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La disgrafia rientra nei Disturbi specifici dell’Apprendimento riconosciuto con l’acronimo di DSA, in particolare essa consiste nella incapacità a riprodurre correttamente le lettere della parola, nel mantenere uno stile ed una forma adeguata nello scritto, come la linearità e le forme dei grafemi chiare e comprensibili, nell’incapacità a gestire lo spazio del foglio, pertanto le lettere, le parole risultano addossate le une sulle altre se non addirittura spaziate in modo eccessivo e comunque ampiamente disorganizzate.

È in pratica la difficoltà di scrivere, ma non per un carenza cognitiva o intellettiva, ma per una incapacità di gestire il gesto che conduce alla realizzazione dello scritto, attraverso una postura corrette ed un uso corretto della mano, del polso e del braccio.

Il disgrafico non riuscendo a realizzare le forme così piccole che corrispondono al nostro linguaggio scritto, sforzandosi, si contrae distorcendo le forme e causando non pochi problemi di dolenzia, al braccio, alla mano, ma poi di conseguenza alla schiena, alla vista e la tensione non può creare mal di testa e nervosismi.

Già in un altro articolo ho evidenziato il disagio del bambino disgrafico patito per questo difficoltà che spesso ricade sulla resa scolastica e sulla considerazione che il ragazzo ha di sé che si vede come deficitario rispetto a tutti gli altri suoi compagni di scuola che hanno maggior facilità nello scrivere e nell’eseguire i compiti e gli esercizi che la scuola impone.

 

Come riconoscere la Disgrafia

 

Alcuni comportamenti durante la scrittura sono indice di Disgrafia:

  • La prensione della penna e della matita è sbagliata, il che compromette il risultato grafico,
  • La postura dell’intero corpo è sbagliata tanto che stando dritto il, bambino non riesce a vedere ciò che scrive
  • il corpo spesso si posiziona in modo esageratamente inclinato, talvolta addirittura il bambino si sdraia sul foglio, questo per poter vedere cosa scrive sul foglio nascosto interamente dal pugno della mano.
  • lo strumento grafico viene impugnato con un appoggio sull’incavo fra pollice ed indice e/o sull’anulare o sul mignolo invece che sul medio
  • la mano che solitamente tiene il quaderno viene posizionata altrove o diventa un appoggio per la testa, minando l’equilibrio generale del corpo
  • il foglio viene posizionato in modo eccessivamente inclinato (ben oltre i 30° considerati fisiologici) così come viene ruotato l’intero busto per seguire la direzione del foglio
  • non vengono rispettati i limiti del foglio o la spaziatura fra righe, parole o lettere
  • la scrittura è molto grande o molto piccola, spesso irregolare
  • la pressione è eccessivamente forte o debole
  • la mano è “bloccata” e il braccio fatica a scorrere, muovendosi “a scatti”
  • la direzionalità del segno è alterata
  • le lettere non sono legate fra loro
  • fatica o dolore alla mano, al braccio e/o alla spalla

Di seguito un esempio di disgrafia non particolarmente grave:

 

Di seguito una postura scorretta:

 

Modificare questi comportamenti, già dall’età prescolare, significa apportare un importante miglioramento nella scrittura del bambino, e di riflesso nella sua vita scolastica, sia con se stesso in termini di autostima, sia con gli altri all’interno della classe o della famiglia.

Intervenire più tardi è possibile, ma data la cattiva postura ed abitudine scrittoria acquisita il tutto diventa più difficile, ed il percorso di recupero può richiedere maggiore impegno.

Il tutto ovviamente dipende anche dal grado di gravità della disgrafia stessa.

 

Cosa si può fare in pratica?

 

La scelta dello strumento è importante per migliorare la presa ed evitare sbavature. In questi casi:

  • SI a matite e penne a base triangolare o rotonda,
  • SI a matite ergonomiche e penne a sfera, con eventuale utilizzo di gommini-guida;
  • NO alla stilografica, altamente soggetta a sbavature, alle matite giganti e alle penne cancellabili, che richiedono maggiore pressione.
  • Il quaderno deve essere posizionato dritto o al massimo inclinato di 30°, su un piano il più possibile sgombro in modo da permettere i movimenti di mani e braccia.
  • Il bambino mentre scrive deve tenerlo fermo con l’altra mano, in caso si può fissare il quaderno con scotch di carta.
  • Può anche essere utile disegnare sul banco la posizione del quaderno.
  • Se c’è un problema nel mantenere o utilizzare le righe giuste, si possono colorare.

La postura ha poi un’importanza fondamentale.

  • La distanza corretta (distanza di Harmon) è quella dell’avambraccio fra mento e piano d’appoggio.
  • La testa e il busto devono rimanere in posizione eretta e dritta per mantenere questa distanza.
    Evitare l’inclinazione laterale inoltre permette di utilizzare in egual misura entrambi gli occhi: se si piega la testa di lato, sarà solo uno dei due occhi a fare tutto il lavoro e alla lunga questo sforzo selettivo può provocare conseguenze di tipo ottico. Stessa cosa accade se la posizione è inclinata in avanti, molto ravvicinata al foglio.
  • La presa dello strumento grafico dovrebbe essere di tipo digitale, fra la punta di pollice ed indice con appoggio sul lato del dito medio. Altre prese implicano l’utilizzo di muscoli meno specializzati per realizzare il segno grafico con conseguente affaticamento del distretto mano-polso-braccio-spalla.

Alle elementari la mole di scrittura è ridotta, tuttavia la situazione diventa man mano più impegnativa col procedere nella vita scolastica, basti pensare alla necessità di prendere appunti durante una spiegazione alle medie, alle superiori o  all’università.

Se la scrittura non è sufficientemente rapida e leggibile ci si può trovare in diverse situazioni non proprio edificanti: scrivo la prima metà del discorso poi mollo parchè non ce la faccio più, scrivo un pezzo sì e uno no, scrivo tutto ma poi non riesco più a capirci niente, non scrivo ma non è detto che la mia memoria mi supporti a fine giornata.

Certo, si può sempre fotocopiare gli appunti di un compagno, ma per un ragazzo significa ammettere che non si è in grado di fare una cosa così “semplice” come scrivere due appunti.

Il grafoterapista è la figura professionale a cui rivolgersi in questi casi per migliorare la scrittura, ed occorre farlo ai primi sentori di una grafia scorretta, attendere che il tempo corregga da solo questa disfunzionalità è il pensiero di molti però errato, perché dalla disgrafia on si guarisce si può soltanto migliorarla o trovare i metodi compensatori per poter scrivere meglio e più velocemente, senza indugio.

Il tempo inoltre peggiora le cattive abitudini che sono sempre difficili da modificare soprattutto quanto il ragazzo è avanti con l’età.

Ci fa rieducazione della scrittura non corregge immediatamente la grafia ma cerca innanzitutto di imporre una postura adeguata e poi di recuperare la fluidità del gesto, rendendolo più sciolto, scorrevole e per contro anche più comprensibile.

Attraverso esercizi specifici che riequilibrano l’utilizzo dei muscoli corretti, la terapia grafomotoria sviluppa alcune abilità fondamentali ad esempio la capacità di far scivolare il braccio e reimposta la scrittura nell’ordine corretto dei gesti, permettendo a questi ragazzi di ricominciare a usare la scrittura come uno strumento e non un ostacolo per l’apprendimento

In tal caso può essere utile l’approfondimento di altri articoli connessi a questo argomento:

come insegnare ad impugnare correttamente una matita

quali sono le impugnature disfunzionali

grafoterapia e rieducazione della scrittura

come correggere la grafia di un disgrafico

obbiettivi e metodi della rieducazione della scrittura

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