Cosa significa quando la firma è uguale al testo

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Quando la firma è eseguita con le stesse modalità dello scritto, con lo stesso calibro, pressione, forma ed inclinazione delle lettere, dove vi si possono riscontrare altri segni che rendono particolare e distinguibile la scrittura sia la parte testuale che la firma significa che il soggetto scrivente ha un buon equilibrio interiore tra ciò che è e ciò che è diventato.

Indica che è stato raggiunto, o perlomeno permane nel momento della redazione della scrittura, una corrispondenza tra le aspettative lavorative, famigliari e professionali del soggetto in modo tale che il suo Io individuale è in perfetta armonia con l’Io sociale e pubblico, con quello che mostra si sé agli altri, che è soddisfatto e non patisce alcuna limitazione o frustrazione.

Inoltre significa anche che il soggetto scrivente è molto trasparente tra quello che mostra di sé alle persone che incontra e quello che è in realtà, non ha bisogno di mentire o di rendersi migliore per darsi maggiore importanza, in quanto la sua soddisfazione interiore lo appaga sufficientemente.

Tale stato di equilibrio soddisfacente ed appagante può modificarsi col tempo se col passare degli anni il soggetto muta i suoi interessi e le sue ambizioni, accresce le sue mete e le vorrebbe raggiungere, quindi diventa insoddisfatto di quello che ha e desideroso di migliorarsi.

Con tali presupposti la sua firma non può che mutare ed evidenziare tale desiderio da appagare e la frustrazione di non aver ancora raggiunto il traguardo ambito, la sua firma allora può diventare più piccola rispetto al testo oppure può distanziarsi dal margine destro, che rappresenta sempre la soddisfazione delle proprie aspettative, oppure può mutare nelle sue forme palesando dei disagi interiori che prima, nella fase in cui non percepiva l’insoddisfazione, non mostrava.

Di seguito riporto per esempio la firma del dittatore Fidel Castro redatta dopo un suo breve scritto. [1]

 

 

Come si può notare nello scritto sopra riportato la firma viene eseguita in maniera perfettamente identica, non solo la sua posizione rispetto al testo rende una tale armonia di distribuzione ed occupazione dello spazio da adattarsi perfettamente nel punto in cui è stata eseguita.

Non solo nella stessa si notano gli stessi ricci esistenti nel testo, come il ricco della mitomania, cerchiati in rosso, ricci del delirio di onnipotenza, cerchiati in verde, ricci del materialismo, evidenziati con cerchietti marroni, e ricci della fissazione idealistica, cerchiati col colore lavanda, che materialistica, cerchiati col colore blu.

Nella firma inoltre il riccio dalla vanità che porta al delirio di onnipotenza è addirittura esagerato nella sua forma tanto da coprire per la maggior parte tutta la sua firma.

Questo segno denota un atteggiamento che non è solo connotato di superbia e di arroganza ma che esprime tutto il suo modo di porsi, concedendo soltanto a pochi intimi di essere gentile, per una forma confidenziale e di grande fiducia, altrimenti tutti gli altri dovevano soltanto notare la magnificenza del soggetto. Non per niente era fiero pur della sua tirannia spesso attuata con metodi disumani e crudeli, del tutto disinteressato della vita umana e delle reali condizioni di vita del suo popolo.

Si evidenzia inoltre come la scrittura di Fidel Castro, con le lettere tutte legate tra loro, pendenti verso destra e realizzate con estrema accuratezza si snoda senza un ritmo vivace, energetico, omogenea e con una pressione forte, caratteristiche che denotano carisma e un comportamento fascinoso ma limitato allo scopo che il soggetto intende perseguire, come per dire diventa ammaliatore del suo interlocutore se ha delle mire ben precise nei suoi confronti.

Qualunque siano le prerogative dell’autoritario, ogni dittatore si sente scelto e inviato dal destino, Castro questa investitura divina la percepiva in maniera evidente.

Il suo dogma fondamentale è l’ineguaglianza radicale tra sé e il popolo, il suo Io sociale Ipertrofico come evidenziato dall’enorme paraffo che copre e sovrasta quasi tutta la sua firma, come se si sentisse un privilegiato, unico nel suo genere.

Per un soggetto del genere conta poco la volontà altrui, come già anticipato nel suo disinteresse verso gli altri e nei loro bisogni che manifestano e trasmettono continuamente, ma egli frappone una barriera mentale tra se stesso e gli altri distinguendosi e disinteressandosi, evidenziata dal poco spazio lasciato tra le parole, i ricci del soggettivismo e dell’idealizzazione di se stesso.

Egli sente che anche il popolo è sua proprietà e come tale lo tratta, li considera soggetti deboli, insignificanti, che fanno rivoluzioni per puro senso sadico in quanto sentendosi indistruttibile non ritiene che questi possano avere delle speranze nel cambiamento o nel disarcionarlo.

Il bisogno di sentirsi unico e occupare posti di privilegio nel sociale spinge queste persone a manie “napoleoniche”.


[1] Immagine tratta dal sito: http://www.grafologiamorettiana.it/sociologia/a_proposito_di/castro

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