il suo vissuto, vuol dire immedesimarsi nell’altro per sentire l’effetto emotivo che nasce dal mettersi sentitamente nei panni dell’altro.

Per farlo dobbiamo aprirci in senso emotivo, lasciando che il nostro stato emozionale sia coinvolto personalmente da quello di chi ci sta di fronte.

E’ in tal modo che si realizza un ascolto positivo, perché arricchisce entrambe le persone (chi parla e chi ascolta) ed attivo perché crea empatia, emozione, sensazione di condivisione.

Se abbiamo interesse nell’altro impariamo ad ascoltarlo e sentirlo.

Non soltanto attraverso le parole ma anche attraverso i messaggi del suo corpo e del suo atteggiamento.

Sentire positivamente ed attivamente l’altro è crescere e costruire un rapporto che è basato soprattutto sulla condivisione degli intenti, delle opinioni e delle emozioni.

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