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Counseling individuale o di gruppo

Dopo gli articoli sull’argomento fondamenti ed interventi del Counseling e obiettivi del Counseling di gruppo, vorrei qui approfondire il tema della scelta del Counseling individuale o di gruppo nelle situazioni problematiche di aggregazione.

Nel Counseling individuale il colloquio e l’intervento in sostegno è rivolto unicamente ad un solo individuo che ne ha fatto richiesta, anche se il suo problema deriva da una situazione relazionale di coppia o nella famiglia.

Nel Counseling di gruppo invece partecipano tutti coloro che sono coinvolti direttamente od indirettamente da una situazione problematica, alla partecipazione della coppia o della famiglia potrebbero aggiungersi altre coppie e famiglie che vivono la stessa condizioni di crisi.

Tale sistema di aggregazione porta le persone, che sono disposte, ad essere coinvolte e partecipative in altre situazioni simili, parlando dei loro disagi anche gli altri vengono indotti a farlo creando un sistema di auto- aiuto che nasce e si sviluppa all’interno del gruppo stesso.

La scelta del Counseling individuale, in gruppo ristretto o amplificato ad altre situazioni simili sono scelte che derivano dalle esigenze di tutte le parti, può essere suggerito dal Counselor ed apprezzato da tutti o una parte di coloro che sono coinvolti, sempre che la situazione in particolare suggerisca tale opportunità di collaborazione e sostegno come la più adeguata al caso da seguire.

Capita spesso che l’aiuto sia chiesto inizialmente da un solo soggetto, solitamente colui che patisce maggiormente la situazione problematica, ma che poi venga apprezzata la possibilità di coinvolgere tutte le persone che vivono la medesima situazione.

Il Counsleing di gruppo permette un approccio ed un tipo di intervento con la collaborazione dell’intera aggregazione, con l’ovvio vantaggio di rendere partecipi ed attivi tutti quanti.

Ovviamente vi sono situazioni critiche che per loro natura rendono preferibile un consulto personale, come d’altro canto nessuno può essere costretto a partecipare anche se consigliato, nel massimo rispetto della libertà di tutti quanti.

Come funziona il Counseling di gruppo

Compito del Counselor è quello di promuovere quelle dinamiche positive e comunicative che stanno all’interno del gruppo per riuscire a risolvere il problema, la situazione che causa disagio o crisi e raggiungere il’obbiettivo di ripristino di una condizione di benessere e serenità.

Data l’iniziale condizione di tensione e di criticità, compito del Counselor è infondere non solo fiducia ma anche empatia, calore, accettazione e volontà di avviare una discussione evolutiva verso tutti i partecipanti, che devono sentirsi coinvolti in eguale modo e con la stessa possibilità di esprimere i loro pensieri, dubbi e disagi.

Va detto che la chiusura dell’intervento presuppone la buona riuscita dello scopo, cioè che tutti i partecipanti abbiano ben compreso i problemi sottostanti la crisi e che siano stati analizzati con vaie proposte di risoluzione adeguate al caso ed alle esigenze dei soggetti.

Altro fattore è che i soggetti coinvolti possano essere considerati sufficientemente maturi per poter continuare da soli il percorso di vita intrapreso, avendo imparato le tecniche comunicative e di problem-solving per poter affrontare da soli qualunque altra nuova situazione critica.

Parlare di maturità del gruppo nell’affrontare i problemi o le crisi significa che il gruppo stesso ha raggiunto una consapevolezza ed un cambiamento verso condizioni favorenti il benessere e l’interesse di tutti, con l’ovvia accettazione degli altri, della fiducia in se stessi, fiducia nelle proprie competenze sociali e nella propria capacità di scelta, di giudizio e di auto-orientamento, l’attribuzione di una valenza positiva alla propria interiorità, percepita come risorsa inestimabile, ed alle relazioni profonde.

Il gruppo durante le sedute di Counseling affronta un percorso ed un processo evolutivo che Rogers (1970) ha sinteticamente rappresentato in sei fasi necessarie.

Le sei fasi di Rogers

Nella fase iniziale prevalgono sopratutto la confusione, il silenzio imbarazzato e la comunicazione superficiale.

Il counselor contiene la confusione, presentando i membri del gruppo ad uno ad uno, esplicitando gli obiettivi dell’intervento e le attese rispetto alla partecipazione, riportando le interazioni entro i limiti della comunicazione disordinata ma non improduttiva.

Inizialmente la comunicazione è ovviamente caotica e disorganizzata in quanto i membri hanno perso o dimenticato con le cattive abitudini come impostare un colloquio effettivamente positivo, produttivo e risolutivo, portando la convivenza ad una situazione di crisi e di stallo.

Nella seconda e terza fase il gruppo deve affrontare dapprima sentimenti esterni o attuali come se fossero accaduti nel passato, quindi proseguire con l’espressione dei sentimenti negativi verso il counselor e gli altri membri.

Il Counselor interviene solo per contenere l’aggressività, regolare i turni comunicativi, utilizzare la parafrasi e la riformulazione dei messaggi.

Deve mettersi in gioco in prima persona, esprimendo verbalmente sentimenti di autentica comprensione e sostenendo l’espressione di sentimenti positivi senza per questo limitare la catarsi da quelli negativi.

Nella quarta e quinta fase si verifica l’emergere e l’esplorazione del materiale personalmente significativo, perché si realizza, dopo le iniziali fasi di sfogo, l’abbandono di atteggiamenti difensivi, negativi e di resistenza a favore dell’espressione di sentimenti interpersonali immediati nel gruppo e per lo sviluppo della capacità curativa diffusa tra i membri.

Il Counselor deve sostenere la circolazione della fiducia e della stima, attraverso un atteggiamento accogliente e una discreta supervisione sui processi, interviene soprattutto per completare i feedback frettolosi e parziali, riformulare i messaggi ambigui e sollecitare i chiarimenti tra i membri.

L’intervento del counselor segue il criterio della ricerca della massima trasparenza comunicativa affinché possa condurre ad un reale cambiamento sia interiore dei soggetti che esterno coi comportamenti ed atteggiamenti.

Nella sesta fase si ha la chiusura dell’intervento e lo scioglimento del gruppo se il Counselor ha valutato il consolidamento del cambiamento di ogni membro rispetto agli schemi mentali e comportamentali disfunzionali.

A questo punto il Counselor utilizza la restituzione ed il riepilogo dei processi avvenuti, avvalendosi della diretta partecipazione dei diretti interessati ed evidenziando i contributi individuali al cambiamento.

Soltanto raggiunto un tale stadio di avanzamento rivolto ad una comunicazione efficace ed un cambiamento delle vecchie abitudini compromettenti verso atteggiamenti positivi può dirsi che il Counseling di gruppo ha raggiunto gli obbiettivi che si era preposto.

La chiave dell’efficacia del Counseling di gruppo sta soprattutto nel feedbach fenomenologico, al cui articolo specifico vi rimando.

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