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Cos’è la Grafologia oggi.

Prima di esprimere le mie opinioni e critiche personali sulla scienza che più amo, permettetemi un po’ di storia.

Il secolo XIX è stato il periodo più produttivo per la grafologia, sono nate diverse scuole di pensiero tutt’oggi esistenti, ognuna delle quali ha un diverso metodo e nomenclatura per classificare i segni grafologici che individuano, però, le medesime caratteristiche del soggetto.

Variano i nomi dei segni ma ciò che descrivono è lo stesso.

Se così non risulta uno dei grafologi in ballo ha toppato di grosso.

Le prime scuole grafologiche nascono in Germania nella seconda metà del 1800, segue il formarsi di altre scuole nell’area francese ed infine in quella italiana.

La scuola tedesca nasce grazie all’austriaco Ludwing Klages, scopritore del ritmo vitale nella scrittura chiamato formniveau, segue la scuola francese nei padri fondatori Jules Crépieux-Jamin (passato alla storia per il famoso caso Dreifuss) e Jean-Charles Gille Maisani.

In Italia lo sviluppo di uno stile scolastico si ebbe grazie all’abate Padre Moretti, seguito da Marco Marchesan e da Pacifico Cristofanelli, che fonderanno delle scuole tra loro leggermente discordanti.

Sino alla metà del 1900 la grafologia è stata un’arte e una scienza in cui hanno eccelso le menti più audaci e progressiste (come non pensare a Cesare Lombroso) poi il tracollo dello studio non più di moda né redditizio.

Senza voler preferire alcuna di queste scuole, mi preme invece osservare come lo studio sia stato nel tempo abbandonato, dimenticato, ed oggi non esistano più studiosi della materia ma meri consulenti per applicarne i metodi, relegando lo studio a mero esercizio di nicchia.

In Italia si assiste alla nascita indiscriminata di grafologi o sedicenti tali che sfruttano l’arte senza portarvi contributi.

Mi riferisco ai morettiani prevalenti in Italia numericamente, ma guardiamo i fatti.

Padre Moretti definì i criteri della sua scuola oltre 130 anni fa, da allora l’uomo è andato sulla luna, gli aerei solcano i cieli, è stata inventata la TAC e la risonanza magnetica per l’analisi medica, è nata la tv a colori profonda pochi centimetri, l’Iphone ti permette di avere un ufficio in tasca e un dispositivo per attivare la macchina del caffè o telecomandare l’irrigazione di casa, nonostante questo progresso e questi cambiamenti i grafologi italiani si ostinano ancora in modo drammatico ad utilizzare unicamente il metodo morettiano e a parlare coi segni inventati da un abate che con tutti i meriti che gli si possono riconoscere era privo di cultura e formazione.

In un secolo troppe cose, soprattutto nel linguaggio scritto, sono cambiate, e il metodo di Padre Moretti oggi non ha più senso di esistere, le sue classificazioni sono ormai superate, vecchie e non più adeguate ai tempi moderni.

Altra critica alla moderna grafologia è che questo strumento diagnostico eccelso ed impareggiabile viene utilizzato unicamente, aimè, nei Tribunali per la verifica o l’accertamento di paternità delle scritture o meglio delle firma (di contratti, assegni, testamenti).

Non esiste più il metodo scientifico dello studio della personalità.

Diversamente da quello che succede in altri Stati (in Francia, Germania o in America, paesi dove ancora si parla di ricerca molto più progressisti ed all’avanguardia del nostro) la grafologia è usata solamente nei processi civili.

Dietro alla necessità di costruirsi una professione che possa rendere economicamente, rimane l’uso strumentale e mediocre dell’arte praticata in maniera diffusa e superficiale.

La crisi economica ha poi inciso fortemente sul reale senso dello studio della grafologia, relegato ormai definitivamente a valutazione della firma nelle cause civili in Tribunale.

Diversamente dalla resa in termini di spessore, spuntano come funghi manualetti che riempiono gli scaffali ma distruggono la credibilità e la serietà della grafologia.

Allo stesso modo sorgono in maniera incontrollata corsi di didattica e formazione per il rilascio di attestati e specializzazioni che con il vero insegnamento non hanno nulla a che fare, ma impongono dei costi di iscrizione sproporzionati al servizio reso.

E qui mi preme un consiglio: attenzione a cosa sottoscrivete.

Purtroppo il metodo è quello dell’obbligo dell’iscrizione annua, così se anche ti rendi conto di essere presa in giro da dei dilettanti allo sbaraglio hai un pezzo di carta che ti impone di versare comunque quella cifra, non potendo reclamare sulla qualità del corso visto che non sei un grafologo in grado di contestare metodo e didattica.

Ed è qui, per esperienza personale, che vi consiglio caldamente di non procedere ad una iscrizione annuale se non dopo aver verificato la validità del corso con l’esperienza di almeno due mesi.

Nessuna scuola, guarda caso, consente a delle iscrizioni mensili, ma voi pretendetela, pur di avervi saranno disposti a fare delle eccezioni, quel che conta è avere l’iscrizione ed un posto in più in una stanza che non sarà nemmeno un’aula.

Sanno benissimo che i rinnovi mensili successivi caleranno drasticamente, con l’iscrizione annuale, invece, ogni persona sarebbe costretta a concludere l’anno, impossibile pensare di pagare un corso, costoso, senza approfittarne comunque.

Ed è in questo modo che parecchie scuole si autofinanziano e sopravvivono di anno in anno, portando avanti nel tempo fama immeritata ed esperienza che nei fatti esprime più raggiro che insegnamento.

Purtroppo è così, l’Italia è un popolo di poeti, naviganti eroi .. ma sopratutto truffaldini.

Nessuno può garantirvi l’immunità da tali soggetti.

Ed in questa epoca dove prevale l’arricchimento personale in senso economico ma non culturale che la mia critica verso i colleghi diventa forte.

Prendiamo questa strada per passione, per la fame di conoscenza e per il desiderio di sapere.

Si diventa grafologi per amore della grafologia e dello studio della scrittura, ma si parla di grafologia soltanto nelle aule di Tribunale e nelle scuole senza arte né parte.

Peccato.

Per non parlare di coloro che si posizionano sulle scansie del supermercato con manualetti insulsi e mediocri, vi assicuro che quella non è vera grafologia, è cineseria da due soldi e come tale la dovete considerare.

Siate consapevoli di quel che acquistate.

Questi libretti poi si assomigliano tutti, in poche pagine inducono il pubblico a ritenere di poter carpire come si legge una scrittura o come si valutano i disegni e gli scarabocchi dei bambini (e si sa che il mercato dell’infanzia rende parecchio!), facendo magari leva sul titolo di docente in una qualche scuola di turno, che se poi chiedete informazioni vi preciseranno che non esistono corsi attivi con il tal professore.

Anche in questo caso attenzione alla serietà di scuole ed associazioni varie.

Ci sono scuole famose che operano in diverse sedi provinciali, ma non è detto che dietro ad un nome di fama e prestigio vi sia serietà e competenza nell’insegnamento.

Ammetto di aver ottenuto io stessa l’attestato in una scuola che fa molta pubblicità ma poca sostanza, ma vi assicuro che lo studio vero, quello profondo e specifico, l’ho svolto altrove, studio che non è sempre stato vidimato da un attestato ma che mi ha reso l’esperienza che ho oggi.

Ci sono autori che ho amato profondamente, ci sono grafologi che hanno fatto la storia per la loro professionalità e competenza.

Sono grafologi che si sono distinti anche nella criminologia consentendo l’arresto di pericolosi assassini, quando ancora nulla si sapeva di costoro.

Facile è fare delle analisi grafologiche quando del fatto ne parlano tutti i media, più difficile è fare l’analisi prima che tutti gli altri abbiano ripetuto come dei pappagalli le stesse litanie.

L’Italia purtroppo è il paese dove la mediocrità può prevalere sulla conoscenza se utilizzi il giusto marketing efficace.

Nonostante queste condizioni, ritengo che la grafologia sia il test di personalità per eccellenza, in quanto a completezza, compiutezza ed ampiezza degli aspetti analizzabili.

La scrittura è il miglior test di personalità ben oltre i test cognitivi solitamente in uso a psicologi e psichiatri, che ovviamente hanno basi culturali diverse dalla grafologia.

E rimane tutt’oggi il miglior test in quanto poche righe sanno dire quanto una batteria completa ed infinita di test cognitivi precostituiti.

Non parlo dei test a quiz, dove le risposte vengono esaminate in termini di statistica e non di personalità, infatti funzionano benissimo quando si vuol buttare sul mercato un nuovo detersivo o un nuovo tipo di vettura.

Attenzione, i test cognitivi sono quelli rappresentativi, fatti con disegni, a completamento o a mano libera, dove la mente più liberamente esprimere lasciando emergere i caratteri della personalità.

E la scrittura rimane ancora il test per eccellenza anche se il linguaggio scritto si è modificato rispetto a soli trenta anni fa.

Ed è per questo motivo che ritengo necessario che uno studio sia sopratutto l’espressione della società da cui proviene, diversamente non avrebbe valore.

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