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Fu Sigmund Freud (1856 – 1939) ad indicare nel 1922 per la prima volta il termine “psicoanalisi” nel suo Dizionario di sessuologia.

Egli aveva definito tale disciplina come quella forma di intervento sulla persona che presenta delle patologie, malattie mentali, anomalie comportamentali, disturbi e disagi e che prevede le seguenti modalità di intervento per risolvere il problema clinico:

1) è un procedimento per l’indagine dei processi psichici cui altrimenti sarebbe pressoché impossibile accedere;

2) è un metodo terapeutico per il trattamento dei disturbi nevrotici o di particolare gravità;

3) è una serie di conoscenze psicologiche acquisite per questa via che gradualmente si assommano e convergono in una nuova disciplina scientifica.

La centralità del sesso e della sua frustrazione come origine di tante patologie, nasce per Freud a causa delle convinzioni vigenti nella sua epoca.

Freud visse in un epoca definibile come “vittoriana”, dove il massimo del perbenismo borghese si sposava con il massimo di ipocrisia e di frustrazioni.

Per una ragazza bene delle famiglie bene di Vienna come di Berlino, di Praga come di Londra o Parigi era “sconveniente” qualsiasi rapporto con coetanei o giovanotti che non fossero educati, presuntuosi e socialmente posizionati.

Il sentimento di attrazione prima ancora della stessa sessualità era negato, rimosso, considerato come l’ultimo valore.

Con la rivoluzione francese non era morto soltanto qualcosa di odioso, come la nobiltà ereditaria ed il vivere nel dolce far niente a spese del popolo ridotto alla fame: era morto anche il mondo delle “relazioni pericolose” , della giocosa sessualità delle puttane di corte e delle varie Madames che rendeva gaia e leggera la vita dei nobili.

Puritanesimo e romanticismo avevano distrutto il bel mondo dell’altro ieri. La borghesia non sapeva vivere allo stesso modo della nobiltà festosa.

Classe grigia, meschina, ipocrita e complessata quella borghese di allora esprimeva campioni di perbenismo e professava il perbenismo istituzionalizzato e ritualizzato.

Al di fuori di questo quadro diventerebbe difficile comprendere l’isteria precoce di Anna O. , il caso trattato da Breuer e indirettamente da Freud, il primo vero “scandalo” della psicoanalisi ed insieme il suo inizio, ovvero il punto di partenza per il cammino di una lunga riflessione.

L’oggetto stesso della psicoanalisi è lo scandaloso, l’inaccettabile, per questo fu essa stessa scandalosa a quel tempo, soprattutto con i suoi continui riferimenti al sesso ed alla libido frustrati.

Il primo elemento che differenzia la psicoanalisi da tutti gli studi psicologici precedenti consiste, dunque, nel riconoscere che l’attività psichica non ha origine ( e quindi non può trovare spiegazioni) solo nelle sensazioni studiate dalla fisiologia e dalla neurologia.

Le cause dei malesseri psichici trovano una localizzazione diversa da quella semplicemente fisica o nervosa, ad esempio nell’interpretazione che ognuno da alle proprie esperienze ed al proprio vissuto, anche se, sovente, essi si convertono in sintomi fisici.

Il secondo elemento caratterizzante consiste nel fatto che la ricerca delle cause del malessere psichico non si limita ai processi coscienti, di cui il soggetto è consapevole, ma si rivolge ad interrogare l’inconscio individuale, il profondo ignoto e sconosciuto che sta nella nostra mente e che spesso non vediamo distratti da altri fattori.

Far emergere questi contenuti costituisce dunque il compito specifico della psicoanalisi.

Gli strumenti adottati da Freud, che ha proceduto per esperienze e tentativi, sono stati in primo luogo l’ipnosi, poi la libera associazione di parole e di pensieri, consistente nel vedere quali parole e quali pensieri venivano spontaneamente al paziente stimolato dallo psicoanalista, ed infine l’interpretazione dei sogni.

Non a caso una delle sue opere più importanti rimane “L’interpretazione dei sogni”.

 

 

Il metodo attuato da Freud consisteva non solo nella
interpretazione in generale delle fantasie oniriche, ma estesa a tutte le dichiarazioni del paziente, che venne a costituire in certo senso l’arte e la scienza dell’analista, cioè il racconto fatto spontaneamente di eventi, fatti, sensazioni ed emozioni che emergevano durante la seduta, a cui il paziente inizialmente non riusciva né a dare una spiegazione né tantomeno un’origine, ma che attraverso l’analisi dell’intero contesto del suo vissuto emergevano chiaramente ed a giustificazione di tanti atteggiamenti o malattie sintomatiche che non avevano nessuna base clinica.

 

L’associazione libera dei pensieri

 

Lo strumento che permette al soggetto di sottoporsi all’analisi è, come prescrive Freud, l’associazione libera, ossia l’applicazione della regola fondamentale: dire qualunque cosa che passi per la mente, per quanto sia difficile, incongrua o addirittura senza senso.

Inconsciamente la nostra mente è portata ad esprimere per prima le cose che preoccupano e che occupano maggiormente i nostri pensieri e le nostre ansie, anche se noi cerchiamo di deviare tali pensieri, occupandoci di altro o cercando di non pensare, oppure stabilendo che l’origine del disagio sia da ricondurre ad altro, andando pertanto fuori strada.

La mente non inganna e parla immediatamente di ciò che più persiste come pensiero e come immagine nella mente, concedendo così la possibilità al consulente che ascolta quale sia il problema principale da affrontare.

Questo da un lato permette che in un discorso a ruota libera la parola dell’analizzante dica di più di quanto non voglia dire, e metta in luce strane connessioni tra il sintomo di cui soffre il soggetto e la sua parola.

Tutto ciò permette che, preso nelle maglie della catena significante, possa venire enucleata la logica del fantasma inconscio, ossia quell’organizzazione inconscia che era stata all’origine della cristallizzazione del sintomo e che sovente continua a presiedere alla vita della persona.

D’altra parte l’associazione libera facilita l’instaurazione o il consolidamento del transfert nei confronti dell’analista.

Il compito dello psicoanalista o del consulente è quello di dirigere la cura, e non già quello di dare dei consigli o di dirigere il paziente.

Dirigere la cura vuol dire far emergere, facilitare, non porre alcun ostacolo, usare dell’interpretazione come una punteggiatura del discorso dell’analizzante, affinché nel corso dell’esperienza analitica la logica del fantasma inconscio venga messo in parole e se ne percepisca la funzione di matrice che esso ha rispetto alla sintomatologia del soggetto.

Nel metodo psicoanalitico, i pazienti sono incoraggiati a parlare liberamente di ciò che gli viene in mente, a seguire i loro pensieri e sentimenti ovunque possono andare.

Questa modalità discorsiva e libera consente all’inconscio di rivelarsi nella maniera più ampia possibile ed inimmaginabile a priori.

Con un aiuto ed un suggerimento agevolato dal consulente il paziente rivela gradualmente all’analista diverse informazioni, non solo ciò che è in primo piano, ma anche ciò che si trova nel “sottosuolo”.

Così facendo, il paziente inevitabilmente vivrà la sua dinamica inconscia nel rapporto con il terapeuta.

Di conseguenza, sia il paziente che l’analista o il consulente stabiliscono un flusso emozionale, vivo e reale, delle dinamiche inconsce del paziente: le passioni, le intenzioni, le confusioni, le distorsioni, le speranze e le paure che influenza la propria vita.

Questo è ciò che prende il nome di transfert e di contro-transfer che poi genera altro transfert e così via, ed il tutto avviene attraverso il mero ascolto ricettivo del consulente, ma dal suo canto valutativo e decisionale delle modalità da imporre per arrivare al processo di risoluzione del problema.

Queste sono le caratteristiche essenziali della psicoanalisi che aiutano le persone a cambiare le proprie radici, a modificare il loro atteggiamento mentale e comportamentale e di fatto a cambiare i loro schemi di vita negativi e sbagliati o comunque inadeguati.

Volendo concludere, gli obiettivi della psicoanalisi riguardano l’aiuto e una facilitazione della sofferenza psichica dei pazienti, favorendo così una ri-organizzazione della loro vita.

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