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Che cos’è la Disortografia
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Sia la Disprassia che la Disgrafia sono entrambi disturbi derivanti da un deficit neurologico e rientrano nei cosiddetti DSA che sono l’acronimo di Deficit Specifico dell’Apprendimento.

Tali anomalie non consentono di fatto al bambino di scrivere correttamente nel senso di vergare delle lettere che abbiano una forma bella, ben costruita e una scrittura fluente, scorrevole e comprensibile.

Tale difetto, che non altera la capacità intellettiva e cognitiva del bambino, è un deficit che non permette la regolare e completa connessione di tutte le aree del cervello che regolano il movimento del braccio e della mano dando origine ad uno scritto che abbia una bella forma.

Solitamente il bambino scrive tenendo una postura non corretta ed una prensione della matita non adeguata con la conseguenza che si formano delle contrazioni nel polso e nel braccio,  nella spalla o nella schiena che possono causare dei dolori, oltre a cefalee e dolenzie agli occhi per lo sforzo e la maggiore concentrazione richiesta per formare uno scritto, che non da soddisfazione né al bambino né all’insegnante in quanto contratto, confuso, contorto e poco leggibile.

Tanto sforzo ed impegno impiegato per creare uno scritto non adeguato e non bello non fa che mettere a disagio il bambino e farlo sentire inadeguato al suo ruolo di scolaro, quando invece nella maggior parte dei casi i bambini che patiscono tali deficit hanno una intelligenza sopra la medie e capacità innate di problem solving in quando tali deficit si manifestano sin dall’infanzia ma il bambino riesce a compensarli con metodi spontanei spesso creativi e particolari.

Solo davanti alla bella scrittura richiesta dalla scuola si palesano le difficoltà derivante dal DSA.

La scrittura proprio perché illeggibile e sconnessa nelle forme viene chiamata Disgrafia, che può avere un grado più o meno intenso a seconda della gravità del deficit , ma non necessariamente deriva dal un solo di essi in quanto ve ne sono diversi che influiscono sulla resa dello scritto in maniera negativa e sono la Disgrafia, la Dispassia, la Disortografia e la Dislessia, tutti rientranti con il deifici della Discalculia, nei DSA.

In questo articolo tratterò della Disgrafia e Disprassia spesso confuse tra di loro ma che hanno origine e modalità di estrinsecazione diverse, quindi richiedono anche un tipo di intervento tratta mentale grafologico diverso.

Solitamente le diagnosi di tali deficit, effettuate una volta rilevata la difficoltà da un medico autorizzato al rilascio della certificazione che poi sarà presentata alla scuola perché se ne tenga conto nel programma scolastico, vengono eseguite durante o dopo il secondo anno della scuola primaria, nell’arco di età che va dai 6 agli 8 anni, ma manifestano i loro sintomi molto prima, anche nella scuola materna o addirittura nella prima infanzia.

Entrambi i Deficit hanno a che fare con la capacità di tenere in mano e di usare correttamente, per lo scopo desiderato, degli strumenti, che siano matite, pennarelli o semplici bastonici o lego da allineare o da collocare uno sopra l’altro.

Conoscere ed identificare tutti i segnali predittivi dei deficit in questione ed altri che influiscono sulla scrittura permetterebbe un intervento preventivo rispetto all’introduzione alla scuola secondaria e l’evitamento di tutti quei disagi e difficoltà scolastiche che ne conseguono.

Ecco perché sarebbe opportuno anche prima della scuola, quando si notano delle difficoltà nel bambino a disegnare o a pitturare dei contorni prestabiliti in maniera corretta, o a copiare delle forme semplici con estrema difficoltà, interpellare per un consulto una grafologa che sia anche grafoterapista per diagnosticare il problema ed approntare gli interventi che non estingueranno il deficit, che permane essendo connaturato alla conformazione neurologica del cervello, ma che potrebbe consigliare metodi e tecniche compensatorie e modalità di pre-scrittura che possono migliorare tale abilità rendendo lo scritto più fluente, meno contratto e confuso e quindi più leggibile.

Ma vediamo i due deficit, che spesso vengono confusi e le rispettive differenze nel particolare.

 

La Disprassia

 

La disprassia è un’alterazione dello sviluppo degli apprendimenti gestuali, cioè è l’incapacità di compiere movimenti di precisione, accurati e volontari, coordinati sequenzialmente tra loro, in funzione di uno scopo.

Questo comporta che le prestazioni che implicano una coordinazione motoria (fine o grosso motoria) risultino difficoltose e al di sotto di quello che dovrebbero essere per l’età e le abilità intellettive del bambino.

In apparenza possono sembrare bambini, impacciati, goffi e maldestri, che sembrano essere sempre di qualche anno più piccoli in quanto non riescono ad eseguire esercizi motori con le mani che i coetanei eseguono perfettamente.

Si parla di disprassia quando questa serie di movimenti, come allacciarsi le scarpe, fare dei nodi, inserire il bottone nelle asole, non si verifica in maniera sincronica, curata, precisa ma lenta, difficoltosa e in maniera deficitaria, anormale, inefficace in quanto alla fine il bimbo non è in grado

Classificata come disturbo evolutivo della coordinazione motoria (DCD), per la diagnosi della disprassia sono indicati tre criteri:

  1. presenza di una marcata difficoltà o di un ritardo nello sviluppo della coordinazione motoria; le performance risultano inferiori rispetto a un bambino normale di pari età mentale e cronologica;
  2. difficoltà di coordinazione non dovute a condizioni patologiche mediche, quali paralisi cerebrali infantili, distrofia muscolare o altro; se il ritardo di sviluppo cognitivo è presente, le difficoltà motorie devono essere di gran lunga preponderanti rispetto ad altre generalmente associate;
  3. queste difficoltà interferiscono con l’apprendimento scolastico e con le attività della vita quotidiana.

Questo disturbo può manifestarsi tramite un ritardo nel raggiungimento delle tappe di sviluppo motorio tipico dei bambini tardivi (come il passaggio alla posizione seduta, gattonamento, deambulazione), goffaggine nei movimenti, scarse capacità sportive o disgrafia.

Perché si possa porre la diagnosi, occorre che queste prestazioni inadeguate interferiscano in maniera significativa con i risultati scolastici o le attività della vita quotidiana, altrimenti vengono considerate delle fasi che necessitano di un tempo più lungo per essere eseguite, senza nessuna influenza deficiataria sulle varie funzioni motorie o psichiche del bambino.

Per parlarsi di disprassia non è necessario che questa sia correlata ad una diversa patologia organica associata, come paralisi motoria, emiplegia o distrofia muscolare.

In caso di ritardo mentale, le difficoltà motorie sono solitamente più significative ed invalidanti della più semplice disprassia di quelle che sono abitualmente associate a una disabilità intellettiva dello stesso grado.

L’elemento essenziale da tenere presente di questa definizione è che la disprassia è prima di tutto un disturbo della coordinazione motoria. Sono quindi le difficoltà che il bambino incontra nelle attività che richiedono coordinazione motoria, e non il quoziente intellettivo, a permettere di porre tale diagnosi.

 

Come riconoscere la Disprassia

 

Elementi della condizione disprassica sono pertanto rilevabili a livello del tratto grafico, sia per quanto riguarda la scrittura che per quanto riguarda il disegno. Nella riproduzione di un disegno geometrico complesso i ragazzi disprassici presentano:

  • arresti di controllo frequenti (il tratto non è né omogeneo né fluido, non è continuo ma presenta molte interruzioni)
  • momenti di tensione (ispessimento della pressione) alternati a momenti di rilassamento (alleggerimenti e allentamenti del filo grafico)
  • esitazioni (nell’incipit e ad ogni stacco)
  • cattivo posizionamento nello spazio
  • anomalie nella velocità di esecuzione
  • correzioni, cancellature, sovrapposizioni e ripassi
  • anomalie nella forma

Analogamente la loro scrittura presenterà:

  • arresti di controllo frequenti ( il tratto non è né omogeneo né fluido, non è continuo ma presenta molte interruzioni, il tratto è frammentato)
  • momenti di tensione (ispessimento della pressione) alternati a momenti di rilassamento (alleggerimenti e allentamenti del filo grafico)
  • esitazioni (nell’incipit e ad ogni stacco)
  • cattivo posizionamento nello spazio
  • spaziature irregolari (tra righe e tra parole) segno di difficoltà a mantenere i ritmi s/t
  • anomalie nella velocità di esecuzione (gesti rallentati o precipitati)
  • contatto angoloso col rigo di base (cambi di direzionalità non fluidi)
  • difficoltà nei collegamenti, come per esempio continuità tra lettere, collegate tra loro o interrotte con segni di tensioni e ritorni a sinistra
  • correzioni, cancellature,  sovrapposizioni e ripassi
  • anomalie nella forma, come per esempio: lettere schiacciate, addossate, a ritroso, dissociate, confuse, contorte, mal sagomate,
  • scrittura poco personalizzata

Di seguito un’immagine di uno scritto di un bimbo con diagnosi di Disprassia

 

 

La Disgrafia

 

Il disturbo specifico di scrittura si definisce disgrafia o disortografia, a seconda che interessi rispettivamente la grafia o l’ortografia.

La disgrafia fa riferimento al controllo degli aspetti grafici, formali, della scrittura manuale, ed è collegata al momento motorio-esecutivo della prestazione, essa si manifesta in una minore fluidità e scorrevolezza del gesto scritto e qualità scarsa dell’aspetto grafico della scrittura.

La disortografia riguarda invece l’utilizzo, in fase di scrittura, del codice linguistico in quanto tale ed è all’origine di una minore correttezza del testo scritto.

Entrambe, naturalmente, sono definite in rapporto alle prestazioni attese per l’età anagrafica dell’alunno, in particolare, la disortografia si può definire come un disordine di codifica del testo scritto, che viene fatto risalire ad un deficit di funzionamento delle componenti centrali del processo di scrittura, responsabili della transcodifica del linguaggio orale nel linguaggio scritto.

Di seguito un’immagine di una scrittura fatta da un bimbo con diagnosi di Disgrafia

 

Occorre precisare che la disgrafia è una condizione che causa problemi con l’espressione formale, grafica dei grafemi e della scrittura di conseguenza, non legati a motivazioni inerenti la pigrizia, l’incapacità intellettuale o di comprensione e nemmeno ad un incapacità di apprendimento, che può risultare perfettamente nella norma rispetto l’età e la maturità del soggetto.

Molti bambini con disgrafia, non riescono a scrivere correttamente una parola su una riga e la grandezza delle lettere è variabile, al punto da far apparire la scrittura disordinata, le forme delle lettere appaiono distorte mal sagomate o addirittura prive di una forma consona alla lettera da eseguire.

Nei casi più gravi il bambino può presentare dei problemi a carico della memoria di lavoro, che utilizza un processo di codifica per immagazzinare nuove parole scritte, questo meccanismo che permette il ricordo della forma scritta corrispondente alla parola udita e quindi alla sua decodifica mediante dei disegni che rappresentano i grafemi, cioè le forme artistiche di cui si compone il nostro linguaggio scritto, pertanto può verificarsi che nel disgrafico di tipo grave egli non ricorda come scrivere una lettera o una parola, con conseguenti complicazioni nella realizzazione della  scrittura.

 

Sintomi della disgrafia

 

I sintomi della rientrano in sei categorie: visuo-spaziale, motoria, elaborazione del linguaggio, ortografia e scrittura, grammatica e l’organizzazione del linguaggio, in presenza di capacità di scrittura in ritardo rispetto ai coetanei.

I sintomi manifestati sono alcuni tra i seguenti:

  1. difficoltà visuo-spaziale:
    problemi con la forma e la spaziatura tra lettere;
    difficoltà a organizzare parole da sinistra a destra nella pagina;
    difficoltà a scrivere su una linea e dentro i margini;
    difficoltà a leggere le mappe, il disegno o la riproduzione di una forma di un testo.
  2. difficoltà motorie:
    problemi a tenere una matita in modo corretto;
    incapacità di usare adeguatamente le forbici;
    problemi a colorare all’interno dei margini;
    posizionare il polso, il braccio, il corpo o la carta in maniera scomoda durante la scrittura.
  3. problemi di elaborazione linguistica:
    difficoltà a riportare le idee su carta rapidamente;
    difficoltà a capire le regole di un gioco;
    non si seguono le indicazioni;
    perdere il filo del discorso.
  4. Problemi di ortografia e problemi di scrittura a mano:
    difficoltà a capire le regole ortografiche;
    difficoltà a distinguere se una parola è errata;
    parlare corretto, ma con errori di ortografia per iscritto;
    combinare le parole in modo errato;
    problemi con il controllo ortografico e quando lo fa, non riconosce la parola corretta;
    mischiare maiuscole e minuscole;
    mischiare il corsivo con lo stampatello;
    difficoltà a leggere la propria scrittura;
    Evitamento dello scrivere;
    Stanchezza eccessiva nello scrivere;
    Elaborati pieni di scarabocchi e cancellature.
  5. Grammatica:
    Punteggiatura non corretta;
    Utilizzo di troppo virgole;
    Mescolare i tempi verbali;
    Non si iniziano le frasi con la lettera maiuscola;
    Non si scrivono frasi complete, e spesse si usano elenchi puntuali.
  6. Organizzazione della scrittura:
    difficoltà a raccontare una storia o si inizia da metà racconto;
    si tralasciano fatti e dettagli importanti, o si forniscono troppe informazioni;
    i discorsi sono sempre vaghi;
    le frasi sono confuse;
    non si arriva mai al punto o si scrivono sempre le stesse cose più e più volte.

 

I dolori derivanti dalla disgrafia

 

Esistono i seguenti indicatori che, se manifestati di frequente, lasciano dedurre la presenza di una disgrafia: si tratta di dolore durante la scrittura, che inizia nell’avambraccio e poi si diffonde in tutto il corpo, dolore alla mano, al polso, alla schiena, dolenzia agli occhi o al collo per al concentrazione e la postura scorretta.

Questi dolori possono peggiorare o addirittura apparire in concomitanza di un periodo di particolare stress. Le persone con disgrafia non attribuiscono mai questo dolore a un problema con la scrittura, ma credono sia dovuto a un qualcosa di organico.

16 Comments

  1. Sabrina Marangone ha detto:

    Gentile dottoressa, le segnalo che l’esatta dicitura dei diversi gradi scolastici sono i seguenti:
    1. SCUA DELL’INFANZIA -> 3-6 anni
    2. SCUOLA PRIMARIA (EX SCUOLA ELEMENTARE) -> 6-11 anni
    3. SCUOLA SECONDARIA DI PRIMO GRADO O SCUOLA .EDIA -> 11-14 anni
    4. SCUOLA SECONDARIA DI SECONDO GRADO -> 14-19 anni (con obbligo fino ai 16 anni = biennio)

  2. Arnaldo Notarpaoli ha detto:

    Salve dottoressa.I bambini disgrafici tendono a firmarsi iniziando con le minuscole?

    • Non centra nulla caro Arnaldo lo stile della scrittura con la disgrafia, che semmai la rende solo più difficoltosa, l’inizio del nome e cognome in minuscolo ha una valenza meramente psicologica.
      Tenga conto del fatto che lo scritto è il prodotto diretto e non mediato in alcun modo della mente, quindi ogni segno ed ogni particolarità ha un significato specifico.
      Spero di esserle stata utile, nel caso volesse faranalizzare la scrittura di suo figlio, magari unita a dei disegni, state l’esistenza del deficit della disgrafia, sono a sua disposizione.
      A presto
      Marilena

  3. manuela ha detto:

    Buonasera,
    faccio doposcuola ad una bambina di 8 anni .
    La piccola non riesce a tirare le linee dritte
    non segue in quadretto e trova molte difficoltà nel farlo

    • La postura è corretta? l’impugntura della matita idem?
      Questa difficoltà mi suggerisce che qualcosa dei due elementi indicati non è eseguito perfettamente, infatti non dichiara nessuna altra difficoltà oltre al lavoro che deve essere trattenuto più a lungo sul foglio come le linee dritte o il seguire degli schemi predisposti nel lungo tratto.
      Sono valutazioni che mi permetto di fare tra l’altro senza aver mai visto i disegni o la grafia della bambina, cosa che sicuramente mi renderebbe più facile la diagnosi.
      Se i genitori sono interessati ad una valutazione più approfondita dica a loro di contattarmi, ormai via mail è possibile acquisire ogni scritto o compito facilmente.
      Spero di esserle stata comunque d’aiuto
      Marilena

  4. Maria ha detto:

    Salve,
    Ho un bambino che sembra svogliato ma dice non lo so fare , anche se si tratta di ricopiare una stellina dal libro, disegna accasciato sul tavolino e non riesce a stare seduto. Ha 4 anni e i suoi disegni sono nelle forme e nel tratto poco comprensibili rispetto ai coetanei della scuola .Potrebbe essere un futuro disgrafico? Cosa posso fare per aiutarlo? Grazie

    • La posizione corretta mentre si scrive e si disegna è importantissima per eseguire bene delle figure, una scrittura e per non avere dolori che portano a cambiare spesso posizione e diventare insofferenti.
      Tenga conto che a 4 anni ancora non si eseguono delle figure composte ma delle forme astratte, spesso incomprensibili, anzi i 4 anni sono l’età in cui si incomincia ad imparare ad usare i cerchi e i tondi, non più solo i tratti lineari, pertanto i primi tentativi potrebbero non essere belli…
      Non bisogna dimenticare che ogni bambino ha i suoi tempi e i suoi metodi per sviluppare le sue capacità, e paragonarlo agli altri non è sempre un’ottima cosa, perché fa sentire il bambino diverso, incapace, quando semplicemente quella sua abilità lui la imparerà con un tempo più lungo degli altri, e magari in altre capacità è invece più precoce degli altri.
      4 anni è un’età in cui ancora non si può fare una diagnosi del genere, che prevede una certa manualità non solo nel fare certe lettere ma anche nel disegno, presti attenzione invece al fatto che riempia i bordi dei disegni abbastanza bene e che abbia una buona gestualità seguente e fluida anche quando disegna.
      Spero di averla aiutata
      Marilena

  5. Filomena Ida Del Prete ha detto:

    Ho un alunno con diagnosi di disprassia ideativa in classe quinta che non usa mai la lettera maiuscola sia con i nomi propri che dopo il punto. Devo lasciar correre poiché è tipico in questi casi o posso provare a correggerlo?

    • Gentile professoressa,
      innanzitutto i miei complimenti per la sua dedizione, che va ben oltrei suoi compiti e che esprime un vero e profondo amore per una professione importantissima perché forma i giovani di domani.
      Per quanto riguarda le difficoltà del ragazzo io un tentativo, non troppo invasivo e pressante, sulla correzione dei suoi errori lo farei, ci vorrà molta pazienza ma potrebbe anche ottenere dei risultati.
      In fondo le capacità della mente umana nel superare le difficoltà deficitarie sono infinite così come le compensazioni messe in atto in tali casi.
      Auguri per il suo lavoro
      Marilena

  6. Esmeralda ha detto:

    Buon pomeriggio dottoressa ho bimbo 5 anni io e mio marito abbiamo scoperto che nostro figlio è disprassico e disgrafico. Stiamo facendo fare la logopedia e psicomotricita ha problema anche disegnare non mette la giusta posizione e si stanca a tratti. Mi sto preoccupando per il prossimo anno andrà in 1 elementare qual è sarà le conseguenze? Che programmi faranno fare? Sono troppo ansiosa. Grazie

    • Non si deve preoccupare, i deficit di suo figlio sono riconosciuti dalla legge e tutelati (a differenza di altri che purtroppo non godono degli stessi privilegi) quindi presentando i certificati che ne attestano la diagnosi la scuola e tutti gli insegnanti sono costretti ad adeguare il programma scolasticoin base alle sue difficoltà, e durante l’anno verrà affiancato da un insegnante di sostegno.
      Per la disgrafia la terapia ideale però non è quella con una logopedista ma con una grafologa che faccia rieducazione della scrittura, che già lo potrebbe aiutre ad avere meno difficoltà nell’inserimento scolastico.
      Ottimo invece l’intervento dello psicomotricista per la disprassia, e con quella già dovrebbe aver visto dei miglioramenti anche nei piccoli gesti quotidiani del piccolo, come giocare con cose piccole e ruscire a vestirsi da solo.
      Marilena

  7. Elena Seiti ha detto:

    Buongiorno dottoressa, ho un bambino disprassico di 8 anni. Fino ad oggi i terapeuti e gli insegnanti hanno sempre concordato l’esonero dal corsivo mentre, in seguito ad un corso sostenuto dalle maestre con una grafologa quest’estate, la Ds sostiene che tutti i bambini, tranne quelli con difficoltà di apprendimento, devono scrivere in corsivo. Cosa ne pensa?

    • Il corsivo è molto usato in terapie cognitive e non non solo per i bambini ma anche per gli adulti e gli anziani che devono recuperare determinate facoltà mentali, che si attivano soltanto mettendo in gioco i meccanismi che si formano con la scrittura in corsivo, quelli della scrittura in stampatello, ad esempio, non sono così completi.
      Io lo proverei anche solo per testare la resa e la risposta reattiva del bambino e se porta a dei risultati pratici positivi, se non funziona vuol dire che suo figlio può essere meglio stimolato con altre pratiche, ma la precedenzae e la priorità come metodo rimane sempre quella verso la scrittura corsiva.
      Marilena

  8. Giovanna ha detto:

    Salve, ho un alunno di 15 anni che scrive con caratteri talmente piccoli da renderne difficoltosa, quando non impossibile, la decodifica da parte mia. Il problema è stato notato anche dagli altri colleghi. Secondo lei, è il caso di suggerire ai genitori un intervento specifico ? Grazie

    • Direi proprio di sì, non solo ma capire anche perché la scrittura è così piccola
      Dietro ad ogni segno o forma si nasconde sempre un significato specifico che solo un esperto della scrittura può individuare.
      Marilena

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