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La genitorialità eccessiva
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Chi sono i genitori elicottero

Quando vogliamo a tutti i costi aiutare una persona cara, soprattutto se si tratta di un figlio, spesso con l’insistenza e l’invadenza si ottiene l’effetto contrario perché l’eccessiva intrusione in fasi e processi che appartengono alla crescita spontanea e naturale del bambino, o a questioni che le persone devo svolgere da sole per poter imparare o capire ciò che stanno facendo, devono seguire il loro corso, che il più delle volte deve essere assistito e vegliato dal genitore o dall’amico o famigliare ma non aiutato o addirittura fatto al posto suo.

Se siamo eccessivamente invadenti,  perché non diamo modo e tempo alla natura di fare il suo corso naturale, perché non abbiamo compreso il problema o perché non abbiamo agito nel modo adeguato.

Al riguardo potete leggere il mio articolo sulla favola dell’uomo e della farfalla, dove viene spiegato che l’invadenza a volte, anche se fatta a fin di bene, non sempre è positiva e produttiva, spesso può causare danni o addirittura l’incapacità della persona di fare da sé, imparando ad essere indipendente ed autonoma.

Come la farfalla che vistasi privare del suo processo naturale di crescita non è riuscita a volare ed è quindi morta.

La definizione di “Genitore Elicottero” è sorta nel 1969, quando Haim Ginnott autore del libro Between Parent & Teenager scriveva: “mia madre si librava su di me come un elicottero” Più tardi, nel 2000, questa definizione viene recuperata per riferirsi a un fenomeno che si stava diffondendo tra le famiglie della classe media dei paesi più sviluppati.

I genitori elicottero sono coloro che si preoccupano eccessivamente per i loro figli, al punto che il loro rapporto diventa tossico, eccessivo, invadente, anormale e non permette al figlio di fare nulla da solo.

Quel bambino sarà presto un adolescente ed un quasi adulto nelle stese condizioni, critiche per chi deve invece dimostrare capacità di cavarsela e di fare da solo.

Questo nuovo modello di genitorialità implica che i genitori assumano un ruolo iperprotettivo, che vogliano risolvere tutti i problemi dei loro figli e prendere tutte le decisioni, anche le più insignificanti.

In pratica, è come se questi genitori volassero costantemente sopra i loro figli, pronti a intraprendere un’operazione di salvataggio quando notano il minimo segno di “pericolo”.

Ovviamente, questo rapporto genitore-figlio va oltre i limiti di ciò che è considerato psicologicamente sano.

In realtà, questi genitori non conoscono limiti, età o condizione sociale: possono arrivare a rimproverare agli insegnanti di aver dato dei brutti voti ai figli, anche se questi vanno all’università, o possono addirittura accompagnarli al colloquio di lavoro e si arrabbiano se l’intervistatore non permette loro di entrare durante il colloquio.

Il loro obiettivo nella vita è quello di ottenere che i loro figli abbiano successo e ottengano tutto quello che vogliono, ma senza sforzarsi. Questo lo fanno già loro.

Una recente ricerca longitudinale ( si intende eseguita su un lungo periodo di tempo in modo da analizzare l’evolversi della situazione col passare degli anni) su bambini in età prescolare, condotta in Australia dal Centro di Salute Emotiva dell’Università Macquaire di Sidney e pubblicato sul giornale scientifico PlosOne, ha evidenziato che i comportamenti dei genitori iperprotettivi aumentano la probabilità di generare disturbi d’ansia nei figli.

Inoltre, in presenza di genitori ansiosi, l’incidenza è addirittura maggiore con conseguenze psicologiche per il piccolo o adolescente ancora più rilevanti.

Le conclusioni di questa ricerca ci dicono che figure parentali iper-presenti, sia fisicamente che psicologicamente, non permettono ai bambini di sperimentare da soli una situazione ansiogena e quindi di imparare nuove soluzioni efficaci per affrontare i problemi.

I genitori dovrebbero essere un modello nell’esplicare un comportamento coraggioso e non sostituire i figli nelle situazioni di pericolo, essere di esempio e di sostegno accanto al figlio che deve svolgere i suoi compiti da solo altrimenti non imparerà mai.

Nella cultura anglosassone si è coniata la definizione di “Genitore elicottero” per definire uno stile educativo nel quale i “genitori ronzano sulla testa” o “posizionano il mouse sopra i loro figli” e diventano troppo coinvolti nella loro vita.

 I comportamenti giudicati predittori del disagio dei propri figli sono tutta una serie di gesti d’amore che diventano invalidanti per il loro sviluppo.

Le figure parentali molto più spesso fanno compiti al posto dei figli, discutono con gli insegnanti su voti e atteggiamenti, criticano allenatori che stimolano la competitività, fanno servizio di navetta per tutti i desideri, diventano confessori sentimentale, confidenti e amici; in sintesi, si fondono con i bisogni della prole, privandoli dell’autonomia della scelta.

Alcune ricerche hanno individuato nel telefonino lo strumento di estensione del controllo, tanto che lo studioso americano Richard Mullendore lo ha definito «il cordone ombelicale più lungo del mondo».

Per intendersi che essi si comportano come se il figlio fosse ancora nel ventre materno e non fosse mai stato reciso quel cordone ombelicale che lo alimenta e da cui unicamente dipende per la sua sopravvivenza.

Ulteriori conferme ci vengono fornite da un’altra ricerca eseguita presso l’Università di Mary Washington negli Stati Uniti che ha coinvolto 297 studenti americani universitari dai 18 ai 23.

Ai soggetti intervistati è stato chiesto di descrivere da un lato il comportamento genitoriale delle loro madri e, dall’altro, la percezione che essi avevano delle propria capacità di gestire le situazioni della vita, le relazioni con gli altri ed il loro senso di autonomia.

È stato inoltre loro richiesto di esprimere un giudizio sul proprio grado di soddisfazione della vita e descrivere manifestazioni di ansia o depressivi. I risultati ottenuti dipingono un quadro molto preoccupante.

 Si è rilevato un alto livello di correlazione tra i comportamenti iperprotettivi e iper-controllanti dei genitori ed il forte malessere percepito nella vita quotidiana dagli studenti.

I figli dei “genitori elicottero” mostravano, rispetto ai pari, maggiori livelli di depressione, diminuzione della soddisfazione per la vita e più bassi livelli di autonomia percepita, una riduzione della competenza e della capacità di andare d’accordo con le persone.

Quindi hanno una maggiore probabilità di sviluppare un disturbo d’ansia o del tono dell’umore, non solo ma sono limitati davanti alle difficoltà, anche le più semplici perché non sanno affrontarle.

In Italia, i genitori che hanno atteggiamenti di questo tipo vengono definiti con il termine “chioccia”, anche se per noi tale denominazione ha un valore meno negativo del termine utilizzato negli USA.

Ciò che viene considerato come pericoloso, non è solo l’atteggiamento di iper-controllo che una madre o un padre preoccupato per il loro figlio possono avere, quanto l’invischiamento nella loro vita, nelle loro passioni , amicizie o attività.

Man mano che un bimbo cresce dovrebbe aumentare il livello di autonomia ma, in alcune famiglie, la relazione con i figli diventa tanto intima da andare a colmare o sostituire le altre sfere sociali adulte.

Il genitore ha così la possibilità di rivivere nell’adolescenza del figlio esperienze dimenticate o mai vissute e solo sognate.

Questo articolo non vuole colpevolizzare i genitori; siamo perfettamente consapevoli dei problemi quotidiani nella gestione dei figli e delle preoccupazioni inerenti una società sempre più violenta e ingiusta .

Pur tenendo presenti questi fattori, è importante sapere quali siano i costi di un amore insano.

9 Comments

  1. Francesca ha detto:

    Ciao a tutti,
    ho letto con interesse il vostro articolo e purtroppo devo constatare e ammettere, prima di tutto con me stessa, di ritrovarmi in situazioni analoghe a quelle descritte come “insane”. Sono pervenuta su questa pagina proprio perche avverto e vivo quotidianamente il disagio e il malessere di convivere con dei genitori a mio parere e sensazione molto invadenti (e che non si percepiscono tali), e penso che questo abbia avuto delle conseguenze piuttosto invalidanti su di me. Oltretutto quando il malessere è generato da persone che dicono e ritengono fortemente di agire nel tuo interesse e per il tuo bene, diventa molto difficile gestire e vivere il rapporto e soprattutto “non farsi male”. Un modello di rapporti di questo tipo , tra le altre conseguenze, rischia di compromettere fortemente la fiducia che si possano instaurare con altri rapporti con altri diversi dai genitori dei rapporti sani e “generativi”. Sinceramente io non mi sento un granche, e spero che nel tempo io riesca a superare molti problemi e blocchi che al momento ho. In ogni caso consiglio questo articolo perche penso che non è vero che le intenzioni giustifichino sempre tutto, che le azioni compiute a “fin di bene ” vadano sempre “perdonate” anche quando sono pesantemente “moleste” per chi le riceve. Per anni mi sembra di essermi messa nella “posixione” di “subire l’amore”, o sedicente tale, pur sapendo e sentendo che l’amore è un’altra cosa e che non ha nulla a che vedere con il controllo. I rapporti fusi, sebbene abbiano anche.degli aspetti apparentemente rassicuranti, non andrebbero coltivati per la loro natura. La separatezza che (come io so bene) è faticosa e rischia di spaventare molto, specialmente all’inizio di un percorso, non è un male, anzi in eta adulta è cio che andrebbe ricercato. Cosa diversa è l isolamento, da non confondersi assolutamente con la consapevolezza intima di essere un individuo a.se stante… L’isolamento, puo danneggiare molto, la chiusura alla vita e ai rapporti sociali, sebbene possa essere a volte ricercata e benefica, alla lunga penso che possa far male.
    Per chiudere il mio lungo intervento posso solo dire che questo articolo, molto utile, non serve a colpevolizzare I genitori, ma a dir loro che a volte voler bene ad un figlio significa saper fare un passo indietro e lasciarlo respirare e orientarsi da solo. E’ fondamentale. Amare un figlio significa avere il coraggio di ammettere I propri limiti e le proprie ansie e farsene carico in prima persona, senza scaricarle sui figli. Amare un figlio significa essere I primi a sostenere la frustrazione di non poter essere sempre al suo fianco per evitargli errori e brutte figure che, dopo il primo impatto negativo, servirebbero solo a farlo crescere, come in tutti I processi di evoluzione si cade, ma ci si puo rialzare e piano piano si capisce come andare , il proprio passo. Quindi, genitori, il vostro “mestiere” , pur essendo il piu antico, ancora non conosce un libretto di istruzioni che possa agevolarvi nel difficile compito. Ma abbiate un po di fiducia nelle capacita dei vostri figli, e in voi stessi, e vedrete che, nonostante gli errori, inevitabili, l’affetto passa e resta e cosi, oltre a non compromettere la salute della vostra prole, rischierete di educare dei figli felici ;-).

  2. Chiara ha detto:

    E quando i figli sono adulti e loro pretendono addirittura di scegliere la donna delle pulizie????

    • Loro non cambieranno mai, questo è ampiamente assodato, sono i figli che devono tagliare il cordone ombelicale e costringerli ad un cambiamento forzoso, a volte anche con l’allontanamento o riducendo i contatti, c’è chi per sopravvivere deve addirittura rompere del tutto.
      Le situazioni sono molto variabili, si può passare da quelle gestibili a quelle da cui devi per forza scappare se vuoi diventare una persona.
      Marilena

      • Denise Pannunzio ha detto:

        Condivido a pieno. Nel semplice confronto con un mio caro amico é emerso tutto il disagio e la sofferenza di non poter essere capito, di non esprimere ciò che si ha dentro e di tutta la paura che si ha ad affrontare la società, la vita reale.
        Non sempre l’ evolvere del tempo consente l’ evoluzione e l’ elasticità mentale dei genitori di oggi.
        Menomale che la scienza ci aiuta a capirlo, speriamo bene!😚🤞

  3. Daniela ha detto:

    Salve Dottoressa. Sono Daniela ho 26 anni e vivo ormai lontana dalla mia famiglia. La faccio molto breve.
    Io non so più cosa pensare dei miei genitori… quando torno a casa (tipo adesso) mi fanno passare la voglia di tornarci. Sono sempre negativi e nei miei confronti ossessivi e pesanti. Non c’è assolutamente comprensione e mi trattano come una bambina e se dico un NO si offendono pesantemente. Ogni volta che torno a far visita, me lo fanno ricordare. Cosa devo fare? Non sono più una bambina né tantomeno voglio vivere più con i sensi di colpa per ogni cosa… Ho provato a dialogare ma mia madre mi attacca sempre ed è sempre “come dice lei”
    Mi aiuti la prego. Ho bisogno di un consiglio. Come se passasse le sue frustrazioni a me. Mia madre è sempre negativa e così facendo mi porterà sempre lontano da lei. Mio padre credo sia succube.

    Grazie in anticipo

    • Cara Daniela, a volte quando gli altri non ci rispettano siamo noi che dobbiamo imporci e pretenderlo.
      Nel suo caso le consiglierei, la prossima volta che sente telefonicamente i suoi genitori, senza essere aggressiva o offensiva ma anzi calma e pacata in modo da far capire che sta facendo sul serio, che non ha più intenzione di tornare da loro perché è stanca di essere offesa ed umiliata senza ragione, inoltre dica loro di non telefonare se il tenore delle telefonate è di questo tipo e chiuda la comunicazione.
      Non li chiami più, aspetti che siano loro a farlo, e quando lo faranno se cominciano ad essere offensivi chiuda immediatamente la comunicazione di netto, e lo faccia tutte le volte sino a quando non impareranno a rispettarla come merita.
      In bocca al lupo
      Marilena

  4. Laura ha detto:

    .. Cosa dovrei dire io, a 60 anni, divorziata e risposata ho mia madre ultra ottantenne che mi tratta da quindicenne, critica ancora e da una vita come mi vesto, come mi pettino, cosa e quanto mangio e quanto peso come gestisco casa mia, la famiglia e mio figlio anche ora universitario?
    Lei è un’ansiosa e pessimista da sempre, ogni discorso è uno scontro. Mi ridicolizza e ironizza sul mio ottimismo che a volte trova da demente e che non riesce a capire. Anche se poi i fatti danno ragione a me.
    Ottimismo che mio padre adorava, perché gli ricordava sua madre e lo uso da sempre come scudo per non soffocare. Mia madre,vedova a 50 anni, ha riversato sui figli (non sono figlia unica) tutti i suoi interessi e non ha mai vissuto una vita solo sua. Si, certo, è amore anche questo, ma vi assicuro che io mi sono sempre sentita soffocare e incompresa e poco stimata, per tutta la vita.

    • Comprendo la situzione e la condizione di dover rimanere accanto ad una signora ormai molto anziana e bisognosa di aiuto.
      Ma ti consiglio di non farti coinvolgere da quello che dice, almeno per quanto ti è possibile, considerale delle dicerie da donna anziana e non troppo lucida.
      Fai quello che ti senti e che ti dice il cuore, il resto mandalo via come i brutti pensieri, questa modalità ti aiuterà per quando tua madre non ci sarà più in modo che non ti rimangano dei rimpianti che non puotrai più cancellare.
      Marilena

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