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Chi sono i Troll sui social

Un troll nel gergo utilizzato dai social network e dalle varie comunità virtuali, è un soggetto che interagisce con gli altri con l’unico scopo di molestare, insidiare odio, dissentire senza una ragione o motivazione, contestare disturbando le comunicazioni di altri, portando malumore e creando dissidio e discordi attraverso l’uso di messaggi provocatori, irritanti, offensivi, denigratori, fuorvianti il tema della discussioni o semplicemente messaggi senza senso, con l’obiettivo di disturbare la comunicazione e fomentare gli animi.

La definizione che ne da l’Urban Dictionary, dizionario della lingua inglese composto con termini dello slang urbano e dei modi di dire, per Internet troll si intende “Una persona il cui solo scopo nella vita è cercare persone su Internet con cui litigare sugli argomenti più banali. Tali discussioni possono avvenire su piattaforme di blogging, Facebook, Twitter o altre piattaforme social”.

Non c’è quindi un motivo razionale e preciso che spinge tali Troll ad insultare, punzecchiare e, nei casi peggiori, minacciare o addirittura violare la privacy dei propri interlocutori, l’intento è quello di distruggere o minare un certo contesto comunicativo e di condivisione sereno tra appartenenti ad un certo gruppo con simili affinità ed interessi.

Se vi è una ragione la possiamo trovare nel semplice gusto di guastare i rapporti e le comunicazioni con intendi distorti di chi soffre di patologie asociali e di dissociazione della realtà.

Nella tipologia dei troll vi possiamo trovare persone asociali, invidiose, manipolatrici che tentano di guastare le comunicazioni rendendole difficoltose e piene di incomprensione e di odio, ma vi si possono trovano quegli internauti che, tramite il loro comportamento carico di malvagità, rabbia e odio, hanno l’obiettivo di mettere “a ferro e fuoco” le community online.

Questi esseri si cibano di oddio, disprezzo, di rabbia di invidia, sono i tipici vampiri emotivi, ma anche i manipolatori emotivi ed affettivi che possiamo incontrare nella vita di tutti i giorni e che ho ben descritto nei miei articoli di cui ai link.

In alcuni casi, a seconda della veemenza e della portata degli attacchi e tenuto conti della personalità di chi subisce tali angherie, un troll può incutere timore negli interlocutori, può condizionarli, turbarli tanto da indurli a modificare le proprie abitudini online o addirittura nella vita reale.

Di solito i troll si inseriscono in una discussione avviata da tempo ed alla quale prendono parte già molti utenti, in questo modo si assicurano una platea ampia e più possibilità di trovare in essi le loro vittime da confondere e manipolare.

I troll si distinguono da tutti gli altri interlocutori, che comunque seguono un filo logico di un pensiero o di un’idea, di qualunque stampo essa sia, perché si inseriscono con un argomento, una battuta o un commento che nulla ha a che vedere con la discussione in corso.

A differenza degli altri interlocutori, che hanno un nome ed un volto, o comunque un profilo identificabile, il troll si nasconde dietro un assoluto anonimato, usando un nickname che non contiene alcun riferimento alla propria persona ed un profilo completamente fasullo, spesso senza una storia né dei precedenti commenti o articoli che lo possano in un qualche modo identificare.

Egli si limita ad insultare direttamente e, spesso, personalmente, gli altri utenti, mirando a scatenare la reazione di uno o più partecipanti, il suo obiettivo è infatti quello di disturbare la discussione, portandola su tutt’altri binari rispetto a quelli iniziali, godendo della rabbia e delle reazioni che riesce ad installare nei commentatori.

Il troll in pratica è quella persona che partecipa a una discussione online con lo scopo di rovinare la giornata agli altri partecipanti e di guastare la discussione.

Il troll ha diverse armi a sua disposizione: può usare argomentazioni estremamente controverse in grado di far inferocire chiunque con un minimo di buon senso, può colpire le persone nei loro punti deboli, cercando di provocare una reazione rabbiosa, in genere fa tutto questo senza un motivo particolare: è il modo che ha per divertirsi.

Il troll è l’utente più odiato su internet, insieme a quello che risponde alle discussioni mettendo i link al suo blog facendogli il favore di aumentare la sua visibilità.

Le 4 categorie dei troll

I troll si dividono sommariamente in quattro categorie: [1]

  • Playtime troll. Detti anche troll a tempo perso, sono facilmente identificabili e neutralizzabili. Sono caratterizzati dalla scarsa frequentazione della community e da un comportamento non lineare, alternando interventi gentili e in tema con la discussione con interventi casuali caratterizzati da odio e voglia di rivalsa
  • Troll tattici. Per alcuni versi ricordano i troll a tempo perso, ma pianificano – a volte anche per lungo tempo – i loro interventi su forum e reti sociali di vario genere. Inizialmente i troll tattici si inseriscono “nell’ecosistema” sociale della community online in maniera pacata e collaborativa, instaurando – in alcuni casi – rapporti cordiali con altri membri della rete sociale. Si tratta, però, di una tattica studiata a tavolino, necessaria per “irretire” gli altri utenti e lasciarli spiazzati nel momento in cui l’attacco del troll sarà messo in atto. Per capire se si ha a che fare con un “troll tattico” o con un utente infastidito da alcuni commenti e comportamenti si devono analizzare a fondo le informazioni personali presenti online: nel caso in cui siano lacunose, frammentarie e portino a evidenti contraddizioni o punti morti, probabilmente si tratta di un troll
  • Troll strategici. Come i troll tattici, mettono in atto piani variamente articolati e a lungo termine, ma si differenziano dai precedenti perché agiscono in gruppo anziché come singoli. Lo scopo finale, comunque, è sempre lo stesso: “irretire” gli altri utenti e farli scendere al loro livello fatto di insulti, ingiurie e messaggi minatori che finiscono con il far allontanare dalla discussione i frequentatori più pacati
  • Domination troll. In alcuni casi i troll riescono a raggiungere la vetta della “catena di comando”, divenendo amministratori di gruppi di discussione, forum e gruppi sulle reti sociali. Riescono quindi a trarre benefici e “gratificazioni” personali sfruttando la loro posizione di dominio rispetto agli altri utenti. Grazie al loro ruolo possono insultare e denigrare gli altri utenti con la certezza che il loro comportamento resti impunito. In altri casi, invece, comminano sanzioni e provvedimenti in maniera arbitraria e immotivata, facendo pesare il loro ruolo sul resto della communityi n maniera discriminatoria, spinti dalla voglia di rivalersi sugli altri

Riporto di seguito una ricerca pubblicata sul sito di Post, sezione – cultura, in cui viene riportato un articolo dedicato alla “psicologia dei Troll” [2]

Alcuni studiosi canadesi hanno pubblicato una ricerca su Personality and Individual Differences, un’importante rivista di psicologia, dal titolo “Trolls just want to have fun” (“I troll si vogliono soltanto divertire”).

I ricercatori hanno sottoposto 1.215 utenti di internet a una serie di test, tra cui un test della personalità e una serie di questionari e per determinare quanto quella persona fosse interessata a comportarsi da troll.

La definizione “scientifica” che viene data di troll nell’articolo è quella di una persona che si comporta in maniera «ingannevole, distruttiva o disturbante in un contesto sociale su internet».

La prima fase dello studio ha riguardato l’individuazione dei troll.

I ricercatori hanno chiesto ai partecipanti di specificare il tempo che ciascuno di loro passava su internet, e quanto di questo tempo lo passava a commentare articoli, video o post sui social network.

Dopo aver separato i “commentatori” dai “non commentatori”, i ricercatori hanno chiesto ai “commentatori” quale fosse la loro attività preferita nel postare commenti.

Le risposte possibili erano: dibattere su argomenti che si ritengono importanti; farsi nuovi amici; chiacchierare con altri utenti; fare i troll nei confronti degli altri utenti (o “trollare” se siete nati durante o dopo gli anni Ottanta).

Il 5,6 per cento dei commentatori ha ammesso di essere un troll.

Individuati i troll, i ricercatori hanno cominciato ad analizzare i tratti della loro personalità emersi dai test.

Il risultato che hanno ottenuto è stata una fortissima correlazione tra troll e un gruppo di quattro tratti della personalità definiti in maniera piuttosto esplicita come la “tetralogia oscura”.

In sostanza, i test della personalità hanno mostrato che i troll hanno tratti narcisisti, machiavellici, psicopatici e, soprattutto, sadici.

L’associazione era così forte che i ricercatori hanno scritto che i troll rappresentano «il prototipo del sadico che possiamo incontrare tutti i giorni».

Per avere un’idea di quanto sia forte l’associazione con questi quattro tratti della personalità nei troll rispetto agli altri utenti di internet basta dare un’occhiata al grafico qui sotto.

Non si tratta di un fenomeno che esiste solo su internet o a causa di internet, hanno spiegato i ricercatori. Probabilmente i troll sono persone con tratti sadici anche nella vita di tutti i giorni. Su internet sono particolarmente visibili, ma soltanto per la natura dello strumento.

Internet è un luogo dove, grazie all’anonimato, ci si sente protetti e dove anche personaggi “anti-sociali” come i troll possono incontrarsi, riunirsi con persone simili a loro e sviluppare una specie di sottocultura.

L’esistenza di qualcosa di simile è probabilmente uno dei motivi per cui in così tanti alla domanda del test hanno esplicitamente confessato di essere dei troll.

Contro questo modo di agire a danno della comunità virtuale dovrebbero sicuramente i intervenire i gestori dei social network, i quali invece sono piuttosto restii a limitare l’uso del loro strumento che si avvantaggia e si arricchisce con una rete attiva e vivace, indipendentemente dal fatto che sia sostenuta da persone normali o troll.

Su Twitter, per esempio, gli utenti possono bloccare un troll, ma così facendo si limitano a rimuovere i suoi commenti dalla propria timeline e non dal resto di Twitter.

Chi è vittima di molestie può presentare dei reclami che potrebbero portare all’espulsione del troll dal sito: ma anche se ne scompare uno, ne potrebbero saltare fuori a decine di nuovi, e con nomi e profili diversi, e con l’incognita di doverli valutare se buoni o cattivi interlocutori.

Le persone che vengono molestate su internet possono rivolgersi alla polizia postale, ma le forze dell’ordine faticano a identificare e perseguire i molestatori online.

Negli Stati Uniti gli atti di stalking o le molestie subite online da milioni di persone tra il 2010 e il 2013 hanno portato solo a dieci cause in tribunali federali, stando a uno studio della scrittrice Danielle Citron, autrice di Hate Crimes in Cyberspace.

Quasi sempre queste situazioni coinvolgono più di un molestatore, decine o addirittura migliaia di persone che minacciano o diffondono una voce falsa sul conto della loro vittima.

«Ogni persona che promuove quella voce è parte del problema, ma nessuna di loro è penalmente responsabile», ha detto Mary Anne Franks, direttrice per le politiche legislative della Cyber Civil Rights Initiative, che sostiene l’adozione di leggi per tutelare le vittime di molestie online.

Non esiste un approccio universale per occuparsi dei troll, ha detto Franks, secondo cui provare a ragionare con queste persone non è una buona idea. «Non c’è niente che si possa dire a queste persone senza dar loro altro materiale», ha detto.


[1] Classificazione tratta dal sito: http://www.fastweb.it/internet/chi-e-un-troll-e-come-riconoscerlo/

[2] Articolo tratto sul sito: http://www.ilpost.it/2014/09/21/psicologia-troll/

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