Co-parenting: genitori ma non in coppia
04/04/2018
Come affrontare un lutto coi bambini
11/04/2018

La dipendenza affettiva e’ una condizione relazionale/ sentimentale negativa e disfunzionale ed e’ caratterizzata da una mancanza di equilibrio affettivo e di scambio reciproco concreto nella coppia.

Tale assenza cronica di reciprocità nella coppia tende col tempo a corrodere il rapporto ed a formare una dualità di posizioni che alla fine invece di coincidere e concordare finiscono col contrapporsi in modo più o meno distruttivo.

Si formano da una parte dei donatori ossessivi d’amore che va a senso unico e dall’altra parte delle persone maldisposte a riceve cotante ed asfissiante ossessione, che non è più amore ma diventa gelosia e possessività per paura di perdere la persona amata, o che si ritiene tale pur non amandola realmente ma amando più l’idea di amore che rappresenta, o di rimanere soli.

Allora l’altro non è più il centro di una donazione affettiva incondizionata ma la richiesta di un legame morboso ed assillante per saturare ansia, paure e disagi personali.

Col risultato che la coppia non è più un unico essere che si alimenta da un equilibrio armonico e naturale ma diviene il riferimento di comportamenti ossessivi spesso sfocianti nel patologico.

Prima che diventi un disagio clinico è meglio comprendere le dinamiche e riconoscerne i sintomi per poter evitare non solo che si crei una dipendenza affettiva ma che la coppia diventi essa stessa autodistruttiva delle personalità e delle vite coinvolte.

 

Come riconoscere una dipendenza affettiva

 

In genere colpisce in prevalenza le donne, sarà per una questione di mentalità retaggio di antichi ed ormai obsoleti sistemi per cui la donna può sentirsi completa solo se fidanzata, sposata e con dei figli.

Pertanto, nella speranza dell’arrivo del principe azzurro le donne vengono allevate come future mogli e madri, trascurando il fatto che una scelta di vita diversa, anche per vicissitudini ed eventi indesiderati, può essere visto dalla ragazza o dalla donna come un fallimento, quindi si crea la dipendenza dell’idea di un amore o di un rapporto ben oltre la realtà.

Ma anche gli uomini patiscono tale forma di dipendenza anche se viene manifestata in diverso modo, prevalentemente con atteggiamenti eccessivamente gelosi, possessivi e manipolatori della libertà della donna e delle sue frequentazioni e che alla fine privano il partner di ogni libertà.

La donna invece agisce diversamente usando spesso il sesso o i figlio come arma di ricatto, ed i sensi di colpa come modo di rinfacciare certe scelte fatte spontaneamente per favorire la carriera i sogni del compagno, ma ben presto usate come un boomerang di accuse, diventando troppo presenti nella vita personale del loro oggetto d’amore e privandolo della possibilità di contatti con altre donne, facendo scenate e minacciando di suicidarsi quando altre forme di ricatto morale non funzionano più.

Argomentazioni ed approfondimenti si possono trovare nei miei articoli sul complesso di Antigone e della donna mai adulta, nella possessività patologica, nella gelosia morbosa e patologica, come superare la fine di un amore, chi sono le vittime di un manipolatore affettivo, ma soprattutto molto rilevatore di questa condizione mentale è l’articolo sul pensiero desiderativo.

Il primo sintomo per riconoscere una dipendenza affettiva è, per chi subisce tale condizione, la  difficoltà a riconoscere i propri bisogni, le proprie necessità o percorsi di vita per concentrare ogni decisione sull’altro e sulle esigenza dell’altro, subordinando i bisogni personali a quelli dell’altro.

Ancora prima di rinfacciare ciò che si è fatto per l’altro, arma di ricatto mentale solo nel caso ci sia tensione crisi o sentore di abbandono, la scelte di vivere in funzione dell’altra persona derivano unicamente dal fatto che chi patisce tale dipendenza non ha una personalità propria definita, non conosce i propri desideri o cosa vuole dalla sua vita e dal futuro, le scelte dell’altro dunque sopperiscono a tale vuoto colmandolo in modo pieno.

Ma questo amore non è incondizionato, ed al momento in cui l’altro non sente più l’amore o si rende conto di aver bisogno di un partner di tipo diverso, per cui è necessario rompere la relazione, i ricatti morali e psicologici si fanno avanti diventando sempre più opprimenti e coinvolgendo anche più persone possibili in modo tale che la vittima si sente responsabile e pieno di sensi di colpa non solo nei confronti della partner dipendente ma anche di tutti coloro che, senza rendersi conto del danno che fanno, l’appoggiano e la sostengono affiancandosi nell’atteggiamento colpevolizzante contro chi si sente sempre più oppresso da un amore che non è più amore ma è diventata una gabbia.

L’amare l’altro diventa così una forma di sofferenza, un patimento, un delirio, una forzatura, un obbligo ed un dramma che si vorrebbe finire il prima possibile, non essendoci una scappatoia facile, realizzabile con della semplice comunicazione e chiarificazione dei propri sentimenti, chi è dipendente non vuole sentire scuse né ragioni e qualunque cosa sente tende a cancellarla come se non l’avesse mai sentita.

Non resta che l’abbandono drastico spesso preceduto da sfoghi di rabbia spesso violenti e grandi discussioni, che alla fine logorano i due ma non tolgono la speranza di chi soffre di tale dipendenza di potersi riprendere il partner.

Sono i casi tipici da cui ha inizio una serie di moleste che spesso sfociano nello stalking, nel danneggiamento dei beni dell’altro, come la sua vettura, in attacchi di rabbia espressi in pubblico per metterlo a disagio sia davanti agli amici che sul posto di lavoro.

Insomma per chi patisce tale condizione ogni scusa è buona per rendere la vita dell’altro un vero inferno nella speranza che alla fine desista e ritorni all’amante disfunzionale.

 

Il senso di inadeguatezza e di vuoto

 

Le persone con difficoltà affettiva non riescono a prendersi cura di sé, a creare degli spazi per la propria crescita personale perché sempre prese dall’altro, da qualche problema del partner che richiede la loro attenzione e la loro energia vitale, dalle sue necessità che vengono sempre messe al primo posto, indipendentemente che l’altra parte lo richieda.

Non dimentichiamo che soltanto uno dei due ha bisogno della dipendenza, l’altro può subirla passivamente ed approfittarne oppure può cercare di contrastarla per portare la coppia su un giusto piano di equilibrio, se ciò non può avvenire si innesca inevitabile al crisi con conseguente rottura.

Inoltre le persone che soffrono tale tipo di dipendenza soffrono di un profondo senso di inadeguatezza, non si sentono all’altezza della situazione, qualunque situazione, non si sentono capaci, non si sentono di potersi arrangiare da sole o riuscire a stare da sole, trovano quindi il loro completamento e la loro modalità di essere efficienti e capaci solo soddisfacendo i bisogni dell’altro e vivendo nell’ombra dell’altra persona a cui tendono ad assimilarsi ed assomigliare in modo assoluto e totalitario, prendendo gli stessi gusti, pensando le stesse cose, approvando tutte le sue scelte, anche quelle lontane dal loro modo di essere o di vivere.

 Ed è questo il primo campanello dall’allarme che dovrebbe far insospettire l’altra parte che qualcosa non va, che l’amore è dedizione ma l’eccesso è patologico e quindi va arginato.

Sono convinte che per essere amate devono sempre essere diligenti, amabili, sacrificarsi per l’altro per poter ricevere il suo amore. Anche quando questo vuol dire farsi male.

Pieni di timore per ogni cambiamento, essi impediscono lo sviluppo delle capacità individuali e soffocano ogni desiderio e ogni interesse che esuli dal loro menage quotidiano o non provenga dall’altro, come se la poca importanza che danno a se stesse potrebbe essere un’influenza negativa anche a livello di desiderio od aspettativa.

Chi soffre di dipendenza affettiva è dunque ossessionato da bisogni irrealizzabili e da aspettative non realistiche di un amore che non può esistere in quanto esso stesso, a tali condizioni non è amore, ma dipendenza asfissiante, ossessiva e patologica.

Queste persone però non vogliono sentire ragioni o comprendere la situazione, negano a se stessi l’evidenza dei fatti e delle circostanze, l’unico pensiero dominante è l’altro e ritengono che occupandosi sempre dell’altro la loro relazione possa diventare stabile e duratura anche se ha dei momenti di crisi o addirittura di rottura.

Infatti non accettano una situazione di crisi di coppia e nemmeno una separazione e continuano a comportarsi come se nulla nel rapporto fosse cambiato.

 

Fattori scatenanti la dipendenza affettiva

 

Una delle maggiori studiose di questo tipo di problematica è stata Robin Norwood (1985) nota al grande pubblico per un suo saggio che tutte le donne hanno letto dal titolo “Donne che amano troppo”.

Nel suo libro l’autrice sottolinea le caratteristiche familiari, emozionali e le modalità tipiche di pensiero delle donne co-dipendenti.

Tra le peculiarità della storia personale e familiare condivise da chi è coinvolto in un problema di “love addiction” (cioè le nuove forme di dipendenza) ci sono:

  • la provenienza da una famiglia in cui sono stati trascurati, soprattutto nell’età evolutiva, i bisogni emotivi della persona;
  • una storia familiare caratterizzata da carenze di affetto autentico che tendono ad essere compensate attraverso una identificazione con il partner, un tentativo di salvare lui/lei che in realtà coincide con un tentativo interiore di salvare se stessi;
  • una tendenza a ri-attribuirsi nella propria vita di coppia, più o meno inconsapevolmente, un ruolo simile a quello vissuto con i genitori che si è tentato a lungo di cambiare affettivamente, in modo da poter riprovare a ottenere un cambiamento nelle risposte affettive pressoché inesistenti ricevute nella propria vita;
  • l’assenza nell’infanzia della possibilità di sperimentare una sensazione di sicurezza che genera, nel contesto della co-dipendenza, un bisogno di controllare in modo ossessivo la relazione e il partner, che viene nascosto dietro un’apparente tendenza all’aiuto dell’altro.

È importante sottolineare che tutte le persone dipendenti affettivamente possono condividere, realmente o attraverso il proprio vissuto psicologico, tali realtà personali e familiari.

Ciò che conta, infatti, è la percezione affettiva e il vissuto emotivo soggettivo conservato nella propria infanzia, anche se qualche volta questo non coincide con la presenza oggettiva di carenze e violenze e quindi con le attenzioni ricordate dai genitori delle persone che manifestano sintomi e conseguenze della dipendenza affettiva.

I pensieri e i vissuti emotivi nella “dipendenza dall’amore” sono principalmente connotati da:

  • tendenza a sottovalutare la fatica connessa a ciò che serve ad aiutare la persona amata al punto da raggiungere, senza percepirlo in tempo, livelli elevati di stress psicofisico;
  • terrore dell’abbandono che porta a fare cose anche precedentemente impensabili pur di evitare la fine della relazione;
  • tendenza ad assumersi abitualmente la responsabilità e le colpe della vita di coppia;
  • autostima estremamente bassa e una conseguente convinzione profonda di non meritare la felicità;
  • tendenza a nutrirsi di fantasie legate a come potrebbe essere il proprio rapporto di coppia se il partner cambiasse, piuttosto che a basarsi su pensieri legati al rapporto attuale e reale;
  • propensione a provare attrazione verso persone con problemi e contemporaneo disinteresse e apatia verso persone gentili, equilibrate, degne di fiducia, che invece suscitano noia.

 

 

La Co-dipendenza

 

Una particolare forma di “dipendenza affettiva” è quella che è stata definita “co-dipendenza” e che è stata inizialmente osservata nei contesti relazionali legati alla vita di coppia di alcolisti o tossicodipendenti.

Tale problematica coincide con una condizione multidimensionale che comprende varie forme di sofferenza o annullamento di sé, associati alla focalizzazione delle proprie attenzioni ed energie sui bisogni e comportamenti di un partner dipendente da sostanze o da attività.

Il motivo per cui questa forma di dipendenza affettiva è stata inizialmente osservata, paradossalmente non riguardava il benessere di chi ne fosse affetto, bensì l’osservazione della capacità che la co-dipendenza ha di mantenere nello stato patologico quello che viene definito il “paziente designato”, ossia colui che sembra, ma non è, l’unico paziente bisognoso di aiuto in quanto affetto da tossicodipendenza, alcolismo o da altre forme di dipendenza (Norwood R.; 1985).

La co-dipendenza , in realtà, ha in comune con le altre dipendenze affettive quella tendenza a rinunciare a tutti i propri bisogni e desideri, disconoscendoli e negandoli, fino a portare nel partner di alcuni dipendenti, alla strutturazione di un “falso Sé” e quindi di una “falsa vita”, una realtà fatta di scelte che non rispondono ai propri bisogni interiori e che corrisponde ad una condizione denominata “malattia del Sé perduto” (Whitfield, 1997).

La conseguenza di tutto ciò spesso è il raggiungimento di una debolezza dell’Io nella persona che manifesta co-dipendenza, un Io che diviene vulnerabile e che sopravvive attraverso la tendenza progressiva a cercare di dimostrare la sua forza e a nutrire l’autostima in modo vicario, cioè attraverso il controllo delle funzioni psichiche del partner dipendente.

Al fine di individuare i tratti distintivi del disturbo co-dipendente di personalità si può fare riferimento ai quattro criteri di Cermak (1986) che possono essere riassunti come segue:

  1. Tendenza ad investire continuamente la propria autostima nel controllo di sé e degli altri, benché vengano sperimentate conseguenze negative;
  2. Propensione ad assumersi responsabilità altrui o di situazioni non controllabili, pur di soddisfare i bisogni del partner, fino a disconoscere i propri;
  3. Presenza di stati d’ansia e mancata percezione dei confini tra sé e l’altro;
  4. Abituale coinvolgimento in relazioni con persone con disturbi di personalità, dipendenze, disturbi del controllo degli impulsi o co-dipendenti.

È importante completare il quadro sintomatologico della co-dipendenza, sottolineando che alle precedenti caratteristiche possono associarsi alcuni dei seguenti sintomi secondari:

  • depressione;
  • comportamenti ossessivi e fissazione del pensiero;
  • abuso di sostanze o di alimenti (in particolare di dolci);
  • abusi fisici o sessuali nella propria storia attuale o passata;
  • tendenza a non chiedere aiuto e a non riconoscere per lungo tempo il problema.

 

 

Dalle catene al legame interiore

 

Il principale problema nella risoluzione delle dipendenze affettive è certamente l’ammissione di avere un problema.

Esistono, infatti dei confini estremamente sottili tra ciò che in una coppia è normale e ciò che, nell’abitudine cronica, diviene dipendenza. La difficoltà nell’individuazione del problema risiede anche nei modelli di amore che, come si è detto, una persona affettivamente dipendente conserva nella propria memoria e che fanno ritenere determinati abusi e sacrifici di sé come “normali” in nome dell’amore.

Spesso, paradossalmente, è la “speranza” che fa sopravvivere il problema e che tende a cronicizzarlo: la speranza in un cambiamento impossibile, soprattutto in un contesto relazionale in cui si sono consolidati, e persino pietrificati, dei ruoli e dei copioni da cui è, più o meno, impossibile uscire.

Così, paradossalmente, l’inizio del cambiamento arriva quando si raggiunge il fondo e si sperimenta la disperazione, che rappresenta la possibilità di sotterrare le illusioni che hanno nutrito a lungo il rapporto patologico.

In tal caso l’aiuto di un Counselor per una terapia di coppia può essere d’aiuto per comprendere le dinamiche della relazione sbagliate e disfunzionali, in modo da ripristinare il giusto equilibrio emotivo, affettivo e di dipendenza/indipendenza che regola una coppia che funziona e che ha la possibilità di diventare un rapporto stabile e duraturo.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *