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A differenza degli adulti che comprendono l’evoluzione dell’esistenza che porta inevitabilmente alla sua cessazione, anche se questo non rende meno dolorosa una separazione da una persona cara, per un bambino diventa ancora più difficile, perché non ha strumenti per trovare un motivo, una giustificazione ed una risposta alle sue mille domande sulla morte e sul perché le persone, gli animali e tutte le cose hanno sempre un fine.

Il mio precedente articolo su come affrontare un lutto era rivolto alle persone adulte che per maturità hanno una consapevolezza degli eventi molto diversa da un bambino.

Evitare l’argomento od inventare delle scuse per l’assenza della persona cara sono dei palliativi che non risolvono il problema, anzi lo ingigantiscono perché quando il bambino apprenderà la verità si sentirà tradito perché i genitori gli hanno raccontato una bugia e doppiamente ferito perché non ritenuto abbastanza maturo e “grande” da capire le cose, anche quelle che riguardano la morte.

È anche vero che nella nostra cultura occidentale la morte è sempre un aspetto da evitare, negativo, preso in giro soltanto nella notte di Halloween ma oltre a tale serata è un argomento tabù, di cui si fa fatica a parlare, di cui si tende a non discorrere del tutto perché porta male o perché non si sa come affrontare.

Domandiamoci quante volte alla cattiva notizia della perdita di un conoscente ci siamo trovati davanti all’imbarazzo di non saper cos’altro dire oltre alle solite formali “condoglianze”, eppure quella persona probabilmente rappresentava qualcosa di più caro che semplificare il nostro dispiacere in una frase di rito banalmente usata anche dagli estranei.

La morte ci fa paura, ci spaventa, molte persone ricercano continuamente elisir ed interventi chirurgici nella speranza di esorcizzarla, di rimandarla, di evitarla.

Ma la caducità della nostra vita ha una sola conseguenza che è inevitabile per tutti e tale circostanza del nostro essere va affrontata e va tenuta in considerazione.

I genitori che sono essi stessi a disagio si sentono ancora più incapaci ad affrontare un tema tanto delicato con un bambino, eppure va fatto, con le dovute cautele, ma sinceramente.

Le veglie ed i funerali sono talmente tetri che sarebbe il caso di evitare di portarvi un bambino, soprattutto se piccolo e non consapevole di cosa sta succedendo, corriamo il rischio di traumatizzarlo inutilmente: vedere la gente intorno piangere e disperarsi non è una situazione piacevole e facilmente sostenibile per un adulto figuratevi per un piccolo essere che non riesce a comprendere cosa stia accadendo, con il risvolto negativo di creargli degli incubi per il timore che una cosa simile possa succedere anche a lui o ad uno dei suoi genitori.

 

 

Come parlare della morte ad un bambino

 

 

Parlare della morte anche ad un bambino è doveroso, sempre tenendo conto della sua età e della sua maturità psichica ed emotiva.

Nei primi tre anni di vita i bambini negano ogni forma di interruzione di vita, ovvero negano la scomparsa definitiva, per loro ogni cosa è eterna e non concepiscono gli esseri umani, i famigliari, gli animali come essere invece destinati a cessare la loro esistenza.

Se la famiglia è credente questo modo di vedere la vita ultraterrena può essere di grande aiuto: immaginare che la persona cara, i nonni, gli zii, i cuginetti siano finiti in cielo, nonostante vi sia un posto riservato al cimitero per conservare le spoglie fisiche della persona.

Questo saperli in cielo o accanto a loro come degli angeli li aiuta sicuramente a meglio tollerare la separazione in quanto essa non è definitiva, cioè lo è in senso fisico ma non in quello etereo dove possono rimanere i contatti e le comunicazioni.

La cosa diventa più difficile se la famiglia è atea, in questo caso occorre considerare due strade solo ed esclusivamente per il bene del piccolo: o i famigliari accettano l’idea di rappresentare una trasposizione dell’anima del parente in cielo o in una dimensione che possa permettere la comunicazione anche se non il contatto visivo, che invece può avvenire nei sogni, il problema non si presenta, perché si da la possibilità al piccolo, proprio in virtù della sua immaturità a seguire le credenze dei genitori e trovare una forma di adattamento temporaneo, fino a quando il bambino non è abbastanza grande e maturo per accettare la realtà.

Va precisato che questo atteggiamento va tenuto in considerazione non soltanto quando viene a mancare una persona ma anche quando muore l’animaletto che rappresentava l’amico del cuore per il bambino.

Per lui persona o animale è la stessa cosa se vi è affezionato, e diciamolo è la stessa cosa anche per noi se amiamo i nostri animali, ma se gli adulti non hanno tale considerazione questo non significa che invece il piccolo della famiglia abbia una forma simbiotica ed affettiva di attaccamento col suo animale, tanto da parificarlo ad una qualsiasi persona.

Certamente si chiede ai genitori atei uno sforzo considerevole in quando devono andare contro le loro credenze, ma vanno considerati anche i sentimenti dei piccoli ed essi hanno bisogno, anzi è una vera e propria necessità di riuscire a mantenere un legame affettivo se non fisico, sino a quando il dolore sarà assopito.

Col tempo e la maturità adeguata potrà formarsi delle personali convinzioni anche sotto l’aspetto spirituale, ma imporre uno stile di vita ad un bambino che potrebbe creargli delle frustrazioni e dei traumi eccessivi mi porta a suggerire che delle eccezioni a tali rigide regole possono essere fatte se a fin di bene ed a favore di una creatura che ancora non è consapevole della mortalità di ogni essere vivente.

Lasciamo dunque che creda pure che il suo famigliare sia in un posto migliore e che lì sta sicuramente meglio di quando soffriva in terra, lasciamo pure che affronti la cosa in maniera fantasiosa o creativa per tentare una comunicazione e per mantenerla, col tempo avrà modo di elaborare il lutto con più maturità.

Voglio mostrarvi una foto che esprime con quanta tenerezza il bambino abbia bisogno di sentire ancora vicino il nonno, il genitore o il fratellino che gli è mancato.

In questa fotografia il,bambino lascia un regalo sulla tomba del famigliare, come se glielo consegnasse nelle sue mani, senza essere consapevole del fatto che quella lapide è solo una lastra di marmo, i credenti lasciano fiori e ceri, gli atei preferiscono i ricordi, i bambini vogliono un contatto che sia il più fisico possibile.

 

 

Se i genitori comunque preferiscono non mentire ma essere il più realistici possibili anche in una situazione simile allora è meglio comunicare la dipartita della persona in modo comunque non completamente definitivo, in modo da lasciare uno spiraglio almeno in senso spirituale.

Potranno essere allora utilizzate frasi come: “Il nonno, la mamma, o lo zio non lo rivedremo in questa vita, ma i suoi insegnamenti, il suo ricordo vivranno con noi, continueranno a esserci accanto anche se in modo diverso, un segno che andrà al di là della pura esistenza”.

Oppure: “La nonna continuerà a vivere con noi finché noi ne manterremo vivo il ricordo”, o ancora: “Alcune persone credono che ci rivedremo tutti nell’aldilà, chissà, io non lo so, ma nel frattempo l’importante è mantener vivo il ricordo del nostro caro”.

 

 

Cosa non bisogna fare

 

 

Qualunque strategia i genitori decidano di intraprendere non occorre nella maniera più coerente e veritiera possibile cercare di rispondere alle loro domande, soprattutto quelle dirette e quelle che chiedono spiegazioni ben precisa sul perché sia morta la persona cara, come ed a causa di chi o cosa.

Evitare assolutamente frasi come: “Lo capirai quando sarai grande”, o “Questa è una domanda complicata adesso, vedrai che un giorno ne parleremo” per non parlarne più.

Come già spiegato questo fa sentire il bambino incapace di comprendere, verrà meno la sua stima e considerazione inoltre penserà che gli adulti lo considerano e lo trattano come un bambini avvilendolo ed umiliandolo, sentimenti che si uniscono al dolore aggravando la situazione.

Seguendo le proprie idee ed inclinazioni i genitori, senza smentire le loro idee e stile di vita, possono dare ai bambini le risposte che siano adeguate per la loro maturità ma comunque il più aderenti possibili alla verità che essi sono in grado di tollerare.

Si possono anche raccontare delle storie fantasiose, in fondo ai bambini piace credere nelle favole e pur sapendo che non è vero, adorano credere a Babbo Natale, alla Befana, alla fatina che prenderà il loro dentino da latte per rendere più forte quello che sta crescendo.

L’importante è seguire il desiderio del bambino e cercare di comprendere cosa ha bisogno di credere o di sentirsi dire per soffrire di meno e seguire questo suo desiderio.

Arriverà sicuramente il tempo per la dura e cruda verità.

Di sicuro è meglio che il bambino non assista a scene di dolore troppo strazianti, o discussioni dei parenti su chi può essere responsabile di poca cura o di un sinistro o peggio ancora sentirvi parlare di eredità e di ripartizioni.

Non costringete il bambino ad andare ad abbracciare il cadavere o peggio ancora a baciarlo se non è lui a chiedervelo, il bambino ricorda la persona calda, sentire il gelido del cadavere lo potrebbe far scambiare per un mostro ed alimentare i suoi incubi, se desidera avvicinarsi avvertitelo del fatto che non avendo più circolazione sanguinea il suo corpo non è più riscaldato.

Non sono nemmeno d’accordo che i bambini molto piccoli debbano seguire messe funerarie dove troppi si disperano o seguire il feretro in processioni che passando pe le strade cittadine offrono il dolore come se fosse un trofeo, so che per molti è tradizione, ma la ritengo una tradizione straziante per un adulto ancora di più per un bambino.

Allo stesso modo non c’è bisogno di costringerlo, per consuetudini famigliari, a sostare per ore al cimitero, le tradizioni sono fatte per gli adulti che le hanno scelte non per i bambini che possono non essere nelle condizioni emotive di poterle subire.

Pertanto pensate a ciò che farebbe bene a vostro figlio ed non ai parenti curiosi e pettegoli, che in un funerale non mancano mai (chissà perché..) e fate ciò che per lui è meglio e più opportuno.

Ve ne sarà grato sicuramente.

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