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Bambini in trattamento o in supporto di counseling

I bambini non sempre riescono ad esprimere compiutamente  completamente il loro disagio interiore attraverso le parole o uno scritto, come farebbe un adulto, le sue manifestazioni sono soprattutto simboliche, fatti di segni e di riferimenti, di immagini rappresentative e di scarabocchi pieni di significato anche se non visibile.

Il disegno strano, il comportamento inadeguato, i gesti insoliti sono tutti segnali comunicativi anche se spesso non hanno apparentemente un significato o una motivazione adeguata, eppure in tal modo essi esprimono il loro disagio.

Tali anomalie, dichiarate in mille modi diversi, devono essere tenuti sotto controllo, soprattutto se insorgono spontaneamente, senza precedenti e senza un perché che lo possa giustificare.

Per un bambino è più facile comunicare con un disegno anziché parlare direttamente perché le parole lo metterebbero a disagio, lo turberebbero, in tal modo, con una trasposizione raffigurativa del problema è come se concedesse al foglio, alla matita ed ai colori la grave incombenza di esprimere ciò che a dentro, senza sentirsi turbato più del dovuto.

I sintomi più comuni che manifesta un bambino sono i seguenti:

  • Disturbi del sonno o tendenza ad invertire il ritmo circadiano della veglia durante il giorno e il sonno durante la notte
  • Variazioni del comportamento non riconducibili a dei fatti concreti o delle motivazioni adeguate
  • Enuresi, fare la pipì a letto quando non è più l’età del pannolone
  • Difficoltà alimentari ce riguardano lo svezzamento, l’allattamento, il variare la dieta introducendo verdure o cibi nuovi, imporre delle regola a tavola e nel menage quotidiano
  • Aggressività con urla, capricci, morsi, atti di danneggiamento, atti di bullismo coi fratelli più piccoli
  • Disturbi del comportamento come i capricci immotivati, l’isolamento sia nelle relazioni extrafamigliari che all’interno della famiglia, iperattività indomabile, abuso delle nuove tecnologie al di fuori delle regole imposte dai genitori,
  • Disturbi dell’apprendimento che non riguardano soltanto i DSA ma tutti quei disturbi o difficoltà che la scuola classifica come BES, cioè situazioni che richiedono attenzioni particolari
  • Dolori acuti e cronici ingiustificati e verificati tali da una visita medica specialistica
  • Intolleranze alimentari e allergie soprattutto quelle che insorgono in certi periodi di difficoltà di inserimento nella scuola o in altri gruppi sociali
  • Fobie scolastiche
  • Fobie sociali

 

 

I bambini comunicano coi disegni

 

 

Va precisato che un approccio colloquiale non è sempre il metodo ideale per comunicare con i bambini, e questa indicazione è importante non solo per i professionisti interpellati a comprendere il disagio infantile ma anche per i genitori, i quali sono sempre i primi ad accorgersi che c’è qualcosa che non va e spesso, questo va detto, molto meglio di molti medici che valutano soltanto con esami ed esiti, dimenticando che il bambino è un essere particolare, unico nel suo modo di esprimersi e comunicare e quindi anche quando è in perfetta salute questo non significhi che stia bene o che si senta bene.

Inoltre, il disagio che un adulto esprimerebbe catalogandolo come ansia, paura, timore, inadeguatezza, scarsa stima, il bambino, non avendo termini nel suo vocabolario sufficienti per esprimere tali sensazioni negative interiori, utilizza soltanto l’immagine o il gesto rappresentativo per comunicare, senza ricorre alle per lui tanto complicate parole.

Va anche detto che la rappresentazione trasmessa su un foglio lo priva del senso di responsabilità di dovere esprimere ciò che di brutto vorrebbe dire, anche per timore, paura o timidezza non riesce a fare.

Così le immagini prendono il ruolo di “cattivo”, giudizio che altrimenti si sentirebbe addosso deresponsabilizzandosi e sentendosi più libero di dire cosa gli sta succedendo.

Il disagio quando è interiore non si limita al mero animo interno ed alle emozioni represse ma si esprime anche attraverso dei disturbi corporali o dei comportamenti anomali che possono essere facilmente fraintesi, come i capricci e gli atteggiamenti ostinati od aggressivi.

Per questo motivo, il metodi di valutazione e di analisi del problema nei bambini più indicato è lo studio degli scarabocchi, dei disegni e degli scritti quando è in grado di farne attraverso una grafodiagnosi degli stessi.

Attraverso la modalità figurative dello scarabocchio o del disegno il bambino può rappresentare graficamente i suoi timori, i suoi disagi le sue paure e in generale il suo mondo interno.

La parola in tal caso viene ad essere sostituita con dei segni, dei tratti, dei colori e delle figure che devono essere interpretate per comprendere ciò che angoscia od intimorisce il bambino.

In ogni caso, prima di procedere all’esamina dei reperti forniti dal bambino o dal preadolescente, il colloquio coi genitori diventa essenziale in quanto essi possono fornire delle indicazioni precise e dettagliate anche se apparentemente da loro giudicate insignificanti od inutili.

Tutto può essere utile a dipingere quel quadro generale che è lo stato di salute psicofisica del bambino o del fanciullo.

 

 

Il colloquio coi genitori

 

 

Il primo colloquio con i genitori, generalmente senza la presenza del bambino, può dare inizio alla fase della consultazione che poi può essere effettuata con tutti quanti insieme o col bambino separatamente, sempre avendo riguardo di ciò che è meglio per il piccolo e cosa gli renderebbe più facile la comunicazione di problematiche interiori.

Pertanto ogni caso va valutato a sé e allo stesso modo la partecipazione dei genitori o di uno soltanto.

Mai dimenticare che l’anamnesi e la diagnosi così come la valutazione di ogni circostanza o fattore, esterno od interno, deve essere preceduta da una valutazione del caso e delle modalità di gestioni che devono essere create a misura di bimbo e del caso in esame.

Applicare un metodo un po’ a tutti solo perché ha dato buoni esiti in alcuni casi è come dare la stessa medicina a chiunque solo perché in alcune occasioni ha risolto realmente la malattia.

Nel primo colloquio genitoriale i genitori espongono le loro preoccupazioni, i loro dubbi e chiedono una valutazione, dei consigli, un aiuto per il figlio.

La consultazione può terminare con la definizione della problematica, come risposta ai quesiti posti dai genitori, quindi può essere già di per sé terapeutica senza che sia necessario proseguire oltre perché una volta inquadrato il problema, se non è d particolare gravità si possono già dare i consigli per cercare di sanare la situazione e riportare il tutto nella norma.

I genitori in tal modo diventeranno parte integrante della terapia, si sentiranno più preparati e competenti e quindi capaci di risolvere da soli la questione nel caso dovesse ripresentarsi senza bisogno di interpellare il consulente, anche se una telefonata di verifica o per un suggerimento anche se di mera conferma è sempre consigliabile.

 

 

La biblioterapia

 

 

La biblioterapia è una modalità terapeutica che può essere applicata sia ai bambini più grandi ma anche coi piccoli attraverso l’uso di libri ricchi di immagini che spieghino o raccontino il problema a mo’ di favola, quindi senza far sentire il piccolo responsabile del suo disagio.

Per i più grandi può essere un buon metodo per responsabilizzarli e renderli più autonomi, in quanto si preoccupano di prendere tutte le informazioni utili da soli studiando il caso ed indirettamente comprendendo se stessi in modo da trovare anch’essi delle soluzioni compatibili per la risoluzione del problema.

Coi più piccoli è necessaria che la visione dei testi sia sempre fatta insieme ad almeno uno dei genitori, per meglio rassicurare il piccolo e per aiutarlo alla comprensione, per i ragazzi più grandi o già adolescenti è meglio che la lettura sia un fattore intimo e personale, se il ragazzo o ragazza avrà bisogno di un chiarimento, una spiegazione che non comprende sarà al genitore che si rivolgerà, e che quindi deve essere o nei paraggi o facilmente raggiungibile.

Questo per non far perdere quel momento magico di bisogno del genitore per comprendere o per risolvere una questione, cosa che diventa assai rara quando si tratta dell’età adolescenziale, basta aver l’incombenza di dover attendere il rientro dei genitori per far perdere all’adolescente la voglia di approfondire.

Ma non insistete sul punto, l’occasione di chiarimento si ripresenterà sicuramente.

E non abbiano timore i genitori di non trovare i libri adatti perché vi assicuro che ormai a disposizione, anche con un ordine fatto su internet, si trova il libro adatto per ogni situazione, basta avere solo un po’ di pazienza nel selezionare quello giusto.

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